Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Arsa viva come le streghe: Ecco chi sono le donne scese in piazza

di LUCIA PALMERINI

Scendere in piazza per le donne, arrogarsi il diritto di parlare al plurale, anche per chi non vorrebbe essere chiamata in causa, e arrabbiarsi contro chi la pensa diversamente, offendere una persona solo perchè ha un’opinione diversa.

Ma soprattutto scrivere commenti pieni di indignazione  senza neanche aver letto l’articolo in questione, ma giudicandolo solo dal contenuto generale, magari dal titolo o dalle prime 4 righe.

E cosa gravissima: non sapere di cosa si parla.

Ed allora vi faccio io delle domande…

Io non mi sono mai permessa di distinguermi, non mi reputo inferiore a nessuno, ma neanche superiore, credo che ogni donna abbia pari dignità ma vengo accusata di distinguere tra donne per-bene e donne per-male, prostitute e non, quando io sono stata la prima a scagliarmi contro questa divisione che è palese nel manifesto di Se non ora, quando;
Ma allora non avete letto il manifesto della manifestazione a cui aderite e partecipate???

Mi definiscono arrogante e prepotente solo per aver espresso una posizione diversa;
nessuna delle persone in piazza ha pensato che magari qualcuno la potesse pensare diversamente o che gli altri potrebbero non sbagliarsi?
forse eravate veramente in cerca o meglio a caccia di streghe???

Mi chiedono se non credo di veder danneggiata la mia dignità, ma già in vari articoli ho precisato che non la perdo per il comportamento di una terza persona, che sia anche il presidente del consiglio, che per il mio modesto ed inutile parere può fare del suo corpo quello che vuole, come ogni donna o uomo, nei limiti della legge.
Perchè fate domande o commentate senza aver letto prima l’articolo? Siete prevenute/i?

Mi accusano di tollerare comportamenti-limite che offendono il nostro Paese per pudore e senso del limite.
Ho letto bene? Un politico dovrebbe rinunciare a qualcosa che non è al di fuori della legge per pudore o senso del limite.
Ma non sono gli stessi termini usati nei paesi in cui vige la sharia?

Vengo accusata di giudicare Cristina Comencini per il nome che porta e non per il suo operato.
La comencini sarà anche molto brava, ma essendoci nel mondo del cinema ben 5 Comencini (il padre e 4 figlie) posso essere libera di porre l’interrogativo sulla loro effettiva superiorità? Possibile che non c’era nessuna/o con un cognome diverso più brava/o di loro?

E vorrebbero che considerassi la già-citata Comencini per le parole che ha esposto.
Nella mia breve vita di parole ne ho sentite tante e di fatti ne ho visti pochi, non siete scese/i in piazza per questo?

Vengo accusata di manipolare i lettori.
Io reputo i lettori, gli italiani intelligenti e non facilmente manipolabili da quello che scrivo io o da chiunque altro e vorrei che scomparisse questa solita presunzione di superiorità che pervade la maggior parte di chi si dichiara di sinistra e che pensa che chi vive sulla faccia della terra, ed in particolare nel bel-paese, non sappia ragionare con il suo cervello ma sia manipolabile.

Chiamami strega, chiamami poco di buono, anche mercenaria o prostituta se questo significa ragionare ed esprimere liberamente le proprie opinioni anche se scomode.

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I commenti che seguono alcuni di quelli pervenuti sul giornale per cui scrivo e ho deciso di raccoglierli per mostrarvi chi sono le persone che vogliono rappresentare me ed altre 30 milioni di donne.

Stefia1952

gentilissima signora Palmerini, una piccola curiosità. Quali sono i suoi hobbies? Uncinetto? maglia? La cucina? Il Bricolage? Attività sportive? Storia naturale? Lo studio delle zanzare e dei loro perniciosi effetti? Bagni a mare? il sesso? I classici greci? Trekking? Botanica? Qualsiasi essi siano le consiglierei di deicarci più tempo, perchè la scrittura ahimè……

Francesca Lazzeri

Credo proprio che l’articolo che ho letto sia decisamente superficiale, non hai approfondito la conoscenza ne delle donne che erano a Siena ne tantomeno sei andata a leggere niente relativamente ai Comitati di SNOQ.
Troppo facile darci delle moraliste, a noi interessa che questo Paese cambi e che i nostri figli non pensino di essere in un Reality televisivo.
Se ti interessa informati e partecipa a qualche incontro dei Comitati e forse il prossimo articolo ti viene meglio

Lea

“Amo il confronto ed il dialogo costruttivo e non ammetto l’arroganza, la presunzione, la prepotenza e l’ignoranza cercata e voluta”.
Come diceva la mi nonna, donna del popolo, delle buone intenzioni ne son pieni i fiumi!!!!!!! Se tu avessi messo in pratica la tua buona intenzione almeno in parte, avresti parlato con qualcuna delle donne che erano lì. Certo c’era qualche “radical chic” e qualche donna famosa, ma non erano certo la maggioranza, anzi, e soprattutto nessuna cercava eroine, ma eravamo in cerca di qualcosa che a te sfugge completamente, ma non te lo dirò. Spero solo che tu abbia la voglia di scoprirlo da sola.
Un ultima cosa, ho letto un tuo blog precedente…..a noi donne (tutte) non ce ne frega un bel nulla che un presidente del consiglio sia un maiale, basterebbe che si dimettesse e che non passasse l’idea che tutto si può fare, o peggio che sia normale farlo. Il nostro non è moralismo, ma è semplicemente vivere in un Paese nel quale è difficile educare i propri figli!

Silvia N

Ma che sta dicendo? Ha cognizione delle contraddizioni di cui si fa portavoce? Cosa ne sa lei di cosa pensavano le persone in piazza. Ma mi faccia il piacere! Si dedichi all’uncinetto forse è più portata. Saper scrivere va bene ma bisogna avere dei concetti da esprimere! Lei mi sembra che abbia ancora da imparare molto cara signorina…
E termino dicendole che da ora in avanti avrà solo la nostra indifferenza non merita più risposte nè considerazione.
Buona fortuna!

Lea

io nemmeno la perdo la mia dignità, ma il Paese sì. Vorrei essere Inglese, Tedesca o Neo Zelandese, dove chi ha incarichi pubblichi conosce la dignità e il rispetto, e prima ancora che gli venga chiesto dalla dignità offesa dei cittadini, si dimette scusandosi.
Se il presidente del consiglio si dimettesse e continuasse ad andare a cercare donnine in giro (sempre se non minorenni e nei limiti della legalità, cosa che la prostituzione non è) a me non importerebbe nulla ti assicuro. Lo stesso ragionamento lo feci a suo tempo per il povero Marrazzo, che non giudico per avere avuto storie con tansessuali, ma giudico il fatto che non abbia rispettato la dignità dei cittadini che rappresentava (elettori e non).
Poi posso assicurarti che per mia fortuna frequento donne e uomini con idee politiche diverse, tutte ma dico tutte sono d’accordo che chi rappresenta un Paese debba avere il senso del limite (oltre che della legalità) e che Berlusconi lo abbia passato da tempo.
Io penso che le persone che non capiscono questo stanno facendo un’opera di rimozione su se stesse, forse dettata dalla paura di aprire gli occhi, forse per la paura di essere accomunati ai “radical chic” della sinistra, a me piacerebbe che su una cosa del genere non vi fosse nemmeno da discutere, dovremmo essere tutti d’accordo. Penso a quel povero politico tedesco che è stato costretto a dimettersi per aver affittato un filmino e aver messo le spese in conto…….nessuno ha gridato allo scandalo, nessuno ha detto poverino, i tedeschi hanno detto lo faccia ma da cittadino comune, PUNTO E BASTA!
Hai scritto che hai viaggiato tanto, quando si parla con gli stranieri si capisce quale sia questo senso del limite delle istituzioni, che ormai in Italia è stato distrutto.

Rosi Guerino

Ohibò!! Sono perplessa da questa visione “alternativa” del movimento appena nato…mi sembra un tantino azzardato..Credo anche che lo si sia un pò travisato.Comunque complimenti per la fantasia! Sagittario.. J presume…. giusto? :D

Sandra Giuliani

Quanto male inutile fanno articoli del genere alle donne e agli uomini che cercano non di diventare eroi o eroine ma di essere cittadini e cittadine consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri. Serve ancora questa demagogia da Letteratura d’Appendice? Il mondo è cambiato, signora: questa distinzione tra donne del popolo e le altre è veramente obsoleta. e tradisce una visione stantia delle cose pubbliche. Sono poche le donne che hanno fatto carriera, ma io sono fiera che ci siano e sminuire la forza del Cinema a firma di una donna ricordandone solo l’appartenenza familiare, è veramente misero: vada a vederli i film della Comencini, non hanno nulla di meno di tanti altri cineasti, maschi, figli di papà. Sono “giudizi” sommari che nuocciono alla crescita professionale delle donne. Perché le donne di oggi, di quel “popolo” che lei cita, fanno mestieri e professioni molto diverse e non rientrano più in categorie come quelle che lei rispolvera. E ogni cittadino o cittadina, di qualunque ceto o classe sociale, ha diritto ad agire in prima persona, a far sentire la propria voce. Non vale di più – o è più vera – un’azione di difesa del lavoro fatta da una persona disoccupata. E’ un modo distorto e ideologico di interpretare. Io non ho una faniglia “importante” alle spalle, non sono una “popolana”, sono una cittadina che cerca di sopravvivere con un lavoro autonomo, che ha tante problematiche che somigliano a quelle di un operaio o commerciante eppure a rigore dovrebbe essere un lavoro “di lusso” perché intellettuale. Etichette inutili: il mio ingegno ha bisogno di pane e di garanzie quanto il lavoro fatto con le mani. Le donne e gli uomini sono stanchi, esausti e per questo oggi si mobilitano e rispondono agli appelli. Non ci sono donne principesse e non ci sono donne streghe come non ci sono donne madonne e donne puttane. E qui nessuno e nessuna agisce con condanne morali ma anche nel caso delle prostitute, per riprendere la sua infelice battuta circa l’amicizia, difendere la dignità di una persona passa anche attraverso la dignità dei corpi, di tutte. Ci sono schiavitù più o meno velate che spesso sono nella mente e dopo nei corpi, grazie ai Modelli e agli Immaginari sociali e culturali. La libertà di scelta è un’altra cosa dal pietismo e dalla demagogia. Richiede rigore anche delle parole che si scelgono per dire le cose.

Silvia Noferi

Che cosa vorrà spiegarci la signora Palmerini? A me che sono figlia di un postino e di una casalinga, che non ho potuto frequentare l’Università ma sono stata mandata a fare le pulizie in ufficio? Cosa vuole spiegarmi signora Palmerini, a me che mi sono ritrovata in mezzo ad una strada a vent’anni dalla sera alla mattina? Cosa vuole insegnarmi cara signora, a me che ho allevato una splendida figlia tutta da sola, che ho un ottimo lavoro e studio la sera dopocena per laurearmi adesso che ho quasi cinquant’anni? Da chi mi devo difendere o chi mi deve rappresentare? Non è certo lei… mi permetta!
Silvia N.
SNOQ Firenze
18 luglio 2011

Cosiddettadonnadelpopolo

“la storia insegna che ogni principessa deve vedersela con una strega”. E sei tu la strega? Bugiarda o molto disattenta di sicuro; perché tutti i moralismi che racconti qui sono una pura manipolazione.

20 luglio 2011 Pubblicato da | Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il bisogno di moderne eroine

Lucia Palmerini

di LUCIA PALMERINI

E’ iniziata ieri e continua oggi a Siena la 2 giorni NO-Stop “Se Non Ora Quando?”. Il movimento nato lo scorso febbraio e culminato con la manifestazione del 13 febbraio, che in seguito alla “scoperta” del un giro di escort e accompagnatrici di Berlusconi, proponeva un modello di donna casto e pudico. Tralasciando le considerazioni sulla nascita ed il perdurare di questo movimento che trovate anche nel mio precedente articolo pubblicato dal Corriere della Sera, mi domando se realmente una protesta o manifestazione del genere possa essere credibile verificandone i contenuti e l’identità dei promotori.

Le eroine da che mondo è mondo sono figlie del popolo, della miseria, delle ingiustizie. Si immedesimano nei più deboli, hanno sete di giustizia e vogliono riscattarli dai soprusi ed aiutarli, difenderli dall’egoismo e dalla cattiveria dei più forti. Le eroine spesso sono state aiutate dall’incontro con un uomo potente, e hanno saputo far fruttare la loro intelligenza. Ma mai le eroine erano ricche signore, figlie di ricchi principi. Mentre le principesse, astute, maghe, abili incantatrici e consapevoli delle loro capacità, sono state sempre odiate, perchè ritenute colpevoli di sperperi ed ingiustizie.

I tempi sono cambiati, le eroine moderne sono principesse, che scendono dalla carrozza, danno la mano, salutano il bambino malato, accarezzano il cane randagio (sembra di vedere la dolcissima Kate Middleton) e poi tornano nei loro palazzi, controllano le entrate del conto, stringono affari e legami importanti. Le eroine moderne non sanno cosa siano i problemi che cercano di risolvere perchè non li hanno mai affrontati, non li hanno mai riguardate, mai lontanamente sfiorate. Eppure si impegnano e cercano una soluzione ed i sudditi assuefatti dal sogno sperano che questa volta sia diverso, che questa volta sia quella giusta, che finalmente la principessa è quella bianca, buona e giusta che li solleverà dai problemi o che semplicemente farà pensare loro a qualcosa di bello.

Le streghe tornano ad essere streghe, nere, cattive, da rinchiudere ed isolare. Portatrici di una speranza pericolosa, quella speranza che porta alla consapevolezza delle proprie capacità, che ci rende capaci di pensare che da sole, senza false e buone princepesse, possiamo farcela, possiamo essere padrone di noi stesse e del nostro mondo.

Così ecco che nasce una manifestazione contro il comportamento di chi il proprio corpo lo ha usato e continua ad usarlo. Contro chi cerca di emanciparsi con tutte le sue forze. Nasce una manifestazione per dividere il popolo, in questo caso le donne. I temi che andrebbero affrontati sono invece celati, tenuti nascosti, offuscati dallo scalpore del comportamento delle streghe cattive. Non basta una manifestazione, si torna in piazza, e le streghe sperano che questa volta ci si renda conto di cosa chiedere. Invece la realtà che ci circonda resta lontana, sormontata dalla dialettica e dalle parole. Così in una manifestazione di donne non si parla della legge stravolta ed appena approvata sulle quote rosa. Non si parla della scandalosa presa di posizione sulla pillola dei 5 giorni dopo, la cui prescrizione è autorizzata in tutto il mondo ma solo in Italia prevede uno scandaloso esame del sangue che ne impedisce l’uso.

Parole e dialettica nascondono anche l’identità dei promotori, ma non nomi e cognomi, bensì la loro storia, il loro percorso lavorativo, la loro carriera. Succede così che la portavoce della scarsa meritocrazia e delle ingiustizie subite dalle donne sia una certa Francesca Comencini, conosciuta più che per i suoi film in qualità di regista e sceneggiatrice, per essere la figlia del grande Luigi Comencini, che ha diretto nella sua carriera attori del calibro di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida e che è stato talmente bravo da riuscire ad inserire nel mondo del cinema tutte e 4 le figlie, non solo la nostra eroina Francesca, ma anche le altre tre: Cristina, Paola ed Eleonora.

Eroine moderne, che parlano di figli, di impossibilità di fare il lavoro che più ci piace, di difficoltà nel mondo del lavoro, di ingiustizie sociali, ma che nella loro vita non le hanno mai incontrate o dovute affrontare, o comunque non come la donna figlia di operai o di commercianti che deve guadagnarsi il pane senza poter contare su un padre importante o amicizie di alto-livello.

Le donne del popolo sono stanche, esauste, credono e sperano nella principessa che urla di essere venuta a salvarle. Ma la storia insegna che ogni principessa doveva vedersela con una strega. La immagino nell’ombra, seduta ad ascoltare con attenzione, per prepararsi all’azione e sferrare il suo attacco. Che sia anche solo quello di accettare una prostituta come amica e non condannarla.

10 Luglio 2011

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10 luglio 2011 Pubblicato da | Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Quando Rino Gaetano cantava di Ruby, Wilma e altre “stelle”

di NICOLA MENTE

Sfogliare il proprio diario personale significa ricordare eventi lieti e affrontare ricordi tristi. Qualche volta si sfoglia da sinistra verso destra, si creano domande sul proprio percorso, si interroga la dote del tempo che scorre. Altre volte si decide di saltare da una pagina all’altra, non appena si ripresenta qualche collegamento. Altre volte si guarda al passato rimpiangendo appuntamenti mancati e improvvise dipartite. Come quella di Rino Gaetano, cantastorie geniale e sempre rimasto legato a quel concetto di alienazione e di reale stato brado, il cosiddetto “fuori dagli schemi”, espressione sempre troppo abusata e soprattutto imprecisa, come spesso imprecisa è la definizione dei livelli e delle dimensioni di questi schemi stessi.

Un uomo dall’esistenza squarciante e mai piatta, come un sussulto. Un simpatico menestrello da esibire senza approfondire più di tanto.
Sanremo, 26 gennaio 1978. Cominciamo da qui. Da una serata mondana, da una serata da Festival. Un’Italia in preda al tormento e alla rabbia vede questo ragazzo magro e colorato, con tanto di cilindro e ukulele, presentare alla kermesse dei fiori Gianna, un pezzo destinato ad entrare nella colonna sonora di questo squarcio di storia italiana. Senza però esser totalmente compreso, nella totalità della sua opera. Un’opera “rivelatrice”. Una filosofia che comunicava attraverso il surrealismo, quella di Gaetano, che armeggiava con disinvoltura l’apparenza ingannatrice di melodie orecchiabili e filastrocche nonsense, per assestare colpi ben indirizzati.

Roma, 15 luglio 1978. Trasmissione radiofonica Il quadernetto romano, conduce Enzo Siciliano, futuro presidente RAI. Ospite è proprio Rino Gaetano, che su richiesta del conduttore tenta di spiegare chi sia la protagonista della canzone che lo ha portato al podio sanremese. «Gianna è una ragazza quindicenne che si pone un grave problema. Dice: che faccio? Mi politicizzo subito, oppure aspetto di diventare prima donna e poi lo faccio? Questa dura lotta non si risolve assolutamente, perché fa tutt’e due insieme. Però senza annientare l’una o l’altra parte, come spesso si fa». Il messaggio è particolare, e nell’occasione Siciliano liquida la questione con l’atteggiamento di chi sembra cogliere al volo la questione, ma senza dedicare tempo al dibattito e ad un’eventuale ulteriore analisi del pensiero espresso. Un pensiero abbastanza “spinoso” e piuttosto chiaro.

Quella è l’estate di Nuntereggae più, tormentone dal testo dissacrante che allieta (almeno così pare) l’estate di un paese sventrato da gravi problemi e da pericolose tensioni. Pochi mesi prima era stato rinvenuto il corpo del presidente Dc Aldo Moro, mentre l’instabilità e la rabbia divampavano a ogni livello della società. Sono gli anni di piombo, anni intrisi di sangue e offuscati dalla nebbia. In Nuntereggae più Gaetano nomina Capocotta, una località balneare sul litorale romano. Una località non qualunque. Quella spiaggia 25 anni prima è teatro di uno degli scandali più scabrosi che investono il mondo politico italiano nel secondo dopoguerra.

Torvajanica, 11 aprile 1953. Una ragazza ventunenne (dunque appena maggiorenne, per le leggi in vigore all’epoca), Wilma Montesi, viene trovata morta in riva al mare. La Montesi è una giovane e bella ragazza romana, di umili origini, con qualche aspirazione ad entrare nel mondo del cinema e dello spettacolo. Quello fu un caso che, dopo un iniziale tentativo di conclusione (con l’ipotesi del suicidio della giovane) affrettata, montò a livello nazionale in occasione delle elezioni politiche, le prime regolate dalla contestatissima “legge truffa” De Gasperi-Scelba (siamo alle solite: poster hoc, propter hoc?), e si rivelò un autentico scandalo per il mondo delle istituzioni: vennero infatti ricostruite, grazie a riaperture di fascicoli e deposizioni di presunti testimoni, situazioni sinistre, nelle quali venivano dipinte feste private a base di sesso e droga. Feste con partecipanti illustri, legati al mondo finanziario e soprattutto a quello politico. Feste avvenute in località Capocotta, appunto. Si parlò di ambienti vicini alla Democrazia cristiana, lo scandalo giunse fino alla Presidenza del Consiglio e ciò recò non poco turbamento.

Lo stesso Aldo Moro, nel memoriale consegnato alle Br prima di essere ucciso, proprio nella primavera di quel 1978, scriveva: «prescindendo dalla prima e più semplice fase della sua vita politica caratterizzata, come è generalmente riconosciuto da dinamismo realizzatore, il nome di Fanfani emerge, essendo allora ministro dell’Interno, in occasione del caso Montesi, il quale sulla base di un’ondata purificatrice che non avrebbe dovuto guardare in faccia a nessuno, coinvolse sulla base di alibi indizi, poi contestati dalla magistratura di Venezia, il senatore Piccioni, una delle persone più stimate della Dc, il quale dové lasciare il posto di ministro, per quella che si dimostrò poi di essere una leggerezza… L’onorevole Fanfani salì rapidamente i gradini della sua carriera politica e finì per assommare in sé in poco tempo tre cariche di grande rilievo quali la segreteria del partito, cui era pervenuto in successione di De Gasperi, la Presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri».

Ma torniamo a Gianna. Nella fiction su Gaetano uscita nel 2007 (prodotta da Rai Fiction e realizzata da Claudia Mori per la Ciao ragazzi), si spiega come quella canzone sia “priva di significato”. Conclusione strana ed affrettata, oltre che falsa. Una canzone che il significato ce l’ha, eccome. Eppure è strano che, dal momento in cui si decide di comporre una biografia dell’autore, si saltino numerosi elementi importanti e si travisi la realtà. Una fiction molto contestata quella, sia dalla sorella del cantautore che dalla fidanzata Amelia Conte, per aver travisato la figura di Rino, passato per un arido alcolizzato fino a sfiorare il patologico. Una biografia tendente alla calunnia, dalla quale Rino non esce bene e soprattutto non esce nel lato più “autentico”.

Logico è che con la chiave di lettura fornita da quella breve introduzione dello stesso Gaetano, il testo assuma contorni diversi e significati meno sibillini di quel che apparentemente sembrerebbe. Gianna non cercava suo marito (il Pigmalione), Gianna difendeva il suo salario dall’inflazione. Gianna non crede alle canzonette o agli Ufo (come fanno le sue coetanee), Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo (tubero prezioso ed estatico). E poi? E poi la notte, dove “la festa è finita, evviva la vita /La gente si sveste e comincia un mondo /un mondo diverso, ma fatto di sesso /e chi vivrà vedrà”. Fino alla conclusione: “Ma dove vai, vieni qua, ma che fai? /Dove vai, con chi ce l’hai?/ Butta là, vieni qua/ chi la prende e a chi la dà!/Dove sei, dove stai? /Fatti sempre i fatti tuoi!Di chi sei, ma che vuoi?/Il dottore non c’e’ mai!Non c’e’ mai! Non c’e’ mai!/Tu non prendi se non dai”!

Il pensiero corre attraverso trentadue anni. Milano, 27 maggio 2010. Il caso Ruby, la telefonata di Silvio Berlusconi in questura, l’apertura dell’inchiesta. Luci nuovamente puntate su feste, presunte orge, giovani appena maggiorenni (o non ancora), spettacolo (senza morti eccellenti, almeno fin ora). Scandalo in versione moderna di un cliché tipico ma tirato fuori ad arte in base a discrezioni ancora tutte da capire. Un filo che rimane intatto (seppur sotterrato) dopo cinquantotto anni e che riemerge al momento opportuno, in chiave moderna. Una luce sinistra su qualcosa che l’elettorato d’opposizione utilizza per indicare Berlusconi come vaso di Pandora e genesi del degrado, come l’introduttore di mondi perversi legati allo spettacolo. Qualcosa che invece si riconduce ai più fitti misteri dell’Italia repubblicana. Il sesso, la perversione e la politica. I mass media, la comunicazione. Un legame che Rino aveva colto e intuito, che aveva tentato di “passare” a suo modo. Un’intuizione geniale mai valorizzata e approfondita, neanche di fronte ad una biografia. Ruby come Wilma, Wilma come Gianna, Gianna come Ruby. Legate da un triplice filo. Politicizzarsi, o diventare prima donna? Continuare a sfogliare il diario, o andare avanti, senza curarsi più di tanto del passato? Quando si tornerà a leggere e a capire le pagine ingiallite, prima di scriverne nuove?

10 aprile 2011

Fonte: www.diebrucke.it

12 aprile 2011 Pubblicato da | Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Società | , , , , , , | Lascia un commento

Geisha a Chi? le Donne in Giappone ora Guadagnano più degli Uomini

di FEDERICO FUBINI

Doveva succedere prima o poi. Ora è successo. Per la prima volta nella storia dell’umanità, da qualche parte nel mondo ma non in una qualsiasi, il sorpasso si è consumato. In Giappone dall’anno scorso le donne single hanno iniziato ad avere un «reddito disponibile» più alto di quello degli uomini, comunica l’ufficio per il sondaggio sulla famiglia. Brutalmente, guadagnano di più. Geisha a chi? Allo sbocco della grande recessione, non a loro: le donne nipponiche hanno continuato a incrementare il loro reddito, anzi hanno accelerato l’aumento, mentre i guadagni degli uomini finivano in depressione.

Il Giappone ne ha un disperato bisogno e in questo non sarebbe neanche il solo. È uno dei Paesi più vecchi al mondo, con un’età media di quasi 45 anni (appena pochi mesi più vecchio dell’Italia) e con 7,4 nuovi nati ogni mille abitanti è penultimo su 224 Stati nella graduatoria della fertilità (quartultima al mondo è l’Italia). Il Giappone sarebbe una società destinata ineluttabilmente ad avvizzire, se non attingesse un po’ di forze fresche dall’ingresso pieno – e con pari dignità – delle donne nel lavoro.

Se n’è accorta persino Goldman Sachs. Con il suo fiuto abituale la più grande banca d’affari al mondo ha trovato un modo di farci guadagnare i suoi clienti. La sede di Tokyo di Goldman ha creato quello che definisce il «Womenomics Winners Basket», il paniere dei vincenti nell’economia delle donne.

Titoli di società disparate, ma sempre con la caratteristica di aiutare le donne nel conciliare casa e lavoro. C’è Pigeon, un gruppo che fa prodotti per l’infanzia ma fornisce anche servizi di baby-sitting. O Benesse Holding, azienda di «servizi educativi» (ripetizioni a casa per scolari in ritardo) che recapita anche cene calde a casa se la madre di famiglia è appena tornata dal lavoro. O Watami Restaurant, gestore di ristoranti e di asili d’infanzia. È appunto l’economia delle donne in corsia di sorpasso. E il paniere di Goldman com’è andato? In corsia di sorpasso anche quello: dal 2005 ha battuto la media della Borsa di Tokyo del 39%.

19 Gennaio 2011

Fonte: www.corriere.it

19 gennaio 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Pari Opportunita', Società | , , , , , , , , | Lascia un commento

L’esercito rifiuta il caporal maggiore Fabri: «Inidonea perché incinta»

Precaria da 5 anni. Non potrà partecipare al concorso per l’assunzione a tempo indeterminato. Ricorre al Tar.

MILANO – Cinque anni di onorato servizio da volontaria con le stellette. Poi, quando finalmente stava arrivando l’occasione di stabilizzare il rapporto di lavoro, la doccia fredda: esclusa dal concorso perché inidonea al servizio militare. Il tempo del concorso era arrivato mentre Valentina Fabri, primo caporal maggiore dell’Esercito italiano, era incinta. A denunciare la storia di Valentina, anni da precaria e fuori dal concorso perché in attesa del primo figlio, è il portale di informazione indipendente per il comparto sicurezza e difesa (Grenet.it). Il caporal maggiore Fabri, messa da parte la delusione, ha impugnato la decisione proponendo il ricorso al Tar del Lazio.

VIOLAZIONE – La futura mamma tutto avrebbe immaginato, dopo aver servito le forze armate così a lungo come precaria, con rafferme biennali, fuorché di vedersi negata la possibilità di coronare il proprio sogno professionale e di affrontare con maggiore serenità l’arrivo del suo primo figlio. Il ricorso, spiega l’avvocato Giorgio Carta, nasce dalla «chiara violazione dell’articolo 3 del D.M. 4 aprile 2000, numero 114, il sui secondo comma dispone che lo stato di gravidanza costituisce impedimento all’accertamento temporaneo dell’idoneità». Non solo: «l’altro aspetto grottesco della vicenda – aggiunge l’avvocato Carta – è che la commissione medica concorsuale ha reiteratamente rinviato le visite previste avvertendo che lo stato di gravidanza sarebbe stato causa di inidoneità se si fosse protratto oltre il termine finale del concorso. Come se la ragazza potesse accelerare o contrarre il tempo fisiologico della gestazione».

3 gennaio 2011

Fonte: www.corriere.it

3 gennaio 2011 Pubblicato da | Pari Opportunita', Società | , , , | Lascia un commento

Oggi Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Oggi si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne; in Francia l’iniziativa “tutte in gonna”

CARFAGNA E BONINO CONTRO MUTILAZIONI GENITALI – Una firma “bipartisan” contro le Mutilazioni genitali femminili: Mara Carfagna ed Emma Bonino hanno firmato stamani, a Palazzo Chigi, il petalo rosa simbolo della campagna mondiale contro le Mgf promossa in Italia da Aidos e Amnesty International. Una campagna, ha sottolineato la presidente di Aidos Daniela Colombo, che ha l’obiettivo di raccogliere 8.000 firme al giorno, perché tante sono nel mondo le bambine che in media rischiano di subire mutilazioni dei genitali, circa 3 milioni all’anno. In Europa sono 500mila le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale, e sono 38.000 le donne straniere residenti in Italia e con regolare permesso di soggiorno (quindi il dato è sottostimato) che nel loro Paese hanno subito questa violenza. Circa mille le bambine straniere che vivono nel nostro Paese che sono a rischio di subire una qualche forma di mutilazione genitale.

Aidos e Amnesty hanno chiesto al ministro per le pari opportunità un impegno affinché le vittime di Mgf possano ottenere il diritto di asilo, la legge contro le Mgf (“la migliore al mondo”) sia rifinanziata, e affinché il suo dicastero mantenga la leadership su questa materia: “non è materia per le Regioni” hanno spiegato. “L’Italia – ha risposto Mara Carfagna – è in prima linea nella lotta alle Mgf e nella richiesta di una risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu per metterle al bando, grazie anche alla sensibilità del ministro degli esteri Franco Frattini. Speriamo di convincere i Paesi africani, finora piuttosto tiepidi”. “Questo è un momento cruciale della campagna contro le mutilazioni – ha detto la senatrice radicale Bonino – vogliamo una risoluzione entro l’anno. Cambiare si può: su 29 Paesi dove si praticano le Mgf, 19 hanno ottenuto una legge nazionale di interdizione”.

In occasione della Giornata internazionale Onu contro la violenza sulle donne i panifici del vicentino distribuiranno sacchetti con la scritta ‘Per molte donne la violenza e’ pane quotidiano, aiutaci ad aiutartì. Tutti i gestori di panetterie e di rivendite di pane hanno ricevuto l’invito ad utilizzare i sacchetti (20mila quelli distribuiti in questi giorni dal Comune di Thiene) sui quali sono indicati recapiti telefonici e mail ai quali le donne vittime di violenza possono rivolgersi. L’iniziativa è degli Sportelli Donna di Schio e Malo e del Comune di Thiene, che fanno parte del ‘Coordinamento contro la violenza domestica e il maltrattamento’: hanno deciso di unire le forze per lanciare un messaggio forte, ricordando anche la rete di assistenza e informazione presente sul territorio. La data del 25 novembre, scelta dall’Assemblea Generale dell’ONU per sensibilizzare la popolazione al problema della violenza sulle donne, ricorda il brutale assassinio avvenuto nel 1960 delle tre sorelle Mirabal sotto il regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana.

Scatta oggi in Francia l’iniziativa “tutte in gonna” per la Giornata di lotta contro le violenze sulle donne, mentre alcune associazioni femministe lanciano una compagna shock contro lo stupro. In Francia, dove lo stupro è un crimine dal 1980, vengono violentate ogni anno 75.000 donne tra i 18 e i 75 anni ma, secondo l’Osservatorio nazionale della delinquenza, solo una piccola parte delle violenze viene denunciata. Nel 2009, per esempio, le denunce sono state “solo” 9.824. In uno degli spot della campagna lanciata dal movimento Osez le Feminisme, intitolata “La vergogna cambia di campo”, si vede per esempio una giovane che sta per prendere l’ascensore con il portinaio che, si intuisce, vuole abusare di lei. “Lo scopo è far capire agli uomini quanto una ragazza può sentirsi vulnerabile nei loro confronti”, ha spiegato Caroline de Haas, presidente dell’associazione. Il movimento ha anche lanciato una petizione online contro lo stupro, che ha già il sostegno di note personalità, vittime o meno di violenza.

Per denunciare le violenze contro le donne, le francesi indosseranno la gonna domani su invito, lanciato su Facebook, dal movimento Ni putes ni soumises. A sbuffo, a pieghe, mini o lunga, ogni gonna va bene pur di appoggiare “quante di noi subiscono il solo fatto di essere nate donne”, si legge in un comunicato del noto movimento presieduto da Sihem Habchi. E’ il diritto alla femminilità che Ni putes ni soumises vuole promuovere, ricordando che la Francia è teatro di intolleranze proprio come certi Paesi di Africa o Asia. Fatti di cronaca recente lo testimoniano. E’ il caso di Marine, 15 anni, picchiata lo scorso ottobre ad Avignone, nel sud, perché aveva osato reagire ai giudizi maschilisti sul suo abito, giudicato “troppo” sexy. A Gap, nell’aprile del 2010, il direttore di una scuola media aveva persino deciso di vietare la gonna in classe pur di evitare problemi. A denunciare la situazione che vivono molto ragazzine nelle banlieue delle grandi città, era stato un film del 2009 “La journee de la jupe” (la giornata della gonna) in cui Isabelle Adjani vestiva i panni di un’insegnante di periferia che prende in ostaggio i suoi studenti maschilisti e chiede in cambio l’instaurazione di una giornata nazionale della gonna.

25 Novembre 2010

Fonte: www.ansa.it

25 novembre 2010 Pubblicato da | Pari Opportunita', Società | , , , , , | Lascia un commento

Newsweek e le grandi donne d’Italia «Loro non sono le ragazze di Berlusconi»

di FRACESCO TORTORA

Tempi duri per le donne che vivono nel Belpaese. Non bastavano le periodiche classifiche che confermano come l’Italia resti il fanalino di coda dell’Europa nel garantire lavoro e benessere al gentil sesso. Negli ultimi tempi, soprattutto a causa degli scandali che hanno coinvolto il premier Berlusconi, i giornali internazionali hanno focalizzato la loro attenzione sull’intramontabile maschilismo italico e sul ruolo apparentemente sottomesso delle donne nostrane. Ma come racconta in un recente reportage Newsweek, non tutte le donne italiane sognano di diventare veline o modelle. L’autorevole magazine americano celebra le grandi donne della nostra storia recente e afferma che queste prominenti figure mettono completamente in discussione gli stereotipi della società berlusconiana. Loro, spiega Newsweek, non sono le ragazze del premier.

DALLE LOTTE FEMMINISTE AL CINEMA – Una delle prime grandi italiane che compare nel reportage è Anna Maria Mozzoni. Pioniera del femminismo italico, la Mozzoni, che visse tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è considerata la prima donna italiana a essersi battuta affinché anche il gentil sesso potesse votare alle elezioni. Nel 1878 rappresentò l’Italia a Parigi nel “Congresso internazionale per i diritti delle donne” e l’anno seguente fondò a Milano la “Lega promotrice degli interessi femminili”. Segue una delle più grandi attrici del cinema neorealista italiano: Anna Magnani. Per rendere chiara la distanza che separa la grandezza e la fierezza femminile di “Nannarella” dagli stereotipi italici odierni il settimanale statunitense riprende una vecchia frase che il premio Oscar amava ripetere al suo truccatore: «Le rughe non me le coprire. Ci ho messo una vita a farmele venire». Tra le grandi donne presenti in rassegna c’è anche Isabella Rossellini. La figlia del grande regista Roberto Rossellini e dell’attrice svedese Ingrid Bergman recentemente ha presentato “Green Porno“, brevissimi cortometraggi che in maniera ironica e seducente raccontano la vita sessuale degli insetti

DALLA SCIENZA AL GIORNALISMO – Nella lista delle grandi italiane non poteva mancare Rita Levi Montalcini. Premio Nobel per la medicina nel 1986 e senatrice a vita dal 2001 , la Montalcini, nonostante abbia superato i 100 anni, continua a partecipare alle sedute di Palazzo Madama. La rassegna continua con Sofia Villani Scicolone, in arte Sofia Loren, una delle donne del Belpaese più conosciute nel mondo grazie alle sue indimenticabili interpretazioni cinematografiche che le hanno garantito ben due Oscar: «Il suo nome – scrive Newsweek – è sinonimo di cinema italiano, di bellezza e rappresenta l’ideale della donna forte del Belpaese». Ma le donne italiane si sono distinte anche nel mondo del giornalismo locale e internazionale. È il caso di Oriana Fallaci e Rosaria Capacchione. La prima è stata una dei più grandi reporter della storia. «Le sue interviste – dichiara Newsweek, riprendendo un vecchio articolo del Guardian di Londra – divennero oggetto di un’autentica venerazione in America». La seconda, esperta di cronaca giudiziaria, è uno dei simboli odierni della lotta contro la criminalità organizzata. Più volte minacciata di morte dai Casalesi, la giornalista vive da anni sotto scorta e nonostante le continue minacce, continua il suo apprezzabile lavoro di cronista per “Il Mattino” di Napoli.

DALLA POLITICA ALL’INDUSTRIA – Nel corso del tempo l’Italia non solo ha avuto grandi donne nella politica nazionale, ma le ha anche esportate in altri paesi. Ne è un esempio Sonia Gandhi, nata a Lusiana in Veneto e vedova di Rajiv Gandhi, già primo ministro indiano. Recentemente Sonia è divenuta presidente del Partito del Congresso, formazione politica al governo nel subcontinente indiano e quest’anno è stata definita da Forbes la nona persona più influente del mondo. Seguono due autentici miti della moda: Miuccia Prada e Donatella Versace. La prima ha trasformato l’azienda paterna in uno dei brand di moda più importanti al mondo, la seconda invece ha preso le redini del marchio “Versace” dopo la tragica morte del geniale fratello Gianni, nel luglio del 1997. Uno dei prodotti italici più famosi nel mondo è il vino. Le tre sorelle Allegra, Albiera e Alessia Antinori hanno contribuito a rendere il proprio marchio unico nel pianeta e continuano con eleganza il mestiere che la famiglia fiorentina porta avanti da più di 600 anni. Chiudono la lista altre due famose donne: Emma Marcegaglia e Carla Bruni. La prima è l’unica donna a essere riuscita a diventare Presidente di Confindustria. La seconda dopo una lunga carriera da modella e cantante, è ormai conosciuta da tutti, dopo il matrimonio con Nicolas Sarkozy, come la Première Dame di Francia

16 Novembre 2010

Fonte: www.corriere.it

16 novembre 2010 Pubblicato da | Pari Opportunita', Società | , , , | Lascia un commento

Donne e Pari Opportunità: Italia dietro a tutti

di MARTINA LACERENZA

Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha una storia relativamente recente, essendo stato istituito per la prima volta nel 1996 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che, tramite un decreto, l’anno successivo ne ha poi fissato le relative funzioni. Attualmente ha una struttura che prevede un ufficio per gli interventi in campo economico e sociale, uno per quelli di pari opportunità e uno per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni.
A quasi quindici anni dalla sua comparsa fare il punto sul ruolo di questo Ministero e sulla sua reale capacità di incidere nei processi politici, economici e sociali del Paese sarebbe quindi interessante per comprendere quanto concreto potere le donne italiane abbiano conquistato durante questo arco di tempo. A fornire un’ eloquente risposta ci ha pensato in questi giorni direttamente il Word Economic Forum con una classifica effettuata in 134 Paesi sul divario di opportunità tra uomini e donne, illustrata nell’apposito rapporto 2010 sul Gender Gap. Il risultato per l’Italia è decisamente imbarazzante: dalla posizione numero 72 è scivolata ulteriormente alla numero 74, registrando così il punteggio tra i più bassi dell’Unione Europea.
Fra i Paesi avanzati siamo infatti seguiti solo dal Giappone e preceduti da Repubblica Domenicana, Vietnam, Ghana, Malawi, Romania e Tanzania. Le prime quattro posizioni sono occupate da Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia: nazioni che continuano a lavorare per eliminare “le disparità di genere”, come ha spiegato lo stesso Klaus Schwab, fondatore e presidente del Wef, che ha aggiunto: “le differenze tra i sessi sono direttamente correlate con l’alta competitività economica: donne e ragazze vengono trattate in modo equo se un Paese è in crescita e prospero”. La posizione nella classifica dipende dal grado di ‘sensibilità’ ed efficacia degli interventi messi in campo dalle istituzioni preposte, sia in termini numerici che qualitativi.

L’Italia mostra uno scarso indice di “partecipazione e opportunità nell’economia” (97mo posto), che emerge dalle differenze salariali (posto numero 121) e dalla partecipazione alla forza lavoro (posto numero 87) tra uomini e donne. Anche rispetto alla “salute e all’aspettativa di vita” è scesa dall’88mo al 95mo posto a causa sempre dell’aumento della disuguaglianza a danno delle donne. La classifica sul Gender Gap del World Economic Forum boccia quindi inesorabilmente le politiche di pari opportunità italiane: non solo siamo tra gli ultimi in Europa, ma ci superano perfino molti Paesi del Terzo Mondo dato che ci collochiamo anche dopo il Malawi e il Ghana, a un passo dall’Angola e dal Bangladesh. Le donne del nostro Paese sono dunque sempre più svantaggiate:
“l’Italia continua a risultare uno dei Paesi dell’Ue con il punteggio più basso ed è peggiorata ulteriormente rispetto all’anno scorso. Ha perso tre posti a causa dei risultati sempre scarsi in materia di partecipazione economica”, ha sottolineato sempre il Wef nel sopracitato rapporto. Si tratta di numeri desolanti, che vanno dal tasso di occupazione alla presenza (o meglio dire assenza) delle donne nelle posizioni di vertice delle aziende e alle differenze di reddito, nonostante in Italia il numero delle donne laureate sia maggiore di quello degli uomini.
La disparità di genere tipicamente nostrana, inoltre,emerge con particolare forza soprattutto a partire dall’esiguo numero dei talenti politici femminili che compongono il nostro circuito istituzionale, dove la sottorappresentanza nei ruoli decisionali è particolarmente evidente sempre in rapporto agli altri Paesi europei (dato suffragato dalle statistiche). Paradossalmente è infatti proprio il settore della politica quello in cui la disparità resta più clamorosa: le donne sono appena un quinto dei nostri rappresentanti nel governo in carica e per fare solo un semplice confronto, evitando di citare i soliti paesi nordici, basta guardare al vicino governo spagnolo, che ha una maggioranza numerica femminile.
Questo prezioso principio di eguaglianza che si esprime nel concetto di “pari opportunità” e sancito anche dalla Costituzione rischia dunque di rimanere puramente formale se non intervengono misure concrete volte ad eliminare in modo effettivo le disuguaglianze di genere, economiche e sociali presenti attualmente nel nostro Paese; il tutto a partire(è il caso di dirlo) anche da quei radicati e diffusi stereotipi mediatici che confinano l’immagine della donna quasi sempre in modelli odiosamente mediocri e inspiegabilmente scadenti.

19 Ottobre 2010

Fonte: www.laveracronaca.com

20 ottobre 2010 Pubblicato da | Esteri, Pari Opportunita', Politica, Società | , , , , , | 1 commento

Noi donne, meno libere di vent’anni fa

Una società asfittica che guarda indietro, non accetta nuove figure femminili.

E’ vero: «Siamo sole»

di MARIA LAURA RODOTA’

Il movimento femminista non ha liberato le donne, scriveva sabato sul Corriere Susanna Tamaro. Ed è vero. Per essere libere bisogna avere opportunità, e diritti. E invece: dopo le prime, vitali (per molte donne sì, vitali) conquiste, come il diritto a interrompere una gravidanza, le femministe-guida d’Italia sono andate dove le portava l’ombelico. Invece di battersi per quote sul lavoro e asili nido, hanno passato svariati anni a discutere di «pensiero della differenza». Lasciandosi indietro milioni di donne che avrebbero appoggiato (avrebbero beneficiato di) battaglie liquidate come «emancipazioniste», come se fosse una parolaccia. Rimanendo in pochissime, fino a implodere. Attorcigliandosi a discutere di corpi ed embrioni fino a raggiungere (alcune) l’opposto estremismo: prima praticavano aborti, ora vogliono impedire ai corpi delle (altre) donne di concepire con la fecondazione assistita se non maritate, o di abortire.

Maria Laura Rodotà

E così, il femminismo italiano ha avuto durata breve, è stato marginale. E il suo ripiegamento riflessivo ha contribuito a danneggiare le donne lavoratrici, le donne madri, le donne omosessuali, le donne avventurose, e tutte le minoranze. Anche grazie allo scarso femminismo, in Italia non si è mai creata una vera cultura del politicamente corretto. Che non è (solo) una censura sui battutoni; è soprattutto rispetto per l’altro/a. Che altrove ha portato alle donne vita più facile e fatiche domestiche condivise; che (per dire) fa sì che negli Stati Uniti ci sia un presidente nero e un’icona dell’opposizione femmina e di estrema destra. Della cui assenza in Italia, tutte e tutti stiamo pagando il prezzo: razzismi multipli, misoginia e maschilismi fieri, insensibilità collettiva a comportamenti privati di persone pubbliche che altrove porterebbero crisi e dimissioni. L’assenza di political correctness femminista ha poi legittimato un sessismo ordinario capillare, negli uffici, nelle famiglie, nelle relazioni. Tanto comunemente tollerato e incoraggiato da far accettare che la liberazione sessuale venisse trattata come un grosso business.

Più redditizio che altrove, è noto. Perché non controbilanciato da movimenti di opinione femminili (e non) che criticassero l’onnipresenza di seni e glutei, la cooptazione in base all’età e all’aspetto, le continue discriminazioni. Anche per questo — Tamaro giustamente lo denuncia — siamo circondati da ragazzine e bambine aspiranti veline. Anche per questo non abbiamo modelli femminili validi, magari non attraenti, che non siano showgirls. Non per questo le ragazzine sono più promiscue, come lamenta Tamaro. Lo sono meno di tante adolescenti della sua generazione, e della mia. Sono meno libere di dieci o venti anni fa; non sono libere di sognare e sperare, soprattutto (specie le non-aspiranti veline). E non solo per colpa della recessione. Per colpa di una società asfittica, che tende a guardare indietro, che non conosce e non accetta nuove figure femminili. «Siamo sole», conclude Tamaro. Sì, lo siamo. Le ragazze precarie, le madri stanche, le donne che devono abortire e non trovano un ginecologo non obiettore, le sedicenni che non sanno dove andare a chiedere un contraccettivo e dipendono dal preservativo dei partner, le straniere abbandonate a se stesse, sono solissime. C’è bisogno di più femminismo, forse, casomai.

Fonte: corriere.it

19 Aprile 2010

19 aprile 2010 Pubblicato da | Pari Opportunita', Politica, Società | , , , | Lascia un commento

   

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