Un nuovo femminismo

In risposta all’articolo di Susanna Tamaro

di LUCIA PALMERINI

In un articolo del 17 aprile del Corriere della sera Susanna Tamaro riflette sulla situazione femminile e si interroga sugli effetti e le conseguenze del movimento femminista sulla nostra società. Solamente il titolo, Il femminismo non ha liberato le donne, basta a spiegare la posizione della scrittrice che nell’articolo affronta diversi temi: dall’aborto alla mercificazione del corpo femminile.

In riferimento al movimento femminista, la Tamaro dice di non essere mai stata un’attivista, ma di sentirsi parte della “generazione che ha combattuto, negli anni della prima giovinezza, la battaglia per la libertà sessuale e per la legalizzazione dell’aborto”. C’è da domandarsi quindi quale sia stato il suo contributo al femminismo ed in che misura ritiene di avervi participato, visto che non ne ha condiviso né le battaglie, né le idee, ma solo il periodo cronologico, stando ferma a guardare o ad aspettare senza prendere una posizione precisa, magari per schierarsi in futuro dalla parte più conveniente.

Nell’articolo affronta anche il tema dell’aborto e si chiede perché le ragazzine non usino i preservativi (esattamente l’85% delle minorenni) e ricorrano all’aborto (circa lo 0,5% delle minorenni), ma per darsi una risposta oltretutto semplice basterebbe pensare alla totale mancanza dell’educazione sessuale nelle scuole e al costo elevato che hanno i preservativi. Oltretutto i ragazzi non vanno in giro come dei maturi trentenni con i preservativi in tasca; e non è vero che vengono venduti ovunque, anzi nelle scuole mancano totalmente i distributori automatici ed ogni volta che un preside prova ad installarne uno viene ostacolato ed il distributore rimosso.

"Le tre Grazie" di Niki de Saint Phalle

Riguardo all’educazione sessuale, anche le ragazze più grandi ne sono estranee e non l’hanno ricevuta: chi scrive ad esempio ha 26 anni, non ha mai ricevuto alcuna educazione sessuale e si è informata da sola. In linea con quanto scrive il ginecologo dott. Bigatti, i dati confermano “che sono ben poche le giovani sotto i 25 anni correttamente informate sulla salute intima. Ancora meno quelle che programmano annualmente una visita ginecologica di controllo e di prevenzione”. La mancanza di educazione sessuale si trasforma nell’80% di minorenni che non ha mai effettuato una visita ginecologica e nel 40% che non è a conoscenza di altre malattie a trasmissione sessuale oltre all’AIDS.

La disinformazione in materia deriva dalla diseducazione e dal velo bigotto della vergogna e del peccato che cela questi argomenti e che impedisce un sano, maturo e naturale dibattito. Per questo motivo vi sono le interruzioni volontarie di gravidanza, che per una donna rappresentano il dramma, la tragedia, una ferita che non potrà mai rimarginare, ma che resterà sanguinante ed aperta fino alla fine della propria esistenza. Sono schifata e atterrita al pensiero che una donna colta e intelligente come la Tamaro possa solo lentamente pensare che una gravidanza inattesa sia una seccatura e l’aborto un anticoncezionale.
Concordo con la scrittrice, quando invece rileva la correlazione tra la rinuncia ad un figlio e la mancanza di politiche di assistenza per giovani madri e giovani famiglie. Non è facile avere la disponibilità economica sufficiente per un figlio ed inoltre molto spesso le immigrate irregolari vi rinunciano per non rischiare di dover lasciare il nostro paese. Per loro l’aborto non è una scelta, ma un obbligo.

Premesso che condivido pienamente le battaglie delle donne negli anni ’70 che ci permettono di vivere oggi in una società sicuramente migliore e maggiormente emancipata, credo la Tamaro abbia confuso il ruolo ed il contributo del femminismo degli anni ’70 con quello che è accaduto, o meglio non accaduto, dopo. Allora si lottava per scegliere se avere un figlio, per scegliere di poter lavorare, per essere emancipate e per avere diritti al pari degli uomini; oggi non si possono accusare le femministe degli anni ’70 se la propensione all’aborto aumenta, ma solo le politiche mancanti in materia di educazione sessuale e assistenza alle giovani coppie ed alle madri. Bisogna accusare la lacuna legislativa dovuta all’incapacità o al disinteresse dei politici che ci hanno governato dagli anni ’80 ad oggi.

Nell’ultima parte dell’articolo la Tamaro si sofferma sull’importanza data all’aspetto fisico, al corpo in quanto unico mezzo di realizzazione, ma non ricorda che le femministe non cercano omologazione, ma libertà di espressione. Il femminismo nasce dall’esigenza di svincolarsi dai parametri, dalle regole, dall’esigenza di poter scegliere come e cosa essere, fino all’eccesso più sfrenato. L’omologazione a cui si riferisce la Tamaro non nasce dall’estremizzazione del femminismo ma, al contrario, dalla sua non-prosecuzione.

Il femminismo in Italia è sparito, si è fermato, le donne sono state sapientemente ed intelligentemente messe l’una contro l’altra e fatte tacere. Il femminismo è morto subito dopo aver raggiunto la parità legale con gli uomini, come se raggiungere la parità reale di facto fosse peccato o un tabù troppo grande da affrontare ed abbattere. Forse la miopia delle donne di allora non ha saputo mostrare i nuovi obiettivi da raggiungere e non ha permesso la prosecuzione di un movimento che come nessun altro ha cambiato la nostra, la mia esistenza.

In molti confondono il femminismo come liberazione dai clichè con qualcosa che in nome della libertà di espressione porta poi all’omologazione a nuovi modelli che appaiono vincenti nella società, ma che invece rappresentano solo l’incapacità di saper gestire il proprio corpo e la propria vita. L’essenzialità del corpo e dell’aspetto fisico non deriva dal femminismo, ma dai modelli trasmessi dai media per accaparrarsi un numero maggiore di spettatori. La mancanza del femminismo traspare chiaramente proprio quando nessuna donna sente il dovere di ribellarsi a vallette semi-nude senza-parola in programmi per la famiglia e per i ragazzi.
Il femminismo ha liberato le donne degli anni ’70 ma, forse per miopia, è morto subito dopo, escludendo dalla libertà le nuove generazioni come la mia. Adesso servirebbe un movimento ancora più forte e tenace, che coinvolga anche le Tamaro del nostro tempo, per evitare che vi sia chi resti passiva a guardare le amiche che invece scendono in campo, per ricominciare da dove le nostre madri hanno lasciato e per impedire di giungere in un binario morto.

20 Aprile 2010

Fonte: www.diebrucke.it

Annunci
Tagged with: , , , ,
Pubblicato su Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

About me

Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

Twitter
Follow luciapalmerini on Twitter

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Galleria Fotografica
Blog Stats
  • 59,723 hits
Paperblog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: