Quando Rino Gaetano cantava di Ruby, Wilma e altre “stelle”

di NICOLA MENTE

Sfogliare il proprio diario personale significa ricordare eventi lieti e affrontare ricordi tristi. Qualche volta si sfoglia da sinistra verso destra, si creano domande sul proprio percorso, si interroga la dote del tempo che scorre. Altre volte si decide di saltare da una pagina all’altra, non appena si ripresenta qualche collegamento. Altre volte si guarda al passato rimpiangendo appuntamenti mancati e improvvise dipartite. Come quella di Rino Gaetano, cantastorie geniale e sempre rimasto legato a quel concetto di alienazione e di reale stato brado, il cosiddetto “fuori dagli schemi”, espressione sempre troppo abusata e soprattutto imprecisa, come spesso imprecisa è la definizione dei livelli e delle dimensioni di questi schemi stessi.

Un uomo dall’esistenza squarciante e mai piatta, come un sussulto. Un simpatico menestrello da esibire senza approfondire più di tanto.
Sanremo, 26 gennaio 1978. Cominciamo da qui. Da una serata mondana, da una serata da Festival. Un’Italia in preda al tormento e alla rabbia vede questo ragazzo magro e colorato, con tanto di cilindro e ukulele, presentare alla kermesse dei fiori Gianna, un pezzo destinato ad entrare nella colonna sonora di questo squarcio di storia italiana. Senza però esser totalmente compreso, nella totalità della sua opera. Un’opera “rivelatrice”. Una filosofia che comunicava attraverso il surrealismo, quella di Gaetano, che armeggiava con disinvoltura l’apparenza ingannatrice di melodie orecchiabili e filastrocche nonsense, per assestare colpi ben indirizzati.

Roma, 15 luglio 1978. Trasmissione radiofonica Il quadernetto romano, conduce Enzo Siciliano, futuro presidente RAI. Ospite è proprio Rino Gaetano, che su richiesta del conduttore tenta di spiegare chi sia la protagonista della canzone che lo ha portato al podio sanremese. «Gianna è una ragazza quindicenne che si pone un grave problema. Dice: che faccio? Mi politicizzo subito, oppure aspetto di diventare prima donna e poi lo faccio? Questa dura lotta non si risolve assolutamente, perché fa tutt’e due insieme. Però senza annientare l’una o l’altra parte, come spesso si fa». Il messaggio è particolare, e nell’occasione Siciliano liquida la questione con l’atteggiamento di chi sembra cogliere al volo la questione, ma senza dedicare tempo al dibattito e ad un’eventuale ulteriore analisi del pensiero espresso. Un pensiero abbastanza “spinoso” e piuttosto chiaro.

Quella è l’estate di Nuntereggae più, tormentone dal testo dissacrante che allieta (almeno così pare) l’estate di un paese sventrato da gravi problemi e da pericolose tensioni. Pochi mesi prima era stato rinvenuto il corpo del presidente Dc Aldo Moro, mentre l’instabilità e la rabbia divampavano a ogni livello della società. Sono gli anni di piombo, anni intrisi di sangue e offuscati dalla nebbia. In Nuntereggae più Gaetano nomina Capocotta, una località balneare sul litorale romano. Una località non qualunque. Quella spiaggia 25 anni prima è teatro di uno degli scandali più scabrosi che investono il mondo politico italiano nel secondo dopoguerra.

Torvajanica, 11 aprile 1953. Una ragazza ventunenne (dunque appena maggiorenne, per le leggi in vigore all’epoca), Wilma Montesi, viene trovata morta in riva al mare. La Montesi è una giovane e bella ragazza romana, di umili origini, con qualche aspirazione ad entrare nel mondo del cinema e dello spettacolo. Quello fu un caso che, dopo un iniziale tentativo di conclusione (con l’ipotesi del suicidio della giovane) affrettata, montò a livello nazionale in occasione delle elezioni politiche, le prime regolate dalla contestatissima “legge truffa” De Gasperi-Scelba (siamo alle solite: poster hoc, propter hoc?), e si rivelò un autentico scandalo per il mondo delle istituzioni: vennero infatti ricostruite, grazie a riaperture di fascicoli e deposizioni di presunti testimoni, situazioni sinistre, nelle quali venivano dipinte feste private a base di sesso e droga. Feste con partecipanti illustri, legati al mondo finanziario e soprattutto a quello politico. Feste avvenute in località Capocotta, appunto. Si parlò di ambienti vicini alla Democrazia cristiana, lo scandalo giunse fino alla Presidenza del Consiglio e ciò recò non poco turbamento.

Lo stesso Aldo Moro, nel memoriale consegnato alle Br prima di essere ucciso, proprio nella primavera di quel 1978, scriveva: «prescindendo dalla prima e più semplice fase della sua vita politica caratterizzata, come è generalmente riconosciuto da dinamismo realizzatore, il nome di Fanfani emerge, essendo allora ministro dell’Interno, in occasione del caso Montesi, il quale sulla base di un’ondata purificatrice che non avrebbe dovuto guardare in faccia a nessuno, coinvolse sulla base di alibi indizi, poi contestati dalla magistratura di Venezia, il senatore Piccioni, una delle persone più stimate della Dc, il quale dové lasciare il posto di ministro, per quella che si dimostrò poi di essere una leggerezza… L’onorevole Fanfani salì rapidamente i gradini della sua carriera politica e finì per assommare in sé in poco tempo tre cariche di grande rilievo quali la segreteria del partito, cui era pervenuto in successione di De Gasperi, la Presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri».

Ma torniamo a Gianna. Nella fiction su Gaetano uscita nel 2007 (prodotta da Rai Fiction e realizzata da Claudia Mori per la Ciao ragazzi), si spiega come quella canzone sia “priva di significato”. Conclusione strana ed affrettata, oltre che falsa. Una canzone che il significato ce l’ha, eccome. Eppure è strano che, dal momento in cui si decide di comporre una biografia dell’autore, si saltino numerosi elementi importanti e si travisi la realtà. Una fiction molto contestata quella, sia dalla sorella del cantautore che dalla fidanzata Amelia Conte, per aver travisato la figura di Rino, passato per un arido alcolizzato fino a sfiorare il patologico. Una biografia tendente alla calunnia, dalla quale Rino non esce bene e soprattutto non esce nel lato più “autentico”.

Logico è che con la chiave di lettura fornita da quella breve introduzione dello stesso Gaetano, il testo assuma contorni diversi e significati meno sibillini di quel che apparentemente sembrerebbe. Gianna non cercava suo marito (il Pigmalione), Gianna difendeva il suo salario dall’inflazione. Gianna non crede alle canzonette o agli Ufo (come fanno le sue coetanee), Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo (tubero prezioso ed estatico). E poi? E poi la notte, dove “la festa è finita, evviva la vita /La gente si sveste e comincia un mondo /un mondo diverso, ma fatto di sesso /e chi vivrà vedrà”. Fino alla conclusione: “Ma dove vai, vieni qua, ma che fai? /Dove vai, con chi ce l’hai?/ Butta là, vieni qua/ chi la prende e a chi la dà!/Dove sei, dove stai? /Fatti sempre i fatti tuoi!Di chi sei, ma che vuoi?/Il dottore non c’e’ mai!Non c’e’ mai! Non c’e’ mai!/Tu non prendi se non dai”!

Il pensiero corre attraverso trentadue anni. Milano, 27 maggio 2010. Il caso Ruby, la telefonata di Silvio Berlusconi in questura, l’apertura dell’inchiesta. Luci nuovamente puntate su feste, presunte orge, giovani appena maggiorenni (o non ancora), spettacolo (senza morti eccellenti, almeno fin ora). Scandalo in versione moderna di un cliché tipico ma tirato fuori ad arte in base a discrezioni ancora tutte da capire. Un filo che rimane intatto (seppur sotterrato) dopo cinquantotto anni e che riemerge al momento opportuno, in chiave moderna. Una luce sinistra su qualcosa che l’elettorato d’opposizione utilizza per indicare Berlusconi come vaso di Pandora e genesi del degrado, come l’introduttore di mondi perversi legati allo spettacolo. Qualcosa che invece si riconduce ai più fitti misteri dell’Italia repubblicana. Il sesso, la perversione e la politica. I mass media, la comunicazione. Un legame che Rino aveva colto e intuito, che aveva tentato di “passare” a suo modo. Un’intuizione geniale mai valorizzata e approfondita, neanche di fronte ad una biografia. Ruby come Wilma, Wilma come Gianna, Gianna come Ruby. Legate da un triplice filo. Politicizzarsi, o diventare prima donna? Continuare a sfogliare il diario, o andare avanti, senza curarsi più di tanto del passato? Quando si tornerà a leggere e a capire le pagine ingiallite, prima di scriverne nuove?

10 aprile 2011

Fonte: www.diebrucke.it

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Pubblicato su Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Società
One comment on “Quando Rino Gaetano cantava di Ruby, Wilma e altre “stelle”
  1. Salvatore ha detto:

    Il film è realizzato dalla Rai, non dimentichiamolo….E’ un altro piccolo collegamento che va visto.
    Ho avuto modo di vederlo in compagnia di persone che, come me, portano Rino dentro ed è davvero una biografia pessima, volta ad approfittare dell’ignoranza dilagante in questo Paese per dipingere comodamente (ed astutamente), un Rino ubriacone e donnaiolo, arido e quasi del tutto privo di valori. Travisato anche il significato di “ma il cielo è sempre più blu”…Nessun riferimento a “il compleanno della zia Rosina”, tanto meno a “la ballata di Renzo” (canzoni centrali sulla sua misteriosa morte), davvero pessimo, ma non mi stupisco, è volutamente pessimo.

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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