10 punti per la crescita del Paese

di LUCIA PALMERINI

Alberto Alesina, Francesco Giavazzi

In un articolo del 24 ottobre del Corriere della Sera, Alesina e Giavazzi elencano 10 punti per risollevare le sorti dell’Italia con misure a costo zero.

Alberto Alesina, classe 1957, è uno dei più importanti economisti nonché professore ad Harvard. Francesco Giavazzi (classe 1949), economista anche lui, insegna invece alla Bocconi di Milano ed è un regolare visiting professor al MIT.

Secondo i due economisti le misure adottate dal governo e quelle annunciate, non sono sufficienti per risollevare le sorti dell’Italia. Ed ecco allora una lista di provvedimenti utili:

  1. Sbloccare il mercato del lavoro con una progressiva introduzione di contratti unici che eliminino al tempo stesso sia l’eccessiva precarietà sia la perfetta inamovibilità dei dipendenti di alcuni settori.
  2. Sostituire la cassa integrazione con sussidi di disoccupazione temporanei, ispirandosi alla flex security dei Paesi nordici.
  3. Tornare alla formulazione originale dell’articolo 8 della manovra finanziaria di agosto, quella inizialmente scritta dal ministro Sacconi e poi modificata su richiesta dei sindacati e con l’accordo di Confindustria: maggiore libertà per imprenditori e lavoratori di fare, se d’accordo, scelte a livello aziendale.
  4. Permettere ai salari del settore pubblico di essere diversi da una regione all’altra a seconda del costo della vita. Al Sud il costo della vita è in media il 30 per cento inferiore rispetto a quello del Nord, ma i salari monetari dei dipendenti pubblici sono uguali. Questo permetterebbe un risparmio di spesa pubblica e faciliterebbe l’impiego nel settore privato al Sud dove oggi invece conviene lavorare per le amministrazioni pubbliche.
  5. Favorire l’occupazione femminile con agevolazioni fiscali quali le aliquote rosa per le donne che lavorano. L’occupazione femminile in Italia è la più bassa d’Europa.
  6. Riformare con equità le pensioni di anzianità (oltre all’aumento dell’età pensionabile annunciato da Berlusconi) e prevedere, con la dovuta gradualità, che si possa lasciare il lavoro solo quando si raggiungono i requisiti per una pensione di vecchiaia o i massimi contributivi. Lo scorso anno l’Inps ha liquidato 200 mila nuove pensioni di vecchiaia e un numero simile (175 mila) di nuove pensioni di anzianità. Ma l’importo medio di un’anzianità è di 1.677 euro, contro 602 euro di una pensione di vecchiaia.
  7. Riforma della giustizia civile che accorci i suoi tempi, oggi glaciali, uno dei maggiori ostacoli, soprattutto per i giovani imprenditori. In un articolo pubblicato su questo giornale il 5 giugno abbiamo fatto proposte concrete sull’organizzazione del lavoro dei giudici per raggiungere questo obiettivo a costo zero.
  8. Eliminare alcuni dei privilegi garantiti agli ordini professionali. Aprire ai privati la gestione dei servizi pubblici locali (per esempio gestione dei rifiuti). Liberalizzare i mercati, partendo da ferrovie, poste ed energia.
  9. Allargare la base imponibile riducendo l’evasione per poter abbassare le aliquote: niente condoni, perché i condoni sono un invito a evadere il fisco. Vincolarsi per legge a destinare le maggiori entrate derivanti dal recupero dell’ evasione unicamente alla riduzione delle aliquote fiscali, in particolare sul lavoro, con una specifica attenzione a quello femminile.
  10. Dimezzare i costi della politica, nel vero senso della parola, cioè una riduzione del cinquanta per cento. Ciò non avrebbe un effetto macroeconomico diretto ma darebbe un importante segnale politico di svolta.

I vecchi contratti a tempo indeterminato sono strumenti oramai obsoleti e poco funzionali alla società che ci circonda, al tempo stesso le nuove formule contrattuali che hanno determinato la precarietà del mondo del lavoro non rispecchiano né le necessità dei lavoratori né quelle delle aziende. La cassa integrazione è uno strumento vecchio e non al passo con i tempi, servono sussidi di disoccupazione che riguardino tutti i lavoratori a prescindere dall’azienda di appartenenza o dal tipo di licenziamento, e che aiutino l’inserimento nel mercato del lavoro. Servono contratti  personalizzabili dalle aziende, così come chiedono la maggior patre degli industriali (tra cui la FIAT con Marchionne), nonostante l’unica a non capirlo sembra sia Emma Marcegaglia con il risultato di far allungare ogni giorno di più la lista di coloro che abbandonano Confindustria, come FIAT, Cartiere Pigna, Gallozzi, Amplifon e Nero Giardini.

In passato sbagliando mi sono espressa contrariamente alle differenze salari tra nord e sud Italia, tale strumento in realtà è necessario; se guardiamo all’Europa i dipendenti pubblici dei vari stati europei hanno salari diversi che rispecchiano le varie realtà economiche, non si può pretendere che un dipendente di Londra abbia la stessa busta paga di uno di Palermo, inserire una differenziazione è una necessità e le contrarietà ideologiche non fanno altro che  spingere verso il basso la barca che affonda.

Inutile dire che in Italia le misure per agevolare l’occupazione femminile sono assenti o nulle, sento parlare di riforme in materia da quando sono nata ed ancora nulla è stato fatto. Le donne rappresentano più della metà della popolazine italiana, il loro contributo è necessario e vitale per le sorti dell’economia e non solo. Così come sento parlare da sempre di riforma della giustizia, che accorci i tempi della giustizia, stabilisca la certezza della pena e riorganizzi il lavoro di giudici e magistrati in maniera efficiente.

Le pensioni sono un tema scottante sui cui si scende spesso in piazza, sicuramente non è accettabile (soprattutto economicamente) che una persona possa andare in pensione prima di 60 anni.

Riguardo agli ordini professionali, da sempre mi sono schierata contro ordini, lobby e registri. Sono un intralcio alla libera concorrenza, bloccano la carriera soprattutto dei giovani e li costringono ad una ingiusta precarietà.

La lotta all’evasione e la riduzione dei costi della politica sembrano due missioni impossibili, ma nella vita niente è impossibile, neanche risollevarsi da questa crisi economica, utilizzando le strade giuste.

24 ottobre 2011

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Pubblicato su Economia e Lavoro, Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società
2 comments on “10 punti per la crescita del Paese
  1. s ha detto:

    Sono disoccupato da due anni senza nessuna assistenza. Sopravvivo con alcuni limitati risparmi che non so se basteranno a farmi arrivare alla pensione di anzianità nel giugno del 2013 (quota 96 + finestre varie) è già una enormità!
    Ma dovrò tener duro. Ora tutti vogliono eliminare anche questa possibilità eliminando di fatto le pensioni di anzianità. Tutti i disoccupati, ma anche i dipendenti che attualmente lavorano, ma che con le nuove regole , specialmente i più vecchi, non saranno certamente al sicuro del proprio lavoro, potrebbero presto trovarsi nelle mie condizioni.

    SE CI SPOSTANO LE PENSIONI come faremo/farete SOPRAVVIVERE ?

    la BCE, PDL, BanKitalia, Confindustria, partiti di centro sono tutti per l’abolizione ! Ci manterranno loro? Si riempiono tutti di frasi demagogiche e opportuniste ma alla fine loro hanno il sedere al caldo e noi (carne da cannone) possiamo andare tranquillamente in malora.

    • palu ha detto:

      Anche qui fare di tutta un’erba un fascio non è semplice, sicuramente pensionati di età inferiore a 60 anni non sono economicamente sostenibili..

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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