Un leader donna? Ci vorrebbe una Michelle italiana

Il Confronto sulle donne e la manifestazione del 13 Febbraio

di MARIA LUISA AGNESE

Irene Tinagli

MILANO – Un leader donna, perché no? Salta il fosso e spariglia le carte il finiano Italo Bocchino che proprio con Il Corriere della Sera al termine della prima convention del Nuovo Polo a Perugia ha posto la questione: «Io penso a una donna, quarantenne». Per tornare a parlare all’elettorato femminile, per contrapporsi a una figura come Nicole Minetti». Seguono nomi e ipotesi di donne impegnate nel lavoro e «non a disposizione» Emma Marcegaglia, Irene Tinagli, Luisa Todini, Anna Maria Artoni. E così proprio nel momento più difficile per l’immagine femminile, all’improvviso la questione viene ribaltata e la donna ritorna valore da spendere anche politicamente.

Emma Mercegaglia

ASSERTIVA O SEDUTTIVA? – Sì, ma quale donna? Quali sono i modi migliori per entrare nell’agone senza perdere i propri valori, per condurre il potere su binari che siano identitari ma che non mettano a rischio la scommessa? Meglio la donna severa e assertiva su modello delle grandi del passato protagoniste di scalate in solitaria e che alla fine venivano assimilate al potere maschile? O quella più morbida e disponibile, che non ha paura di usare le sue armi seduttive? Insomma donne con i pantaloni o con la gonna? Né uno né l’altro o meglio un po’ tutte e due, ma in modo inedito, risponde Irene Tinagli che, oltre a essere una delle «nominate», è economista e autrice di Talento da svendere, ora a Madrid dove insegna e ha un incarico con il governo per una Fondazione internazionale che promuove i giovani. «Da una parte in un mondo prevalentemente maschile bisogna presentarsi con una certa autorevolezza altrimenti non ti ascoltano. Ma tutto ciò non deve manifestarsi in modo brusco, perché una donna troppo autoritaria rischia di indisporre gli altri e di non riuscire a gestire il consenso».

Luisa Todini

BACKGROUND – Questo non vuol dire però, avverte Tinagli, farsi rinchiudere nel recinto seduttivo. «Anzi penso che sia in politica che in azienda, e lo confermano le ultime ricerche in tutto il mondo, il grande valore femminile sia un altro, e cioè la gradevolezza, il sorriso, la capacità di dialogo, di dare voce e di saper ascoltare per trovare una sintesi: un tocco quasi materno molto utile nel mondo di oggi«. Ma tutto questo ancora non basta, se non poggia su un forte background: «Quante donne vediamo, scelte per la loro gradevolezza e che magari si impegnano anche, ma che se non hanno un background rischiano di rimanere in ruoli di secondo piano?». E allora chi prendere a modello: Hillary Clinton, Angela Merkel, o Ségolène Royal? «Michelle Obama è per me l’esempio più calzante, sintesi accoglienza autorevole: quando la sentivo parlare, in campagna elettorale, con quella sua capacità di calore e di dialogo, tostissima ma anche materna, mi dicevo ma perché non si candida lei? E in più, cosa che non guasta, capace di essere, anche nel modo di vestire, femminile ma non seduttiva». Proibita la seduzione, dunque? «No, ma bisogna sapere che chi si presenta in autoreggente lo fa non solo perché gli uomini la vogliono così, ma anche perché é insicura».

4 febbraio 2011

Fonte: www.corriere.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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