Tremonti: «I rettori italiani? Come l’Urss»

di ROBERTO BAGNOLI

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

ROMA – «La riforma dell’Università è positiva ma bisogna porre fine ai poteri dei baroni». Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti per il secondo giorno consecutivo sale in cattedra e mette nel mirino il sistema di governance delle università italiane. Lo ha fatto l’altro giorno a Roma partecipando alla festa dei giovani di destra Atreju 2010, lo ha ribadito ieri sollecitato dalle domande degli studenti durante una sorta di lectio magistralis fatta a Frascati per chiudere la Summer School della Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello.
«Io ho avuto un’esperienza con la nomenclatura sovietica – ha detto scherzando ma mica tanto il ministro/professore – ed è stata con alcuni esponenti universitari». Poi spiega meglio: «Se uno vuole avere un’idea di cosa era l’università sovietica bisogna avere un contatto con la conferenza dei rettori». La platea, per la maggior parte laureati, applaude e il ministro divertito procede.
«Dentro l’Università ci sono forti discontinuità – ha spiegato Tremonti citando l’esempio di quella di Siena che è «fallita» -, ora io capisco che possa fallire un’azienda ma una università è una cosa un po’ strana per non parlare del fatto che in molte parti del Paese ci sono università che aprono sedi secondarie nel territorio delle altre». Per il ministro dell’Economia la riforma dell’università progettata dalla collega Mariastella Gelmini è una «buona riforma che deve evitare gli effetti choc ma allo stesso tempo porre fine alla follia delle università che falliscono, dei corsi di laurea che si moltiplicano e dei poteri di “baroni e similbaroni”».

L’altro giorno al Celio aveva confessato che se si fosse trovato oggi, e non trent’anni fa, a diventare docente non ci sarebbe riuscito. «I concorsi sono locali e non ho i contatti giusti». Tremonti poi scherza con gli studenti e ammette di essere anche lui un «barone» anzi un «ex barone», un professore in scienza della finanza dal 1974 all’Università di Pavia ora in aspettativa. Suo maestro è stato Gian Antonio Micheli, a sua volta allievo di Calamandrei, e questo ricordo gli da’ lo spunto per dare un’altra bacchettata al sistema universitario made in Italy. «Ho insegnato anche a Oxford, Cambridge e Friburgo ma oggi non avrei i titoli per vincere una cattedra», continua Tremonti che nel 2003 ha ideato – trovando sponda con il ministro dell’Istruzione dell’epoca Letizia Moratti – l’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) con sede a Genova per introdurre in Italia un laboratorio di cervelli sul modello del bostoniano Mit. Non è un problema solo di baroni ma di sistema. «Giorni fa ho parlato con ricercatori americani – dice ancora il ministro – che mi raccontavano come da loro docenti normali fanno cose straordinarie, in Italia docenti straordinari non riescono a fare nemmeno le cose normali».

11 settembre 2010

Fonte: www.corriere.it

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Pubblicato su Politica, Scuola ed Universita'

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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