Altre hostess da Gheddafi: “Le donne in Libia sono più rispettate”

di REDAZIONE DE “IL GIORNALE”

Roma – Nuovo incontro di Muammar Gheddafi con un gruppo di hostess italiane. Poco dopo mezzogiorno all’Accademia libica, a Roma, sono arrivati quattro pullman con a bordo duecento ragazze per assistere al seminario sull’Islam del leader libico. Al loro arrivo le ragazze non hanno parlato con i giornalisti. Nel gruppo anche alcune giovani con il velo che domenica si erano convertite all’Islam con un breve rito davanti al leader libico. Un’altra ragazza portava al collo una catenina con una medaglietta con l’immagine del Colonnello.

Gheddafi

“Donne più rispettate in Libia che in Occidente” “La donna è più rispettata in Libia che in Occidente e negli Usa”. È questo il messaggio più rilevante lanciato dal colonnello Gheddafi alle circa duecento ragazze italiane che l’hanno incontrato per oltre tre ore. Il leader libico ha parlato principalmente di religione e della condizione della donna in Libia. “È molto più libera di quanto si ritiene comunemente”, ha detto Elena, una delle hostess reclutate da un’agenzia specializzata per il meeting. A dimostrazione del fatto che la donna è più rispettata nel suo Paese Gheddafi ha chiamato in esempio la condizione del lavoro. Il colonnello ha spiegato che in Libia, a differenza che in Occidente, le donne possono lavorare nelle ferrovie ma non possono guidare il treno perché non si addice al loro fisico. “Bisogna credere nell’Islam perchè è l’ultima religione”, ha aggiunto il colonnello che oggi ha incontrato molte meno ragazze rispetto a ieri. Questo perché, spiegano dall’agenzia, il leader libico non voleva vedere ragazze sedute per terra in segno di rispetto. Alle ragazze come da consuetudine è stata regalata una copia del Corano e una del Libro Verde, il testo di riferimento del regime libico.

Una cena con molti invitati I vertici dell’industria e della finanza italiane, sempre più impegnate grazie alla riapertura dei mercati favoriti dal trattato di amicizia Italia-Libia parteciperanno questa sera alla cena offerta dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in onore del leader libico. Tra gli oltre 800 invitati alla caserma dei carabinieri Salvo D’Acquisto, dove l’anniversario del trattato sarà celebrato anche con uno spettacolo equestre, figurano, oltre a una qualificata rappresentanza di governo, quella di Confindustria, guidata dal direttore generale, Giampaolo Galli, l’amministratore delegato Unicredit, Alessandro Profumo, il presidente e ad di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, gli amministratori delegati di Eni ed Enel, Paolo Scaroni e Fulvio Conti e i vertici di Impregilo.

I legami economici Dopo la firma dell’intesa che ha consentito di superare il contenzioso risalente al colonialismo italiano, i dossier economici che legano i due paesi si sono via via arricchiti di significato, dai soci di peso libici entrati nel capitale di piazza Cordusio, alle grandi infrastrutture come l’autostrada costiera, al sempre più ampio impegno petrolifero da parte dell’eni. E proprio di petrolio si parlerà, a livello di delegazioni miste, anche nel pomeriggio in occasione dell’inaugurazione della sede romana dell’accademia libica, dove è atteso il primo incontro, per la giornata di oggi, tra il cavaliere e il colonnello.

Le hostess pagate da Gheddafi con il Corano ricevuto alla conferenza

La protesta dei finiani “Vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro diventate musulmane? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate – è il termine giusto – le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la Realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c’è scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceità assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico”. Lo scrive il direttore di Generazione Italia, Gianmario Mariniello, sul sito dell’associazione finiana.

“L’Italia come Disneyland” “Se l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, la ragione è purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo – quello berlusconiano – che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le nostre ragioni e la sua politica la nostra”. E’ una parte del duro commento che appare su Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo.

La Russa: l’ospite è sempre sacro “L’ospite è sempre sacro”. Ignazio La Russa risponde così, interpellato telefonicamente, sulle polemiche per la visita del leader libico e le sue parole sulla conversione all’Islam. “Me l’hanno insegnato da piccolo ed è ancora così, non c’è altro da commentare”, aggiunge il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl.

30 Agosto 2010

Fonte: Ilgiornale.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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