Libertà come fine e il pericolo della pulizia etica

Il Confronto sulle donne e la manifestazione del 13 Febbraio

di PIERO OSTELLINO

Piero Ostellino

Sbagliava tre volte il liberale Stuart Mill quando auspicava che a votare fossero solo le persone colte. Sbagliava perché, in democrazia, il pensiero politico di Caio vale quanto quello di Sempronio.

Sbagliava perché, se a votare, nel 1948, fossero state solo le persone che ancora adesso si ritengono le sole davvero colte – e, allora, esaltavano la pianificazione sovietica come superamento del capitalismo e del mercato – saremmo diventati una delle Repubbliche popolari. Sbagliava perché, oggi, con l’aria che tira, saremmo allo «Stato di pulizia etica».

Allora, ci salvò il senso comune del popolo, che votò per il male minore; è probabile che, domani, ci salverà ancora una volta il popolo, nell’accezione sociologica dell’Uomo qualunque. Che vota non per la «democrazia di alto stile» cara al direttore di Repubblica; ma, forse più per istinto e per passione che per Ragione, per una democrazia che gli consenta di vivere in pace, nelle libertà, nei diritti individuali e persino nella società dei consumi. Non mi piace, tanto per essere chiaro, l’uso che una minoranza ipocrita fa della donna per una finalità politica – rovesciare il governo – dopo averne predicato fino all’altro ieri l’autonomia e l’indipendenza soggettive (il corpo è mio e me lo gestisco io). Sarebbe inquietante, se non fosse ridicolo, il prototipo di donna virtuosa proposto secondo i canoni convenzionali dei regimi totalitari (le donne fasciste erano tutte esemplarmente uguali); prototipo che nulla ha a che vedere con le libertà e i diritti individuali delle donne e molto con l’arrogante, e bigotta, negazione non solo delle opinioni altrui, ma persino della realtà. Libertà che, a scanso di equivoci, non si sostanzia nei comportamenti, non sempre irreprensibili per un capo di governo, del cavaliere Silvio Berlusconi.

Lo snodo attorno al quale ruota tutto il dibattito odierno – ma che nessuno ha il coraggio di esplicitare, tanto meno chi ha in spregio quella degli altri – è se la libertà sia un fine o un mezzo.
Per la cultura liberale è «il» Fine in una società «giusta», dove gli Individui godano della più ampia sfera di autonomia alla sola condizione di non arrecare danno agli altri. Per il neopuritanesimo dell’ultima ora, la libertà è «un» mezzo per la realizzazione di una società «buona», dove la sfera di autonomia individuale è non solo ridotta, ma etero-diretta all’affermazione della Virtù generale. Che non sarebbe neppure la società di Robespierre «l’incorruttibile» ma, a giudicare dai tanti corrotti che la predicano, quella imperfetta di sempre con la sola differenza che al potere sarebbero loro.
In conclusione. È in gioco – non dico ancora in pericolo – il senso delle nostre libertà, dei nostri diritti individuali, della nostra stessa democrazia. Che, forse, è il caso di ricordarlo, o è democrazia liberale, per dirla con Isaiah Berlin, «pluralismo di valori», o non è; o è democrazia di popolo (di popolo), o è tirannia di una minoranza vociante.

11 febbraio 2011

Fonte: www.corriere.it

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Pubblicato su Pari Opportunita', Società
7 comments on “Libertà come fine e il pericolo della pulizia etica
  1. fishcanfly scrive:

    Ottimo articolo postato nel blog! Mi ha offerto modo di approfondire degli argomenti. Intanto lo twitto! Spero ripasserai nel nostro blog😉

    PS chissà quale sarà il male minore

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/11/indifferenza/

  2. Lucia Palmerini scrive:

    Ciao!
    passo passo!!!
    spero di pubblicarne uno mio a breve…domani lo scrivo….

  3. fishcanfly scrive:

    Ciao Lucia! Ho letto con davvero molta attenzione il tuo articolo. Approvo la tua posizione: ognuno è libero di fare di sé ciò che vuole. L’habeas corpus è inviolabile, perdinci. Io quello di cui voglio preoccuparmi non è come egli passava le notti o giorni con chi e come, ma i risvolti politici della situazione. La meritocrazia non può di certo essere basata sulla bellezza. Altrimenti tutti quei principi scritti sulla Costituzione andrebbero a…, be’ finirebbero male. (ometto volontariamente il pezzo per esprimere l’ironia)

    Nella manifestazione tutti avrebbero dovuto partecipare, senza esclusione. Ma non per l’escort di turno, non per il presidente di turno. Ma per il Paese. Un Paese che è molto vecchio, clientelare, dove ci si affida all’amico e non alla Giustizia, dove ci si affida al conoscente e non alla regola. Ecco la manifestazione che volevo.

    Ultima cosa: l’etica (anche perchè la moralità è da privati) dovrebbe coincidere con la politica per ragigungere quella che Kant avrebbe detto coincidenza tra diritto e legge universale.

    Ti ringrazio per la grande e acuta riflessione, augurando di rileggerti con sempre maggior piacere!!🙂
    Spero sia reciproco!

    PS twitter lo hai abbandonato, a quanto ho visto!

    • Lucia scrive:

      ciao Marco!
      il problema sai quale e’ che si da per scontato che berlusconi si sia portato a letto la carfagna, la minetti ecc ecc
      ecco io aspetto che i giudici lo dimostrino…fino a prova contraria per me non e’ cosi’

      non capisco perche’ una donna bella deve sempre veder messe nel dubio le sue capacita’
      non lo capisco…giuro
      e mi da fastidio
      mi da fastidio perche’ al posto loro potrei esserci io…ed invece di parlare di un’igienista consigliere
      potrebbero chiedersi come fa una contadina ad essere consigliere
      o una commessa????
      e perche’ dove sta scritto che le donne in politica non possono provenire da un ceto basso o avere una professione non intellettualmente elevata come la mia?????
      sono solo riflessioni
      magari la storia dimostra che sbaglio

  4. fishcanfly scrive:

    Giammai, spero!🙂
    Anche se della storia non c’è da fidarsi, come aggiungerebbe Montale😉

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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