Il mestiere più antico del mondo

di LUCIA PALMERINI

Appurato come la professione della meretrice sia la più antica tra le professioni e che risulta impossibile determinarne la data di nascita, ne è sicuramente provata la presenza tra le civiltà nel periodo arcaico prima di greci e romani.

Molto diffusa era allora la prostituzione sacra, con la quale donne e uomini si consacravano alla divinità dedicandole il sesso più sfrenato, che comportava anche orge con parenti, amici e sconosciuti. Vi erano poi donne colte e belle che allietavano la vita dei politici e degli uomini d’affari e che più che ricevere denaro ricevevano doni in cambio della loro “compagnia”. Vi erano poi le prostitute vere e proprie, sia coloro che erano costrette in schiavitù che quelle libere. In generale la prostituzione è stata più o meno sempre legale o comunque sopportata, in alcuni casi tassata e disciplinata da rigide norme, come nel caso della Francia napoleonica.

“Se c’è qualcuno che pensa che ai giovani debbano essere vietate le relazioni amorose con prostitute, certo questi è un uomo di austere opinioni, ma è lontano non solo dalle usanze dei contemporanei, ma anche dalle consuetudini e dalla permissività degli antenati. Quando mai cose del genere non sono accadute? Quando mai sono state biasimate? Quando sono state proibite?”

(Cicerone, 106 a.C., nel discorso Pro Caelio).

Se non fosse scritto il nome dell’autore di tale affermazione, si faticherebbe a capirne il contesto storico e potremmo addirittura attribuire tali parole al dibattito politico sollevato dall’Onorevole Daniela Santanchè nei giorni scorsi a proposito della legalizzazione della prostituzione. Infatti pochi giorni fa il neo-sottosegretario di Stato al dipartimento per l’attuazione del programma di governo aveva affermato la necessità di togliere le prostitute dalle strade seguendo l’esempio della Spagna, dove “ci sono locali idonei, bar e ristoranti, ai cui piani superiori sono presenti stanze apposite”; immediatamente era seguito un coro di “no” alla proposta che ha compreso il centro sinistra, l’Onorevole Alessandra Mussolini ed il rappresentante degli esercenti pubblici, Lino Stoppani.

In realtà il dibattito sulla prostituzione è sempre stato abbastanza vivo in Italia negli ultimi decenni ed ha visto il susseguirsi di varie prese di posizione: basti ricordare il partito dell’amore di Schicchi e Cicciolina, il cui programma prevedeva la creazione di parchi dedicati all’amore; e, da ultimo, il disegno di legge Maroni-Carfagna del 2008, che dopo cinquanta anni cambia la legge Merlin ed introduce il reato di esercizio della prostituzione in strada (più in generale “in luogo pubblico”) e prevede la punizione sia dei clienti che delle prostitute, con l’arresto da 5 a 15 giorni e l’ammenda da 200 fino a 3000 euro.

Comparando la prostituzione di oggi con quella del passato, troviamo sia similitudini che notevoli differenze: oggi come ieri vi sono sia le schiave vittime della tratta che le prostitute libere, mentre la situazione normativa è ben più variegata a seconda del paese in cui ci troviamo. In Svezia la prostituzione è considerata un reato e le prostitute delle vittime; in Spagna non ci sono leggi che definiscono illegale la prostituzione, al contrario la strada intrapresa è quella di una regolamentazione in linea con Olanda, Svizzera e Germania, dove – seppur con modalità diverse – la prostituzione è considerata legale.
Al di là dei convincimenti personali e dottrinali, bisognerebbe capire le conseguenze di ciascuna posizione e analizzare i risultati ottenuti dalle varie normative in tema di prostituzione. In Olanda, ad esempio, le prostitute pagano regolarmente le tasse, è vietato qualunque tipo di schiavitù e si devono rispettare determinate regole. Solo il 5% delle prostitute è di nazionalità olandese e le prostitute illegali sono inferiori al 5%. È importante notare che il 78% degli olandesi dichiari di non avere alcun genere di problema con la prostituzione. Al contrario, in Svezia è bandita ogni genere di prostituzione ed i clienti sono puniti con multe salatissime; il risultato di tale proibizionismo è la naturale migrazione dei clienti oltre-confine per poter usufruire dei servizi del piacere e l’impennata della prostituzione illegale, in particolare in case private. In Italia non è considerato reato la vendita del proprio corpo, mentre lo è la vendita del corpo altrui, in particolare la legge Merlin stabilisce l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e quindi la soppressione delle case di tolleranza.

Tale legge, approvata nel 1958, annullava di fatto la regolamentazione della prostituzione in Italia e comportò l’aumento della prostituzione illegale ad opera di immigrate clandestine e l’intensificarsi della cosiddetta tratta delle schiave. Il fenomeno che ha concentrato su di sé una particolare attenzione è stata la prostituzione sulle strade, cresciuta esponenzialmente soprattutto negli anni ’90, ed alla quale il disegno di legge Maroni-Carfagna cercava di porre freno. In realtà tale disegno di legge si è rivelato subito essere inadeguato e approssimativo: le prostitute si sono spostate dalle strade più in vista a quelle secondarie; non indossano più abiti succinti, ma semplici jeans; in molte sono passate direttamente dalla strada agli appartamenti.

È chiaro che l’acclamato obiettivo di eliminare la prostituzione e la schiavitù non è stato raggiunto, mentre – solo momentaneamente, nei primi mesi dell’entrata in vigore della legge – sono diminuite le donne semi-nude sulle strade. C’è da domandarsi se il vero scopo non fosse proprio quello di eliminare alla vista ciò che potrebbe ritenersi sgradevole e non conforme ai propri principi, come se valesse il detto “occhio non vede, cuore non duole”.

Ciò che è accaduto in Svezia con la proibizione della prostituzione si è verificato anche in Italia con il disegno di legge Maroni-Carfagna. Per evitare di commettere errori sarebbe bastato considerare gli studi di vari esperti in materia, da ultimo la ricerca condotta da Bettio-Nandi (2008). I due studiosi dell’Università di Siena hanno considerato cinque diritti fondamentali per le prostitute: il diritto a rifiutare il cliente, il diritto a muoversi liberamente, il diritto di scegliere quali servizi offrire, il diritto di usare il preservativo e accesso alle cure mediche, ed hanno verificato che quando le donne sono costrette a lavorare in luoghi chiusi aumenta la probabilità di violenze ed il non rispetto di tali diritti; in particolare avremo una probabilità più alta di trovare prostitute i cui diritti non vengano rispettati in case private, seguite da locali per massaggi e bar, piuttosto che sulla strada. I due studiosi sono convinti che l’unico modo per eliminare la tratta delle schiave sia quello di rendere legale la prostituzione e che vietare la presenza delle prostitute sulle strade non implichi la diminuzione della prostituzione, ma al contrario indebolisca i diritti delle prostitute stesse ed incrementi il numero di vittime della tratta, cioè delle cosiddette schiave del sesso che (spostandosi dalle strade negli appartamenti) sono soggette a maggiori violenze ed ad un minore controllo.
L’argomento prostituzione riserverà sicuramente nuove sorprese, infatti la situazione è oramai sfuggita di mano: il disegno di legge Maroni-Carfagna si è rivelato inutile ed è necessario un intervento del legislatore ben più radicale e coraggioso.
L’onorevole Santanchè ha fortunatamente riportato l’attenzione su un tema scottante, sfortunatamente i politici si sono prestati al gioco degli slogan per avere maggiore attenzione mediatica invece di raccogliere il guanto di sfida per trovare una soluzione comune, che assicuri controlli medici a chi vuole continuare a svolgere il mestiere più antico del mondo, ne garantisca la sicurezza sul posto di lavoro (casa o bar che sia) e la piena autonomia – eliminando i “protettori” e incentivando le prostitute a riunirsi in sindacati o associazioni – e ne legalizzi la posizione, in modo da eliminare (perlomeno diminuire) l’evasione fiscale.

Ci sarà un motivo se la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. Non sarà certo una legge, peraltro fatta male, a cancellarla dalla nostra società.

Fonte: http://www.diebrucke.it/articoli/il-mestiere-piu-antico-del-mondo.html

Pubblicato su Interni, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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