Moderni Mecenate

di LUCIA PALMERINI

Le Belle Arti, Cultura, Teatro, Sport e Ricerca sono solo alcuni dei campi della solidarietà e del moderno mecenatismo. Aumenta sempre di più infatti il numero di monumenti e siti storico-archeologici restaurati grazie a fondazioni private, come nel caso della Chiesa di Sant’Andrea di Bigonzo (TV) rimessa a nuovo grazie alla Fondazione Cassamarca, così come crescono le aziende che decidono di devolvere parte del fatturato ad associazioni beneficheo a progetti che riguardano i più bisognosi.

Sembra che l’esempio di Mecenate, importante consigliere di Augusto, amante dell’arte e della cultura a tal punto da finanziare personalmente le produzioni di alcuni letterati ed artisti, venga emulato sempre più assiduamente. In realtà le differenze tra gli antichi ed i moderni mecenati sono notevoli e marcate: si è passati dal sostegno disinteressato dell’era romana, al sostegno per dare lustro e fama alla casata di appartenenza nel Rinascimento (Lorenzo il Magnifico), fino ai giorni  nostri con la ricerca attraverso il mecenatismo di un ritorno di immagine in termini economici.

I nonni insegnano che la mano destra non deve sapere cosa fa la mano sinistra, ovvero fare del bene deve essere un’azione naturale, discreta e non ostentata. Cosa penseranno dei moderni mecenate? Di chi ostenta le proprie buone azioni e l’impegno nei confronti del prossimo?

Il Barcellona, una delle squadre di calcio più titolate al mondo dal settembre 2006 espone sulle sue maglie il logo Unicef e non ha altro sponsor eccetto per quello tecnico (stessa situazione si presentava per la Fiorentina con Save the Children nelle prime partite dell’attuale campionato). Credere che il Barcellona sia un benefattore ed un mecenate per la scelta del logo Unicef fa sorridere. Il Barcellona, che è una squadra con oltre 400 milioni di euro di debiti, non sceglie di non avere uno sponsor tradizionale per beneficenza, ma forse perché il ritorno economico di immagine che le garantisce la presenza del logo Unicef non può garantirlo nessun altro. Detto in poche parole: la scritta Unicef non ha prezzo. E se oltre a ciò si aggiunge la sudditanza psicologica che potrebbe crearsi per una società che rappresenta tale organizzazione, il valore di quella scritta diventa veramente inestimabile.

Forse i nonni delle “due mani separate” direbbero che la beneficenza la potevano fare senza scrivere nulla sulla maglia, un po’ come fece il Manchester United, che dal 1999 al 2003 aveva contribuito a generare più di 1 milioni di sterline (1,88 milioni dollari US al cambio attuale) dei finanziamenti per l’agenzia, o come fanno numerose società calcistiche che finanziano progetti sportivi in paesi in via di sviluppo o sotto-sviluppati (anche se in questo caso il già nominato ritorno economico è rappresentato dal campioncino che potrebbe nascere). Per dovere di cronaca bisogna ricordare che l’idea Unicef non nasce dal Barça ma dal Catanzaro, che nella stagione 1982-83 mostrava il logo sulle magliette per la prima volta nel calcio (idea ripresa successivamente da Brescia e Piacenza).

Quello del Barcellona tuttavia non è l’unico esempio di moderni mecenate. Se consideriamo il simbolo dell’Italia, quel Colosseo che è una delle sette meraviglie del mondo, nonché stemma di Roma, torna alla ribalta la sua prossima e possibile restaurazione ad opera della Tod’s dei fratelli Della Valle (stessi proprietari della Fiorentina di Save the Children). Anche in questo caso difficile si tratti di mecenatismo disinteressato dal momento che le richieste dei Della Valle riguardano specificamente i diritti d’autore del Colosseo che come sappiamo appartengono alla collettività. Per capirci avrebbero potuto fare un paio di scarpe con il Colosseo stampato, ma viste le prime proteste e la mancanza di trasparenza l’accordo tra la Tod’s ed il Comune è al momento fermo e la bozza non è stata mai resa pubblica.

Forse un mecenate all’antica è rappresentato dal cinese che vuole rimanere anonimo e che ha deciso di donare i fondi per il restauro della Piramide di Roma. I nonni saranno contenti.

23 maggio 2011

Fonte: www.diebrucke.it

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Pubblicato su Ambiente, Cultura, Interni, Politica, Società

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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