Infibulazione: “Nella capitale curate oltre 10mila donne”

di VALERIA PINI

E’ un dramma nascosto quello delle donne immigrate vittime di mutilazione genitale femminile (Mgf) in Italia. Solo nella capitale dal 1996 sono state curate in diecimila. A lanciare l’allarme sul fenomeno è Aldo Morrone, direttore dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie nella povertà (Inmp) all’ospedale romano San Gallicano.

Anche se in Italia la legge vieta questa pratica, la situazione è sempre più preoccupante. Secondo alcune stime recenti ogni anno almeno 600 bambine sono a rischio. “Nel nostro Paese ci sono ancora medici e le anziane delle comunità che, a pagamento, praticano l’infibulazione – spiega Morrone – ce ne accorgiamo solo quando le donne vengono al nostro ambulatorio e osserviamo danni recenti che fanno pensare a un intervento di questo genere”.

Spesso le mutilazioni sono fatte senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici. L’emorragia che ne consegue viene arrestata tamponando la ferita con garze e bendaggi o, nei casi migliori, con punti di sutura. Le conseguenze sono infezioni, cheloidi, tetano e addirittura infertilità, oltre a problemi nei rapporti sessuali e durante il parto.

Aldo Morrone

La legge
A quattro anni dalla legge (n.7-01-2006) che vieta l’infibulazione è ancora difficile fare un bilancio sulla sua efficacia in Italia. Nel mondo più di 130 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali (Mgf) e solo in Italia si calcola che siano 40.000. E’ il dato più alto in Europa, che in totale conta 500mila vittime.

Nel nostro paese non esistono dati ufficiali sul questo fenomeno ‘nascosto’ visto che chi pratica questa usanaza può essere punito con una pena che può arrivare a 12 anni di reclusione. Spesso il problema è quello delle vacanze nei paesi d’origine. Se in Italia ‘il taglio’ è vietato, la possibilità di superare l’ostacolo è infatti quello di effettuare l’infibulazione all’estero.

Le 10mila donne passate dal San Gallicano provenivano soprattutto dall’Africa dove questa tradizione, slegata da dettami religiosi, è radicata.

In molti paesi europei le mutilazioni vengono eseguite nei centri di chirurgia estetica vaginale
o in quelli dove si fanno piercing e tatuaggi. “Il fenomeno paradossale – dice  Morrone  – è quello delle giovani ragazze, adolescenti nate in Italia da genitori immigrati o trasferitesi da piccole che ‘desiderano’ essere infibulate, una volta raggiunta la maggiore età”. Le ragazze che hanno fatto questa richiesta, nonostante i numerosi colloqui con i mediatori culturali, in qualche caso, sono riuscite a portare a termine la loro intenzione altrove.

“Abbiamo avuto notizie di una ragazza africana – conclude Morrone – che, una volta maggiorenne, si è fatta infibulare in Germania. E’ difficile modificare questo modello culturale. Da una collaborazione con colleghi spagnoli siamo addirittura venuti a sapere di immigrate che, approfittando delle vacanze estive, portavano le loro figlie a farsi infibulare nei Paesi d’origine”.

Fonte: www.repubblica.it

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One comment on “Infibulazione: “Nella capitale curate oltre 10mila donne”
  1. […] Infibulazione: “Nella capitale curate oltre 10mila donne” September 2010 […]

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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