SOS da una fabbrica cinese

Una donna dell’Oregon (Stati Uniti), compra un giocattolo made in China e trova un foglietto di carta a righe in cui un operaio cinese lancia un sos all’Organizzazione mondiale per i diritti umani e racconta le disumane condizioni di lavoro.

«Se avete comprato questo oggetto, vi preghiamo gentilmente di inviare questa lettera all’Organizzazione mondiale dei diritti umani. Migliaia di persone qui sono sotto la persecuzione del partito comunista cinese. Vi ringrazieremo e ricorderemo per sempre», si legge nella lettera, in cui è scritto anche che il giocattolo è stato costruito nell’unità 8, dipartimento 2 del campo di lavoro Masanjia a Shenyang, in Cina.

Nelle poche righe anche il racconto delle condizioni brutali in cui sono costretti a lavorare: «le persone lavorano qui 15 ore al giorno, senza sabati, domeniche o ferie. Oltretutto vengono picchiati, sgridati duramente e pagati appena 10 yuan al mese», meno di due dollari.

«Le pene sono in media di 1-3 anni, ma nessuno ha ricevuto una sentenza definitiva. Molti di loro sono praticanti del Falun Gong, che sono persone del tutto innocenti solo perché hanno un credo diverso da quello comunista Spesso soffrono pene più alte degli altri».

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Pubblicato su Economia e Lavoro, Esteri, Politica, Società

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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