Rapporto Onu smonta i luoghi comuni: La maggior parte dei RIFUGIATI è nei Paesi in via di sviluppo

di VITTORIO LONGHI

Una lezione di solidarietà e di rispetto del diritto d’asilo arriva dai Paesi in via di sviluppo. Il Pakistan, la Siria, l’Iran, la Germania, la Giordania, il Ciad, la Tanzania e il Kenya ospitano l’80 per cento dei rifugiati e degli sfollati nel mondo. Lo rivela il rapporto statistico annuale dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), pubblicato oggi a Ginevra.

L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea “la sproporzionata pressione” che grava su quei Paesi, anche perché molte persone sono in esilio da anni, senza la prospettiva di una soluzione. Si tratta di donne e di uomini che scappano dall’Afghanistan, dall’Iraq e dalla Somalia, ma anche dal Sudan, dalla Colombia e dal Congo. Luoghi di guerra o in cui la violazione dei diritti umani è sistematica, quotidiana e indiscriminata.

Il rapporto smentisce di fatto i luoghi comuni sulla presunta invasione dei richiedenti asilo nei Paesi industrializzati. A cominciare dall’Italia, che oggi li respinge sommariamente in Libia, ma che in realtà conta uno scarso 9 per cento delle domande sul totale e appena lo 0,5 per cento dei rifugiati nel mondo (meno di un decimo della Germania e meno di un terzo della Francia).

Diminuiscono i ritorni. L’Unhcr ha contato nel mondo 42 milioni di persone costrette alla fuga alla fine del 2008, considerando il brusco rallentamento dei rimpatri e la maggior durata dei conflitti, che si traduce poi in forme di esilio prolungato. Il numero totale comprende 16 milioni di rifugiati e richiedenti asilo e 26 milioni di sfollati all’interno del proprio paese. “Nel 2009 abbiamo già assistito a un consistente movimento forzato di popolazioni, principalmente in Pakistan, Sri Lanka e Somalia”, ha dichiarato l’Alto Commissario António Guterres. “Sono diverse le situazioni di popolazioni sradicate da ormai molto tempo: in Colombia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo e Somalia. Ciascuno di questi conflitti ha generato, inoltre, rifugiati che hanno oltrepassato le frontiere”. L’altro dato significativo riguarda il numero dei ritorni, pari a due milioni nel 2008, un numero inferiore rispetto all’anno precedente del 17 per cento per i rifugiati e del 34 per cento per gli sfollati. Il rimpatrio, tradizionalmente la soluzione durevole più diffusa per i rifugiati, ha raggiunto il secondo livello più basso negli ultimi quindici anni.

Contro i pregiudizi. Il rapporto dell’Alto Commissariato precede di pochi giorni la giornata mondiale del rifugiato, che in Italia sarà celebrata il 19 giugno con la tradizionale assegnazione del premio “Per mare, al coraggio di chi salva vite umane”, istituito dall’Unhcr e dalla Guardia Costiera. Quest’anno una menzione speciale sarà data all’armatore e al comandante della nave turca Pinar, che il 16 aprile soccorse 142 migranti a sud di Lampedusa. In altri Paesi, come il Regno Unito, si celebra invece la settimana del rifugiato. Da ben 12 anni varie associazioni in difesa dei diritti umani si attivano per promuovere il rispetto del diritto d’asilo nella pubblica opinione e per contrastare i pregiudizi nei confronti di questi e di altri migranti. “L’ignoranza pubblica è diffusa – scriveva ieri il quotidiano The Guardian – perché un quarto degli inglesi, stando a una recente indagine della Croce Rossa, crede che il paese riceva ogni anno più di 100 mila domande d’asilo, mentre la cifra reale dell’anno scorso non raggiunge 31 mila”. Più o meno come in Italia e molto meno che in Francia, Canada e Stati Uniti.

Fonte: Repubblica.it (16 giugno 2009)

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Pubblicato su Esteri, Immigrazione, Politica

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Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

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