Nulla da festeggiare

di LUCIA PALMERINI

8 marzo, festa della donna, mimose, cioccolatini, baci e abbracci.

Mia nonna non aveva il diritto di voto. Mia nonna per lavorare i campi 12 ore veniva pagata 2 soldi, gli uomini il doppio. Mia nonna non poteva tenere i soldi nel suo portafoglio ma doveva lasciarli al capofamiglia, il suocero. Mia nonna ha sgomitato, ha lottato, ha litigato per poter votare, per vedere il suo sudore essere pagato come quello di un uomo, per avere i “suoi” soldi nel “suo” portafoglio.

Mia madre ha iniziato a lavorare a 14 anni. Ha dato da mangiare ai fratelli, ha scelto l’indipendenza del lavoro, l’inidipendeza di scegliere come vivere la sua vita.

Le loro (nostre) conquiste non sono cadute dal cielo per opera di grazia divina, ma sono state il risultato di anni di lotta, di forza di volontà, di impegno. Ma sono soprattutto il frutto del lavoro di squadra.

Oggi non festeggio, o meglio non c’è niente da festeggiare.
Siamo state sapientemente messe le une contro le altre, abbiamo deciso che l’essere donna dovesse essere omologato, che gli altri dovevano scegliere per noi. Abbiamo permesso che le donne fossero divise in due gruppi, le buone e le cattive.

Le autoreggenti non vanno usate, sono da puttana, la gonna corta significa che sei frivola; non conta cosa c’è nella testa ma cosa porti addosso.

Mia nonna mi diceva che giudicare non spettava a noi, che contavano le azioni e la testa, non le chiacchiere. Oggi non è così per colpa in primis di noi donne. Ed io non festeggio, non festeggio finché una donna verrà accusata di aver fatto carriera con la vagina o chissà quale mezzo. Non festeggio finché non capiremo che fare squadra (tra donne) è l’unica via per essere veramente libere ed emancipate.

E poi parliamoci chiaro per fare carriera serve ben altro.

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Pubblicato su Economia e Lavoro, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società
One comment on “Nulla da festeggiare
  1. Emanuele Di Felice scrive:

    “Mia nonna non aveva il diritto di voto”,ma neanche il dovere di difendere quel diritto svolgendo il servizio militare o esser costretta ad andare in guerra. Il suffraggio universale maschile in Italia è stato istituito nel 1919 fino al 1924.

    “Mia nonna per lavorare i campi 12 ore veniva pagata 2 soldi, gli uomini il doppio”,forse la disparità economica derivava dal fatto che gli uomini svolgevano i lavori più pesanti e rischiosi,e non da discriminazioni.
    Ma erano tanto stupidi i datori di lavori che pagavano gli uomini di più in quanto uomini?

    “Mia madre ha iniziato a lavorare a 14 anni”,essere costretti a lavorare non c’entra nulla con la libertà né con l’emancipazione. A scelto di lavorare o doveva?
    Le donne hanno conquistato il diritto di lavorare,diritto che gli uomini non hanno mai avuto. Per gli uomini il lavoro era ed è un dovere(chiedere ai morti sul lavoro)

    “Le loro (nostre) conquiste non sono cadute dal cielo per opera di grazia divina, ma sono state il risultato di anni di lotta, di forza di volontà, di impegno”,quali mezzi hanno utilizzato le donne per conquistare i diritti: armi ,soldi, partiti?. Nessuna femminista specifica con quali strumenti le donne hanno combattuto.
    Perché le donne non ci hanno pensato prima a rivendicare i diritti? Come mai c’hanno messo millenni per ribellarsi dalla schiavitù? .
    Tutte le opere che gli uomini hanno realizzato non c’entrano nulla con l’emancipazione femminile?
    Se gli uomini non avessero: inventato, scoperto, creato che ne sarebbe stata della condizione femminile?
    Il femminismo è l’effetto delle migliore condizioni di vita femminili e non la causa.

    “Siamo state sapientemente messe le une contro le altre”,da chi? Nomi e cognomi di chi ha messo le donne una contro l’altra,altrimenti si chiama COMPLOTTISMO,DIETROLOGIA da quattro soldi.

    “Mia nonna non aveva il diritto di voto”,ma neanche il dovere di difendere quel diritto svolgendo il servizio militare o esser costretta ad andare in guerra. Il suffraggio universale maschile in Italia è stato istituito nel 1919 fino al 1924.

    “Mia nonna per lavorare i campi 12 ore veniva pagata 2 soldi, gli uomini il doppio”,forse la disparità economica derivava dal fatto che gli uomini svolgevano i lavori più pesanti e rischiosi,e non da discriminazioni.
    Ma erano tanto stupidi i datori di lavori che pagavano gli uomini di più in quanto uomini?

    “Mia madre ha iniziato a lavorare a 14 anni”,essere costretti a lavorare non c’entra nulla con la libertà né con l’emancipazione. A scelto di lavorare o doveva?
    Le donne hanno conquistato il diritto di lavorare,diritto che gli uomini non hanno mai avuto. Per gli uomini il lavoro era ed è un dovere(chiedere ai morti sul lavoro)

    “Le loro (nostre) conquiste non sono cadute dal cielo per opera di grazia divina, ma sono state il risultato di anni di lotta, di forza di volontà, di impegno”,quali mezzi hanno utilizzato le donne per conquistare i diritti: armi ,soldi, partiti?. Nessuna femminista specifica con quali strumenti le donne hanno combattuto.
    Perché le donne non ci hanno pensato prima a rivendicare i diritti? Come mai c’hanno messo millenni per ribellarsi dalla schiavitù? .
    Tutte le opere che gli uomini hanno realizzato non c’entrano nulla con l’emancipazione femminile?
    Se gli uomini non avessero: inventato, scoperto, creato che ne sarebbe stata della condizione femminile?
    Il femminismo è l’effetto delle migliore condizioni di vita femminili e non la causa.

    “Siamo state sapientemente messe le une contro le altre”,da chi? Nomi e cognomi di chi ha messo le donne una contro l’altra,altrimenti si chiama COMPLOTTISMO,DIETROLOGIA da quattro soldi.

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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