Le femministe divise: l’8 marzo cortei separati Non vogliono le finiane

di VITTORIO MACIOCE

Vittorio Macioce

La forza delle donne è che non saranno mai uno stereotipo. Il potere, la pubblicità, la tv, gli intellettuali, i latin lover, i poeti, i preti, le mamme, le rivoluzioni, le comari del paesino, femministe, i figli, i padri e tutti i maschi ci provano da una vita a definirle con una maschera. È rassicurante. È più facile. Ti affidi a questa maschera e la segui. Devi essere come lei. È lo stesso destino di Barbie. Barbie cassiera, Barbie olimpica, amazzone, rockstar, Barbie ambasciatrice dell’Unicef e candidata alle presidenziali Usa, Barbie modella, poliziotta o ballerina. Angelica o sciupafamiglie, sposa, seduttrice, androgina o puttana. Donne con le gonne, come le voleva Vecchioni, o calviniste, azioniste oppure in carriera. Ma per fortuna la donna non è Barbie, non è una bambola. Lei, la donna individuo, singola e irripetibile, tenterà di ribellarsi alla maschera: più dell’uomo. E questo capita anche quando a ingabbiarti nel ruolo sono donne come te. Quelle, per esempio, del comitato «Se non ora, quando».
Le donne indignate per il Rubygate stanno per tornare in piazza. Il bis del 13 febbraio è scontato. L’otto marzo è l’occasione la seconda manifestazione «anti cav». Il rosa anche questa volta è solo una scusa. Ieri mattina la conferenza stampa. Il luogo non è scelto a caso. La sede della stampa estera serve a far sapere al mondo che Berlusconi è un bieco maschilista. Solo che non tutto va liscio. L’idea di dividere il mondo in donne e veline ha già creato molti mugugni. Chi sono queste signore di buona famiglia che giudicano il bene e il male? Questa forzatura culturale non piace a chi ci vede solo una maschera politica e neppure alle femministe militanti, che nel vestitino da brava ragazza ci si trovano davvero male. A loro questa melassa rosa fa venire il mal di stomaco. Il risultato è che l’otto marzo ci saranno due manifestazioni, quella di Flavia Perina, Francesca Izzo e Elisabetta Eddis e una street parade femminista che partirà in Santa Maria in Trastevere. Eva contro Eva.
La conferenza stampa ha svelato il contrasto. I toni non erano amichevoli. Cinzia Paolillo, redattrice di Zeroviolenzadonne, ha contestato la dittatura del comitato: «È un’impostazione che esclude. Tutta giocata sull’immagine materna della donna che noi non condividiamo». La direttrice del Secolo sbotta: «Ma perché siete così incazzate voi?». La risposta arriva subito. Le femministe, che rivendicano questo titolo, non condividono che l’appello sia rivolto solo alle cittadine italiane: «Che cosa facciamo con le migranti e le straniere. Non sono donne loro?». Ma soprattutto rifiutano la maschera: «Nel senso comune degli italiani le donne sono spesso considerate come sante o puttane. Il comitato sembra suggerire che o sono mamme, come la mamma Rosa di Berlusconi, o sono papi-girls, come quelle dell’Olgettina. Ma le donne non sono così. Queste gabbie ci stanno strette».
Il problema è che gli interessi sono diversi. Flavia Perina e Giulia Bongiorno scendono in piazza per difendere la loro carriera politica. Si sono sentite scavalcate e messe da parte. Temono che il velinismo le cacci dal palazzo. Come dice la Perina: «Noi ci battiamo contro l’idea che la selezione della rappresentazione femminile avvenga col metodo Mora». Il suo leader Fini parla di «metodo Minetti». È l’orgoglio del professionismo politico. I voti non si contano ma si pesano.

La stessa Flavia Perina racconta che una sera, durante un’accesa discussione con «compagne», si è trovata lei, di destra, a difendere Nilde Jotti. «Secondo loro aveva pure lei il suo papi a darle una mano. Ho dovuto ricordare che approdò in Parlamento da ex staffetta partigiana e non da ballerina di Macario». Ecco, qui, c’è il punto che a molte donne, femministe e non, davvero non piace: ma dove sta scritto, in democrazia, che le ballerine non possono andare in Parlamento?

1 marzo 2011

Fonte: www.ilgiornale.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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