Si chiama donna il mondo globale

di MOISES NAIM

I tempi non erano mai stati così favorevoli per le donne. Nel mondo di oggi, rispetto al passato, ci sono molte più donne con potere, denaro e lavoro retribuito. Queste tendenze hanno avuto un’accelerazione negli ultimi due decenni. Il numero di donne che occupano seggi in parlamento, ad esempio, è attualmente del 50% superiore rispetto a dieci anni fa. I capi di stato donna sono in aumento, così come il numero di quelle che occupano alte cariche di governo, o posti di responsabilità nelle università e nelle aziende.
Nel periodo tra il 2003 e il 2008, la percentuale di donne con incarichi presso i consigli di amministrazione delle grandi aziende private europee è cresciuta del 30 per cento. Negli Stati Uniti non solo è salito il numero delle manager, ma anche il numero di aziende gestite da donne. In molti paesi, il numero di studentesse universitarie supera di gran lunga quello dei colleghi maschi.

In ogni caso, il progresso più significativo delle donne non si è verificato tra l’élite politica, imprenditoriale o universitaria. La trasformazione radicale è stata determinata dai milioni di donne che sono entrate a far parte della forza lavoro nel corso degli ultimi decenni. Secondo l’Economist, l’aumento delle donne con un lavoro retribuito ha contribuito alla crescita dell’economia mondiale più ancora dell’incredibile sviluppo della Cina o dell’introduzione delle nuove tecnologie. Dal 1970, due di ogni tre posti di lavoro creati nel mondo sono stati occupati da donne.
In quasi tutti i paesi la partecipazione dell’uomo nella forza lavoro è diminuita, mentre è aumentata quella delle donne. Le donne hanno sempre lavorato, e anche tanto, ma in questo momento una quantità senza precedenti riceve una retribuzione per farlo.

Sebbene le statistiche rivelino una tendenza degna di nota, allo stesso tempo mettono in luce una realtà inamissibile: il progresso ha preso il sopravvento, ma le ingiustizie e la discriminazione verso le donne continuano a essere la norma. Le percentuali che rappresentano i passi in avanti sono molto elevate perché si confrontano con numeri iniziali veramente molto bassi. L’aspetto positivo è che il numero di donne che occupano alte cariche cresce velocemente.
Da un’analisi approfondita si registra il dato sconfortante che nel 2008 solo il 16% dei ministri dei governi del mondo erano donne, mentre è incoraggiante sapere che adesso ci sono molte più donne dirigenti d’azienda. A sua volta, non è lusinghiero sapere che nel Regno Unito solo il 50% delle donne manager con incarichi direttivi presso aziende hanno figli, mentre il 96% dei loro colleghi maschi sono padri di famiglia. Oggigiorno le donne più povere hanno più opportunità di lavoro retribuito. Anche se in numerosi paesi le figlie femmine delle famiglie più povere continuano a mangiare ancora per ultime.

Le donne stanno vivendo un periodo d’oro, più che mai, anche se ci sono tanti aspetti ancora negativi. Molti di più rispetto agli uomini. È tuttora enorme la sperequazione tra salari, opportunità, autorevolezza, accesso all’istruzione, alla salute e, nei paesi più poveri, al cibo, esistente tra uomini e donne. Infatti, in alcuni paesi essere donna è molto pericoloso.
Le donne sono gli esseri umani coinvolti nel maggior numero di traffici al mondo, e per tante di loro, diventare madri o sposarsi rappresenta affrontare dei rischi mortali. Morire di parto nei paesi ricchi è una circostanza poco frequente, mentre lo è nei paesi poveri. La possibilità di morire durante il parto è 200 volte più alta in Africa, Asia o America Latina rispetto all’Europa o agli Stati Uniti. E le donne che non muoiono di parto rischiano di essere infettate dal virus dell’Aids dai propri mariti. Un’indagine dalle Nazione Unite ha riscontrato che in India il 90% delle donne con Aids ha contratto il virus dai rapporti con i propri partner. Lo stesso accade in Africa.

Nonostante la tragedia rappresentata da queste differenze tra uomini e donne e le sue potenti cause – politiche, economiche e culturali -, la situazione sta cambiando. Troppo lentamente, ma si sta evolvendo. Le forze a favore di questa trasformazione sono tanto varie quanto sorprendenti. Di recente, due ricercatori, David Richards e Ronald Gelleny, hanno eseguito un’approfondita analisi statistica sull’impatto che la globalizzazione ha avuto sulle donne in 130 paesi, nel periodo 1982-2003. La loro conclusione? «Nella maggior parte dei casi, la globalizzazione economica si associa a un miglioramento della situazione delle donne».

Source: http://www.ilsole24ore.com

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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