Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

A mia nonna

4 marzo 2012 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

Ciao Zelda


Eclettica e particolare, lasciava il segno in chiunque la incontrasse, ciao Zelda

19 febbraio 2012 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

All you need is love


Tutto quello di cui abbiamo bisogno è amore, l’amore che racchiude il sentimento tra madre e figlio, tra 2 persone che si amano, tra 2 amici, ma anche quello tra due omosessuali..ma sembra scordarselo Daniel Ezralow, coreografo di fama internazionale che durante la coreografia di apertura della serata finale del Festival di Sanremo manda in onda una serie di baci appassionati, tra etero ovviamente..forse costretto dalla direzione del Festival impaurita dalle polemiche che sarebbero potute scaturire

19 febbraio 2012 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

Pubblicità ai giorni nostri

Amanda Hendrick

di LUCIA PALMERINI

Spacciare una donna anoressica per normale, farlo per soldi, per pubblicità, per business. Questo il succo della storia che ha come protagonista la modella scozzese ventunenne Amanda Hendrick ed il marchio inglese d’abbigliamento Drop Dead Clothing. Le foto sono quelle di una delle tante campagne pubblicitarie in short e bikini che sarebbero passate sicuramente inosservate se invece di avere come soggetto principale una ragazza sottopeso (giudicate voi dalle foto) ne avessero avuta una in forma smagliante.

Cosce scavate, costole in bella vista, muscoli inesistenti, braccia scheletriche, spalle appuntite, fianchi come il girovita, seno e sedere piatti. Il risultato è lo stesso di quando le bambine indossano i vestiti delle mamme: grandi, enormi, sformati, brutti. Mettere in risalto l’oggetto pubblicizzato è sempre più difficile e per questo si cerca di attraversare paesi, continenti e stati con il clamore, lo scoop, l’immagine shock o il personaggio scomodo più che valorizzando un prodotto.

Kate Moss in uno degli scatti del coca-gate

Kate Moss si è vista prima rescindere alcuni principali contratti a causa dell’uso di sostanze stupefacenti e poi ricercare a gran voce per la risonanza che ogni sua iniziativa aveva sulla stampa. Le foto mentre sniffava cocaina hanno fatto il giro del mondo, si è gridato allo scandalo, come se non si sapesse dell’uso di droga che circonda gli ambienti della moda, e se qualcuno fino a quel momento non sapeva chi fosse, Kate Moss è diventata personaggio internazionale sulla bocca di tutti; non si poteva e non si può non conoscerla. Tra chi diceva di volerle dare una seconda possibilità e chi si erigeva a crocerossina rossa, dopo neanche 12 mesi le offerte sono lievitate concretizzandosi in 18 contratti che includono: Rimmel, Agent Provocateur, Virgin Mobile, Belstaff, Beymen, Dior, Louis Vuitton, Roberto Cavalli, Longchamp, Stella McCartney, Bulgari, Chanel, Nikon, David Yurman, Versace, Mia Shvili, Calvin Klein Jeans e Burberry. Grazie al coca-gate, rossetti, mascara, borse, vestiti e chi più ne ha più ne metta, hanno triplicato i guadagni della bella modella rendendola la seconda più pagata al mondo.

Ma per restare tra le mura domestiche, basti pensare al “fenomeno Belen“: chiunque conosce la bellissima e simpatica argentina, che piace a donne e uomini. E tutti fanno a gara per averla come testimonial, per assicurarsi un servizio fotografico, una notizia o semplicemente una foto mentre fa la spesa, cammina per negozi o va a correre. Come Kate Moss anche lei spopola dagli accessori, ai trucchi, ai vestiti, all’intimo, alle suonerie per cellulari, ma sfido chiunque a ricordare i marchi per i quali lavora. Anche lei coinvolta in uno scandalo, il filmino in cui faceva l’amore forse minorenne con un suo ex-ragazzo, che non ha intaccato minimamente il suo successo, la sua popolarità, i suoi contratti. Anche lei ricercatissima da tv, pubblicitari e aziende per l’impatto che riesce ad avere sulla stampa.

Irina Shaykhlislamova

Stesso discorso per Irina Shaykhlislamova, che grazie alla sua bellezza, ma soprattutto alla storia d’amore con Cristiano Ronaldo è diventata un personaggio noto, riconosciuto dal pubblico e sempre più ricercato. Il figlio del compagno da una donna surrogata, la loro storia misteriosa tra le accuse di omosessualità fatte a lui e gli annunci di lei di un imminente matrimonio, le foto della modella in lingerie maschile appese ovunque, rendono il tutto ancora più appetibile e interessante e fanno salire le sue quotazioni.

Ma Kate, Belen e Irina costano caro, hanno cachet irraggiungibili per i più. Così si cerca l’attenzione del pubblico con qualcosa che desta scalpore, stupore, che crei la notizia, la polemica, il dibattito. Come nel caso delle pubblicità “orgesche” di alcuni importanti marchi.

Anche in quel caso in pochi si ricordano se ad essere pubblicizzato fosse un profumo, un costume, piuttosto che un vestito o un accessorio ma in molti hanno ben in mente le immagini incriminate al centro di accese discussioni e dibattiti.

Così come destarono particolare clamore le foto in cui una donna veniva sottomessa trasmettendo un messaggio esplicito di violenza. Quelle immagini hanno però accresciuto la notorietà di brand, marchi e aziende fino a quel momento nell’ombra o magari in declino. Non una pubblicità bensì lo shock di un’immagine a cui il pubblico non è abituato, che faccia clamore, sollevi proteste ed opinioni.

Nella politica dello shock rientra la campagna Unhate della Benetton contro la cultura dell’odio che vede baciarsi sulle labbra Sarkozy e la Merkel, Obama con il cinese Hu Jintao, i leader di Nord e Sud Corea, il presidente palestinese Mahmoud Abbas con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e da ultimo il Papa e l’Imam de’ Il Cairo. Quest’ultima foto è stata immediatamente ritirata in seguito alle proteste del Vaticano che l’hanno giudicata oltraggiosa, blasfema e irrispettosa del Papa e della sensibilità dei fedeli, ed anche Obama, alquanto irritato, sembra aver richiesto l’immediata rimozione delle sua foto con il presidente cinese. Non si sa se la campagna promossa dal gruppo veneto riuscirà a sensibilizzare la popolazione sul tema dell’odio, ma di certo ha incrementato la notorietà e la conoscenza del marchio

Medesima situazione per le foto della modella anoressica. Lei dichiara di non aver mai avuto disturbi alimentari e viene caldamente difesa dal proprietario del marchio per cui ha posato (tra l’altro suo ex-fidanzato) e dalla madre di lui (la ex-suocera). Il fatto che sia stata recentemente eletta la donna più elegante di Scozia agli «Scottish Style Awards» di Glasgow fa inoltre pensare ad un tentativo di attirare attenzione sul concorso fino ad ora sconosciuto ai più e suggerisce delle riflessioni sul modo con cui vengono prese certe decisioni durante queste manifestazioni legittime che assolutamente non vanno condannate ma che dovrebbero porre maggiore attenzione ai messaggi che trasmettono. Le immagini pelle-ossa in bikini e shorts hanno suscitato il clamore aspettato, sono infatti state giudicate «socialmente irresponsabili» dall’ASA (Advertising Standards Agency), il garante della pubblicità del Regno Unito che ne ha imposto la rimozione immediata ed il divieto ad un uso futuro. La notizia è arrivata in Italia, negli Stati Uniti, in Europa, in Africa, il marchio si trova sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, l’inchiostro scivola veloce e spazia dall’anoressia alla bulimia, alla responsabilità, passa per temi riguardanti l’educazione, il cibo, l’istruzione, la moda, i modelli, le modelle. Difendere la modella non comporta che maggiori attenzioni, incrementa il dibattito. E l’obiettivo è raggiunto.

16 Novembre 2011

Pubblicato da Il Fondo: www.mirorenzaglia.org

22 novembre 2011 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

stupida italiana analfabeta

di LUCIA PALMERINI

Lo spread cresce; Berlusconi deve dimettersi; Lo spread continua a crescere; Piazza Affari scende; Berlusconi è il male
Nel frattempo la Merkel piange..Sarkozy diventa padre dell’Europa, sprizza consigli ai suoi figli; le battute su Silvio continuano, è il male deve morire;
Berlusconi non rappresenta l’Italia, è stato voluto solo dal 60% degli elettori che non capiscono nulla, sono stupidi per capire chi deve eleggerli. Italiani, analfabeti, incapaci di votare il giusto: il PD ovviamente.
Berlusconi affonda Piazza Affari; la crisi mondiale economica colpa di Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Berlusconi si dimette. Dimissioni dovute alle pressioni internazionali.
Si dimette da vincente, mai sfiduciato. La sinistra riesce laddove Silvio da solo forse non ce l’avrebbe fatta: Berlusconi è un eroe.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

E’ colpa di Berlusconi, ha lasciato troppo tardi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Il salvatore viene direttamente dalla Goldman&Sachs.
Un banchiere che fa il bene dei banchieri, pardon dei cittadini.
A salvare le banche, pardon a salvare gli italiani.
Gli stessi Italiani che non capiscono nulla, che votano sbagliato.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Colpa di Berlusconi che non accetta un governo Monti incondizionato.
Colpa della maggioranza che non si fida del banchiere di turno.
Il PD vuole Letta sottosegretario.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Colpa di Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Il presidente della Bocconi presiederà il Consiglio dei Ministri ed il rettore della Cattolica sarà Ministro della Pubblica Istruzione.
Indignati ieri per la scuola pubblica, felici oggi per la scuola privata. In fondo non c’è Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Indignati.
Coloro che hanno votato a sinistra, la minoranza, gli intelligenti, coloro che sanno cosa è giusto fare.
Italiani
stupidi incapaci di decidere.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Fini è incollato. Alla poltrona..”erano altri tempi, periodo diverso, non mi dimetto”
Si siede a tavola con Casini e Rutelli. Presenta: Gabriella Carlucci. Ospite speciale Bersani.

Gli Italiani stupidi: ne faccio parte.

15 novembre 2011 Pubblicato da | Uncategorized | Lascia un commento

Libero Grassi: “Caro Estortore, abbiamo detto NO, e diremo NO”

di LUCIA PALMERINI

Libero Grassi è stato il primo imprenditore a ribellarsi alla mafia e a denunciarla pubblicamente.

Il 10 gennaio 1991 il Giornale di Sicilia pubblicò una sua lettera contro la mafia. Uno schiaffo troppo grande da sopportare per la “famigghia”, una mossa che decretò la sua condanna a morte ma che portò alla luce i problemi, i ricatti, le estorsioni subite da gente onesta e umile come Libero Grassi ma soprattutto che diede coraggio e forza alle vittime e che poneva una prima pietra per la sua sconfitta.
Nessuno fino ad allora aveva mai osato tanto, nessuno si era ribellato così platealmente:

“Caro estortore,
volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.
 
Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10-1-1991

La sua battaglia Libero Grassi l’aveva già vinta con questa lettera.

Venne ucciso sette mesi dopo, ma la sua battaglia veniva portata avanti da altri imprenditori, giornalisti, scrittori e magistrati.
Il giorno dopo la sua morte, il Corriere della Sera pubblicò un ulteriore lettera:

La “Sigma” è un’azienda sana, a conduzione familiare. Da anni produciamo biancheria da uomo: pigiami, boxer, slip e vestaglie di target medio-alto che esportiamo in tutta Europa. Abbiamo 100 addetti: 90 donne e 10 uomini. Il nostro giro d’affari è pari a 7 miliardi annui. Evidentemente è stato proprio l’ottimo stato di salute dell’impresa ad attirare la loro attenzione. La prima volta mi chiesero i soldi per i “poveri amici carcerati”, i “picciotti chiusi all’Ucciardone”. Quello fu il primissimo contatto. Dissi subito di no. Mi rifiutai di pagare. Così iniziarono le telefonate minatorie: “Attento al magazzino”, “guardati tuo figlio”, “attento a te”. Il mio interlocutore si presentava come il geometra Anzalone, voleva parlare con me. Gli risposi di non disturbarsi a telefonare. Minacciava di incendiare il laboratorio. Non avendo intenzione di pagare una tangente alla mafia, decisi di denunciarli.
Il 10 gennaio 1991 scrissi una lettera al “Giornale di Sicilia” che iniziava così: “Caro estortore…”.
La mattina successiva qui in fabbrica c’erano dei carabinieri, dieci televisioni e un mucchio di giornalisti. A polizia e carabinieri consegnai 4 chiavi dell’azienda chiedendo loro protezione. Mentre la fabbrica era sorvegliata dalla polizia entrarono due tipi strani. Dissero di essere “ispettori di sanità”. Fuori però c’era l’auto della polizia e avevano grande premura. Volevano parlare a tutti i costi con il titolare. Scesi e dissi loro che il titolare riceve solo per appuntamento e al momento era impegnato in una riunione. Se ne andarono. Li descrissi alla polizia e loro si accorsero che altri imprenditori avevano fornito le medesime descrizioni. Gli esattori del “pizzo”, i due che indifferentemente si facevano chiamare geometra Anzalone, altri non erano che i fratelli gemelli Antonio e Gaetano Avitabile, 26 anni. Furono arrestati il 19 marzo insieme ad un complice. Una bella soddisfazione per me, ma anche qualche delusione; il presidente provinciale dell’Associazione industriali, Salvatore Cozzo, dichiarò che avevo fatto troppo chiasso. Una “tamurriata” come si dice qui. E questo, detto dal rappresentante della Confindustria palermitana, mi ha ferito. Infatti dovrebbero essere proprio le associazioni a proteggere gli imprenditori. Come? È facile. Si potrebbero fare delle assicurazioni collettive. Così, anche se la mafia minaccia di dar fuoco al magazzino si può rispondere picche. Ma anche a queste mie proposte il direttore dell’Associazione industriali di Palermo, dottor Viola, ha detto no, sostenendo che costerebbe troppo. Non credo però si tratti di un problema finanziario, è necessaria una volontà politica. L’unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana. Devo dire di aver molto apprezzato l’iniziativa SoS Commercio che va nella stessa direzione della mia denuncia. Spero solo che la mia denuncia abbia dimostrato ad altri imprenditori siciliani che ci si può ribellare. Non ho mai avuto paura ed ora mi sento garantito da ciò che ho fatto. La decisione scandalosa del giudice istruttore di Catania, Luigi Russo (del 4 aprile 1991) che ha stabilito con una sentenza che non è reato pagare la “protezione” ai boss mafiosi, è sconvolgente. In questo modo infatti è stato legittimato con il verdetto dello Stato il pagamento delle tangenti. Così come la resa delle istituzioni e le collusioni. Proprio ora che qualcosa si stava muovendo per il verso giusto. Stabilire che in Sicilia non è reato pagare la mafia è ancora più scandaloso delle scarcerazioni dei boss. Ormai nessuno è più colpevole di niente. Anzi, la sentenza del giudice Russo suggerisce agli imprenditori un vero e proprio modello di comportamento; e cioè, pagate i mafiosi. E quelli che come me hanno invece cercato di ribellarsi? Ora più che mai le Associazioni imprenditoriali che non si impegnano sinceramente su questo fronte vanno messe con le spalle al muro. La risposta infatti deve essere collettiva per spersonalizzare al massimo la vicenda.
 
Pubblicata sul Corriere della Sera il 30/8/1991, il giorno successivo alla sua uccisione

Oggi, a vent’anni dalla sua morte, viene ricordato con un fumetto “Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido)” di Laura Biffi, Raffaele Lupoli e Riccardo Innocenti, edito dalla casa editrice Round Robin.

Per non dimenticare e per continuare la sua lotta, allora solitaria, oggi di tutti noi.

29 agosto 2011 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

Dal soffitto alla scogliera di cristallo Per le donne sul lavoro resta più difficile

di SIMONA MARCHETTI

MILANO – Instabile, fragile e vulnerabile: questa la condizione della donna di successo chiamata a fare un lavoro da uomo, perché anche un solo errore non le viene perdonato, a differenza, invece, di quanto succede ai suoi colleghi maschi. A dirlo, un report dell’Università di Yale dal titolo How Won and Easily Lost che ha analizzato le risposte di oltre 200 trentenni alla domanda su come si sentissero se, durante una rissa in una manifestazione, a capo della polizia ci fosse un uomo o una donna. È così emerso che se entrambi avevano inviato il giusto numero di poliziotti, il punteggio loro assegnato era stato pari; se, invece, il numero di agenti impiegati era stato inferiore alla portata degli scontri, il capo donna veniva giudicato molto più severamente del collega uomo, malgrado i due avessero commesso lo stesso errore.

INCUBI – Insomma, se una volta l’incubo delle donne in carriera di chiamava «glass ceiling» (letteralmente, «soffitto di vetro», ovvero, quelle situazioni lavorative in cui l’avanzamento di carriera viene impedito per discriminazioni, in genere di carattere razziale o sessuale), oggi l’ostacolo peggiore è il «glass cliff» (tradotto con «scogliera di vetro»). Coniato dai professori Michelle Ryan e Alex Haslam dell’Università di Exeter nel 2004, il termine indica la situazione in cui si trovano quelle donne che, pur avendo successo in ruoli tradizionalmente maschili, sono più a rischio di perdere il lavoro e di essere giudicate «sgradevoli» o «meno competenti» proprio in virtù del loro sesso.

BOSS - «I risultati della nostra ricerca evidenziano la fragilità delle donne nei posti di lavoro migliori – ha spiegato al Daily Mail la dottoressa Victoria Brescoll, che è fra gli autori dello studio pubblicato dalla Association for Psychological Science – e come anche un piccolo errore possa risultare particolarmente dannoso. Nel caso del nostro esperimento, quando i boss di entrambi i sessi non hanno fatto errori, il loro status è risultato simile. Quando, invece, l’errore veniva commesso dalla donna, questo ne comprometteva sensibilmente lo status e lei veniva giudicata molto meno competente». E lo stesso risultato è stato ottenuto anche per altre occupazioni, come nel caso della responsabile donna di una società d’ingegneria aerospaziale e di un giudice supremo. «Questo effetto è chiamato “glass cliff” – ha concluso la Brescoll – perché quando una donna raggiunge una posizione di potere, non sa per quanto tempo riuscirà a tenerla, mentre è consapevole del fatto che potrebbe cadere in ogni momento». Ma il rischio vale pure per gli uomini chiamati a fare lavori tradizionalmente da donne: nel caso dello studio, è stato preso in esame la posizione di responsabile di un college femminile e le conclusioni a cui si è giunti sono risultate le stesse.

22 Dicembre 2010

Fonte: www.corriere.it

22 dicembre 2010 Pubblicato da | Uncategorized | 5 commenti

Piccole Cose Di Valore Non Quantifiable

Un cortometragio bellissimo che non ha bisogno di presentazione

Piccole Cose Di Valore Non Quantifiable, posted with vodpod

11 settembre 2010 Pubblicato da | Uncategorized | Lascia un commento

“Io non ti sposerò”

di MARCO MASINI

Io non ti sposerò
perché non sarei io
la vita la vivrò
amando a modo mio
io non pronuncerò
le solite promesse
davanti alla città
e a un Dio che io… non so…
io non ti sposerò!

Per bruciare lentamente ogni emozione
e cadere in braccio all’abitudine
per addormentarsi alla televisione
in pantofole…

Io non ti sposerò
per credere all’idea
che quando lo farò
sarai per sempre mia
non ti regalerò
carezze e tradimenti
la nostra dignità
io la difenderò
ma non ti sposerò!

Io non sorriderò
nella fotografia
della felicità
che il tempo porta via
io non ti chiederò
di rinunciare al mondo
all’eventualità
di dirmi anche di no…
io non ti sposerò!

Per riempire i nostri vuoti con un figlio
e non fare più all’amore prima o poi
ma cercare in fondo al cuore un po’ d’orgoglio
per salvare lui…

Io non ti sposerò
per quello che non sei
e se ti perderò
tu non mi perderai
saremo solo due
canzoni senza tempo
le mie come le tue
che sempre canterò
ma non ti sposerò!
io non ti sposerò!

Perché l’amore è un altro sì
che non si può pretendere
ti spinge all’angolo di un ring
ma ti fa vivere… lo so!
e non ti sposerò…

E allora amore mio
abbraccia questa vita
nella sua libertà
con me ti porterò…
e lì ti sposerò!

9 giugno 2010 Pubblicato da | Uncategorized | Lascia un commento

La donna del dopo-guerra

21 maggio 2010 Pubblicato da | Pari Opportunita', Politica, Uncategorized | Lascia un commento

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