Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

REFERENDUM: ecco i 4 quesiti

di LUCIA PALMERINI

E’ ufficiale: il referendum sul nucleare si farà.

La Cassazione ha deciso che il 12 e 13 giugno si voterà anche per la presenza del nucleare in Italia perchè le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare. Infatti il governo aveva semplicemente postposto l’attuazione del programma sull’energia nucleare, mentre il quesito referendario lo abroga totalmente. Berlusconi in persona aveva detto:

“Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo. La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare. Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia.”

I quesiti su cui si potrà votare saranno 4 e riguarderanno 3 temi principali:

  • Nucleare
  • Acqua pubblica (2 quesiti, quindi 2 schede)
  • Legittimo impedimento

Scheda Grigia: CENTRALI NUCLEARI

Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare

Il quesito originario chiede l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera d (realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare) contenuto nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Il quesito definitivo invece chiede l’abrogazione dell’art. 1 e dell’art. 8 contenuti nel decreto omnibus (ovvero decreto legge 31 marzo 2011, n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75) recante disposizioni urgenti sull’attuazione del programma di governo sulle risorse energetiche.

In definitiva votando SI si impedisce di fatto la realizzazione di nuovi impianti nucleari sull’intero territorio nazionale.

Scheda Rossa: ACQUA PUBBLICA

Modalità di affidamento e gestione del servizio idrico

Il quesito chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato; in entrambi i casi il privato detiene almeno il 40% del capitale. Votando SI si mantiene pubblica la gestione del servizio idrico.

Scheda Gialla: TARIFFA ACQUA PUBBLICA

Determinazione della tariffa dell’acqua

Il quesito richiede l’abrogazione parziale dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, per quel che riguarda la parte che sostiene la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato “in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”. In base alla normativa vigente, un gestore può caricare sulla bolletta fino al 7% in più senza che questo venga investito per migliorie sull’infrastruttura. Votando SI si blocca questo innalzamento di prezzo.

Scheda Verde: LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Giustizia: abrogazione del legittimo impedimento per primo ministro e ministri

Il quesito richiede l’abrogazione di una delle leggi ad personam, in particolare l’articolo 1 (commi 1, 2, 3, 5, 6) della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale”. Votando SI il primo ministro ed i ministri dovranno comparire in udienza al pari degli altri cittadini italiani.

QUORUM DA RAGGIUNGERE

Devono votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto per farne valere l’esito.

L’ultima volta in cui è stato raggiunto il quorum era l’11 giugno 1995 nel referendum su tv, commercio, rappresentanze sindacali, legge elettorale per le comunali e mafia. Indubbio che la presenza del quesito sul nucleare spinga l’elettorato alle urne e che proprio per questo il governo aveva cercato di escluderlo dalla consultazione per evitare il raggiungimento del quorum.

2 giugno 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare, Interni, Politica, Sanita' e Salute, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La favola sulle ribelli arabe (con lo sciopero del sesso)

di VALERIO CAPPELLI

CANNES – Le donne vanno a prendere l’acqua alla sorgente, arrampicandosi su un sentiero pieno di sassi in cima alla montagna, sudate, affaticate. Gli uomini si impigriscono al bar, loro sì molli bamboccioni; è così da sempre, in quella remota comunità rurale. Le loro mogli, dopo l’ennesimo aborto provocato da una caduta, decidono di fare lo sciopero del sesso. I figli dell’Islam non la prendono tanto bene, urla, botte, uno perfino usa violenza.

The Source di Radu Mihaileanu è l’ultimo film in concorso. Tema nobile, la condizione della donna nell’Islam, ma l’aria che tira è che il vento del deserto non entra nella rosa dei premi assegnati stasera. Si dice che The Artist, il film muto che ha convinto per la freschezza, francese per giunta, qualcosa prenderà, forse la Palma della giuria. A guidare il toto-premi, nella giuria di De Niro, sono Kaurismäki (Le Havre) e i fratelli Dardenne (Le Gamin au Vélo, Il ragazzo con la bicicletta). Restano in corsa i due favoriti della vigilia: The Tree of Life di Malick, benché finito un metro sotto le attese, e Bir Zamanlar Anadolu’da (C’era una volta in Anatolia) del turco Nuri Bilge Ceylan. Per gli attori si fanno i nomi dei protagonisti dei due vessilli italiani (che hanno una cosa in comune, la musica di Arvo Pärt nella colonna sonora): il rocker depresso Sean Penn in This must be the place di Paolo Sorrentino e il Papa incerto Michel Piccoli in Habemus Papam di Nanni Moretti, film indicato da Le Figaro come peggior sorpresa del festival. Per le attrici, Tilda Swinton in We need to talk about Kevin è in testa su Cécile de France (Dardenne).

Tornando alle Mille e una notte che scandiscono i prodromi dell’emancipazione femminile araba, Radu la definisce «una favola orientale». La vita non nasce senza acqua. E dunque l’acqua come metafora per interpretare quel buco di villaggio, che per il regista diventa il megafono delle giuste battaglie nel mondo di oggi, «così pieno di timori, dove tutto si muove velocemente ed è difficile tornare indietro, non c’è tempo, la gente ha paura di farsi le domande, vuole subito le risposte su Internet».

Nella guerra dei sessi, le vecchie danno consigli per mandare in bianco i mariti (peperoncino, oppure piazza tuo figlio tra voi due inventando che sta male). Mihaileanu (Train de vie e Le concert), l’ebreo romeno naturalizzato francese il cui padre fuggì da un lager nazista, ci ha abituato a seguire drammi con la levità del sorriso. Egli non vuole puntare il dito con esattezza sulla mappa geografica, ma basandosi su una vera storia di dieci anni fa in Turchia, ha girato tra asini e galline nel Marocco più sperduto, traendone un significato universale che rimanda sia ai recenti cortei di protesta del Nordafrica che alle migliori conquiste della Francia, libertà, eguaglianza, fraternità. E ricorda che il Corano «è pieno di amore, altro che le manipolazioni degli integralisti». Radu apre una parentesi sul vecchio del villaggio, l’attore Mohamed Majd («In Marocco è l’equivalente di Piccoli e Trintignant») per poi arrendersi volentieri alla sua armata femminile: Se Hiam Abbass (ricordate Il giardino di limoni?) è «tradizionalista, una donna amara per un mistero del suo passato», Leila Bekhti è la dolce pasionaria del gruppo, portatrice di un dramma vero nel mondo arabo, vittima di un amore giovanile, rischia di essere ripudiata, contesa da due uomini perbene, uno fa baluginare il coltello, l’altro trova le parole giuste, «ti amerà di più quando mi ucciderai?». Leila: «Questo film è una ode all’amore, all’altruismo, alla comprensione degli altri. Durante le riprese in Marocco ho conosciuto una giovane che ha 5 anni più di me e non ha mai letto un libro. La chiave della libertà è la conoscenza». Hafsia Herzi (Cous Cous) a Cannes fa la prostituta in L’Apollonde, mentre qui è una vergine che sogna un marito decente.

Il cast è un bazar eterogeneo di algerini, tunisini, marocchini, più il palestinese Saleh Bakri: «Avendo un passaporto israeliano, per me non è stata una passeggiata. Questo film parla delle cose in cui credo, libertà, parità dei diritti, resistenza. La rivoluzione è poter decidere del proprio destino». Il film è stato girato in una lingua a tutti sconosciuta, un dialetto del Marocco. Radu cercava credibilità «per mostrare la loro reale vita», e possibilità di documentarsi sul luogo con un lungo lavoro preparatorio. Molte verità, le parole che arrivano come proiettili, se Aristofane le affidava al coro greco, qui irrompono nel canto del gineceo marocchino, al suono di una lingua arcaica che possiede una sua musicalità.

22 maggio 2011

Fonte: www.corriere.it

22 maggio 2011 Pubblicato da | Cultura, Esteri, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Scuola ed Universita', Società | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

2 SI per l’acqua bene pubblico

di LUCIA PALMERINI

Il 12 e 13 giugno si torna alle urne per il referendum su energia nucleare, acqua e legittimo impedimento. In questo post voglio ricordarvi brevemente il secondo dei tre problemi..LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.

Vi saranno 2 quesiti, il primo impedisce che la gestione dell’acqua passi ai privati, mentre il secondo impedisce che la bolletta aumenti del 7%.

Votare si ad entrambi significa impedire che l’acqua diventi una merce di scambio che arricchisce il portafoglio di pochi.

20 maggio 2011 Pubblicato da | Ambiente, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Privatizzazione dell’Acqua

Un cortometraggio bellissimo, profondo che ci ricorda uno dei tanti problemi che la nostra società si trova ad affrontare, quello della scarsità dell’acqua, bene pubblico la cui allocazione é difficoltosa e la cui privatizzazione mette in pericolo la libertà di utilizzare un bene che invece risulta essenziale per la sopravvivenza dell’uomo e del mondo intero.

Presentato durante The Animation Workshop, tenutosi a Viborg in Danimarca nel 2009, questo lavoro viene sviluppato grazie al lavoro di squadra di un gruppo composto da boliviani, francesi, tedeschi e messicani con un risultato sorprendente. Nonostante il messaggio sia facilmente intuibile, il filmato che si ispira al mito delle popolazioni ayoree, tiene lo spettatore incollato allo schermo, assorto nelle emozioni scatenate dalla sua visione.

18 ottobre 2010 Pubblicato da | Ambiente, Cultura, Politica, Società | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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