Dire la verità sui conti delle banche

di MARCO PAGANO

Lunedì 19 settembre l’agenzia Standard &
Poor’s
ha abbassato il rating sul debito pubblico dell’Italia portandolo da A+ ad A; martedì ha declassato sette banche italiane,
tra cui Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Questa rapida successione di eventi ha una ragione immediata: le banche posseggono molto debito pubblico italiano, e man mano che questo perde valore la loro posizione finanziaria peggiora.

Ma c’è anche una ragione meno immediata: lo Stato è il «garante di ultima istanza» del sistema bancario nazionale, sia attraverso l’assicurazione dei depositi sia con il possibile salvataggio di banche in crisi. Quindi, se aumentano i timori per la solvibilità dello Stato, è logico che crescano anche quelli per la solvibilità delle banche. È quanto è successo in misura macroscopica in Grecia, dove la gravissima crisi dei conti pubblici ha messo in ginocchio gli istituti di credito.
Ma la causalità va anche nella direzione opposta: se aumenta il rischio di insolvenza delle banche di un Paese, il mercato diventa più pessimista anche sul rispettivo governo, perché si aspetta che le perdite prima o poi siano addossate al bilancio pubblico. È quello che è accaduto soprattutto in Irlanda, dove la decisione di ripianare le massicce perdite delle banche ha aperto un’enorme falla nei conti pubblici. È ciò che rischia di verificarsi in Spagna, dove le banche (specie le Cajas) hanno concesso prestiti al settore immobiliare pari al 30% del Pil e in buona parte inesigibili, perché le società debitrici non riescono a vendere gli immobili che hanno costruito. Se lo Stato spagnolo cercasse di salvare queste banche, il suo debito pubblico aumenterebbe di molto, e così il suo rischio di insolvenza.

In poche parole, in Italia e in Europa siamo di fronte a una spirale perversa: il rischio di insolvenza degli Stati contagia le banche e il rischio di insolvenza delle banche contagia gli Stati. E questo contagio opera anche tra Paesi diversi: non a caso le cattive notizie sul debito pubblico greco, italiano e spagnolo si riverberano immediatamente sulle quotazioni di Borsa delle banche francesi e perfino tedesche. Questa spirale sta assottigliando anche il vitale flusso di prestiti in dollari a breve termine che le banche europee ottengono da fondi monetari e banche statunitensi. Al punto che, per calmare i mercati, le maggiori banche centrali hanno annunciato finanziamenti illimitati in dollari alle banche in possesso di adeguate garanzie.

Altri due sintomi fanno capire la gravità della situazione. Primo, la Siemens ha ritirato 500 milioni di euro dalle banche francesi per i timori sulla loro solvibilità e li ha depositati direttamente presso la Bce. Secondo, in Spagna solide banche straniere stanno ricevendo improvvisi, anomali afflussi di depositi. Come uscire dalla spirale perversa tra «rischio sovrano» e rischio bancario, nonché dal contagio internazionale attualmente in corso? Primo, occorre fare chiarezza sui bilanci delle banche: la scarsa trasparenza attuale sui titoli nei loro portafogli e sulle perdite subite non fa che aumentare i timori del mercato e ridurre la liquidità a cui esse hanno accesso. I titoli del debito pubblico greco non possono essere valutati agli stessi prezzi di quello tedesco ai fini della loro patrimonializzazione.

Questa «operazione verità» farà inevitabilmente emergere perdite nei loro bilanci, e porrà subito il problema della loro ricapitalizzazione. Questa dovrà avvenire innanzitutto attraverso aumenti di capitale sui mercati, come alcune banche italiane hanno già iniziato a fare. Nolenti o volenti, i soci controllanti delle banche dovranno rassegnarsi a vedere diluite le proprie quote, in cambio di capitali freschi che ne ristabiliscano pienamente la solvibilità. Le banche che non possono essere ricapitalizzate dovranno essere ristrutturate o liquidate. Qui esiste un ruolo residuale per un’agenzia europea che proceda alle operazioni di ristrutturazione e liquidazione delle banche insolventi. È un argomento che merita una trattazione a parte.

Secondo, nel corso di questa operazione, che dovrà avvenire contestualmente in tutta Europa, tutti avranno bisogno della Bce perché fornisca ampia liquidità alle banche che emergano come solvibili. Un aspetto cruciale: senza questo impegno, anche gli Stati e le banche che hanno le migliori intenzioni di interrompere la spirale perversa del rischio non potranno esser certi che la rete di sicurezza fornita dalla liquidità sarà lì a sostenere i loro sforzi.

25 settembre 2011

Fonte: www.corriere.it

Marco Pagano è professore di politica economica all’Università di Napoli Federico II e presidente dell’Istituto Einaudi

Annunci
Tagged with: , , ,
Pubblicato su Economia e Lavoro, Politica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

About me

Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

Twitter
Follow luciapalmerini on Twitter

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Galleria Fotografica
Blog Stats
  • 59,708 hits
Paperblog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: