I centomila figli del coito interrotto

di MARGHERITA DE BAC

I dati della Società italiana di ginecologia e ostetricia

In Italia il numero di gravidanze impreviste è da primato. L’esperta: «Si tratta di un’enormità»

L’Italia ha un primato: i figli del coito interrotto. Ogni anno dalla Valle d’Aosta alla Sicilia ne nascono 100.000 secondo i calcoli della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). Ed è per certi versi scontato che il numero sia così alto visto che il nostro Paese è agli ultimissimi posti per quanto riguarda l’uso della pillola contraccettiva e del preservativo. A questa cifra si arriva dimezzando i lieti eventi del 2008, che sono stati 576.659. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, nel mondo occidentale le gravidanze non pianificate sono infatti il 50%. La stima della Sigo è che il 30% dei concepimenti siano frutto di questa tecnica.

FIGLI DELL’ERRORE – «È un’enormità, un fenomeno imponente», lo conferma e lo commenta Alessandra Graziottin, sessuologa e ginecologa dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano e presidente del prossimo congresso Sigo. Il suo parere è che in generale i figli dell’errore (dunque anche quelli concepiti con l’Ogino Knauss o per un imprevisto tecnico legato alla rottura del condom) rischiano di sentirsi rinfacciare dai genitori il fatto di essere frutto di un incidente di percorso. «Quando i figli non sono pensati la donna non riesce a vivere la cosiddetta gestazione psichica necessaria come quella biologica per prepararsi alla nascita», insiste Graziottin. Anche il padre risentirebbe dell’assenza di questo «spazio emotivo», indispensabile per sviluppare senso di maternità e paternità. «Il 50% circa delle gravidanze casuali finiscono con un aborto – insiste la sessuologa – I figli accettati obtorto collo rischiano l’addebbito dell’errore contraccettivo commesso dai genitori». Teoria che secondo il ginecologo Carlo Flamigni ha lo stesso valore della leggenda metropolitana girata qualche anno fa in Gran Bretagna secondo la quale i bambini dell’Ogino Knauss vanno incontro a una percentuale superiore di malformazioni congenite. «Non sono d’accordo. Essere figli dell’errore non è un handicap psicologico – obietta Flamigni – Con questo principio allora dovrebbero essere penalizzati i figli tardivi, nati dopo tre fratelli o più o a distanza di molti anni dall’ultimo fratello quando si suppone che una coppia abbia deciso di mettere fine alle proprie esperienze procreative. Sono convinto che l’essere stati generati col coito interrotto non rappresenta causa di sofferenza». Tanto più che «il rapporto con la prole si costruisce automaticamente dal momento in cui il feto si annida nel grembo e cresce».

QUALITA’ DEL RAPPORTO – Le percentuali di insuccesso del coito interrotto variano in base al livello culturale, all’esperienza e al senso di responsabilità dell’uomo «Se il partner è motivato e rispettoso dei desideri della compagna, ci sono basse probabilità di sbagliare. Alcuni uomini non sono capaci di fermarsi al momento giusto ma lo scoprono presto», aggiunge Flamigni, dichiarando di aver consigliato spesso questo metodo come anticoncezionale naturale in situazioni dove l’impiego di un contraccettivo come la pillola appariva sproporzionato (ad esempio scarsa fertilità della coppia, età avanzata della donna). Per Graziottin la qualità del rapporto sessuale può essere mantenuta se il maschio è in grado di controllarsi, «non soffre di eiaculazione precoce, ha una buona erezione ed è attento ai preliminari».

22 Giugno 2010

Fonte: www.corriere.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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