Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Tawakkul Karman non ha paura

di LUCIA PALMERINI

Prima per uscire di casa doveva essere accompagnata da un uomo, adesso da una guardia del corpo. L’assegnazione del Nobel per la Pace a Tawakkul Karmannon le ha semplificato la vita, anzi  espone maggiormente a ritorsioni e minacce sia lei che la sua famiglia. In realtà, in Yemen, la vita di una qualunque donna è difficile e piena di ingiustizie, a partire dalle leggi che le riguardano ispirate alla sharia: oltre a non potersi muovere liberamente al di fuori delle mura domestiche, sono costrette a sposarsi bambine, nella maggior parte dei casi con uno sconosciuto, e la violenza in ambito familiare non costituisce reato. Ma Tawakkul Karman non ha paura, o perlomeno ha dimostrato di avere grande coraggio prendendo in mano le redini della protesta, guidando cortei, intonando i cori e gridando con il megafono. Tra i dimostranti spiccava il suo nihab rosa a fiorellini, le donne si sono fidate, hanno visto un’alternativa, un cambiamento possibile, gli uomini hanno colto l’attimo e si sono fatti guidare da questa giovane di 32 anni che altro non chiedeva che un futuro migliore, per lei, per i suoi figli, per le donne, per il suo paese. L’unico modo per farla tacere è stato arrestarla ed incarcerarla per quattro lunghissimi giorni, così come era già successo in passato. L’accusa fatta dal presidente Ali Abdullah Saleh, in carica da 33 anni, alle donne scese in piazza di non essere “delle buone musulmane” non ha fatto altro che incrementare l’indignazione e l’intensità delle proteste. Le pressioni internazioni hanno fatto il resto consentendo la scarcerazione di Tawakkul Karman che, una volta tornata libera, ha continuato a lottare con il suo popolo per la libertà, la giustizià e l’equità.

Lo Yemen è il più povero tra i paesi arabi, la speranza di vita si ferma a 60 anni, vi sono 53 decessi in media ogni 100 bambini nati vivi. Il dramma di questo paese lo si evince maggiormente nei dati sull’incremento della povertà, se nel 1992 il 20 per cento della popolazione si trovava sotto la linea di povertà, oggi invece troviamo quasi metà dell’intera popolazione con meno di 2 dollari al giorno, non diventa quindi difficile capire per quale motivo la popolazione si sia spostata nelle piazze per protestare. Ad una povertà dilagante si aggiunge la disastrosa situazione femminile, la partecipazione scolastica è inferiore rispetto ai maschi: solo il 31% delle bambine è iscritta alle elementari e la percentuale scende con l’aumentare dell’età, in generale il tasso di alfabetizzazione, è uno dei più bassi in assoluto, 50,2 per cento, anche se in miglioramento rispetto a dieci anni fa con un incremento di circa 12 punti percentuali. Le politiche attuate dal governo in risposta ai problemi del paese si sono rivelate inadatte e poco incisive ed hanno favorito l’integralismo islamico nelle zone più povere e l’incremento dell’instabilità. L’ultimo colpo di scena è arrivatto la scorsa settimana dopo mesi di scontri e proteste con l’opposizione,  in un discorso trasmesso dalla tv di stato, il presidente  Ali Abdallah Saleh ha reso pubblica l’intenzione di abbondonare il potere, ma forse è solo l’ennesima mossa politica per stemperare le polemiche internazionali sulla sua presidenza quasi quarantennale tornata alla ribalta in seguito all’assegnazione del premio nobel a Tawakkul Karman che ha portato nuovamente in primo piano la situazione in Yemen.

In realtà, in Yemen il cambiamento non è dietro l’angolo anche se il presidente Saleh, che è appoggiato dagli Stati Uniti, afferma di voler lasciare il potere. Restano infatti ancora un miraggio le tanto attese libere elezioni così come la libertà di stampa e di espressione che di fatto non esistono. Tutto passa attraverso gli uffici governativi che controllano ciò che viene divulgato, ma la rete no, internet è libero, vola sopra ogni divieto ed abbatte ogni barriera, e proprio da internet  sono nate e cominciate le prime proteste, da internet sono arrivate le notizie sulla primavera araba e grazie ad internet i dimostranti si sono organizzati e sono riusciti a portare in occidente il loro grido di aiuto. Non è un caso che la protesta passi dal web, gli utenti di internet sono passati da poco più di 10 mila del 2000 ai quasi 2 milioni e mezzo del 2009, in 5 anni il numero di host internet è passato dai 166 a 255, e riguardo ai cellulari (uno dei mezzi più economici per accedere al web) su 100 abitanti 35 ne posseggono uno, contro lo 0,18 del 2000; numeri che sono destinati a crescere. La neo Premio-Nobel Tawakkul Karman, che si  ispira a Martin Luther King, Nelson Mandela e Gandhi, per il suo paese vorrebbe una rivoluzione-sociale non-violenta e poter eleggere un nuovo presidente il prima possibile e sa bene che l’unico mezzo che può aiutare lei ed il suo Yemen a raggiungere questi obiettivi è proprio il web.

11 ottobre 2011

Pubblicato da Il Fondo Magazine

11 ottobre 2011 Pubblicato da | Esteri, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Arsa viva come le streghe: Ecco chi sono le donne scese in piazza

di LUCIA PALMERINI

Scendere in piazza per le donne, arrogarsi il diritto di parlare al plurale, anche per chi non vorrebbe essere chiamata in causa, e arrabbiarsi contro chi la pensa diversamente, offendere una persona solo perchè ha un’opinione diversa.

Ma soprattutto scrivere commenti pieni di indignazione  senza neanche aver letto l’articolo in questione, ma giudicandolo solo dal contenuto generale, magari dal titolo o dalle prime 4 righe.

E cosa gravissima: non sapere di cosa si parla.

Ed allora vi faccio io delle domande…

Io non mi sono mai permessa di distinguermi, non mi reputo inferiore a nessuno, ma neanche superiore, credo che ogni donna abbia pari dignità ma vengo accusata di distinguere tra donne per-bene e donne per-male, prostitute e non, quando io sono stata la prima a scagliarmi contro questa divisione che è palese nel manifesto di Se non ora, quando;
Ma allora non avete letto il manifesto della manifestazione a cui aderite e partecipate???

Mi definiscono arrogante e prepotente solo per aver espresso una posizione diversa;
nessuna delle persone in piazza ha pensato che magari qualcuno la potesse pensare diversamente o che gli altri potrebbero non sbagliarsi?
forse eravate veramente in cerca o meglio a caccia di streghe???

Mi chiedono se non credo di veder danneggiata la mia dignità, ma già in vari articoli ho precisato che non la perdo per il comportamento di una terza persona, che sia anche il presidente del consiglio, che per il mio modesto ed inutile parere può fare del suo corpo quello che vuole, come ogni donna o uomo, nei limiti della legge.
Perchè fate domande o commentate senza aver letto prima l’articolo? Siete prevenute/i?

Mi accusano di tollerare comportamenti-limite che offendono il nostro Paese per pudore e senso del limite.
Ho letto bene? Un politico dovrebbe rinunciare a qualcosa che non è al di fuori della legge per pudore o senso del limite.
Ma non sono gli stessi termini usati nei paesi in cui vige la sharia?

Vengo accusata di giudicare Cristina Comencini per il nome che porta e non per il suo operato.
La comencini sarà anche molto brava, ma essendoci nel mondo del cinema ben 5 Comencini (il padre e 4 figlie) posso essere libera di porre l’interrogativo sulla loro effettiva superiorità? Possibile che non c’era nessuna/o con un cognome diverso più brava/o di loro?

E vorrebbero che considerassi la già-citata Comencini per le parole che ha esposto.
Nella mia breve vita di parole ne ho sentite tante e di fatti ne ho visti pochi, non siete scese/i in piazza per questo?

Vengo accusata di manipolare i lettori.
Io reputo i lettori, gli italiani intelligenti e non facilmente manipolabili da quello che scrivo io o da chiunque altro e vorrei che scomparisse questa solita presunzione di superiorità che pervade la maggior parte di chi si dichiara di sinistra e che pensa che chi vive sulla faccia della terra, ed in particolare nel bel-paese, non sappia ragionare con il suo cervello ma sia manipolabile.

Chiamami strega, chiamami poco di buono, anche mercenaria o prostituta se questo significa ragionare ed esprimere liberamente le proprie opinioni anche se scomode.

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I commenti che seguono alcuni di quelli pervenuti sul giornale per cui scrivo e ho deciso di raccoglierli per mostrarvi chi sono le persone che vogliono rappresentare me ed altre 30 milioni di donne.

Stefia1952

gentilissima signora Palmerini, una piccola curiosità. Quali sono i suoi hobbies? Uncinetto? maglia? La cucina? Il Bricolage? Attività sportive? Storia naturale? Lo studio delle zanzare e dei loro perniciosi effetti? Bagni a mare? il sesso? I classici greci? Trekking? Botanica? Qualsiasi essi siano le consiglierei di deicarci più tempo, perchè la scrittura ahimè……

Francesca Lazzeri

Credo proprio che l’articolo che ho letto sia decisamente superficiale, non hai approfondito la conoscenza ne delle donne che erano a Siena ne tantomeno sei andata a leggere niente relativamente ai Comitati di SNOQ.
Troppo facile darci delle moraliste, a noi interessa che questo Paese cambi e che i nostri figli non pensino di essere in un Reality televisivo.
Se ti interessa informati e partecipa a qualche incontro dei Comitati e forse il prossimo articolo ti viene meglio

Lea

“Amo il confronto ed il dialogo costruttivo e non ammetto l’arroganza, la presunzione, la prepotenza e l’ignoranza cercata e voluta”.
Come diceva la mi nonna, donna del popolo, delle buone intenzioni ne son pieni i fiumi!!!!!!! Se tu avessi messo in pratica la tua buona intenzione almeno in parte, avresti parlato con qualcuna delle donne che erano lì. Certo c’era qualche “radical chic” e qualche donna famosa, ma non erano certo la maggioranza, anzi, e soprattutto nessuna cercava eroine, ma eravamo in cerca di qualcosa che a te sfugge completamente, ma non te lo dirò. Spero solo che tu abbia la voglia di scoprirlo da sola.
Un ultima cosa, ho letto un tuo blog precedente…..a noi donne (tutte) non ce ne frega un bel nulla che un presidente del consiglio sia un maiale, basterebbe che si dimettesse e che non passasse l’idea che tutto si può fare, o peggio che sia normale farlo. Il nostro non è moralismo, ma è semplicemente vivere in un Paese nel quale è difficile educare i propri figli!

Silvia N

Ma che sta dicendo? Ha cognizione delle contraddizioni di cui si fa portavoce? Cosa ne sa lei di cosa pensavano le persone in piazza. Ma mi faccia il piacere! Si dedichi all’uncinetto forse è più portata. Saper scrivere va bene ma bisogna avere dei concetti da esprimere! Lei mi sembra che abbia ancora da imparare molto cara signorina…
E termino dicendole che da ora in avanti avrà solo la nostra indifferenza non merita più risposte nè considerazione.
Buona fortuna!

Lea

io nemmeno la perdo la mia dignità, ma il Paese sì. Vorrei essere Inglese, Tedesca o Neo Zelandese, dove chi ha incarichi pubblichi conosce la dignità e il rispetto, e prima ancora che gli venga chiesto dalla dignità offesa dei cittadini, si dimette scusandosi.
Se il presidente del consiglio si dimettesse e continuasse ad andare a cercare donnine in giro (sempre se non minorenni e nei limiti della legalità, cosa che la prostituzione non è) a me non importerebbe nulla ti assicuro. Lo stesso ragionamento lo feci a suo tempo per il povero Marrazzo, che non giudico per avere avuto storie con tansessuali, ma giudico il fatto che non abbia rispettato la dignità dei cittadini che rappresentava (elettori e non).
Poi posso assicurarti che per mia fortuna frequento donne e uomini con idee politiche diverse, tutte ma dico tutte sono d’accordo che chi rappresenta un Paese debba avere il senso del limite (oltre che della legalità) e che Berlusconi lo abbia passato da tempo.
Io penso che le persone che non capiscono questo stanno facendo un’opera di rimozione su se stesse, forse dettata dalla paura di aprire gli occhi, forse per la paura di essere accomunati ai “radical chic” della sinistra, a me piacerebbe che su una cosa del genere non vi fosse nemmeno da discutere, dovremmo essere tutti d’accordo. Penso a quel povero politico tedesco che è stato costretto a dimettersi per aver affittato un filmino e aver messo le spese in conto…….nessuno ha gridato allo scandalo, nessuno ha detto poverino, i tedeschi hanno detto lo faccia ma da cittadino comune, PUNTO E BASTA!
Hai scritto che hai viaggiato tanto, quando si parla con gli stranieri si capisce quale sia questo senso del limite delle istituzioni, che ormai in Italia è stato distrutto.

Rosi Guerino

Ohibò!! Sono perplessa da questa visione “alternativa” del movimento appena nato…mi sembra un tantino azzardato..Credo anche che lo si sia un pò travisato.Comunque complimenti per la fantasia! Sagittario.. J presume…. giusto? :D

Sandra Giuliani

Quanto male inutile fanno articoli del genere alle donne e agli uomini che cercano non di diventare eroi o eroine ma di essere cittadini e cittadine consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri. Serve ancora questa demagogia da Letteratura d’Appendice? Il mondo è cambiato, signora: questa distinzione tra donne del popolo e le altre è veramente obsoleta. e tradisce una visione stantia delle cose pubbliche. Sono poche le donne che hanno fatto carriera, ma io sono fiera che ci siano e sminuire la forza del Cinema a firma di una donna ricordandone solo l’appartenenza familiare, è veramente misero: vada a vederli i film della Comencini, non hanno nulla di meno di tanti altri cineasti, maschi, figli di papà. Sono “giudizi” sommari che nuocciono alla crescita professionale delle donne. Perché le donne di oggi, di quel “popolo” che lei cita, fanno mestieri e professioni molto diverse e non rientrano più in categorie come quelle che lei rispolvera. E ogni cittadino o cittadina, di qualunque ceto o classe sociale, ha diritto ad agire in prima persona, a far sentire la propria voce. Non vale di più – o è più vera – un’azione di difesa del lavoro fatta da una persona disoccupata. E’ un modo distorto e ideologico di interpretare. Io non ho una faniglia “importante” alle spalle, non sono una “popolana”, sono una cittadina che cerca di sopravvivere con un lavoro autonomo, che ha tante problematiche che somigliano a quelle di un operaio o commerciante eppure a rigore dovrebbe essere un lavoro “di lusso” perché intellettuale. Etichette inutili: il mio ingegno ha bisogno di pane e di garanzie quanto il lavoro fatto con le mani. Le donne e gli uomini sono stanchi, esausti e per questo oggi si mobilitano e rispondono agli appelli. Non ci sono donne principesse e non ci sono donne streghe come non ci sono donne madonne e donne puttane. E qui nessuno e nessuna agisce con condanne morali ma anche nel caso delle prostitute, per riprendere la sua infelice battuta circa l’amicizia, difendere la dignità di una persona passa anche attraverso la dignità dei corpi, di tutte. Ci sono schiavitù più o meno velate che spesso sono nella mente e dopo nei corpi, grazie ai Modelli e agli Immaginari sociali e culturali. La libertà di scelta è un’altra cosa dal pietismo e dalla demagogia. Richiede rigore anche delle parole che si scelgono per dire le cose.

Silvia Noferi

Che cosa vorrà spiegarci la signora Palmerini? A me che sono figlia di un postino e di una casalinga, che non ho potuto frequentare l’Università ma sono stata mandata a fare le pulizie in ufficio? Cosa vuole spiegarmi signora Palmerini, a me che mi sono ritrovata in mezzo ad una strada a vent’anni dalla sera alla mattina? Cosa vuole insegnarmi cara signora, a me che ho allevato una splendida figlia tutta da sola, che ho un ottimo lavoro e studio la sera dopocena per laurearmi adesso che ho quasi cinquant’anni? Da chi mi devo difendere o chi mi deve rappresentare? Non è certo lei… mi permetta!
Silvia N.
SNOQ Firenze
18 luglio 2011

Cosiddettadonnadelpopolo

“la storia insegna che ogni principessa deve vedersela con una strega”. E sei tu la strega? Bugiarda o molto disattenta di sicuro; perché tutti i moralismi che racconti qui sono una pura manipolazione.

20 luglio 2011 Pubblicato da | Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Vittoria delle lobby di avvocati e commercialisti: riforma cancellata

di LUCIA PALMERINI

“…il governo formulerà alle categorie proposte di riforma.” con questa frase è stata annullata e cancellata la proposta di abolizione degli ordini professionali.

Il Consiglio Nazionale Forense ha fatto appello ai deputati-avvocati per modificare la norma del disegno di legge del Ministero dell’Economia che prevedeva non solo l’eliminazione delle restrizioni all’accesso, ma la possibilità di diventare avvocato o commercialista dopo un praticantato di 2 anni nel primo caso e 3 nel secondo, l’abolizione delle tariffe minime ed il divieto assoluto alla limitazione dello svolgimento della professione da parte degli ordini.

La presa di posizione degli avvocati del PdL ha rischiato di portare alla bocciatura la manovra economica al cui interno era inserita la norma su avvocati e commercialisti.  Tra questi, Raffaello Masci, deputato-avvocato che ha preso in mano le redini della protesta, ha ottenuto l’appoggio del Ministro La Russa e del Presidente del Senato Schifani, tutti accomunati dalla professione di avvocato.

La norma, apparsa per la prima volta ai primi di giugno, successivamente cancellata e nuovamente inserita nei giorni scorsi è stata definitivamente cancellata; il nuovo testo quantomai inutile recita:

“Il governo formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche si legge nel testo, e inoltre – trascorso il termine di 8 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero.”

La situazione non cambia e l’Ordine degli avvocati può dormire sogni tranquilli. Ancora una volta gli interessi ed i privilegi di una casta non sono stati minimamente scalfiti o messi in discussione.

15 luglio 2011

15 luglio 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il bisogno di moderne eroine

Lucia Palmerini

di LUCIA PALMERINI

E’ iniziata ieri e continua oggi a Siena la 2 giorni NO-Stop “Se Non Ora Quando?”. Il movimento nato lo scorso febbraio e culminato con la manifestazione del 13 febbraio, che in seguito alla “scoperta” del un giro di escort e accompagnatrici di Berlusconi, proponeva un modello di donna casto e pudico. Tralasciando le considerazioni sulla nascita ed il perdurare di questo movimento che trovate anche nel mio precedente articolo pubblicato dal Corriere della Sera, mi domando se realmente una protesta o manifestazione del genere possa essere credibile verificandone i contenuti e l’identità dei promotori.

Le eroine da che mondo è mondo sono figlie del popolo, della miseria, delle ingiustizie. Si immedesimano nei più deboli, hanno sete di giustizia e vogliono riscattarli dai soprusi ed aiutarli, difenderli dall’egoismo e dalla cattiveria dei più forti. Le eroine spesso sono state aiutate dall’incontro con un uomo potente, e hanno saputo far fruttare la loro intelligenza. Ma mai le eroine erano ricche signore, figlie di ricchi principi. Mentre le principesse, astute, maghe, abili incantatrici e consapevoli delle loro capacità, sono state sempre odiate, perchè ritenute colpevoli di sperperi ed ingiustizie.

I tempi sono cambiati, le eroine moderne sono principesse, che scendono dalla carrozza, danno la mano, salutano il bambino malato, accarezzano il cane randagio (sembra di vedere la dolcissima Kate Middleton) e poi tornano nei loro palazzi, controllano le entrate del conto, stringono affari e legami importanti. Le eroine moderne non sanno cosa siano i problemi che cercano di risolvere perchè non li hanno mai affrontati, non li hanno mai riguardate, mai lontanamente sfiorate. Eppure si impegnano e cercano una soluzione ed i sudditi assuefatti dal sogno sperano che questa volta sia diverso, che questa volta sia quella giusta, che finalmente la principessa è quella bianca, buona e giusta che li solleverà dai problemi o che semplicemente farà pensare loro a qualcosa di bello.

Le streghe tornano ad essere streghe, nere, cattive, da rinchiudere ed isolare. Portatrici di una speranza pericolosa, quella speranza che porta alla consapevolezza delle proprie capacità, che ci rende capaci di pensare che da sole, senza false e buone princepesse, possiamo farcela, possiamo essere padrone di noi stesse e del nostro mondo.

Così ecco che nasce una manifestazione contro il comportamento di chi il proprio corpo lo ha usato e continua ad usarlo. Contro chi cerca di emanciparsi con tutte le sue forze. Nasce una manifestazione per dividere il popolo, in questo caso le donne. I temi che andrebbero affrontati sono invece celati, tenuti nascosti, offuscati dallo scalpore del comportamento delle streghe cattive. Non basta una manifestazione, si torna in piazza, e le streghe sperano che questa volta ci si renda conto di cosa chiedere. Invece la realtà che ci circonda resta lontana, sormontata dalla dialettica e dalle parole. Così in una manifestazione di donne non si parla della legge stravolta ed appena approvata sulle quote rosa. Non si parla della scandalosa presa di posizione sulla pillola dei 5 giorni dopo, la cui prescrizione è autorizzata in tutto il mondo ma solo in Italia prevede uno scandaloso esame del sangue che ne impedisce l’uso.

Parole e dialettica nascondono anche l’identità dei promotori, ma non nomi e cognomi, bensì la loro storia, il loro percorso lavorativo, la loro carriera. Succede così che la portavoce della scarsa meritocrazia e delle ingiustizie subite dalle donne sia una certa Francesca Comencini, conosciuta più che per i suoi film in qualità di regista e sceneggiatrice, per essere la figlia del grande Luigi Comencini, che ha diretto nella sua carriera attori del calibro di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida e che è stato talmente bravo da riuscire ad inserire nel mondo del cinema tutte e 4 le figlie, non solo la nostra eroina Francesca, ma anche le altre tre: Cristina, Paola ed Eleonora.

Eroine moderne, che parlano di figli, di impossibilità di fare il lavoro che più ci piace, di difficoltà nel mondo del lavoro, di ingiustizie sociali, ma che nella loro vita non le hanno mai incontrate o dovute affrontare, o comunque non come la donna figlia di operai o di commercianti che deve guadagnarsi il pane senza poter contare su un padre importante o amicizie di alto-livello.

Le donne del popolo sono stanche, esauste, credono e sperano nella principessa che urla di essere venuta a salvarle. Ma la storia insegna che ogni principessa doveva vedersela con una strega. La immagino nell’ombra, seduta ad ascoltare con attenzione, per prepararsi all’azione e sferrare il suo attacco. Che sia anche solo quello di accettare una prostituta come amica e non condannarla.

10 Luglio 2011

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Nonna

di LUCIA PALMERINI

una strada in discesa l’odore di pino fiori rossi rosa bianchi
3 bici si rincorrono adagio
lo stesso tragitto col sorriso stampato
il mare in lontananza la meta
l’occhio vigile di una nonna

8 luglio 2011 Pubblicato da | Poesie, Scritti da Lucia Palmerini | , , , | Lascia un commento

Liberalizzazione delle professioni

di LUCIA PALMERINI

L’ipotesi del Ministero dell’Economia di abolire gli ordini professionali di avvocati e commercialisti ha portato nuovamente sotto i riflettori un dibattito che oramai dal 1995 ci viene cadenzialmente proposto. I Collegia Opificum dell’epoca romana o le loro discendenti più note ovvero le corporazioni medioevali sono i primi prototipi di ordini professionali; nacquero dalla libera iniziativa degli associati con l’obiettivo di una maggiore efficienza e forza economica ma immediatamente si trasformarono in un mezzo di protezione di privilegi, potere ed interessi del singolo o dei pochi che ne facevano parte. Le rivolte popolari (come il Tumulto dei Ciompi di Firenze), il vento di rivoluzione che soffiava dalla Francia e la nascita delle Signorie favorì l’abolizione delle corporazioni nel XVIII sec. ma non la loro scomparsa definitiva; nel secolo successivo nascevano i primi ordinamenti professionali di medici e sindacati che vennero ulteriormente disciplinati dal fascismo e mai più abrogati1, insieme a nuovi ordini come quello dei giornalisti che rispecchiava l’esigenza del regime di Mussolini di controllare i mezzi di comunicazione, e che da allora non è mai stato riformato nonostante l’ordine stesso chiedesse una sua modifica.

I fautori del mantenimento degli ordini adducono tra le motivazioni principali la necessità di una barriera per evitare la sovra-rappresentazione di una professione e la necessità di assicurare un certo reddito attraverso l’imposizione di tariffe minime che senza l’ordine non sarebbe possibile istituire. Tali tesi sono però smentite dalla realtà che ci circonda; se facciamo riferimento agli avvocati, il loro numero è quadruplicato in 10 anni nonostante sia presente un esame di accesso alla pratica della professione; per fare un confronto, la regione Lazio da sola ha lo stesso numero di avvocati dell’intera Francia. Le tariffe minime invece di garantire un reddito predeterminato hanno impedito la concorrenza e limitato la carriera dei giovani cancellando la meritocrazia dal mercato. I “quasi-avvocati”, ovvero coloro che sono in attesa di superare l’esame di stato non possono esercitare la professione liberamente ed i giovani professionisti devono accettare condizioni lavorative sfavorevoli pur di essere impiegati negli studi di avvocati senza potersi dedicare ai loro clienti.

In un’indagine condotta dall’Ires per Filcams Cgil sui giovani professionisti emerge che l’orario di lavoro è rigido per il 76,8 per cento e che le ore lavorate in media sono 38 come quelle di un impiego full-time. Il dato più sconcertante è che il 45,9 per cento dei praticanti (età media trent’anni) non percepisce una retribuzione. Il mercato è controllato, la concorrenza inesistente e chi si trova ad avere tutti i requisiti per essere avvocato eccetto per l’esame di stato, non ha il diritto di lavorare come invece dovrebbe essere garantito dalla Costituzione.

L’esame come barriera presenta inoltre molteplici dubbi sia per ciò che riguarda il suo svolgimento che gli esiti. Una prima considerazione riguarda il superamento dell’esame che è vincolato ad una prefissata percentuale e non all’effettiva preparazione dei partecipanti, quindi non è detto che tutti i meritevoli lo superino. Inoltre il tasso di superamento è variabilissimo a seconda della sede d’esame. Considerando i dati del 2005 sull’esame da avvocato, salta subito agli occhi che mentre la commissione esaminatrice con sede a Genova ha ammesso agli orali il 18,6 per cento dei presenti agli scritti, e quella di Brescia il 29,1, se ci spostiamo a Reggio Calabria la percentuale cresce esponenzialmente fino al 72,3 e addirittura a Catanzaro arriva al 78,1 per cento.

Il metro di giudizio è altrettanto aleatorio ed iniquo venendo l’esame giudicato da varie commissioni con rigidità e severità diverse e sempre senza pubblicare le correzioni nonostante una sentenza stabilisca l’anticostituzionalità del procedimento. Ma l’esame da avvocato è stato al centro di aspre polemiche anche per gli scandali che lo hanno riguardato: il 93 per cento di idonei a Reggio Calabria nel 2001, o i 2.295 partecipanti su 2.301 che compilarono esattamente lo stesso compito con gli stessi errori di scrittura a Catanzaro nel 1997.

Viene inoltre da domandarsi perché un avvocato debba essere trattato diversamente da un commerciante: se due commercianti aprono il medesimo negozio nella stessa strada, sarà la dura legge del mercato a decidere chi sopravviverà, lo stesso dovrebbe avvenire per gli avvocati, commercialisti o giornalisti.

A confermare la necessità di abolizione degli ordini professionali ci ha pensato l’Unione Europea, aprendo nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione per la mancanza di libertà del mercato e del libero accesso alle professioni anche a chi ha conseguito i titoli necessari in un altro paese europeo.

Finalmente dopo 15 anni, un disegno di legge contiene la liberalizzazione delle professioni e prevede non solo l’eliminazione delle restrizioni all’accesso, ma la possibilità di diventare avvocato o commercialista dopo un praticantato di 2 anni nel primo caso e 3 nel secondo. Il disegno di legge delega del ministero dell’economia non è stato però ancora reso noto in conferenza stampa, quindi non se ne conosce l’effettivo contenuto anche se secondo indiscrezioni dovrebbe contenere il divieto di tariffe minime o fisse ed il divieto assoluto alla limitazione dello svolgimento della professione da parte degli ordini. Fino ad ora ogni volta che si provava a mettere mano agli ordini professionali, il peso politico di chi deteneva gli interessi ed i privilegi che venivano messi in discussione era più forte di ogni necessità di modifica.

1:
-Nel   1910  (legge 455/1910) nasce l’Ordine dei Medici.

-Nel 1926 (legge 563/1926), dopo l’avvento del Fascismo, vengono istituiti i Sindacati unici di categoria, cui saranno assegnati i compiti dei vari Ordini professionali, soppressi  con RDL n.184/1935

-Caduto il Fascismo, gli Ordini vengono ricostituiti con Decreto del Capo Provvisorio dello Stato- DLCPS- n. 233/1946, che unitamente al DPR n.221/1950 ed alla legge n.409/1985 (istitutiva dell’Albo degli Odontoiatri) rappresentano, oggi, i riferimenti normativi fondamentali degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

- Ordine dei Giornalisti: a) l’Ordine dei Giornalisti nasce, ma solo sulla carta con la Legge 31 dicembre 1925 n. 2307 “Disposizioni sulla stampa periodica”. b) Con il Rd 26 febbraio 1928 n. 384 “Norme per la istituzione dell’Albo professionale dei giornalisti” i giornalisti italiani conquistano l’Albo professionale. c) A Roma nasce la prima scuola professionale di giornalismo con il Regio Dereto 21 novembre 1929, n. 2291. Modificazione dell’art. 4 del Regio Decreto 26 febbraio 1928 n. 384 sull’Albo professionale dei giornalisti. d) Commissione unica per la tenuta dell’Albo. Decreto legislativo luogotenenziale 23 ot­tobre 1944 n. 302. Revisione degli albi dei giornalisti.

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5 luglio 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , | 3 commenti

Moderni Mecenate

di LUCIA PALMERINI

Le Belle Arti, Cultura, Teatro, Sport e Ricerca sono solo alcuni dei campi della solidarietà e del moderno mecenatismo. Aumenta sempre di più infatti il numero di monumenti e siti storico-archeologici restaurati grazie a fondazioni private, come nel caso della Chiesa di Sant’Andrea di Bigonzo (TV) rimessa a nuovo grazie alla Fondazione Cassamarca, così come crescono le aziende che decidono di devolvere parte del fatturato ad associazioni beneficheo a progetti che riguardano i più bisognosi.

Sembra che l’esempio di Mecenate, importante consigliere di Augusto, amante dell’arte e della cultura a tal punto da finanziare personalmente le produzioni di alcuni letterati ed artisti, venga emulato sempre più assiduamente. In realtà le differenze tra gli antichi ed i moderni mecenati sono notevoli e marcate: si è passati dal sostegno disinteressato dell’era romana, al sostegno per dare lustro e fama alla casata di appartenenza nel Rinascimento (Lorenzo il Magnifico), fino ai giorni  nostri con la ricerca attraverso il mecenatismo di un ritorno di immagine in termini economici.

I nonni insegnano che la mano destra non deve sapere cosa fa la mano sinistra, ovvero fare del bene deve essere un’azione naturale, discreta e non ostentata. Cosa penseranno dei moderni mecenate? Di chi ostenta le proprie buone azioni e l’impegno nei confronti del prossimo?

Il Barcellona, una delle squadre di calcio più titolate al mondo dal settembre 2006 espone sulle sue maglie il logo Unicef e non ha altro sponsor eccetto per quello tecnico (stessa situazione si presentava per la Fiorentina con Save the Children nelle prime partite dell’attuale campionato). Credere che il Barcellona sia un benefattore ed un mecenate per la scelta del logo Unicef fa sorridere. Il Barcellona, che è una squadra con oltre 400 milioni di euro di debiti, non sceglie di non avere uno sponsor tradizionale per beneficenza, ma forse perché il ritorno economico di immagine che le garantisce la presenza del logo Unicef non può garantirlo nessun altro. Detto in poche parole: la scritta Unicef non ha prezzo. E se oltre a ciò si aggiunge la sudditanza psicologica che potrebbe crearsi per una società che rappresenta tale organizzazione, il valore di quella scritta diventa veramente inestimabile.

Forse i nonni delle “due mani separate” direbbero che la beneficenza la potevano fare senza scrivere nulla sulla maglia, un po’ come fece il Manchester United, che dal 1999 al 2003 aveva contribuito a generare più di 1 milioni di sterline (1,88 milioni dollari US al cambio attuale) dei finanziamenti per l’agenzia, o come fanno numerose società calcistiche che finanziano progetti sportivi in paesi in via di sviluppo o sotto-sviluppati (anche se in questo caso il già nominato ritorno economico è rappresentato dal campioncino che potrebbe nascere). Per dovere di cronaca bisogna ricordare che l’idea Unicef non nasce dal Barça ma dal Catanzaro, che nella stagione 1982-83 mostrava il logo sulle magliette per la prima volta nel calcio (idea ripresa successivamente da Brescia e Piacenza).

Quello del Barcellona tuttavia non è l’unico esempio di moderni mecenate. Se consideriamo il simbolo dell’Italia, quel Colosseo che è una delle sette meraviglie del mondo, nonché stemma di Roma, torna alla ribalta la sua prossima e possibile restaurazione ad opera della Tod’s dei fratelli Della Valle (stessi proprietari della Fiorentina di Save the Children). Anche in questo caso difficile si tratti di mecenatismo disinteressato dal momento che le richieste dei Della Valle riguardano specificamente i diritti d’autore del Colosseo che come sappiamo appartengono alla collettività. Per capirci avrebbero potuto fare un paio di scarpe con il Colosseo stampato, ma viste le prime proteste e la mancanza di trasparenza l’accordo tra la Tod’s ed il Comune è al momento fermo e la bozza non è stata mai resa pubblica.

Forse un mecenate all’antica è rappresentato dal cinese che vuole rimanere anonimo e che ha deciso di donare i fondi per il restauro della Piramide di Roma. I nonni saranno contenti.

23 maggio 2011

Fonte: www.diebrucke.it

23 maggio 2011 Pubblicato da | Ambiente, Cultura, Interni, Politica, Società | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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