Ancora divise in piazza

di LUCIA PALMERINI

Di nuovo in piazza, ed ovviamente divise, incapaci di trovare un comune denominatore, incapaci di presentare una lista di richieste, incapaci di essere coese ed unite forse per l’innato “essere prima donna” che appartiene ad ognuna di noi.

Eppure preparare una lista di problemi che riguardano le donne è un’impresa a dir poco facilissima per la quale basterebbero pochi minuti, ma noi donne siamo “in altre faccende affaccendate”, tutte prese dal mostrare la propria superiorità rispetto all’altra, a ribadire che “io sono diversa”, a puntualizzare di non aver nulla a che vedere con le ragazze dell’Olgettina o che vanno a corteggiare a Uomini e donne, come sempre a sottolineare l’esistenza di persone per bene e persone per male, donne di classe e donne inferiori. Distinguerci dall’altra, la nemica che ci sta accanto è l’unico obiettivo di noi donne di oggi, non importa poi se veramente il percorso di vita che ci contraddistingue è  coerente con quello che diciamo e che facciamo, ma l’importante è puntualizzare con le parole la diversità.

Oggi, per la festa della donna, le donne scendono in piazza divise in due cortei, il primo al grido “il corpo è mio e lo gestisco io”, il secondo a difendere la scelta di essere mamma, come se la prima posizione escludesse la seconda o viceversa; come se mettere al mondo un bambino non derivasse dalla libertà di disporre del proprio corpo, come se le donne che non volessero avere figli fossero aliene.
Eppure le posizioni sembrano inconciliabili secondo le organizzatrici, che invece di pensare al bene delle donne, a cosa sarebbe veramente giusto per noi e per il futuro, cercano di mettersi in mostra per apparire davanti ad una telecamera, per ottenere un’intervista, visibilità, importanza, sempre e solo sminuendo “l’altra” e mostrandosi diversa e migliore.

Noi donne abbiamo indubbiamente bisogno di far sentire la nostra voce, abbiamo bisogno di gridare, di urlare, di mostrare i nostri problemi, la frustrazione quotidiana di scelte imposte: rinunciare ad un bambino, rinunciare al lavoro, rinunciare alla vita cioè alle aspirazioni ed ai sogni che sono il motore di ogni esistenza, ma non riusciamo a farlo insieme. Devo purtroppo constatare che siamo diaboliche nel perseverare nell’errore, e non solo vittime e complici del perverso gioco che ci mette l’una contro l’altra come ho gia scritto nell’articolo sulla manifestazione del 13 febbraio scorso.

Per capire di cosa noi donne abbiamo bisogno basterebbe leggere i dati dell’Istat o dell’Eurostat:

  1. tra i laureati, le donne oltre ad essere la maggioranza (60% dei laureati) sono anche le più brave, ma occupano solo il 6% dei ruoli dirigenziali;
  2. le parlamentari italiane sono solo il 17%, a fronte della totale parità in Norvegia, Svezia ed Olanda e di una media europea del 23%;
  3. rispetto agli uomini, in media le donne guadagno il 20% in meno;
  4. un’italiana su due è casalinga o disoccupata, ovvero solo il 45% delle italiane lavora (ultimo posto in Europa) contro l’80% delle norvegesi e 72% delle inglesi;
  5. negli asili pubblici troviamo solo il 9% dei bambini;
  6. il lavoro domestico in Italia è svolto per l’80% dalle donne, mentre in Svezia è equamente distribuito tra le donne con il 55% e gli uomini con il 45%;
  7. il 96% delle violenze domestiche non viene denunciato.

Appare chiaro che sono necessarie politiche che favoriscano la partecipazione femminile, le quote rosa per ridimensionare le lobby e dare spazio a donne preparate che trovano sempre più spesso solide barriere sulla loro strada, infrastrutture per l’infanzia ed il potenziamento della legge sullo stalking.

Io non voglio diversificarmi, non credo di essere superiore, non accuso nessuna di non capire i problemi della società, ma semplicemente critico gli atteggiamenti di noi donne. Il mio desiderio è di poter scendere in piazza portando delle richieste concrete che vadino a beneficio di tutte e tutti e non per difendere l’orticello di casa.

8 marzo 2011

Fonte: www.diebrucke.it

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Pubblicato su Pari Opportunita', Scritti da Lucia Palmerini, Società
One comment on “Ancora divise in piazza
  1. Emanuele Di Felice ha detto:

    1)E’vero che le donne sono la maggioranza dei laureati,ma il dato non tiene conto in quali materie si laureano prevalentemente.
    Se le donne studiano prevalentemente materie umanistiche,cosa pretendono di fare il dirigente?Il consigliere in un’azienda ?Etc.
    La scarsa presenza delle donne,potrebbe essere anche il frutto di scelte individuali,di compromessi delle singole donne,e non di limitazioni imposte da qualcuno(ma per te se la realtà non è uguale all’idea,non è l’idea che va cambiata,ma è la realtà!*).
    2)POLTRONISMO femminile(dove non ci sono le poltrone SILENZIO!!!) .
    In quei paesi dove vi è la parità forse questa è stata raggiunta(presumo)grazie alle quote rosa.Quando si può raggiungere una posizione gratis,grazie al cavolo(eufemismo)!!!;con leggi sessiste(mentre gli uomini spendono energie,tempo per raggiungere posizioni apicali,alle donne basta essere tali,senza sforzo per raggiungere le stesse posizioni).
    Domande:quante donne sono iscritte ai partiti politici?Quante donne parlano di politica con frequenza?O magari si devono introdurre quote rosa anche per le iscrizioni ai partiti o per la frequenza degli stessi?
    I parlamentari uomini rappresentano la nazione,non gli uomini,è il sesso non è un fattore giuridico rilevante.
    3)Falso.I contratti di lavoro in Italia vengono stipulati a livello nazionale,e non per sesso o a livello individuale(gabbie salariali? Contrattazione di 2° livello?).
    Inoltre,se il lavoro per un’azienda è un costo,la domanda da fare sarebbe:perché gli uomini guadagnano di più,non perché le donne guadagnano di meno.Le discriminazioni irrazionali(pagare un uomo in quanto uomo),sono assurde e suicide.
    Anzianità di lavoro,maggiore disponibilità a svolgere straordinari,tempo pieno,disponibilità di lavorare lontano da casa;questi sono la causa della “discriminazione”retributiva.
    4)L’Italia è il paese con la più bassa crescita economica,e se l’economia non cresce non aumentano i posti di lavoro.In Italia il mercato del lavoro è rigido;ci sono troppe tasse sul lavoro per le aziende etc…Se non ci sono i posti di lavoro,che facciamo,li creiamo apposta per le donne?.
    6)Spero che il dato(80%),è al netto delle del tempo che le donne spenderebbero per i lavori di casa anche se vivessero da sole(non tutto il lavoro domestico è imputabile alla presenza dei mariti e dei figli);e al netto del tempo che spendono le donne che non lavorano(più numerose rispetto agli altri paesi).
    Competere con “Casa Viva”,o igienizzare la casa come dovrebbe essere una sala operatoria,è imputabile agli uomini?.Trattare i figli come eterni bambini(svolgere per i figli ciò che loro potrebbero fare da soli),è colpa degli uomini?.
    7)Se non vengono denunciati,saranno il risultato di sondaggi.
    Anche l’ISTAT ha avvertito che vanno “analizzati con cautela”.Dove esiste un’accusa,dovrebbe esistere anche una DIFESA che controbatte(o forse le donne sono degli ANGELI,come da pregiudizio maschilista,e dunque incapaci di mentire?).
    Non solo, l’ISTAT ha dilatato il concetto di violenza domestica, fino a contare come violenza:

    ■criticare il modo di vestirsi;
    ■criticare il modo di cucinare;
    ■controllare quanto spende

    Inoltre, se la violenza è lasciata alla decisione del soggetto,tutto può essere violenza!.Inoltre:
    “e’ certificato che nel 75% dei casi le denunce penali nei confronti del coniuge sono palesemente false, infondate e strumentali all’ottenimento di immediati risultati nelle cause di separazioni e divorzi”, dice il presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, avv. Gian Ettore Gassani.

    E’vero,ci sono molte donne che non denuciano abusi,ma dall’altra parte c’è un abuso delle accuse di falsi abusi.

    *il buon senso afferma che:se le teorie(es.UGUAGLIANZA) non corrispondono ai fatti,si cambiano le teorie e non i fatti per adeguarli alle teorie.

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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