L’immunità negli altri paesi europei

di GALINA CORNELISSE

Da  testimone della crociata del Presidente del Consiglio contro la regolazione attuale dell’immunità parlamentare, si può facilmente avere l’impressione che i parlamentari italiani siano facile preda di chiunque decida di perseguitarli per semplice capriccio. È possibile che in realtà quest’immagine appaia lievemente differente?

Un primo piccolo passo per una risposta affermativa a questa domanda potrebbe essere dato da una sentenza recente della Corte Europea per i Diritti Umani: a gennaio 2003, l’Italia fu condannata per aver interpretato troppo ampliamente il concetto dell’immunità parlamentare nei procedimenti penali “Cordova contro  Sgarbi”, nel quale un cittadino Italiano si era costituito come parte civile.

Ma per poter giudicare noi stessi se il cambiamento Italiano delle condizioni dell’immunità nel 1993 sia stato realmente così disastroso e abbia portato a dei risultati così anomali come il primo ministro vuole farci credere, aiuterebbe anche guardare al modo in cui l’immunità parlamentare è regolata in altri Paesi Europei.

Alcuni di essi hanno un impiego più ampio dell’immunità parlamentare che altri.

Spagna, Germania, Belgio e Francia sono fra i paesi che hanno un sistema duplice di immunità parlamentare.

Primo, i parlamentari non sono responsabili né civilmente né penalmente, nè possono essere soggetti a un’inchiesta, a causa di qualsiasi dichiarazione o opinione fatta in parlamento, o nell’esercizio della loro funzione di rappresentante.

Però, deve essere osservato che in Germania la  calunnia è esclusa da questa libertà di espressione.

Secondo, i membri del parlamento non possono essere perseguiti, arrestati o condannati in inchieste penali tranne che in due casi: Il primo è nel caso del “flagrante delicto”, il secondo è quando il parlamento ha dato il permesso per l’arresto o l’autorizzazione a procedere. (un po’ come in Italia prima del ’93)

Però, la maggioranza dei paesi Europei ha un concetto di immunità parlamentare molto più ristretto.

In alcuni, come per esempio Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, l’immunità parlamentare ha uno scopo molto limitato. L’immunità più importante goduta dai parlamentari in questi paesi è la libertà di espressione.

Questo significa che non possono essere perseguiti ne essere ritenuti civilmente responsabili per qualunque cosa  dicano durante i procedimenti parlamentari.

Questa libertà è estesa anche ai funzionari dello Stato e altri che hanno da fare con il parlamento, per esempio testimoni davanti alle commissioni parlamentari.

L’uso che potrebbe essere fatto dalle informazioni date durante i procedimenti parlamentari nei procedimenti legali successive è limitato. Il termine di “procedimenti parlamentari” ha avuto una interpretazione abbastanza stretta.

Per esempio, l’immunità non riguarda le dichiarazioni alla stampa fatte prima  del dibattito parlamentare, o la ripetizione di dichiarazioni precedentemente espresse  durante i procedimenti parlamentari. A parte questo, i membri dei parlamenti olandesi e britannici che sono sospettati di atti criminali saranno trattati come qualsiasi altro cittadino.

Lo stesso può essere detto dei parlamentari che sono implicati in procedimenti civili, con l’eccezione dei membri delle camere britanniche che non possono essere arrestati in connessione con questo tipo di procedimenti. Questa clausola ha comunque  perso in gran parte la sua rilevanza visto che l’imprigionamento per debiti non è più concesso.

I parlamentari svedesi possono essere perseguiti per crimini fatti fuori dalle loro attività come rappresentanti, però possono essere privati dalla loro libertà solo nelle seguenti situazioni: nel caso della flagranza, se il parlamentare confessa di aver commesso il crimine, o se il crimine è penalizzato con per lo meno due anni di carcere.

I parlamentari del Regno Unito sono esonerati dalla presenza obbligata nella Corte come testimone. Questo ovviamente non compromette la regolarità delle udienze. Fra queste definizioni strette e più ampie dell’immunità parlamentare, sono  possibili compromessi, come viene illustrato da un paese come Portogallo. Lì, i parlamentari godono della libertà di espressione nel parlamento, e possono solo essere perseguiti nel caso della flagranza di reato, o con il  permesso del parlamento, tranne il caso di un crimine che è punibile con un massimo di più di tre anni di prigione. Le prescrizioni di immunità in Italia è un altro esempio ancora: i parlamentari hanno il diritto alla libertà dell’espressione nel parlamento.sono civilmente  e penalmente responsabili, però non possono essere privati della loro libertà personale senza permesso del parlamento, ne è possibile la perquisizione personale o domiciliare senza questo permesso.

Per ciò che riguarda la responsabilità dei membri del governo è importante distinguere fra i sistemi costituzionali differenti in Europa.Nel caso delle monarchie, il re o la regina gode dell’immunità assoluta, e il primo ministro o il premier ha in questo caso la stessa posizione dei suoi ministri.

Questo nelle monarchie europee significa normalmente che il primo ministro non gode di speciali immunità, eccetto che per le sue possibili prerogative di parlamentare.

Visto che nel Regno Unito i ministri devono sempre essere parlamentari, essi si trovano nella stessa posizione di parlamentari normali; quindi sono responsabili, come detto pin precedenza, penalmente e civilmente tranne per le dichiarazioni fatte duranti i procedimenti parlamentari.

Alcuni altri Stati europei non permettono ai ministri di essere anche parlamentari, come per esempio nella repubblica di Francia e nei Paesi Bassi.

Nei Paesi Bassi il primo ministro e i suoi ministri sono responsabili civilmente e penalmente come qualsiasi altro cittadino per atti commessi fuori della loro funzione.La Costituzione francese non dice niente sulla responsabilità penale o civile dei ministri su atti commessi fuori della loro funzione, e quindi si può supporre che in questo caso essi  saranno trattati come cittadini normali.

Però, la Corte di Cassazione decise che il Presidente della Repubblica non può essere perseguito durante il suo mandato. Questo è perfino valido se l’indagine riguarda atti commessi prima del mandato presidenziale.

Questa decisione è stata presa nel 2001 in relazione con un caso contro Jacques Chirac. Forse è interessante sapere che un giudice si è dimesso, perchè disgustato dalla sentenza, che dal suo punto di vista era andata contro il precetto della legge.

In Spagna, i membri del governo sono responsabili penalmente per atti commessi fuori della loro funzione.

I Casi criminali contro di loro sono portati davanti alle Suprema Corte, e è necessario un permesso parlamentare solo nel caso di tradimento o un’altro crimine contro la sicurezza dello Stato. In definitiva, il tanto declamato modello spagnolo non prevede nessuna guarentigia particolare per i membri del governo: all’art. 102 recita infatti: “La responsabilità penale del Presidente e degli altri membri del Governo sarà fatta valere, se del caso, di fronte alla Sezione Penale del Tribunale Supremo”.

I ministri portoghesi sono civilmente  responsabili e possono essere perseguiti penalmente, ma possono essere privato dalla loro libertà solo nel caso del flagrante delicto o per crimini che sono punibili con un massimo di più di tre anni di prigione. I ministri sono parlamentari ai quali non è permesso esercitare il proprio mandato.

Perciò il parlamento può, nel caso di un’indagine penale, decidere di sospendere la loro condizione di parlamentare, però la sospensione è obbligatoria quando ciò riguarda un crimine punibile con un più di tre anni. Il presidente portoghese può essere perseguito per crimini non commessi nella attuazione del suo incarico solo dopo che il suo mandato è terminato. Da questo panorama due cose possono essere concluse:

Prima, che la legislazione Italiana attuale non è per niente eccezionale.

Ci sono paesi che hanno un concetto più ampio dell’immunità parlamentare, però la maggioranza dei paesi europei non ce l’ha.

Secondo, è chiaro che l’immunità dei parlamentari è normalmente più ampia nella portata che l’immunità per i membri del governo, tranne che quando ciò riguarda il Capo dello Stato. Questo non dovrebbe essere una sorpresa, perchè il concetto dell’immunità è in gran parte un segno della vittoria storica delle prerogative dei rappresentanti sul potere del re.

In paesi dove i ministri non possono essere parlamentari, le tracce di questa vittoria possono essere trovate più chiaramente, perchè loro non hanno nessuna prescrizione speciale per l’immunità dell’esecutivo, con la eccezione, in alcuni casi, del presidente del consiglio.

Ma persino l’immunità parlamentare non è mai, e da nessuna parte, assoluta.

L’immunità serve per proteggere due interessi; primo, la libertà di espressione nel parlamento e, secondo, la separazione dei poteri.

Comunque, non deve essere dimenticato che la separazione dei potere perde completamente di efficacia  senza reciproci pesi e contrappesi, ed è precisamente  quando uno dei poteri viene posizionato completamente fuori dall’ambito della legge, che quest’ultimo concetto viene reso di fatto impossibile.

Un commento di Roberto Castelli il quale sosteneva che nei paesi civilizzati i giudici non possono giudicare chi governa, non sembra  essere basato su nessuna ricerca approfondita, se non – naturalmente – non si desideri  classificare come esempi di paesi civilizzati le tante dittature di questo mondo nel quale l’elite governante è completamente al di  sopra della legge.

L’immunità per i leader politici di un paese può anche essere difesa con l’argomento che una denuncia criminale di un leader politico o del capo dello Stato potrebbe essere nociva per il governo di quello stato e le sue relazioni esterne.

In ogni modo, ci si è scordati in tale ragionamento che se qualcosa è dannoso allo Stato, esso è con maggiore probabilità il comportamento criminale che ha prodotto l’atto di accusa. Uno stato che si affidi al ruolo della legge è fra le altre cose uno stato nel quale la legge stessa regola la condotta dei politici tanto quanto quella dei comuni cittadini, e dove non c’è potere politico fuori o sopra la legge. Una simile concezione degli Rechtsstaat non potrà mai arrecare danno allo stato. Esattamente il contrario.

Fonte: http://www.democrazialegalita.it

La Dott.sa Galina Cornelisse e’ una ricercatrice presso l’Istituto Universitario Europeo- dipartimento di Giurisprudenza

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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