Le colpe dei vecchi come De Rita

di LUCIA PALMERINI

Nell’editoriale del Corriere della Sera del 22 gennaio, il giornalista nonché sociologo De Rita assolve i vecchi dalle colpe attribuitegli dalle nuove generazioni. L’articolo, che si stenta a credere possa essere pubblicato da un quotidiano come il Corriere della Sera, è un insieme di luoghi comuni, affermazioni indifendibili e platealmente smentite dalla realtà che ci circonda.

Per De Rita i vecchi che ancora lavorano, così come il monaco che pianta tiglio per i suoi successori, sono una fonte importantissima che mostra come “i vecchi hanno funzionato ed ancora funzionano”. Secondo la sua opinione tali vecchi “funzionano” perché sono accomunati da vocazione in quanto “hanno emotivamente scelto il proprio campo di impegno”, fedeltà poiché “hanno fatto solo un lavoro, senza troppo saltabeccare”, tenacia e continuità.

Ma De Rita si scorda che la società che tali vecchi hanno costruito e con la quale i giovani si trovano a dover fare i conti è contraddistinta da precarietà, flessibilità e raccomandazioni. Per dirla più semplicemente, la società non permette di scegliere un campo di impegno, non permette di svolgere un unico lavoro anzi obbliga a cambiarlo frequentemente e non prospetta certezze per il proprio futuro al di la di tenacia, grinta e forza di volontà messe in atto.

Le caratteristiche fondamentali per avere successo elencate da De Rita sarebbero servite negli Anni ’70-80 ma non certo nel nuovo millennio. Per un giovane trovare un’occupazione è difficilissimo a prescindere e diventa quasi impossibile trovarla nel ramo verso il quale ci si sente maggiormente portati. Parlare di fedeltà nei confronti di un lavoro che non prospetta nessuna certezza per il futuro è fuori luogo o comunque un pessimo scherzo. Con questo non credo che la flessibilità e la precarietà sia un male per la nostra società ma credo che il modo in cui viene usata sia il suicidio di ogni progetto per un qualunque giovane.

Le argomentazioni di De Rita decadono del tutto se aggiungiamo che giovani dediti al lavoro, fedeli, tenaci e  continui, per dirla con le sue stesse parole, vengono messi da parte da vecchi superiori per far spazio a raccomandati “infedeli, senza vocazione, discontinui ed incapaci”.

Nell’articolo De Rita parla di vecchi che non hanno partecipato a primarie, a talk-show, alla distruzione della cosa pubblica: ma mi domando allora secondo lui chi è il responsabile di Tangentopoli, della parentopoli presente nelle amministrazioni pubbliche, nelle università, negli ospedali, chi ha distrutto il sistema sanitario, chi ha appoggiato scellerate politiche di assunzione per consolidare il proprio potere fino a far collassare interi comuni ed enti.

Forse il signor De Rita, dall’alto dei suoi 79 anni, con il potere che detiene e da bravo cattolico quale è, sta cercando l’assoluzione per le colpe della sua generazione, non sia mai che le porte del Paradiso siano chiuse. Ma Dio perdona per molto meno senza bisogno di scrivere articoli di tal genere.

29 GENNAIO 2011

Fonte: www.diebrucke.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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