Morire di precariato giornalistico. A 41 anni.

di GIUSEPPE MAZZARINO

La notizia è piombata ieri, proprio come una frana che ti travolge, sui lavori del Consiglio nazionale della FNSI: un giovane collega (perché nell’Italia d’oggi a 41 anni sei da ogni punto di vista un giovane, quasi un adolescente) precario, e precario da anni, corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno da Ceglie Messapica, si è suicidato schiacciato dalla precarietà, dall’assenza di futuro, di prospettive, di una famiglia. Di fronte ad un dolore così straziante poche parole possono essere pronunciate o scritte. Se non quelle che ci impegnano ad una lotta a fondo contro i meccanismi infernali della precarietà a vita, della sottoccupazione, della rapina da parte degli editori, dello sfruttamento complice da parte di altri giornalisti, di una purtroppo comune opinione, a destra come a sinistra, sulla necessità e modernità di quello che “loro” chiamano modernità e flessibilità e che non è altro che sfruttamento, prevaricazione, riduzione in schiavitù. Pierpaolo Faggiano col suo gesto disperato ci manda un messaggio ultimativo. O lavoriamo per smantellare questo sistema immondo o ne saremo travolti tutti, e tutti porteremo la responsabilità della sua morte. Che è un “omicidio bianco”, come quello di tutti i morti per lavoro.

23 giugno 2011

Fonte: www.facebook.com

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Pubblicato su Politica, Società

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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