Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Difendere la Legge 194

Credo nel diritto di manifestare qualunque opinione, anche quella di chi vorrebbe cancellare la Legge 194 espressa durante la manifestazione a Roma della settimana scorsa. Credo nel diritto di esprimere il proprio pensiero, il mio viene rappresentato in pieno da questa immagine tratta da La rete delle reti femminili

18 maggio 2012 Pubblicato da | Cronache, Cultura, Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Politica, Società | , , , , | 1 commento

Femminicidio: 55 vittime in 123 giorni

Sono già 55 le vittime nel 2012 della violenza di compagni, mariti, fratelli. 55 donne. 55 nomi. 55 come i cartelli mostrati davanti a Montecitorio ieri durante il flashmob organizzato contro la violenza sulle donne da TILT.

Sono state 127 nel 2010, 137 nel 2011 e già 55 nei primi mesi del 2012 le donne uccise dai loro compagni, fratelli, mariti. I media li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia – si legge in un comunicato – Si tratta invece di una pratica violenta di matrice non patologica ma culturale. Il nome che la identifica è femminicidio, neologismo in uso già da anni anche in Italia, che indica la distruzione fisica, simbolica, psicologica, economica, istituzionale della donna. Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne in visita nel nostro Paese alla vigilia dell’8 marzo scorso, ha ribadito che in Italia ormai si deve parlare di femminicidio».

Tilt

3 maggio 2012 Pubblicato da | Cronache, Cultura, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Società | , , , | Lascia un commento

«Lucia voleva solo vivere nella sua Calabria»

LA LETTERA

La mamma di Lucia, una giovane di Cosenza che si è tolta la vita lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua abitazione, scrive al Quotidiano: «Voleva vivere nella sua Calabria: è una colpa da pagare a così caro prezzo». Lucia si era laureata in Ingegneria gestionale con il massimo dei voti ma aveva un lavoro di ripiego, poco retribuito. E aveva una bimba di appena due anni.

GENTILE direttore, avevo deciso di scrivere questa lettera quando  tutti sarebbero andati via, lasciandomi lì, da sola, ad aspettare dietro la porta della sala di rianimazione, dove mia figlia stava affrontando, tanto per usare una frase fatta che poi tanto fatta non è, la sua ultima battaglia. Non ne ho avuto il tempo… siamo stati avvertiti che l’aveva persa… o forse l’aveva vinta.

Ed ora eccomi qui. Non so cosa le scriverò, so solo il “perché”.

Non si può banalizzare e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione, come ha scritto qualche giornale; merita rispetto e maggiore attenzione.

Si parla di imprenditori che ricorrono al gesto estremo, parliamo anche dei giovani: questi giovani che noi abbiamo generato, ma che non siamo in grado ora di accompagnare nel loro percorso di speranza. Mia figlia non è mai stata banale, ha vissuto il suo breve tempo alla ricerca di qualcosa che noi, NOI TUTTI, non sappiamo più offrire a chi, come lei,  vive la condizione di giovane.

Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata, fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che  il merito avrebbe pagato. Ha sempre dato senza mai chiedere… ecco… senza mai chiedere. E invece avrebbe dovuto farlo, avrebbe dovuto chiedere che i suoi diritti, conquistati con impegno e sacrifici, venissero onorati.

Laureata in Ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le  difficoltà che già conosciamo noi donne… e noi donne del Sud. E’ bella come il sole, la sua intelligenza non è stata scalfita neppure dal volo liberatorio, ma era sola! Ci adorava tanto quanto noi, familiari e amici, tanti, adoriamo lei, ma era sola! Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Ingenua lei, colpevoli noi che sapevamo che le cose non vanno esattamente così… E’ sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo… o forse no, perché, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, TUTTI, ci avrebbe dato di più. Perché lei è così, ha dato, sempre, senza neanche volerlo, così, naturalmente, come respirare, bere, vivere. Perché lei è così!

Cosa vogliamo fare… liquidare il suo gesto così, in maniera banale? No, non è stato un gesto da imprigionare in un trafiletto in terza pagina. E’ il gesto che ogni giovane potrebbe fare, soprattutto se giovane del Sud, questo Sud divorato negli anni – quanti 150? –  da lupi famelici, da burattini – burattinai, da gente mediocre e servile, da chi chiede “per favore” ciò che dovrebbe chiedere “per diritto”, da gente incapace di governarci, da gente che bada a far quadrare i bilanci, da gente che mette al potere quei servi che dicono sempre di sì e che legano a sé con le complicità del malaffare e dei facili e lauti guadagni. No, non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici.

E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo!… E voi , mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto!

La mamma di Lucia

Fonte: Il Quotidiano della Calabria

17 aprile 2012 Pubblicato da | Cronache, Economia e Lavoro, Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Politica, Società | , , , , , | Lascia un commento

8 marzo per fermare la violenza contro le donne

Oggi ricorre la cosiddetta Festa della Donna ma non voglio scrivere di cene, mimose o regali, ma ricordare Antonella Russo, simbolo della violenza contro le donne.

Il 20 febbraio del 2007, Antonella veniva barbaramente uccisa a soli 23 anni dall’ex-compagno della madre che aveva denunciato il giorno prima per i continui maltrattamenti subiti dalla madre.

Una ragazza di soli 23 anni ma già donna matura, decisa e assolutamente senza paura, capace di prendere posizione contro un mostro.

Voglio ricordarla come simbolo della lotta alla violenza contro le donne. Per non dimenticare ma soprattutto per continuare a credere che tutto questo finirà e che ogni donna potrà camminare senza avere paura di nessuno.

PS: Si ringrazia il gruppo facebook creato nel ricordo di Antonella Russo da amici e parenti per la concessione della foto

8 marzo 2012 Pubblicato da | Cronache, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , | Lascia un commento

Maternità, bufera sulla RAI

Scoppia la polemica sulla clausola contrattuale predisposta dalla RAI nei confronti delle collaboratrici/consulenti esterne, a partiva IVA, e che prevederebbe il licenziamento in caso di maternità. Il testo incriminato è stato denunciato dalla giornalista Paola Natalicchio.

“Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore.”

21 febbraio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , | 1 commento

La figlia della Fornero e parentopoli?

Silvia Deaglio, anni 32, è la figlia di Elsa Fornero (Ministro del Lavoro) e di Mario Deaglio (Professore dell’Università di Torino).

È ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, il medesimo ateneo in cui insegnano, ad Economia, i suoi genitori. La figlia della Fornero è anche responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF, fondazione che ha come mission la ricerca di eccellenza e la formazione avanzata nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.

La HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, ente del quale la Fornero è stata vicepresidente dal 2008 al 2010 e per conto della quale è stata designata alla vicepresidenza della Banca Intesa, carica lasciata solo dopo aver ricevuto la nomina ministeriale.

Sicuramente sarà bravissima.

2 febbraio 2012 Pubblicato da | Cronache, Economia e Lavoro, Interni, Pari Opportunita', Politica, Scuola ed Universita', Società | , , , , , , | 1 commento

L’industria del parto cesareo: Italia prima

di LUCIA PALMERINI

Quasi il 40 per cento dei parti avviene con taglio cesareo. Il dato pubblicato dall’organizzazione mondiale della sanità e confermato dal Ministero della Salute è a dir poco inquietante. In Europa l’Italia ha il triste primato nell’uso del cesareo, triste perché nella maggior parte dei casi non è dovuto ad una necessità medica ma a motivazioni economiche, alla scarsa qualità della sanità pubblica ed alla sua mala gestione, nonché alla inesistente informazione ed alla mancanza di supporto psicologico alle donne incinte.

Esaminate le percentuali di complicazioni che possono compromettere la vita o la salute del nascituro o della madre, l’OMS ha individuato un limite massimo pari a 20 parti su 100 in cui si ritiene necessario il cesareo. Se il numero di cesarei supera il 20 per cento significa che all’interno del sistema sanitario vi sono dei problemi o delle inefficienze. Questo limite in realtà è stato rialzato recentemente, in quanto il limite stabilito nel 1985 pari al 15 per cento era irrealizzabile per la maggior parte dei paesi e non teneva conto dell’aumento dei fattori di rischio in seguito all’innalzamento dell’età delle partorienti.

A fare peggio dell’Italia troviamo solo l’Iran, la Repubblica Dominicana, il Brasile e per ultima Cipro che vede il numero di cesarei superare addirittura quelli naturali, mentre la medaglia d’oro spetta all’Ucraina dove troviamo solo 10 cesarei su 100 parti. Nella tabella sono evidenziati in azzurro i paesi che si trovano al di sopra del 20 per cento, come Germania, Stati Uniti e Cina; a cavallo del limite vi sono Francia e Danimarca; sono invece in rosa quelli che rispettano il paletto del 20 per cento individuato dall’OMS, tra questi i paesi all’avanguardia in tema di politiche femminili come Svezia, Norvegia, Finlandia e Olanda.

La percentuale media di tagli cesarei nel mondo risulta del 15 per cento, in Africa sono l’1-2 per cento a causa della mancanza di strutture sanitarie adeguate, mentre in Asia sono circa il 9 per cento; le regioni dell’Est Europeo si attestano ad una media di 15 parti cesarei ogni 100 e risultano essere quindi in linea con la direttiva del’OMS. Genericamente i dati mostrano una proporzionalità diretta tra tagli cesarei e reddito, ovvero all’aumentare di quest’ultimo, vi è anche un incremento dei cesarei.

I rapporti annuali sulle attività ospedaliere italiane, mostrano un incremento costante nell’uso di tagli cesarei, fino a raggiungere quasi il 40 per cento nel 2011, con una situazione molto variegata a seconda della regione d’appartenenza. Nell’Italia settentrionale il ricorso al taglio cesareo è meno frequente mentre è elevato nel meridione: si va dal 23 per cento nella Provincia autonoma di Trento ed in Friuli-Venezia Giulia a quasi il 55 per cento in Sicilia ed il 62 per cento in Campania, con valori che superano il 40 per cento in Abruzzo, Lazio, Molise, Calabria, Basilicata e Puglia. Le motivazioni alla base di queste discrepanze sono di varia natura. In prima istanza la motivazione economica: un taglio cesareo viene considerato e pagato alle singole realtà ospedaliere come operazione chirurgica, cifra nettamente superiore rispetto a quella corrisposta per un parto naturale. Diventa evidente che un numero di parti superiore al 60 per cento in Calabria dipenda anche dalla necessità di fare cassa a spese della salute di donne e bambini. Non è un caso che nelle strutture private il numero di tagli cesarei sia in media il 75 per cento, rappresentando il cesareo un entrata economica maggiore rispetto ad un parto naturale.

Una seconda motivazione è la responsabilità diretta del medico nel caso di danni o morte del bambino o della madre; se infatti si verificano complicazioni, la responsabilità diretta del medico è maggiore in presenza di un parto naturale; inoltre quasi la metà dei punti nascita effettuano meno di 500 parti all’anno, il che implica una minore sicurezza e una maggiore propensione al cesareo da parte dei medici stessi, la cosidetta “medicina difensiva”; non va scordato infatti che un ginecologo ostetrico su quattro in Italia è indagato per responsabilità professionale.

Un’ulteriore spiegazione all’elevato numero di parti cesarei viene data da una ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (ONDa), in collaborazione con il Dipartimento di salute materno infantile dell’Oms e con il settimanale IO Donna.

Dall’indagine emerge che l’80 per cento di donne intervistate preferisce il parto naturale al cesareo ma poi sceglie il cesareo principalmente per paura del dolore. Nel dettaglio le donne preferirebbero il parto naturale in primis per motivi affettivi nel 63 per cento dei casi (per non perdere le prime ore di vita del bambino), quindi per un’ospedalizzazione più breve (il 53 per cento considera importante un’inferiore durata del ricovero ed il 49 per cento un veloce recupero fisico), inoltre il 48 per cento desidera escludere un’operazione come metodo per dare alla luce il proprio figlio e l’assenza di cicatrici (47 per cento). Tra le ulteriori motivazioni che spingono le donne a preferire il parto naturale troviamo il minor dolore post operatorio (44 per cento), la possibilità di avere al proprio fianco il padre del bambino (41 per cento), poter avere gravidanze future illimitate (47 per cento) e allattare con più facilità (35 per cento).

Le motivazioni che spingono le donne al taglio cesareo destano maggiore curiosità e confermano che l’aumento di questa pratica è dovuta a motivi diversi dell’aumentare dell’età delle partorienti. Quasi il 54 per cento lo preferisce per paura del proprio dolore o di quello del bambino (40 per cento); il 46 per cento sceglie il cesareo per poter pianificare la data di nascita, il 28 per cento perché lo considera più sicuro, il 22 per cento perché consigliata da un’amica o perché pensa che i tempi per tornare ad una vita sessuale ordinaria siano più veloci; il 17 per cento perché nella struttura sanitaria non era prevista l’epidurale.

Le motivazioni addotte sono frutto della scarsa informazione e di scelte dettate più da luoghi comuni e dall’inconsapevolezza di rischi e alternative.

In prima istanza è scientificamente provato che un bambino nato con parto naturale non soffra di più rispetto ad un bambino nato con cesareo; va sottolineato invece che la probabilità di complicazioni post-parto sono maggiori per chi partorisce con il cesareo, tra queste febbre puerperale, infezioni della ferita, perdite ematiche, problemi nell’allattamento, tempi di ospedalizzazione più lunghi e conseguente uso di analgesici e antibiotici. Inoltre il rischio di mortalità materna è di ben tre volte superiore per chi partorisce con il cesareo rispetto al parto naturale e nella gravidanza successiva i rischi gravi si duplicano.

La motivazione data dalle donne intervistate riguardo ad una più veloce ripresa della vita sessuale con parto cesareo si dimostra falsa, smentita dalla scienza, e conseguenza della mancanza di un’informazione corretta.

La paura della sofferenza, che è il primo motivo per cui si sceglie il cesareo, è stato risolto nei paesi nordici attraverso un adeguato e personalizzato supporto psicologico alla donna nelle fasi di preparazione al parto.

La mancanza dell’epidurale come alternativa al cesareo all’interno della struttura ospedaliera è invece una motivazione valida e fondata che trova riscontro nei dati, infatti in Italia solo il 16% delle strutture ospedaliere ha la possibilità di offrire gratuitamente il servizio di analgesia epidurale alle proprie pazienti. Questa tecnica sicura e indolore consente di ridurre al minimo le sofferenze durante il parto permettendo alla donna di rimanere cosciente e di respirare autonomamente e di sentire ugualmente le contrazioni. Il 90% delle strutture esaminate dall’ONDa offrono l’epidurale 24 ore su 24, ma solo il 35 per cento delle strutture hanno un anestesista dedicato esclusivamente al parto, questo significa che in caso di emergenza l’anestesista non è più disponibile e non è possibile ricorrere a tale tecnica. Inoltre i dati mostrano la quasi totale assenza dell’epidurale nelle regioni del Sud Italia, confermando la scelta del cesareo come risposta alla paura del dolore.

La sempre maggiore medicalizzazione, la presenza di strutture non idonee e poco sicure che eseguono meno di 1000 parti all’anno, la necessità di fare cassa di alcune strutture ospedaliere, l’assenza dell’epidurale, la mancanza di informazione e assistenza alla donna nelle fasi pre-parto hanno fatto lievitare il numero di cesarei. Diventa necessario quindi rimuovere timori e credenze ingiustificati migliorando l’informazione e l’educazione con corsi di preparazione al parto ed assistere psicologicamente le donne durante la gravidanza. Diventa altresì d’obbligo una riorganizzazione delle strutture sanitarie per offrire un servizio migliore, efficiente e più sicuro; servono infine investimenti per garantire l’epidurale a tutte le donne.

24 Ottobre 2011

Pubblicato da: www.mirorenzaglia.org

27 ottobre 2011 Pubblicato da | Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Sanita' e Salute, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , | 1 commento

10 punti per la crescita del Paese

di LUCIA PALMERINI

Alberto Alesina, Francesco Giavazzi

In un articolo del 24 ottobre del Corriere della Sera, Alesina e Giavazzi elencano 10 punti per risollevare le sorti dell’Italia con misure a costo zero.

Alberto Alesina, classe 1957, è uno dei più importanti economisti nonché professore ad Harvard. Francesco Giavazzi (classe 1949), economista anche lui, insegna invece alla Bocconi di Milano ed è un regolare visiting professor al MIT.

Secondo i due economisti le misure adottate dal governo e quelle annunciate, non sono sufficienti per risollevare le sorti dell’Italia. Ed ecco allora una lista di provvedimenti utili:

  1. Sbloccare il mercato del lavoro con una progressiva introduzione di contratti unici che eliminino al tempo stesso sia l’eccessiva precarietà sia la perfetta inamovibilità dei dipendenti di alcuni settori.
  2. Sostituire la cassa integrazione con sussidi di disoccupazione temporanei, ispirandosi alla flex security dei Paesi nordici.
  3. Tornare alla formulazione originale dell’articolo 8 della manovra finanziaria di agosto, quella inizialmente scritta dal ministro Sacconi e poi modificata su richiesta dei sindacati e con l’accordo di Confindustria: maggiore libertà per imprenditori e lavoratori di fare, se d’accordo, scelte a livello aziendale.
  4. Permettere ai salari del settore pubblico di essere diversi da una regione all’altra a seconda del costo della vita. Al Sud il costo della vita è in media il 30 per cento inferiore rispetto a quello del Nord, ma i salari monetari dei dipendenti pubblici sono uguali. Questo permetterebbe un risparmio di spesa pubblica e faciliterebbe l’impiego nel settore privato al Sud dove oggi invece conviene lavorare per le amministrazioni pubbliche.
  5. Favorire l’occupazione femminile con agevolazioni fiscali quali le aliquote rosa per le donne che lavorano. L’occupazione femminile in Italia è la più bassa d’Europa.
  6. Riformare con equità le pensioni di anzianità (oltre all’aumento dell’età pensionabile annunciato da Berlusconi) e prevedere, con la dovuta gradualità, che si possa lasciare il lavoro solo quando si raggiungono i requisiti per una pensione di vecchiaia o i massimi contributivi. Lo scorso anno l’Inps ha liquidato 200 mila nuove pensioni di vecchiaia e un numero simile (175 mila) di nuove pensioni di anzianità. Ma l’importo medio di un’anzianità è di 1.677 euro, contro 602 euro di una pensione di vecchiaia.
  7. Riforma della giustizia civile che accorci i suoi tempi, oggi glaciali, uno dei maggiori ostacoli, soprattutto per i giovani imprenditori. In un articolo pubblicato su questo giornale il 5 giugno abbiamo fatto proposte concrete sull’organizzazione del lavoro dei giudici per raggiungere questo obiettivo a costo zero.
  8. Eliminare alcuni dei privilegi garantiti agli ordini professionali. Aprire ai privati la gestione dei servizi pubblici locali (per esempio gestione dei rifiuti). Liberalizzare i mercati, partendo da ferrovie, poste ed energia.
  9. Allargare la base imponibile riducendo l’evasione per poter abbassare le aliquote: niente condoni, perché i condoni sono un invito a evadere il fisco. Vincolarsi per legge a destinare le maggiori entrate derivanti dal recupero dell’ evasione unicamente alla riduzione delle aliquote fiscali, in particolare sul lavoro, con una specifica attenzione a quello femminile.
  10. Dimezzare i costi della politica, nel vero senso della parola, cioè una riduzione del cinquanta per cento. Ciò non avrebbe un effetto macroeconomico diretto ma darebbe un importante segnale politico di svolta.

I vecchi contratti a tempo indeterminato sono strumenti oramai obsoleti e poco funzionali alla società che ci circonda, al tempo stesso le nuove formule contrattuali che hanno determinato la precarietà del mondo del lavoro non rispecchiano né le necessità dei lavoratori né quelle delle aziende. La cassa integrazione è uno strumento vecchio e non al passo con i tempi, servono sussidi di disoccupazione che riguardino tutti i lavoratori a prescindere dall’azienda di appartenenza o dal tipo di licenziamento, e che aiutino l’inserimento nel mercato del lavoro. Servono contratti  personalizzabili dalle aziende, così come chiedono la maggior patre degli industriali (tra cui la FIAT con Marchionne), nonostante l’unica a non capirlo sembra sia Emma Marcegaglia con il risultato di far allungare ogni giorno di più la lista di coloro che abbandonano Confindustria, come FIAT, Cartiere Pigna, Gallozzi, Amplifon e Nero Giardini.

In passato sbagliando mi sono espressa contrariamente alle differenze salari tra nord e sud Italia, tale strumento in realtà è necessario; se guardiamo all’Europa i dipendenti pubblici dei vari stati europei hanno salari diversi che rispecchiano le varie realtà economiche, non si può pretendere che un dipendente di Londra abbia la stessa busta paga di uno di Palermo, inserire una differenziazione è una necessità e le contrarietà ideologiche non fanno altro che  spingere verso il basso la barca che affonda.

Inutile dire che in Italia le misure per agevolare l’occupazione femminile sono assenti o nulle, sento parlare di riforme in materia da quando sono nata ed ancora nulla è stato fatto. Le donne rappresentano più della metà della popolazine italiana, il loro contributo è necessario e vitale per le sorti dell’economia e non solo. Così come sento parlare da sempre di riforma della giustizia, che accorci i tempi della giustizia, stabilisca la certezza della pena e riorganizzi il lavoro di giudici e magistrati in maniera efficiente.

Le pensioni sono un tema scottante sui cui si scende spesso in piazza, sicuramente non è accettabile (soprattutto economicamente) che una persona possa andare in pensione prima di 60 anni.

Riguardo agli ordini professionali, da sempre mi sono schierata contro ordini, lobby e registri. Sono un intralcio alla libera concorrenza, bloccano la carriera soprattutto dei giovani e li costringono ad una ingiusta precarietà.

La lotta all’evasione e la riduzione dei costi della politica sembrano due missioni impossibili, ma nella vita niente è impossibile, neanche risollevarsi da questa crisi economica, utilizzando le strade giuste.

24 ottobre 2011

24 ottobre 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Il dibattito sulle donne, Interni, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , | 2 commenti

Facciamoci 2 risate!!!

13 ottobre 2011 Pubblicato da | Cultura, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Società | Lascia un commento

Tawakkul Karman is not afraid

written by LUCIA PALMERINI

Before to leave her house she had to be accompanied by a man, now by a bodyguard. The awarding of the Nobel Peace Prize has not made her life easier, but more vulnerable to retaliation and threats both her and her family. In fact, in Yemen, the life of any woman is difficult and full of injustices, from laws that affect them inspired by sharia: in addition not to be able to move freely outside their home, women are forced to marry when they are young girls or child, in most cases with a stranger, and violences inside the house are not a crime. But tawakkul Karman is not afraid, or at least she has shown to have great courage by taking over the reins of the protest, leading processions, choirs singing and shouting into a bullhorn. Among the demonstrators  her pink with flowers nihab stood, women trusted her, saw an alternative in her, a possible change, menlet them to be guided by this young 32 year old woman who just asked for a better future for her, for her children, for women, for her country. The only way to silence her was to arrest and jail her for four long days, as had already happened in the past. The accusation made ​​by President Ali Abdullah Saleh, in power for 33 years, women took to the streets not to be “good Muslim” has done nothing but increase the intensity of indignation and protest. The international pressure did the rest allowing the release of Karman Tawakkul that, once she returned free, continued to struggle with her people for freedom, justice and fairness.

Yemen is the poorest Arab countries, life expectancy is still 60 years, there are 53 deaths on average every 100 live births. The drama of this country is more evident in the data on poverty, if in 1992 20 percent of the population were below the poverty line, today we find almost half of the population with less than $ 2 a day, then it becomes not difficult to understand why the population has moved into the streets to protest. Poverty is added to the disastrous situation of women, participation in school is less than their male counterparts: only 31% of girls are enrolled in primary school and the percentage decreases with increasing age, the rate of literacy in general, is one of the lowest ever, 50.2 percent, although an improvement over ten years ago with an increase of about 12 percentage points. The policies implemented by the government in response to the problems of the country were found to be unsuitable and insufficiently robust and have fostered Islamic fundamentalism in the poorest areas and increased instability. The latest twist came last week after months of protests and clashes with the opposition, in a speech broadcast on state television, President Ali Abdallah Saleh has made public his intention to relinquish the power. Maybe it’s just another political move to defuse the international controversy surrounding his almost forty years presidency, that resurfaced after the award of the Nobel Prize to Tawakkul Karman that led back to the fore the situation in Yemen.

In fact, the change in Yemen is not around the corner even though President Saleh, who is supported by the United States, says it wants to relinquish power. In fact they still remain a mirage both the long-awaited free elections and the freedom of press and expression which does not really exist. Everything goes through the government offices that monitor what is being disclosed, but not the network, the Internet is free, flies over any prohibitions and breaks down every barrier, and just from internet the first protests began, from internet news of the “Arabic spring” arives, thanks to Internet demonstrators organized and managed the protests and brought heir cry for help to the West. It is not a coincidence that the protest walk from the Web, internet users has risen from just over 10 thousands in 2000 to almost 2 million and a half of 2009, in 5 years the number of Internet hosts has grown from 166 to 255, and about the mobile phones (one of the cheapest ways to access the web) 35 per cent of the population is owning one, compared with 0.18 in 2000, numbers that are destined to grow. The neo-Nobel Prize Tawakkul Karman, who was inspired by Martin Luther King, Nelson Mandela and Gandhi, for his country wants a social and non-violent revolution, she dreams to elect a new president as soon as possible and knows that the only way that can help her and her Yemen to achieve these objectives is the web.

11 ottobre 2011

Pubblicato da Il Fondo Magazine

Translated by Lucia Palmerini

12 ottobre 2011 Pubblicato da | Cultura, Esteri, Il dibattito sulle donne, Pari Opportunita', Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , | Lascia un commento

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