Le donne più brave a scuola…e nel lavoro???

di LUCIA PALMERINI

Nel 2005, l’allora presidente dell’Università di Harvard, Prof. Lawrence H. Summers, durante una conferenza affermò che le innate differenze tra uomo e donna fossero una delle possibili spiegazioni della minor presenza di donne in carriere scientifiche e matematiche. Seguendo la teoria di Summers diventa difficile spiegare i drastici cambiamenti avvenuti nello scorso secolo e che hanno visto il rapido passaggio delle donne da casalinghe a persone emancipate economicamente e culturalmente. Evidentemente si trattava non di un problema genetico ma culturale e sociale che una volta affrontato ha dato origine ad una nuova idea di donna ambiziosa con pari diritti degli uomini e non più solo moglie e madre. Ma le donne oggi sono ancora di più, sono le fondamenta del mercato del lavoro e della nostra società, e concordo pienamente con The Economist quando scrive:

“Soffermandoci sulla crescita economica mondiale emerge una conclusione diversa e sorprendente: nei passati decenni l’aumento dell’occupazione femminile nelle economie sviluppate ha contribuito alla crescita economica mondiale di più di quanto non abbia fatto la Cina.”.

In questo processo, l’istruzione scolastica ha avuto un ruolo di primissimo piano ed è tutt’oggi ancora più importante per eliminare quelle disuguaglianze sessuali che ancora persistono nella nostra società. Per esempio la sotto-rappresentanzione delle donne rispetto agli uomini in Parlamento o negli organi decisionali di imprese ed enti, e la disparità di salario tra i due sono sicuramente dovuti anche ai diversi percorsi di studio intrapresi che a loro volta dipendono dalle radicate differenze sessuali in termini di risultati a scuola in una stessa materia e nella scelta delle esperienze di tirocinio e formative. Per chiarire: il percorso lavorativo delle donne dipende dal loro percorso scolastico, o meglio ancora, il mercato del lavoro riflette le differenze tra maschi e femmine presenti a scuola.

Possiamo avere un quadro più chiaro analizzando i dati PISA (The Programme for the International Student Assessement), che riportano i risultati degli studenti delle superiori di moltissimi paesi in matematica, lettura e scienze. Se consideriamo il voto medio dei maschi ed il voto medio delle femmine, i dati mostrano come queste ultime siano molto più brave dei maschi in materie umanistiche, e leggermente più brave in materie matematico-scientifiche. Se invece consideriamo solo gli studenti più bravi, quindi coloro che hanno i voti più alti, notiamo che in materie umanistiche di nuovo le ragazze sono molto più brave dei ragazzi mentre in quelle matematiche i più bravi sono i maschi.

I dati sugli studenti universitari confermano tali differenze tra ragazzi e ragazze nelle materie oggetto di studio, infatti, le studentesse universitarie sono in numero pari o superiore a quello degli uomini in quasi tutti gli stati dell’Unione Europea ma sono concentrate in materie umanistiche, mentre la percentuale di donne che frequenta facoltà scientifiche, matematiche od informatiche e’ ovunque inferiore al 49 per cento, ed il risultato peggiore spetta all’Olanda con solo il 25 per cento di donne tra gli studenti di discipline non-umanistiche. Come mostrato da alcune ricerche scientifiche, tale situazione va ovviamente ad influenzare l’assetto del mercato del lavoro, dove chi ottiene i lavori migliori (o comunque maggiormente remunerativi) escono da facoltà economico-scientifiche.

Per questo motivo uno dei primi obiettivi fissati dall’Unione Europea come strategia per eliminare la segregazione e le discriminazioni nel mercato del lavoro e’ l’aumento della percentuale di donne iscritte all’università in corsi scientifici, matematici ed informatici.

Un numero maggiore di donne specializzate in materie matematico-scientifiche non è però condizione sufficiente ma solo necessaria per eliminare le disuguaglianze di genere presenti nella nostra società. Servono, infatti, politiche a favore delle donne, che permettano a queste ultime di poter scegliere di continuare a lavorare anche in presenza di figli, servono infrastrutture e servizi funzionanti, per evitare di trovarci con matematiche, fisiche ed informatiche costrette a fare le casalinghe o costrette a lavorare per mantenere il marito. L’obiettivo centrale dei governi dovrebbe essere il diritto di scelta: le donne devono poter scegliere, se lavorare, come e quanto lavorare e che tipo di istruzione avere, e non vedersi imporre un tipo di vita dalla società.

Pubblicato su Cultura, Interni, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini
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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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