Non vado in piazza: ecco perché

Il Confronto sulle donne e la manifestazione del 13 Febbraio

di LUCIA PALMERINI

Lucia Palmerini

Oggi domenica 13 febbraio resterò a casa a leggere un libro o andrò a fare una passeggiata al mare od in centro, ma sicuramente non scenderò in piazza e non permetterò a nessuno di strumentalizzarmi. Non solo non aderisco alla manifestazione, ma la condanno e aborro l’idea che un tema importantissimo come l’emancipazione femminile possa essere strumentalizzato dal partito di opposizione di turno, in questo caso centro e sinistra.

Se fossi un uomo mi accuserebbero di essere maschilista e sessista, ma sono una donna, emancipata, istruita, con un lavoro normalissimo, e la decisione di non aderire alla protesta è stata da me analizzata ed approfondita in ogni aspetto. Dapprima pensavo che la manifestazione indetta “per le donne riguardasse la segregazione e discriminazione femminile che è oramai scientificamente provata, così come l’esistenza della corruzione e dell’uso improprio delle raccomandazioni. Basti ricordare che le donne nel Parlamento italiano sono il 17%, contro una media europea del 23% e contro la totale parità in Norvegia ed Olanda. Ma invece di scendere in piazza per chiedere politiche paritarie, di sostegno alle donne che lavorano, e di miglioramento delle infrastrutture dell’infanzia, si scende in piazza per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

Andiamo per ordine. Innanzitutto nel manifesto dell’appello alla mobilitazione si fa riferimento alle italiane: sono escluse le immigrate e gli uomini, come se i comportamenti lesivi della dignità delle donne riguardasse solo una parte della nazione e non tutti. E, cosa gravissima, si fa riferimento a due tipi di donne, le buone e dignitose, ovvero coloro che “lavorano fuori o dentro casa, che si sacrificano, che si occupano di figli, mariti e genitori anziani”, e le altre, le cattive, che lasciano i figli nelle mani di imprudenti babysitter, i genitori abbandonati a badanti senza scrupoli, i mariti alle prese con fornelli e lavatrici, o che legittimamente sono manager del loro corpo e del loro aspetto.

Continua il manifesto asserendo che le buone “hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che hanno costruito la nazione democratica”, alla quale invece non pare abbiano contribuito le cattive, che verranno giudicate e pagheranno i loro errori passando il resto della loro esistenza espiando i loro gravi peccati.

Il manifesto prosegue dicendo che ciò che “non è più tollerabile, è la ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità”. Mi domando, perché non è più tollerabile? Perché fino a ieri era lecito e tollerabile trovare una donna seminuda in un programma televisivo o in una pubblicità ed oggi non lo è più? O meglio, perché se fino a ieri il corpo seminudo di una donna era tollerato, oggi non può più esserlo? Cosa è cambiato? Come hanno fatto a scoprire l’esistenza di “una cultura diffusa che propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici”? Come hanno fatto a scoprire tali atteggiamenti? Chi ha spiato o tradito le cattive?

Ovviamente le buone non possono tollerare tali atteggiamenti che “inquinano la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione”. Avete letto benissimo, in uno Stato laico, si parla di coscienza religiosa della nazione dalla quale non si può prescindere. Quale sia la religione alla quale si ispirino non è dato sapere, ma forse la povera Giovanna D’Arco avrà presto qualcuno a farle compagnia.

Ma eccoci a Berlusconi, colpevole di essersi accompagnato alle cattive, ovvero giovani e belle donzelle leicemente rimborsate per il tempo che hanno lui dedicato. Secondo le indignate, ovvero le buone, tale “modello di relazione tra donne e uomini, che egli ha ostentato (di solito si ostenta in un luogo pubblico davanti al pubblico non in una casa privata), incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni”. Quindi il problema non sono la segregazione e la discriminazione femminile, o la mancanza di donne in parlamento o di politiche dedicate alla situazione delle donne in Italia, ma l’abitudine lecita di Berlusconi di trascorrere il suo tempo privato in una casa di sua proprietà con giovani e belle donne: cattive, ovviamente.

Non solo, le paladine della dignità delle donne – le buone di cui sopra – minacciano in perfetto stile leniniano chi non aderirà alla loro grande rivolta di dover “rispondere delle proprie azioni, assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale”.

Visto che tale avvertimento mi riguarda poiché non scenderò assolutamente in piazza, vorrei sapere di quale responsabilità si tratta, quale sarebbe il mio peccato e se il mio petto verrà marchiato a fuoco così come quello della protagonista della lettera scarlatta.

Buone contro cattive quindi, in un perverso scontro architettato dalle donne stesse per far dimettere l’attuale Presidente del Consiglio.

Io non ci sto. Io non mi faccio strumentalizzare, non mi schiero contro chi utilizza la sua vita diversamente da me e soprattutto non condanno o giudico chi si comporta in maniera diversa; e mi fa orrore, impressione, terrore sapere e constatare che delle donne condannino dei comportamenti e mostrino invece quali debbano essere quelli da tenere. Mi fa schifo sapere che per Irene Tinagli, possibile futura candidata primo ministro per il PD, una donna debba essere “femminile ma non seduttiva, perché chi si presenta in autoreggente lo fa non solo perché gli uomini la vogliono così, ma anche perché é insicura”.

Mi fa schifo perché realizzo che le battaglie delle donne per essere giudicate in base all’operato e non all’aspetto sono finite nel gabinetto di un qualunque bagno. Mi fa schifo perché sono convinta che una donna od un uomo debbano essere liberi di fare quello che vogliono con il loro corpo, liberi di prostituirsi, andare a letto con un trans o con chiunque. Mi fa schifo perché sento che nel mio bel Paese si parla sempre di più di comportamenti morali e giusti avvicinandoci ad un modello di Stato che ha eguali solo laddove vige la Sharia.

13 febbario 2011

Fonte: www.diebrucke.it

Pubblicato anche dal Corriere della Sera

http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_13/lettera_no_piazza_lucia_palmerini_a1634c58-379c-11e0-b09a-4e8b24b9a7d0.shtml

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Pubblicato su Pari Opportunita', Scritti da Lucia Palmerini, Società
6 comments on “Non vado in piazza: ecco perché
  1. ----------------------- ha detto:

    Trovo ottima questa tua lettera, che ho letto sul Corriere.it.

  2. Luciana ha detto:

    Grazie, Lucia.
    Cercavo qualcuno, qualche articolo, qualsiasi cosa (!), da qualche parte sul web che esprimesse come la penso sulla manifestazione. Certo, la questione è talmente ampia e complessa che viene da chiedersi se i termini del dibattito siano ancora chiari a tutti o se invece si parli e si scriva a vanvera, mossi da puri intenti di strumentalizzazione. Sono totalmente d’accordo con te, e diffonderò la tua lettera.
    Grazie ancora.
    Luciana

  3. Alessandro ha detto:

    Accidenti, quante cose ci sarebbero da contestare. Innanzitutto la lettura che fai dei motivi e del manifesto della mobilitazione è fuorviante:
    1) si chiamano le donne perché si voleva una loro risposta in prima persona, l’aggettivo italiane se letto in senso lato si può intendere come “d’Italia”, senza il riferimento alla cittadinanza, come da te, pignolamente rilevato. Si specifica poi che “la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta”;
    2) in grassetto si dice anche che “la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive.”
    Mi sembra strano che tu non abbia considerato ciò, mi viene quasi il sospetto che la tua sia malafede. Ma continuerò supponendo di no.
    I problemi diventano non più tollerabili quando si supera una soglia e mi pare innegabile che qui è successo.
    L’ostentazione c’è stata in molte occasioni che un’attenta osservatrice come te sicuramente ricorda e anche se non fosse (ammesso e non concesso) le ripercussioni sulla sfera pubblica di tali comportamenti sono importanti e gravissimi.
    Se come dici, hai in un po’ di stati stranieri, avrai sicuramente apprezzato la differente considerazione con cui vengono trattate le donne. Se i problemi le donne le hanno ovunque, qui la situazione è aggravata dalla presenza di Berlusconi.
    Sono d’accordo sulle tue considerazioni sull’etica religiosa, ma non è questo il punto fondante del problema e della manifestazione. Non saperlo o non considerarlo implica una visione miope.
    A me che sono un uomo fa schifo pensare che ci siano delle donne a cui va bene essere trattate così, a cui va bene far passare questa immagine.
    Saluti

  4. Lorenzo ha detto:

    donne in piazza..
    Possibile che abbiate sbagliatto tutto donne!!
    60 anni di cambiamenti buttati via così ..!?
    all’improvviso quelle che sembravano le femministe più agguerrite e che 50 anni fa fa scendevano in piazza con slogan del tipo
    noi abbiamo l’utero noi ci facciamo quel che vogliamo…adesso diventano puritane e fanno la caccia alle streghe spudorate: esattamente quello per cui si erano battute soltanto 30 anni fa…

    (la storia ha il senso dell’umorismo..)

    E perchè non sono scese in piazza per dire NO alla prostituzione schiavizzata e SI alla prostituzione come scelta libera?

    E soprattutto dove erano quando il padre mussulmano sgozzò la figlia innamorata di un italiano..
    tutto finito in una bolla di sapone..
    mm

    sono confuso 50 ANNI fa rivendicavano,la differenza tra i due sessi..mm
    ora rivogliono tornare indietro…che stranezza …accidenti ..
    forse donne dovete decidervi..
    o forse donne non dovete cadere nella trappola della strumentalizzazione politica!

  5. […] Confronto sulle donne e la manifestazione del 13 febbraio, di Lucia Palmerini https://linedrive.wordpress.com/2011/02/13/866/ Io non ci sto. Io non mi faccio strumentalizzare, non mi schiero contro chi utilizza la sua vita […]

  6. Emanuele Di Felice ha detto:

    “Se fossi un uomo mi accuserebbero di essere maschilista e sessista, ma sono una donna”,ma come,nel paese in cui le donne sono: “segregate e discriminate”un uomo non può dire(pena l’esser zittito immediatamente,con accuse infamati),ciò che una donna può tranquillamente affermare!!!.
    “Basti ricordare che le donne nel Parlamento italiano sono il 17%..”*,ma la scarsa presenza femminile in TUTTI GLI ALTRI POSTI DI LAVORO,continua a non interessarti(come dire:”che crepino pure gli uomini nei posti di lavoro in questo paese “maschilista”!!!),evidentemente guardi solo quello che ti conviene guardare!.
    In merito alle “politiche paritarie”,queste dovrebbero riguardare l’uguaglianza di “PARTENZA” e non di “ARRIVO”(la presenza o meno delle donne in certi settori)dato che le donne potrebbero scegliere diversamente dagli uomini,e dunque non ci si può scandalizzare della scarsa presenza femminile nei posti”d’arrivo”(se per te poi le donne sono degli uomini mancati,pazienza!).Confondi l’uguaglianza di “partenza” con quella di “arrivo”.
    Insomma,da una parte dai lezioni di libertà(“tuonando” giustamente contro la distinzione tra donne cattive e buone),ma dall’altra riemerge con forza il “tic” totalitario dell’uguaglianza,cioè se la realtà non è uguale all’idea(uguaglianza),è la realtà da cambiare(con quote etc…)e non l’idea.Un salto logico dall’essere al dover essere.

    *Mi piacerebbe sapere,quante sono le donne inscritte ai partiti,e quante si interessano quotidianamente di politica?

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About me

Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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