Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Il Giappone dice NO al nucleare, almeno per ora

di LUCIA PALMERINI

Il Giappone ferma le sue centrali, tutte, una ad una, senza esitazione.
53 dei 54 reattori presenti nel paese sono già fermi, l’ultimo smetterà di funzionare ai primi di maggio.

La motivazione addotta è ”manutenzione“. Ma dei 53 reattori spenti fino ad oggi dal tragico 11 marzo 2011 ancora non ne è stato riacceso neanche uno.

La popolazione è contro ogni ipotesi di energia nucleare. L’80 per cento si dichiara contrario alle centrali nucleari, per non parlare dell’inesistente fiducia riposta negli enti che dovrebbero controllarne il regolare funzionamento. Promettono battaglia per chi cercherà di riattivarle e concentrano tutta l’attenzione sul risparmio energetico e le energie alternative.

La nuova parole d’ordine è proprio risparmio energetico, soprattutto in vista dell’imminente torrida estate. Ma il Giappone, e soprattutto i Giapponesi, non demordono, e come hanno saputo sorprenderci con la veloce ripartenza dopo il disastro di Fukushima, ci mostreranno che un’alternativa è possibile, alla faccia di chi ci vorrebbe schiavi di uranio, radiazioni e scorie.

27 marzo 2012 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , | 2 commenti

Che fine farà il nucleare in Giappone? Occhio a Miss Plutonio

Un articolo di Giulia Pompili interessantissimo, che consiglio vivamente di leggere. Lucia Palmerini

C’era una volta Denko-chan, la mascotte della Tepco. C’era una volta perché qualche giorno fa la società che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima ha deciso di “licenziarla”, ufficialmente per coprire quel buco di due miliardi e mezzo di yen dovuto ai risarcimenti delle famiglie degli sfollati. In realtà c’è di più, perché mentre il “forte vento antinuclearista soffia in Giappone”, come ha scritto il quotidiano Manichi in un editoriale di ieri, Denko-chan agli occhi dei giapponesi è ormai tutt’altro che un’eroina. E cominciano a prendere il suo posto ben altre figure.

La Tokyo Electric Power, 
società al centro dello scandalo per la gestione dell’emergenza dell’11 marzo scorso in Giappone, sin dagli anni Novanta, quando ha iniziato a produrre energia elettrica per uso domestico dal nucleare, aveva cercato di costruirsi un’immagine familiare e rassicurante puntando sui personaggi dei manga (i fumetti giapponesi) e dei cartoni animati. Il più famoso è sicuramente Denko-chan, e il suo nome si traduce letteralmente “ragazzina elettricità”. Durante gli spot che la Tepco mandava periodicamente nella zona del Kanto, la ragazzina – occhi da cerbiatta, coda di cavallo e fiocco rosso su grembiule e ciabatte – insegnava alle donne come non sprecare energia elettrica e rendere efficiente il lavoro della Tepco: per esempio sistemando ordinatamente le derrate nel frigorifero, o assicurandosi di aver spento gli elettrodomestici se non in uso. Denko-chan, da venticinque anni al servizio della Tepco con il suo dito indice sempre puntato a monito e la sua frase a effetto, “prenditi cura dell’elettricità!”, era diventata così famosa che la Tepco ne aveva fatto ogni sorta di gadget: bavaglini, pupazzetti, penne. Il personaggio creato dalla penna di Shungiku Uchida, famosa scrittrice e disegnatrice (in Giappone le due attività sono strettamente collegate) era talmente attivo da meritarsi addirittura una versione porno non autorizzata.

Un portavoce della Tepco,
 intervistato dal Wall Street Journal, ha detto: “Abbiamo sospeso il personaggio subito dopo la tragedia dell’11 marzo del 2011, ma abbiamo deciso di non rinnovare il nostro contratto con l’illustratore di Denko-chan per il prossimo anno fiscale (aprile 2012) come contributo alla razionalizzazione dei costi”. In realtà Denko-chan non è l’unica epurata dal sistema pro nucleare giapponese.  Negli anni Novanta la propaganda per l’atomo di Tokyo aveva portato alla creazione  di Pluto-kun, il ragazzo plutonio, simpatico pupazzetto con un casco verde in testa, un paio di antenne e il simbolo chimico del plutonio, PU, sulla fronte. La società di ricerca non governativa che lo aveva adottato come mascotte chiuse nel 1998 dopo una serie di incidenti nucleari. Nel frattempo, però, Mr. PU aveva già creato parecchi problemi – per esempio per quel video didattico trasmesso nelle scuole dove Pluto-kun stringe la mano a un ragazzo che durante la merenda invece del succo di frutta beve una bevanda a base di plutonio.

Poi c’era Terra-chan, un mappamondo sorridente
 con mani piedi e un berretto da baseball, posto all’ingresso del parco giochi della centrale nucleare di Tokai, gestita dalla società Japan Atomic Power. L’impianto di Tokai è meno famoso di quello di Fukushima, ma l’intera centrale non fu riattivata dopo il terremoto e il maremoto dell’11 marzo 2011 che causò dei danni al reattore numero 2. Terra-chan è ancora lì, all’ingresso del “giardino dell’Atomo”, un parco giochi dotato di laghetto, cascate e labirinti. Anche il parco è stato chiuso, e Terra-chan ha assunto i colori sbiaditi della mascotte in pensione.

Nuclear Boy non è stato esattamente
 una trovata della Tepco, ma rappresenta l’ultima occasione per rendere la società simpatica ai giapponesi e ridurre i danni del disastro. Pochi giorni dopo l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima, l’artista Kazuhiko Hachiya, specializzato in comunicazione scientifica per bambini, creò Nuclear Boy, la traduzione di Genpatsu-kun, per raccontare cosa stesse succedendo alla centrale nucleare e per dare le prime direttive contro il nuovo nemico invisibile dei bambini giapponesi, le radiazioni. L’impianto, nelle sembianze di Nuclear Boy, era diventato un bambino buono con il mal di pancia e che rischiava di farsela nelle mutande. Le radiazioni, invece, erano metaforicamente rappresentate dai peti del bambino, che rendono necessario l’allontanamento dalla zona per non morire dalla puzza nauseabonda. I tecnici della Tepco erano diventati i dottori, con tanto di camice e siringhe, che si alternavano per curare Nuclear Boy con le due medicine, acqua e boro. Il cartone animato poi esortava a pregare, affinché Genpatsu-kun stesse meglio, e per “ringraziarlo di tutta l’energia che ci ha regalato in questi anni”.

L’incidente alla centrale nucleare di Fukushima
, nonostante tutti gli sforzi delle società che gestiscono gli impianti di minimizzare, ha traumatizzato le coscienze dei giapponesi. Il governo di Tokyo è ancora lontano dall’approvare il referendum per l’abolizione del nucleare, nonostante le associazioni antinucleariste abbiano raccolto molte più firme di quelle richieste (trecentomila solo nella prefettura di Tokyo). Secondo la stampa giapponese le piccole comunità, evidentemente molto prima delle grandi metropoli, si stanno abituando senza traumi all’assenza dell’energia nucleare. Per esempio nella prefettura di Fukui, quella a più alta concentrazione di impianti. Nella baia di Wakasa ce ne sono quattordici. Quando qualche giorno fa è stato spento l’ultimo ancora in funzione, chiuso per manutenzione ordinaria, l’intera regione del Kansai si è dovuta confrontare con la produzione di energia alternativa. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Yomiuri Shimbun giorni fa, l’ottanta per cento dei giapponesi non si fida delle relazioni  del governo e delle società che gestiscono gli impianti. Se il Giappone sarà costretto presto a rivedere la politica energetica, dopo l’11 marzo qualcosa è cambiato definitivamente nelle coscienze dei giapponesi.

Moto Hagio è una leggenda del Sol Levante. Scrittrice e novellista, è considerata una delle autrici che negli anni Sessanta ha reinventato lo shoujo, i fumetti manga destinati a un pubblico femminile. Nell’ottobre del 2011 ha creato il primo personaggio dei fumetti che ricordava il disastro nucleare di Fukushima. Pubblicato periodicamente sulla rivista femminile Flowers, il manga Pluto no fujin ha per protagonista miss Plutonio, praticamente l’antagonista bella di Denko-chan. Ha ventiquattromila anni ma se li porta benissimo, nella tutina nera che ricorda quelle di Sailor Moon, o di Lady Gaga. E’ avvenente, miss Plutonio, e riesce a portare dalla sua parte con diversi strumenti, scienziati, politici e scrittori. Il significato del manga, spiegato dalla stessa Moto Hagio in un editoriale sul Courrier International, è quello degli uomini deboli, che si lasciano sedurre facilmente da una sostanza artefatta e molto, molto pericolosa. Ma sempre su Flowers Moto Hagio ha scritto e disegnato anche la commovente Nanohana, legata alla tragedia dell’11 marzo. Ambientata a Chernobyl, la protagonista del manga si chiama Naho, una ragazzina originaria di Fukushima che con la famiglia si è trasferita lontano dalla sua terra per sfuggire al pericolo delle radiazioni e una notte sogna la nonna, il cui corpo è ancora disperso. Di fronte a tutto questo, Denko-chan, la casalinga piena di buoni propositi, ha perso. Adesso il nucleare in Giappone è tutto nelle mani di miss Plutonio.

Pubblicato il 18 marzo da Il Foglio Quotidiano

26 marzo 2012 Pubblicato da | Ambiente, Cultura, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare | , , , , , | 1 commento

Le feste di un cane al ritorno del padrone dal fronte

25 marzo 2012 Pubblicato da | Esteri, Foto/Immagini, Società | 1 commento

Der Spiegel, i tedeschi sono altri

di LUCIA PALMERINI

Che abbiano esagerato non c’è dubbio, che abbiano scritto delle assurdità è assodato, come è ancora più certo che non rappresentino il pensiero dei tedeschi. In Germania ci ho vissuto, paese freddino all’inizio, riservato, protettivo della privacy e delle vite dei suoi cittadini, ma caldo nell’accettare chi si integra, chi rispetta la loro freddezza e distanza. La Germania è il paese in cui ho fatto amicizia più velocemente, il paese in cui quando stavo male una ragazza tedesca mi ha dato le prime cure ed è ora una mia grande amica, non mi conosceva, non sapeva chi fossi, ma non ha esitato ad aprire alla porta quando di notte moribonda ho bussato con 40 di febbre chiedendo aiuto. Un’esperienza unica vivere in Germania, li ricordo per la fissazione delle regole, per la puntualità, uso delle cinture, richiesta dei documenti all’ingresso di ogni locale e per l’acquisto di sigarette. Ricordo la Germania come il primo posto in cui ho cominciato ad indossare un orologio, io che uscivo di casa e aspettavo a Roma  interminabili ore l’autobus per andare agli allenamenti di pallavolo, scoprivo gli orari precisi e puntuali di treni e bus. Io che non avevo idea di cosa fosse veramente la raccolta differenziata, ho imparato subito in Germania a districarmi tra le miriadi di cassonetti, dividere il vetro verde da quello blu, da quello bianco o marrone. Dividere i tipi di plastica, la carta dal cartone, e riportare le bottiglie vuote per cui era previsto il pfand al supermercato (pfand significava che riportando la bottiglia vuota indietro venivi rimborsato di un determinato ammontare).

Leggere l’articolo di Der Spiegel mi ha infastidito, non mi è piaciuto come non mi sono piaciuti gli altri articoli che lo stesso giornale ha pubblicato sull’Italia. Articoli scritti con il senso dell’odio e della superiorità, dell’ignoranza e della superficialità. Tutte caratteristiche che non sono dei tedeschi, dei miei amici tedeschi, e sono convinta che sono in pochi a condividere quelle parole, quelle frasi. Sapere che il direttore di Der Spiegel è un italo-tedesco è ancora più assurdo ma riflette quell’essere esterofili che solo noi italiani abbiamo, quel dover parlare male dell’Italia e degli italiani che ci contraddistingue e ci mette al centro delle notizie di tutto il mondo.

Noi Italiani siamo talmente innamorati del nostro paese che non riusciamo ad apprezzarlo, a proteggerlo, a salvaguardarlo. Come un uomo innamorato che non sa amare e alla fine finisce per perdere tutto. Così siamo noi italiani, ed ancora peggio se ci troviamo all’estero. Arrabbiati per non poter essere nel belpaese (arrabbiati per non poter essere con la nostra amata) ce la prendiamo con chi invece vi è rimasto.

Der Spiegel ha detto che non siamo una razza. Hitler definiva i tedeschi (gli ariani) una razza superiore, e Sallusti (direttore de Il Giornale) ha fatto bene a sottolinearlo, ma attenzione a non cadere nella provocazione, a considerare i tedeschi d’accordo con quanto scritto su di noi. Non mettiamoci allo stesso livello di uno stupidotto che ha bevuto qualche litro di birra di troppo  e non riesce a dare un senso alle parole.

Noi non siamo tutti Schettino, e loro non sono tutti Hitler.

31 gennaio 2012

Pubblicato da Il Fondo Magazine

31 gennaio 2012 Pubblicato da | Cultura, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , | 1 commento

Ucciso Hassan Fantastic, giornalista somalo

di LUCIA PALMERINI

Hassan Osman Abdi, per tutti conosciuto come Hassan il Fantastico, è stato ucciso mentre rientrava nella sua abitazione da degli uomini armati. Sconosciuto alla maggior parte di noi, Hassan era assai noto e seguito nel suo paese; giornalista direttore di Radio Shabelle, un’emittente libera ed indipendente di Mogadiscio, critica verso i poteri forti, che da sempre denunciava le dilaganti corruzione ed ingiustizie presenti nel paese.

Hassan non aveva neanche 30 anni, li avrebbe compiuti il 1 luglio, ma era già direttore di una radio tanto importante quanto scomoda, 5 reporter sono stati uccisi negli ultimi anni e si tratta inoltre del terzo direttore assassinato: Bashir Nur Gedi venne eliminato nel 2007 e Mukhtar Mohamed Hirabe nel 2009.

Hassan è morto per il suo paese, per un ideale, per un sogno che continuerà a vivere con chi resta. Non possono ammazzare tutti coloro che sognano la giustizia.

29 gennaio 2012 Pubblicato da | Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Sarkò, ride bene chi ride per ultimo

di LUCIA PALMERINI

Caro Sarkò,
te lo avevo detto che ride bene chi ride per ultimo…

Eppure nonostante la situazione della Francia fosse grave tanto quella dell’Italia, ti sei eretto a esempio per l’Europa, hai cercato di essere il Napoleone del 2000, hai dato consigli, sparso commenti, e riso, dell’Italia soprattutto.

Standard & Poor’s, colosso del rating, declassa il tuo paese, la Francia. Ovvero, qualora non sapessi il significato, la tua Francia perde la tripla A. In parole povere per S&P avete una possibilità inferiore rispetto al passato di ripagare il vostro debito

Ti do un consiglio: fattici una risata sopra, che sarà mai.

13 gennaio 2012

13 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , | Lascia un commento

Shingō Araki

di LUCIA PALMERINI

Bisogna ammetterlo, Shingō Araki ha fatto parte della nostra infanzia più di ogni altro. Nessuno come lui ha saputo parlare ai bambini e ai ragazzi che oggi hanno 20-30-40 anni e che sono la stessa generazione maggiormente colpita dalla crisi economica e dalle sue conseguenze. Precari, studenti, manager, dipendenti, disoccupati tutti accomunati dall’essere cresciuti con le storie di Lady Oscar, UFO Robot Goldrake, Occhi di gatto, Bia, Mazinga, l’ispettore Gadget, Kiss Me Licia, Kimba il leone bianco, La principessa Zaffiro, Ryu il ragazzo delle caverne, Sam il ragazzo del west, Lupin III e da ultimi I Cavalieri dello zodiaco.

Con lui se ne va non solo un grande disegnatore, fumettista, animatore, produttore cinematografico e character designer, ma anche un pò della nostra infanzia, anche se i ricordi di quei capolavori animati resteranno vivi e lucidi nella nostra memoria, animeranno serate nostalgiche tra amici e saranno fonte di ispirazione per fiabe improvvisate a bambini che non vogliono non dormire..

5 dicembre 2011 Pubblicato da | Cultura, Esteri, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , | Lascia un commento

Cina: il prezzo del progresso

di LUCIA PALMERINI

Le immagini dei lavori dello skywalk cinese del monte Tianmen mi riportano agli Egizi, ai Romani, al passato.

Ammirando una piramide, un monumento, un obelisco, ma anche pensando semplicemente al Colosseo, mi capita di immaginare le migliaia di schiavi costretti a lavorare in condizioni disperate e pericolose.

Neri, bianchi, colorati, tutti accomunati dalla  sfortuna di essere poveri. Altri tempi, altri governi, altre storie. Oggi in una civiltà moderna nessuno stato permetterebbe determinate condizioni e situazioni, anche se bisogna sottolineare che di lavoro ancora si muore.

Non la Cina. Nazione tanto potente quanto priva di diritti e regole. Nazione che si siede al tavolo dei più grandi e decide regole, agenda e futuro. Nazione presa a modello da economisti, storici, e nostalgici di un comunismo mai esistito e comunque sbagliato. Nazione che non vuol sentir parlare di diritti e giustizia.

Gli operai dello skywalk Walk of Faith sono moderni schiavi che invece di erigere una piramide, un tempio o un anfiteatro, costruiscono un’attrazione turistica. Si muovono come equilibristi su assi di legno, senza protezioni, senza cappello, perché d’altronde un cappello è inutile quando si cade da un precipizio a quasi 1500 metri d’altezza. L’opera consiste in un pavimento trasparente di 60 metri di lunghezza, un metro di larghezza circa, a strapiombo a 1430 metri.

Le immagini mi riportano ad anni lontani, mi ricordano gli operai Italiani sulla trave di un grattacielo a Manhattan. I morti, caduti accidentalmente a causa della stanchezza o dell’altezza, sono sconosciuti allora come oggi, sconosciuti prima dell’avvento di Cristo nell’Impero Romano, sconosciuti negli anni ’50 negli USA, sconosciuti oggi in Cina.

Il progresso ha un prezzo.

16 novembre 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , | 2 commenti

Indebitamento Lordo, Francia peggio dell’Italia

 

Fonte: www.cermlab.it

28 ottobre 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , | Lascia un commento

Gli Italiani sanno vincere le loro battaglie. Anche quando di fronte abbiamo un Sarkozy

di LUCIA PALMERINI

Capita che alle risate della coppia Sarkozy-Merkel sull’Italia, qualcuno storca il naso, qualcuno ci rida su, qualcuno le appoggi (noi soliti italiani esterofili imbecilli), qualcuno le ritenga inopportune, e qualcuno compia un’azione pubblica di condanna vera. Questo qualcuno è il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica. Il suo gesto simbolico e profondo consiste nel rispedire al mittente la Legion d’Onore, o meglio in lingua originale Legion d’Honneur, che venne istituita da Napoleone il 19 maggio del 1802 e rappresenta l’onoreficenza francese più alta conferita per meriti straordinari nella vita militare e civile, non solo quindi a militari (come nel caso del generale Tricarico) ma anche ad imprenditori, funzionari francesi, campioni sportivi e chi si distingue per meriti e successi.

Il valore del generale Tricarico è ben noto all’estero, e non solo in Francia, troviamo infatti tra i riconoscimenti conferitegli la statunitense Legion of Merit, la Gran Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca e l’onorificenza peruviana Piloto peruano ad honorem. Nello specifico, il prestigioso riconoscimento francese con il grado di “ufficiale” gli era stato assegnato da Chirac in riferimento al suo impegno nella guerra del Kosovo.

Le risate becere del duo Merkel-Sarkozy mostrano tutta la loro scarsa preparazione, diplomazia e capacità di governare l’Europa e dovrebbero metterci in guardia dal considerare oro che cola le loro parole ed i loro consigli.
Tra l’altro Sarkozy non è nuovo a pessime figure, basti ricordare che al G8 di qualche anno fa, dopo un incontro con Putin, si presentò totalmente ubriaco in conferenza stampa.

Quelle stesse becere risate hanno causato l’indignazione di molti, ma soprattutto del generale Tricarico che restituisce all’ambasciatore francese in Italia la Legione d’Onore “della quale – scrive – sono oggi costretto a privarmi con rammarico e dispiacere di fronte al comportamento irriguardoso dell’attuale Presidente francese nei confronti dell’Italia”.

La lettera del generale finisce con un PS che riporta:

“Il 25 novembre 1916 il nostro leggendario aviatore, il capitano Francesco Baracca​, abbatté il ricognitore austro-ungarico del tenente Kalman Sarkozy, che fu preso prigioniero. Pur essendo incerto il legame di parentela di quell’aviatore ungherese con l’attuale Presidente, l’episodio indica che gli Italiani – affrancati dalle peculiarità di un sistema che tarpa loro le ali – sanno vincere le loro battaglie. Anche quando di fronte abbiamo un Sarkozy.”

25 ottobre 2011 Pubblicato da | Esteri, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , , | 4 commenti

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