Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

I fannulloni

di LUCIA PALMERINI

Accendere il computer, e trovare su uno dei tanti social nework la foto di un giovane ragazzo, età media 30 anni, faccia pulita, sguardo disilluso ed un cartello:

“Ho il phd,
Ho completato 3 postdocs
Ho pubblicato 6 papers
Voglio lavorare per mangiare”

Un phd (Doctor of Philosophy) corrisponde al nostro dottorato di ricerca, ci si accede solo dopo aver completato una laurea quadriennale (USA) o una laurea specialistica (Europa) o una laurea triennale più un master di primo livello (Europa); rappresenta il livello più alto al mondo di istruzione, l’ultimo gradino della “piramide dello studio”, raggiunto il quale si dovrebbe saltare nella piramide del lavoro. I 3 postdocs sono dei corsi che possiamo definirli di specializzazione che si affrontano successivamente e che possono essere considerati nella “piramide del lavoro”, possiamo definirli grossolanamente una specie di corso di formazione. I papers sono dei trattati o meglio “tesine” scientifiche su cui si fonda la ricerca, vengono pubblicate da professori, ricercatori, dottorandi e studenti e rapprensentano un indicatore di qualità degli atenei: maggiore è il loro numero maggiore è il prestigio di una università, sono quindi il motivo per cui le università italiane vengono classificate agli ultimi posti nel mondo.

Questo ragazzo forse rientra nei fannulloni di cui parlava Brunetta, ma rappresenta soprattutto il  dramma dell’economia di oggi, ragazzi che nonostante i meriti scolastici e le loro qualità restano senza lavoro non solo in Italia ma anche all’estero, perchè a rimetterci sono sempre i giovani.

9 ottobre 2011

9 ottobre 2011 Pubblicato da | Esteri, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Scuola ed Universita', Società | , , , , , | Lascia un commento

Women of Egypt

Guardando video, foto e news della rivolta egiziana del mese scorso anche io decisi di dare un contributo selezionando foto ed articoli che testimoniavano la presenza delle donne creando la pagina facebook “Women of Egypt”

http://www.facebook.com/pages/Women-Of-Egypt/188702194487956

Alcune giovani donne provenienti da Egitto, Turchia,  USA e  Palestina, hanno deciso di darmi una mano ed insieme abbiamo realizzato il progetto “Women of Egypt” che voleva dare voce alla donne egiziane. Oggi non parliamo piu’ solo di Egitto, ma anche di Libia, Tunisia, Algeria, Iran, Libano, Giordania… e di donne nel mondo.

La pagina ha raggiunto immediatamente migliaia di contatti ed e’ divenuta importantissima nella divulgazione di notizie. La CNN ci ha intervistate, e troverete il mio contributo in questo video, che contiene parte dell’intervista che mi e’ stata fatta.

Di seguito il link al video:

http://ireport.cnn.com/docs/DOC-563342

1 marzo 2011 Pubblicato da | Esteri | , , , , , , , , | Lascia un commento

Il moralismo delle “donne che dicono no”

Il Confronto sulle donne e la manifestazione del 13 Febbraio

di SUSANNA CURCI

Partiamo dal principio: eravamo a cavallo tra il 2008 e il 2009, e nei dibattiti pubblici impazzava la discussione sul ddl Carfagna.

Il disegno di legge messo a punto dal Ministero delle Pari Opportunità, che inaspriva pesantemente le pene per le lucciole, per i clienti e per lo sfruttamento della prostituzione al grido di “sicurezza e decoro”, infatti, divideva profondamente gli animi fra i sostenitori accaniti della “pulizia delle strade” (normalmente coincidenti con i sostenitori del Governo Berlusconi) e chi, al contrario, ne valutava l’inefficienza e il sostanziale peggioramento delle condizioni per le donne, a causa di un ulteriore insabbiamento della differenza tra lavoro volontario e sfruttamento. Al ddl Carfagna fu contrapposto quasi immediatamente il ddl dei senatori radicali Poretti e Perduca,  che si muoveva in una direzione completamente opposta: regolamentazione della prostituzione come attività lavorativa; attenzione ai controlli igienico sanitari; emersione della prostituzione volontaria, e conseguente lotta a quella coatta; condanna del reato di prostituzione in luogo pubblico, introdotto appunto dal disegno di legge presentato dal ministro Carfagna.

Mai ci si sarebbe attesi, a poco più di un anno di distanza, che i ruoli si invertissero in modo così brusco.

Se da un lato, infatti, a causa degli scandali che hanno coinvolto Silvio Berlusconi, si è fatto in modo di archiviare in fretta ogni ipotesi di aggravamento dei reati legati alla prostituzione e si è stravolto il pensiero liberale a proprio uso e consumo, dall’altro si è registrata un’ondata di moralismo conservatore che, dimentico delle innovative proposte di legge sul tema della prostituzione, dimentico del più basilare concetto di diritto individuale, ha fatto in modo che ci si gettasse a capofitto in un una campagna mediatica improntata sui temi della “decenza”, della “dignità”, e del “decoro”.

La questione, che agli occhi dell’elettore appare molto più semplice di come la dipingono giornali e talk show di ogni parte, è la seguente: Berlusconi è accusato di essere a capo di un giro di prostituzione minorile. Se sia vero o no non è particolarmente importante: la cosa più naturale è che si presenti in Procura e che dimostri la sua innocenza in Tribunale. Con tutto questo il tema della “dignità della donna” c’entra poco, c’entra poco anche il tema del decoro che deve mantenere un rappresentante pubblico (il decoro ha diversi limiti a seconda di chi lo invoca, e così riesce facile ai giornali asserviti gettare fango su Vendola o su Ilda Bocassini per questioni di rilevanza assolutamente nulla). C’entra solo che una persona, che in più ricopre una carica pubblica di una cera rilevanza, è indagata per un reato, e che è bene che risolva la questione con gli organi di competenza, piuttosto che in televisione.

Purtroppo, al contrario, si è deciso di cavalcare l’onda dell’indignazione morale. Da più di una settimana su internet e nelle piazze si è fatta sentire la voce delle “donne che dicono NO!“: un gruppo che dice no alla mercificazione dei corpi e al sistema di compravendita delle donne (dunque “no” alla prostituzione?), che si riconosce a parole nelle libertà individuali, ma che ha la presunzione di definire le donne di ieri e di oggi attraverso l’etichetta di un “valore morale” ben preciso. Sull’esempio dell’indignazione in rete si sono mossi anche i maggiori media: Giulia Innocenzi, militante radicale e volto femminile del programma di Santoro, si comporta da “mamma chioccia” nei confronti di Nicole Minetti, scrivendole una lettera a metà strada tra i toni pietosi e contriti di una suorina e  i giudizi perentori di una maestra bacchettona; la redazione di Valigia Blu, movimento giornalistico fondato da Arianna Ciccone, porta avanti manifestazioni e proclami “per la dignità delle donne e il rispetto dei cittadini“; persino la redazione de l’Unità sembra aver perso di vista il punto principale, tutta presa com’è dall’oltraggio pubblico di un Presidente del Consiglio che va a prostitute.

Intanto, mentre proprio per oggi a Milano è prevista una manifestazione femminile per “ridare dignità all’Italia”, quasi nessuno si occupa o si preoccupa delle prostitute volontarie (saranno donne anche loro?) che da tempo richiedono un riconoscimento dei loro diritti. Quasi nessuno presta attenzione al fatto che una marea di ragazzine si prostituisce oggi volontariamente nelle scuole per ottenere in cambio poco più di una borsetta o di una ricarica telefonica. A nessuno importa che Nicole Minetti sia stata eletta attraverso una lista irregolare, e che il primo a dimettersi dovrebbe essere proprio Formigoni, che quella lista l’ha compilata.

Insomma, questa “caccia alla prostituta”, più che un movimento progressista, ricorda tanto nei suoi tratti più marcati il gruppetto delle bizzoche simpsoniane che periodicamente protesta in piazza contro questo o quell’oltraggio al pubblico pudore. Sarebbe il caso di tornare a pensare ai problemi seri di un Paese che presto o tardi, continuando su questa china, raggiungerà un punto di non ritorno, e smetterla di focalizzarci sempre e unicamente sulla forma più becera di pettegolezzo mediatico e politico.

29 gennaio 2011

Fonte: susanna.diebrucke.it

1 febbraio 2011 Pubblicato da | Pari Opportunita', Società | , , , , | Lascia un commento

«Mi piace… lì», unite contro il cancro

di EVA PERASSO

MILANO – A Stephanie, che di notte mette dischi nei locali, piace sui piatti, con un sottofondo di Marvin Gaye. A Valentina in sala, sul divano-letto degli ospiti. Ad Alessandra sotto la scrivania e a Simona sull’asse da stiro. Ad Alice buttata sul divano, mentre a Barbara vicino alle scarpe, e a Francesca, che vive un trasloco senza fine, sulle scatole di cartone in ingresso. Migliaia di donne italiane in queste ore stanno modificando il loro stato su Facebook con un messaggio personale dai toni maliziosi che incuriosisce molti, soprattutto uomini: “Mi piace… lì”. E al posto del lì, la fantasia si sbizzarrisce a elencare quei luoghi in cui le donne coinvolte in questo progetto lasciano… la loro borsa. Il motivo di tanto successo virale per questa operazione su Facebook è presto detto e per nulla ludico: è il supporto che le donne italiane stanno dando, volontariamente, alla promozione del mese (ottobre) della prevenzione del cancro al seno, grazie alla campagna “Nastro Rosa” voluta dalla Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori.

LA CAMPAGNA – Il mese di prevenzione è arrivato alla sua diciassettesima edizione: in questi giorni, contattando le sedi provinciali della Lilt, è possibile prenotare la visita gratuita di controllo in uno dei quasi 400 ambulatori presenti sul territorio nazionale. Sensibilizzare l’universo femminile sui controlli e sul come sconfiggere la malattia attraverso le visite e l’autoanalisi è un passo fondamentale in un Paese in cui ogni anno viene diagnosticato il cancro al seno a 40mila donne e dove una donna su 33 muore per un carcinoma mammario. Ancor più grave, una proiezione sul 2010 dice che a fine anno i nuovi casi di tumori saranno stati 42mila. Nastro Rosa, attraverso la sua campagna, ricorda che di tumore al seno si può guarire, almeno nel 90 per cento dei casi, sia attraverso operazioni di prevenzione primaria (mangiare bene, fare movimento, non fumare ecc) che secondaria (le visite di controllo che variano a seconda dell’età e dei singoli casi, in modo da riuscire ad arginare l’eventuale tumore nella sua fase iniziale, quando questo è curabile). La lega che combatte i tumori insiste particolarmente sulla mammografia, esame che a partire dai 40 anni di età dovrebbe essere svolto da tutte le donne una volta all’anno.

EVENTI E PRECEDENTI – Per ricordare a tutte l’importanza della prevenzione, la Lilt ha organizzato una serie di eventi collaterali, come l’illuminazione di color rosa di alcuni dei monumenti delle città italiane, operazione che avviene anche all’estero su edifici imponenti come l’Opera House di Sydney, o su meraviglie della natura come le cascate del Niagara, tra Stati Uniti e Canada. L’uso di Facebook e della potenza dei fenomeni virali online non è una novità per Nastro Rosa. Già lo scorso anno infatti le donne del social network si mobilitarono per ricordare a tutte la prevenzione del cancro alla mammella. Nel 2009 il tema con cui aggiornare il proprio status era il colore del reggiseno che si indossava in quel momento.

13 Ottobre 2010

Fonte: www.corriere.it

14 ottobre 2010 Pubblicato da | Pari Opportunita', Sanita' e Salute, Società | , , , , , , | Lascia un commento

   

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