Il prete che odia le donne

Il volantino appeso da Don Piero Corsi sulla porta della sua Chiesa ed una sua foto

Il volantino appeso da Don Piero Corsi sulla porta della sua Chiesa ed una sua foto

di LUCIA PALMERINI

Viviamo in un paese democratico, dove ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, sebbene folle, ma chi è <<pastore e guida della comunità parrocchiale ha il dovere di insegnare con responsabilità personale>>, ma soprattutto <<egli dovrebbe essere altresì un vero modello di adesione al Magistero perenne della Chiesa e alla sua grande disciplina>> come indicato nell’Istruzione del 4 agosto 2002 in cui si evidenziano i doveri dei sacerdoti.

È lecito e comprensibile che un sito internet cerchi di ottenere risonanza sul web con affermazioni medioevali e stupide, con l’intento magari di far aumentare le richieste di pubblicità sulla sua pagina e di guadagnare maggiormente denaro, ma non è lecito che un parroco riporti quelle affermazioni incivili e le attacchi come fossero un manifesto sulla porta della Chiesa della sua parrocchia.

Il testo attaccato su quella porta non lascia spazio ad equivoci:
<<Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, …
… si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.>>
ovvero le donne sono considerate inferiori, non possono essere autosufficienti, devono essere sottomesse ad un uomo, ed il loro rifiuto di una decisione presa a loro nome significa provocare, mancare di umiltà. Ma non basta, le donne sarebbero anche responsabili delle reazioni violente dei mariti perché non si occupano della casa, perché non cucinano con dedizione o perché utilizzano la lavanderia, e vengono definite causa degli stessi delitti che le vede vittime perché si vestono con gonne corte, o usano il rossetto: <<provocano gli istinti peggiori>> e devono farsi <<un sano esame di coscienza>> perché forse se la sono cercata.

Parole assurde quanto arcaiche, attribuibili al peggiore estremista islamico, ed invece sono scritte in un blog che si definisce cattolico.

Ma di cattolico ha ben poco, Gesù <<accoglie senza distinzione uomini e donne” (R. Laurentin, Gesù e le donne: una rivoluzione misconosciuta, in Concilium 16-1980- 697), e lasciava attoniti i discepoli parlando con una donna: <<si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna>> (Gv 4,27).

Anche il prete che ha affisso quel foglietto sulla porta ha ben poco di cattolico, basti pensare che ha augurato la morte ad una giornalista che gli faceva delle domande.

Chiamiamola provocazione, chiamiamola stupidità, o anche ignoranza, ma non chiamiamola normalità, non permettiamo che parole del genere possano essere scritte o dette da un prete che odia le donne, non permettiamo che diventino consuetudine, prassi o quotidianità nella vita di una donna o che passino come il messaggio di Dio, non permettiamo alla nostra società moderna di seguire la scia di movimenti ultra-religiosi, così come avviene nei paesi islamici (vedi l’Egitto, la cui Costituzione appena approvata fa riferimento alla Sharia).

La nostra dignità di donne non viene lesa da un politico/uomo che paga del sesso, ma da quel foglietto di inquisizione sulla porta di una Chiesa attaccato da un prete.

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Pubblicato su Cultura, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società
One comment on “Il prete che odia le donne
  1. Emanuele Di Felice scrive:

    Il prete che odia le donne.Per fortuna che ci sono le femministe ad amare(sic!) gli uomini,ricordando loro il male da essi fatto,vero o falso che sia,ma dimendicando il bene ricevuto dagli uomini.Forse perché il bene non è utile per criminalizzarli.

    Un reato inesistente,il “femminicidio”,il Don lo attribuisce alle donne,legittimando l’esistenza di ciò che non esiste.Bravo!
    Stupisce che in un paese maschilista nel quale avvengono i “femminicidi”,nessuno si sia adoperato per difendere le affermazioni del Don.Nessuna “Spectre”maschilista in sua difesa,ma anzi,è stato “fucilato”da pallottole di carta da ogni dove.
    Il termine “femminicidio” indica un progetto,una volontà culturale di eliminazione delle donne,nel quale gli autori di tali delitti,non sarebbero altro che degli esecutori materiali e tutti gli altri uomini (innocenti) i mandanti,esecutori di una cultura maschlista che non solo si accollano gratis il compito di uccidere,ma finiscono in prigione,e molti di loro si suicidano.
    Solo l’imputazione alla cultura maschilista di questi delitti,offre la possibilità per le femministe di CRIMINALIZZARE gli uomini in quanto tali,mentre se sarebbero casi isolati non riconducibili alla suddetta cultura,nessuna criminalizzazione sarebbe possibile.
    Inoltre le femministe STRUMENTALIZZANO quelle povere donne ammmazzate nella loro guerra quotidiana contro gi uomini,e per questo vengono rubricati come “femminicidi” anche gli omicidi che sono di altra natura,per la serie “tanto peggio,tanto meglio”,più sono le donne uccise ,maggiore è il potere di criminalizzazione,maggiore la colpa che gli uomini devono espiare.

    P.S.nel 1991 i “femminicidi” erano 192,nel 2012 sono ca. 122,ma solo negli ultimi anni si è iniziato a parlare di “femminicidi”.

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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