Scatole di sabbia e centrali nucleari

di FABRIZIA CICCONE

Credo che in Italia la questione – e non solo quella delle centrali nucleari – sia uscita fuori dal suo abito politico e che andrebbe piuttosto indagata sotto altri punti di vista. In questa sede vorrei provare sì ad affrontarla, ma analizzandola attraverso un concetto tipicamente sociologico: quello degli status symbol.
Semplificando potremmo parlare di manie di grandezza o di complessi d’inferiorità, che a mio avviso sono un po’ la stessa cosa. La logica è più o meno questa: «lui ce l’ha, ed io dimostro che posso averla anch’io». Un po’ come Mussolini quando tentò di accaparrarsi il suo “posto al sole” per farsi grande agli occhi della Germania e del mondo.
La grandiosa impresa africana si rivelò la conquista d’una scatola di sabbia, almeno all’epoca.

Le centrali nucleari in Italia, come anni fa lo furono le terre colonizzate, sono meri status symbol. Se si cercasse di affrontare un discorso razionale, emergerebbero tutti quegli argomenti a sfavore delle suddette centrali, dei quali si discute da anni e di cui tutti siamo a conoscenza: i tempi e l’amministrazione, lo smaltimento delle scorie, i rischi di incidenti e (non ultimi) i costi.
Dovremmo anche adattare questi problemi a quello che è il nostro Paese, calcolandone la situazione economica e territoriale, nonché la capacità d’amministrazione.

Per quanto riguarda la situazione economica, basti pensare che il problema finanziario ha dato del filo da torcere anche a Barack Obama, che l’anno scorso, dopo essersi ritrovato ad appoggiare il nucleare, ha dovuto fare i conti con dei costi esorbitanti e con la reticenza degli esperti che prevedevano il ripetersi dell’esperienza del 1980, quando i costi per la costruzione di alcuni reattori erano cresciuti talmente tanto da far abbandonare i lavori a metà (come riportato in un articolo del New York Times).

Poi, se è vero che la fissione nucleare evita l’emissione di gas serra, è anche vero che non si è mai trovata una soluzione definitiva per lo smaltimento delle scorie, tutt’ora stoccate nel sottosuolo.
Concentrandoci sempre in modo particolare sulla realtà italiana, i problemi tuttavia non sarebbero solo questi. I depositi geologici dovrebbero avere particolari conformazioni, in particolare dovrebbero garantire stabilità nel tempo (qui fonti e approfondimenti), tant’è che la maggior parte delle altre nazioni preferisce ovviamente situarli in zone desertiche, lontane dai centri abitati (è l’esempio dell’America), oppure all’estero.
Qui ci sarebbe da sottolineare non solo la particolare geografia italiana, ma anche il crescente dissenso per il nucleare delle altre nazioni, sempre più in dubbio verso le stesse centrali e sempre più recalcitranti nell’accumulare scorie nel proprio territorio. Inoltre sarebbe inutile far notare che se il territorio italiano risulta privo di zone isolate o desertiche per la collocazione di queste fosse, avrebbe invece un grande potenziale nello sfruttamento di energie alternative, in primis quella fotovoltaica, ed è stato classificato fra i quattro paesi a maggior rischio sismico (fonte).

Passando alla capacità d’amministrazione, non solo verrebbe da chiedersi quali saranno qualità ed efficienza dell’amministrazione del nucleare, ma anche e soprattutto chi sarà il soggetto amministratore. Il rischio è che anche la gestione dei rifiuti nucleari possa finire nelle mani della criminalità organizzata, come già accaduto per i rifiuti ordinari.

Se calcoliamo che i paesi con il maggior numero di reattori sono l’America, la Francia e il Giappone, è facile cadere nella tentazione di vedere il nucleare non tanto come una fonte di energia, ma piuttosto come una prerogativa essenziale per poter essere classificati a pieno titolo nella cerchia dei paesi economicamente e tecnologicamente più avanzati.

Come detto all’inizio, vorrei tornare ad una prospettiva – per così dire – “sociologica”. Date queste premesse, e sottolineando questo momento storico, un momento in cui tutti si stanno ponendo dubbi ed alcuni paesi si dichiarano pronti a fare dei passi indietro… quella italiana sarà mica ancora la sindrome da scatola di sabbia?

31 marzo 2011

Fonte: www.diebrucke.it

Annunci
Tagged with: , , , , , , , ,
Pubblicato su Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

About me

Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

Twitter
Follow luciapalmerini on Twitter

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Galleria Fotografica
Blog Stats
  • 59,709 hits
Paperblog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: