Jake, il dodicenne che riscrive la Relatività

di MAURIZIO MOLINARI

Jacob Barnett

La teoria della relatività di Albert Einstein è molto debole, forse del tutto errata, e anche lui stesso era arrivato ad un passo da tale scoperta: a sostenere la rivoluzionaria tesi è Jake, un bambino di 12 anni dell’Indiana, la cui mente straordinaria sta attirando l’attenzione dello stesso Istituto di Princeton dove proprio Einstein sviluppò la sua teoria.

Jake è il soprannome di Jacob Barnett, arrivato a poche settimane dal tredicesimo compleanno nella piccola località di Hamilton County, in Indiana, con l’offerta della Purdue University di Indianapolis di un posto come ricercatore a tempo pieno, per avere modo di approfondire la tua teoria. Il piccolo Barnett a due anni di età faceva penare i genitori perché non parlava con nessuno e non guardava in faccia neanche loro. Lo portarono da medici e psicologi, arrivando alla conclusione che era affetto da una leggera forma di autismo, ma superato il terzo compleanno si accorsero anche che riusciva con estrema rapidità a risolvere puzzle di cinquemila pezzi e le sorprese da quel momento non sono mai finite a causa di una mente da prodigio che lo ha obbligato a otto anni ad abbandonare la scuola perché si annoiava ad ascoltare maestri e professori che spiegavano cose che lui già sapeva, o indovinava in grande fretta. Anziché passare il tempo in classe, Jake ha così appreso da solo calcolo, algebra e geometria – in appena due settimane – gettandosi con passione nell’approfondimento della matematica fino a calcolare 200 cifre del pi greco.

Da quando ha lasciato il liceo ha iniziato a seguire corsi di astrofisica avanzata di livello universitario, tornando a casa ogni giorno con una valanga di nozioni matematiche che hanno sempre più messo sulla difensiva i genitori, fino alla scelta compiuta dalla madre Kristine di riprendere con un video il figlio mentre pronunciava frasi per lei incomprensibili oppure scriveva sulle finestre di casa interminabili formule matematiche. Il video di 1 minuto e 47 secondi è finito su YouTube e mostra Jake con felpa rossa e cappellino da baseball mentre, seduto in cucina, spiega perché la teoria di Einstein non lo convince affatto. Finita l’illustrazione il bambino si mette a mangiare un sandwich mentre la mamma si rivolge a chi ascolta chiedendo «aiuto a gestire questa situazione».

E’ stato così che le informazioni su Jake sono arrivate a Scott Tremaine, uno dei docenti di punta dell’Institute of Advanced Study dell’Università di Princeton in New Jersey dove studiarono e insegnarono Albert Einstein, Robert Oppenheimer e Kurt Godel. «Sono molto impressionato dall’interesse per la fisica di vostro figlio e dall’ammontare delle conoscenze che fino a questo momento ha assimilato», ha scritto Tremaine per email alla famiglia Barnett, spiegando che «la teoria sulla quale Jake sta lavorando coinvolge alcuni dei problemi più difficili dell’astrofisica e della fisica teorica», fino al punto da affermare che «chiunque riuscisse a risolverli sarebbe un naturale candidato a vincere il premio Nobel».

Albert Einstein

E’ stata questa autorevole opinione scientifica a trasformare Jake in un caso nazionale, attirando su Hamilton County l’attenzione dei grandi media per un bambino il cui quoziente di intelligenza IQ è 170, ovvero 10 punti più di quello che aveva Einstein. Come sia stato possibile che la sindrone di Asperger, che gli fu diagnosticata a due anni, abbia potuto innescare una simile propensione alla conoscenza delle più intricate questioni di astrofisica, è un mistero che avvince medici e ricercatori adesso impegnati a fare a gara nell’esplorare la mente del bambino prodigio. Da qui la scoperta che eccelle non solo nella matematica ma anche nella musica – riuscendo a suonare a memoria musica classica al pianoforte – mentre per altri versi è un bambino come tanti altri, a cui piace vedere in tv i programmi di Disney Channel e i film di fantascienza.

Quando Einstein pubblicò il primo studio sulla teoria della relatività aveva 26 anni e Jake sente di avere tempo a sufficienza per riuscire a smantellarla: «Ci sto ancora lavorando sopra, ho un’idea per dimostrarne la infondatezza ma devo ancora definire i dettagli del percorso da seguire». Parola di genio.

30 marzo 2011

Fonte: www.lastampa.it

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Pubblicato su Cultura, Scuola ed Universita'

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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