Monsignor Girotti: più facile assolvere un pedofilo pentito che una donna che ha abortito

di FRANCA GIANSOLDATI

Mons. Gianfranco Girotti

CITTA’ DEL VATICANO (11 marzo) – Nel segreto del confessionale è più facile assolvere un pedofilo (pentito) che non una donna che ha abortito. Un tema scottante ma nel campo sacramentale, la disciplina e la prassi della Chiesa sono ferree. A Palazzo della Cancelleria, nessun estraneo è ammesso, nè può partecipare al dibattito.

Oltre 600 sacerdoti in questi giorni sono impegnati a seguire (a porte chiuse) un corso sul sacramento della penitenza. Sono ventuno anni che il Tribunale della Penitenzieria Apostolica lo promuove per riflettere e fare un bilancio sull’attività del cosiddetto «foro interno», per semplificare tutto ciò che ha a che fare con la coscienza e la percezione dei peccati. I dati che arrivano in questi uffici cinquecenteschi dove si lavora per la salus animarum sono poco confortanti, poichè mostrano che è in atto un processo di disaffezione al sacramento più importante dopo l’eucarestia. Sempre meno fedeli si accostano ai confessionali, con un paradosso, che pur diminuendo le confessioni, aumentano le richieste di comunioni.

Il Reggente della Penitenzieria, monsignor Gianfranco Girotti, spiega il perchè, contestualizzando il fenomeno. «Colpa del processo di secolarizzazione. I mutamenti sociali e culturali allontanano dal sacramento della penitenza e in più finiscono per distorcere pure il senso del peccato. Sicchè il peccato si affievolisce».

Di conseguenza muta la concezione del peccato?
«I peccati ovviamente restano gli stessi, solo che alcuni vengono progressivamente messi in un angolo, come se fossero derubricati dalle coscienze perchè non più percepiti tali».

Esistono peccati nuovi?
«I peccati sono sempre gli stessi, semmai possiamo parlare di nuove forme di peccato. Aspetti che prima non esistevano e che ora fanno parte della coscienza collettiva. Per esempio tutti i peccati ecologici, contro il Creato, come incendiare, inquinare, depauperare. Oppure non pagare le tasse che, ovviamente, rientra nel settimo comandamento, non rubare. Oppure distribuire la droga, non uccidere, così come portare avanti progetti di manipolazione genetica. Il campo della bioetica poi è così vasto che le violazioni possono davvero essere molteplici, ma il peccato resta sempre uno, non uccidere».

E per quanto riguarda la pedofilia come si deve comportare un confessore che raccoglie la confessione di un pedofilo? Che consigli fornite?
«Un penitente che si è macchiato di un delitto simile, se è è pentito sinceramente, lo si assolve. E’ chiaro che dinnanzi a casi di persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi (sottolineo, costanti e gravi) il confessore dopo aver, senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica».

Ma il confessore può andare dall’autorità giudiziaria e denunciarlo?
«Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale. Una cosa gravissima. Se lo facesse il confessore incorrerebbe nella scomunica ipso facto, immediata. E poi verrebbe meno pure la fiducia sacramentale che è una disciplina molto rigida da sempre. Basti pensare che durante il Concilio Lateranense, siamo nel XII secolo, fu addirittura emanata una norma che imponeva la sospensione e la reclusione in un monastero per tutta la vita per il sacerdote che aveva rotto il sigillo sacramentale».

Perchè i confessori possono assolvere direttamente un omicidio o anche un abuso sessuale ma non possono assolvere una donna che ha abortito se non prima di avere ottenuto dal vescovo una dispensa speciale?
«L’aborto viene considerato un peccato riservato, diciamo speciale. Oltre all’aborto vi è la violazione del sigillo sacramentale, l’assoluzione di un complice e la profanazione dell’eucarestia. Nel caso specifico è chiaro che la Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile, e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?»

Perchè organizzare il corso sul foro interno?
«Perchè i seminaristi e i preti novelli spesso mostrano una preparazione lacunosa in certe tematiche. E poi anche perchè riscontriamo una certa disaffezione nell’amministrare questo sacramento, anche da parte dei preti».

Fonte: IlMessaggero.it

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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