Amare riflessioni di un’italiana negli USA

Siamo abituati a dire America riferendoci al colosso Statunitense, siamo inclini a criticarlo, a considerarlo ingiusto, assolutamente non equo e contraddittorio, ed in effetti lo e’.

Gli Stati Uniti sono il simbolo dell’ingiustizia sociale, sono il simbolo della disugaglianza, e sono soprattutto il simbolo della crisi attuale.

Gli Stati Uniti sono, altresi’, il simbolo della meritocrazia, del self man, del volere e’ potere, go and do it, yes we can.

La crisi lo possiamo dire con tranquillita’ e’ stata cercata e voluta dai signorotti della finanza americana che rincorrevano il profitto sfrenato, senza regole e senza dignita’.

Appena sbarcata nel Paese piu’ globalizzato al mondo la prima scena tragica in cui mi sono imbattuta, neanche a volerlo fare apposta, e’ stata in una farmacia, dove realmente hanno negato medicine vitali ad una vecchietta che non si reggeva in piedi e che si trasportava su un aggeggio come solo qui esistono, e gliele hanno negate perche non aveva rinnovato l’assicurazione. E la scena e’ stata tragica non solo per il rifiuto in se stesso ma per la noncuranza e la normalita’ con cui il farmacista e le persone presenti hanno reagito, l’unica che sembrava arrabbiata ero io, mentre gli altri erano letteralmente arrabbiati con la signora per il tempo che gli stava facendo perdere.

Altra scena tragica ma piu’ che altro contraddittoria e che mi ha lasciato senza parole e’ avvenuta nel primo appartamento in cui ho vissuto nel momento in cui mi sono avventurata in un dibattito cordiale e amichevole sulla segregazione con la proprietaria, una professoressa di liceo, anziana, 72 anni, che si definisce di sinistra (liberal), che si e’ candidata con i verdi, che ha scritto stupidaggini vere e proprie sul femminismo e la maternita’ (capisco perche qui le femministe non sono prese sul serio, ma questo e’ un altro discorso).
Ebbene da una persona che si definisce in questo modo ti aspetti tutto ma non ti aspetti di sentir dire:
“La segregazione razziale, etnica, di classe e’ l’unica soluzione per problemi quali criminalita’, qualita’ scolastica ecc”
Io di fronte a tale affermazione sono trasalita, quasi non ho saputo cosa rispondere! E chi mi conosce sa che ho sempre la risposta pronta…
Ebbene questa tipa insegna (con unos tpendio da capogiro) in una scuola abbandonata dal mondo nel Bronx, in uno dei quartieri piu’ malfamati ed ad alto tasso di criminalita’, quartieri creati apposta per isolare il nero teppista cattivo spacciatore dal bianco bravo intelligente studioso e magari ebreo (nulla contro gli ebrei ma qui realmente c’e’ questa distinzione), e lei nonstante abbia davanti agli occhi il fallimento di tale struttura si ostina a difenderla.
Oltretutto mi metto nei panni di quest studenti che si ritrovano con una professoressa che li considera idioti, una massa di neri e latini senza voglia di fare nulla, beh non credo che sarei incentivato a studiare, anzi esprimerei tutto il mio rifiuto nei confronti di questa societa’ proprio comportandomi come loro si comportano (per esempio un ragazzo ha letteralmente appiccicato al muro la stessa prof.ssa perche lei gli ha chiesto di sedersi o qualcosa del genere).
Ecco io resto allibita quando mi viene a dire che la segregazione e’ una soluzione e mi domando come possano trovare la voglia di studiare se chi gli insegna e che dovrebbe motivarli li tratta invece come degli animali.

Altra scena ridicola quando a lezione la classica ragazza americana bianca, alta, bella e bionda  afferma che la sanita’, l’assistenza sanitaria e le cure mediche non sono un diritto, ma anzi se esistesse un vero mercato esclusivo e individualista funzionerebbe sicuramente meglio di quello attuale. Ovviamente la mia risposta si fa pesante e alla domanda se le sembrasse normale che gli USA abbiano la spesa pro capite sanitaria piu alta nel mondo, pari a tre volte quella italiana, con eguale e a volte minore qualita e non coprino a differenza degli altri la totalita della popolazione lei non ha saputo rispondere, non solo ma si e’ ammutolita quando le ho ho fatto notare che forse e’ un indice dell’inefficenza del sistema. (Diciamo che la soddisfazione ricevuta in quel momento non ha prezzo..)

Altro aspetto assurdo il fatto che Obama venga fatto passare come un comunista per screditarlo. Qui dire comunista e’ un’offesa pari a dire nazista.

Vi chiederete quindi cosa c’entra tutto cio’ con l’Italia?

Ogni volta che sono stata all’estero per periodi abbastanza lunghi mi sono un po’ vergognata dell’Italia, perche’ mi ritrovavo a confrontarmi con persone aperte culturalmente e avanti qualche anno in piu’ rispetto a noi, per le quali l’evasione fiscale e’ assurda, la corruzione sconosciuta e le regole da rispettate, e’ successo in Inghilterra, in Germania e Francia.
Ogni volta che mi ritrovavo all’estero mi facevo piccola piccola quando si parlava dell’Italia bigotta, clericale, dittatoriale, antigay, antisociale, mafiosa, corrotta, anti-immigrati e xenofoba, ritrovandomi con le uniche cose che veramente ci salvano quali cibo e monumenti, senza scordare la moda.

Per farla breve a confronto con gli altri stati il nostro paese vive di rendita, sulla greandezza che fu nei secoli scorsi.

Cio’ che non avrei mai pensato e’ di ritrovarmi a disagio anche negli Stati Uniti.

Negli USA e’ in corso un vero cambiamento, che parte dalla sanita’ (copertura totale e universale), e prosegue nell’istruzione e nell’equita’.

Sembrera’ strano ma negli Stati Uniti si parla di equita’, di tasse ai ricchi per poter finanziare servizi. Il Paese che fino ad ora si riteneva il leader del libero mercato cambia rotta verso un mondo piu equo, sociale, altruistico.

Apparenza?
Non direi guardando gli sforzi che l’amministrazione Obama sta mettendo in atto.

Oggi gli USA non sono solo il Paese del sogno americano dove tutto e’ possibile, ma sono anche il paese in cui il cambiamento e’ possibile.

Sono il Paese in cui il popolo scende in piazza e vota OBAMA.

Ecco la superiorita’ degli USA.

Capire che la strada intrapresa era sbagliata e cambiarla.

Magari non ci riusciranno, ma ci avranno almeno provato.

Gli americani iniziano a parlare di segregazione come problema e non come soluzione. Si sono resi conto che una professoressa deve prima di tutto credere negli alunni a cui insegna e trattrali come persone normali.
Iniziano a rendersi conto che quella vecchietta a cui non hanno venduto le medicine deve poterle avere lo stesso.
La ragazza americana a lezione si e’ resa conto che forse diceva stupidaggini.

Tutto cio’ non sarebbe mai accaduto 3 anni fa.

Si sono accorti che 8 anni di amministrazione Bush sono stati i peggiori mai avuti, e hanno ammesso tutti di aver sbagliato a votarlo.

I giovani qui fanno politica convinti che si possa migliorare la realta’.

Guardo l’Italia e vedo giovani disillusi, costretti a camminare nell’ombra dei genitori, vedo ragazzi che odiano la politica, vedo una societa’ bigotta e conformista, ipocrita, spesso razzista e xenofoba, corrotta.
Guardo l’Italia e vedo rassegnazione.
Guardo l’Italia e non vedo il coraggio di contraddizione.

Mi chiedo se mai cambiera’, e nel frattempo mi balena in testa l’idea di restare negli Stati Uniti, ma voglio tornare perche’ voglio cambiare il mio Paese. Perche’ nessuno, neanche per un secondo si deve mai vergognare di essere italiano. Neanche io, neanche i miei figli.

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Pubblicato su Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini

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About me

Classe 1984, nata e cresciuta a Roma, a Siena mi sono laureata in scienze economiche, sono stata con l’Erasmus in Germania, il Socrates in Francia, e con una Borsa di Studo negli USA a New York per seguire per 6 mesi il PhD in Economics; parlo italiano, inglese e tedesco, provo ad imparare l’arabo ed il portoghese.

L’Italia è il Paese in cui ho scelto di vivere per tutta la mia vita e che amo profondamente, anche se mi piacerebbe migliorarlo.

"E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca." (O. Fallaci)

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