Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Il Giappone dice NO al nucleare, almeno per ora

di LUCIA PALMERINI

Il Giappone ferma le sue centrali, tutte, una ad una, senza esitazione.
53 dei 54 reattori presenti nel paese sono già fermi, l’ultimo smetterà di funzionare ai primi di maggio.

La motivazione addotta è ”manutenzione“. Ma dei 53 reattori spenti fino ad oggi dal tragico 11 marzo 2011 ancora non ne è stato riacceso neanche uno.

La popolazione è contro ogni ipotesi di energia nucleare. L’80 per cento si dichiara contrario alle centrali nucleari, per non parlare dell’inesistente fiducia riposta negli enti che dovrebbero controllarne il regolare funzionamento. Promettono battaglia per chi cercherà di riattivarle e concentrano tutta l’attenzione sul risparmio energetico e le energie alternative.

La nuova parole d’ordine è proprio risparmio energetico, soprattutto in vista dell’imminente torrida estate. Ma il Giappone, e soprattutto i Giapponesi, non demordono, e come hanno saputo sorprenderci con la veloce ripartenza dopo il disastro di Fukushima, ci mostreranno che un’alternativa è possibile, alla faccia di chi ci vorrebbe schiavi di uranio, radiazioni e scorie.

27 marzo 2012 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , | 2 commenti

Che fine farà il nucleare in Giappone? Occhio a Miss Plutonio

Un articolo di Giulia Pompili interessantissimo, che consiglio vivamente di leggere. Lucia Palmerini

C’era una volta Denko-chan, la mascotte della Tepco. C’era una volta perché qualche giorno fa la società che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima ha deciso di “licenziarla”, ufficialmente per coprire quel buco di due miliardi e mezzo di yen dovuto ai risarcimenti delle famiglie degli sfollati. In realtà c’è di più, perché mentre il “forte vento antinuclearista soffia in Giappone”, come ha scritto il quotidiano Manichi in un editoriale di ieri, Denko-chan agli occhi dei giapponesi è ormai tutt’altro che un’eroina. E cominciano a prendere il suo posto ben altre figure.

La Tokyo Electric Power, 
società al centro dello scandalo per la gestione dell’emergenza dell’11 marzo scorso in Giappone, sin dagli anni Novanta, quando ha iniziato a produrre energia elettrica per uso domestico dal nucleare, aveva cercato di costruirsi un’immagine familiare e rassicurante puntando sui personaggi dei manga (i fumetti giapponesi) e dei cartoni animati. Il più famoso è sicuramente Denko-chan, e il suo nome si traduce letteralmente “ragazzina elettricità”. Durante gli spot che la Tepco mandava periodicamente nella zona del Kanto, la ragazzina – occhi da cerbiatta, coda di cavallo e fiocco rosso su grembiule e ciabatte – insegnava alle donne come non sprecare energia elettrica e rendere efficiente il lavoro della Tepco: per esempio sistemando ordinatamente le derrate nel frigorifero, o assicurandosi di aver spento gli elettrodomestici se non in uso. Denko-chan, da venticinque anni al servizio della Tepco con il suo dito indice sempre puntato a monito e la sua frase a effetto, “prenditi cura dell’elettricità!”, era diventata così famosa che la Tepco ne aveva fatto ogni sorta di gadget: bavaglini, pupazzetti, penne. Il personaggio creato dalla penna di Shungiku Uchida, famosa scrittrice e disegnatrice (in Giappone le due attività sono strettamente collegate) era talmente attivo da meritarsi addirittura una versione porno non autorizzata.

Un portavoce della Tepco,
 intervistato dal Wall Street Journal, ha detto: “Abbiamo sospeso il personaggio subito dopo la tragedia dell’11 marzo del 2011, ma abbiamo deciso di non rinnovare il nostro contratto con l’illustratore di Denko-chan per il prossimo anno fiscale (aprile 2012) come contributo alla razionalizzazione dei costi”. In realtà Denko-chan non è l’unica epurata dal sistema pro nucleare giapponese.  Negli anni Novanta la propaganda per l’atomo di Tokyo aveva portato alla creazione  di Pluto-kun, il ragazzo plutonio, simpatico pupazzetto con un casco verde in testa, un paio di antenne e il simbolo chimico del plutonio, PU, sulla fronte. La società di ricerca non governativa che lo aveva adottato come mascotte chiuse nel 1998 dopo una serie di incidenti nucleari. Nel frattempo, però, Mr. PU aveva già creato parecchi problemi – per esempio per quel video didattico trasmesso nelle scuole dove Pluto-kun stringe la mano a un ragazzo che durante la merenda invece del succo di frutta beve una bevanda a base di plutonio.

Poi c’era Terra-chan, un mappamondo sorridente
 con mani piedi e un berretto da baseball, posto all’ingresso del parco giochi della centrale nucleare di Tokai, gestita dalla società Japan Atomic Power. L’impianto di Tokai è meno famoso di quello di Fukushima, ma l’intera centrale non fu riattivata dopo il terremoto e il maremoto dell’11 marzo 2011 che causò dei danni al reattore numero 2. Terra-chan è ancora lì, all’ingresso del “giardino dell’Atomo”, un parco giochi dotato di laghetto, cascate e labirinti. Anche il parco è stato chiuso, e Terra-chan ha assunto i colori sbiaditi della mascotte in pensione.

Nuclear Boy non è stato esattamente
 una trovata della Tepco, ma rappresenta l’ultima occasione per rendere la società simpatica ai giapponesi e ridurre i danni del disastro. Pochi giorni dopo l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima, l’artista Kazuhiko Hachiya, specializzato in comunicazione scientifica per bambini, creò Nuclear Boy, la traduzione di Genpatsu-kun, per raccontare cosa stesse succedendo alla centrale nucleare e per dare le prime direttive contro il nuovo nemico invisibile dei bambini giapponesi, le radiazioni. L’impianto, nelle sembianze di Nuclear Boy, era diventato un bambino buono con il mal di pancia e che rischiava di farsela nelle mutande. Le radiazioni, invece, erano metaforicamente rappresentate dai peti del bambino, che rendono necessario l’allontanamento dalla zona per non morire dalla puzza nauseabonda. I tecnici della Tepco erano diventati i dottori, con tanto di camice e siringhe, che si alternavano per curare Nuclear Boy con le due medicine, acqua e boro. Il cartone animato poi esortava a pregare, affinché Genpatsu-kun stesse meglio, e per “ringraziarlo di tutta l’energia che ci ha regalato in questi anni”.

L’incidente alla centrale nucleare di Fukushima
, nonostante tutti gli sforzi delle società che gestiscono gli impianti di minimizzare, ha traumatizzato le coscienze dei giapponesi. Il governo di Tokyo è ancora lontano dall’approvare il referendum per l’abolizione del nucleare, nonostante le associazioni antinucleariste abbiano raccolto molte più firme di quelle richieste (trecentomila solo nella prefettura di Tokyo). Secondo la stampa giapponese le piccole comunità, evidentemente molto prima delle grandi metropoli, si stanno abituando senza traumi all’assenza dell’energia nucleare. Per esempio nella prefettura di Fukui, quella a più alta concentrazione di impianti. Nella baia di Wakasa ce ne sono quattordici. Quando qualche giorno fa è stato spento l’ultimo ancora in funzione, chiuso per manutenzione ordinaria, l’intera regione del Kansai si è dovuta confrontare con la produzione di energia alternativa. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Yomiuri Shimbun giorni fa, l’ottanta per cento dei giapponesi non si fida delle relazioni  del governo e delle società che gestiscono gli impianti. Se il Giappone sarà costretto presto a rivedere la politica energetica, dopo l’11 marzo qualcosa è cambiato definitivamente nelle coscienze dei giapponesi.

Moto Hagio è una leggenda del Sol Levante. Scrittrice e novellista, è considerata una delle autrici che negli anni Sessanta ha reinventato lo shoujo, i fumetti manga destinati a un pubblico femminile. Nell’ottobre del 2011 ha creato il primo personaggio dei fumetti che ricordava il disastro nucleare di Fukushima. Pubblicato periodicamente sulla rivista femminile Flowers, il manga Pluto no fujin ha per protagonista miss Plutonio, praticamente l’antagonista bella di Denko-chan. Ha ventiquattromila anni ma se li porta benissimo, nella tutina nera che ricorda quelle di Sailor Moon, o di Lady Gaga. E’ avvenente, miss Plutonio, e riesce a portare dalla sua parte con diversi strumenti, scienziati, politici e scrittori. Il significato del manga, spiegato dalla stessa Moto Hagio in un editoriale sul Courrier International, è quello degli uomini deboli, che si lasciano sedurre facilmente da una sostanza artefatta e molto, molto pericolosa. Ma sempre su Flowers Moto Hagio ha scritto e disegnato anche la commovente Nanohana, legata alla tragedia dell’11 marzo. Ambientata a Chernobyl, la protagonista del manga si chiama Naho, una ragazzina originaria di Fukushima che con la famiglia si è trasferita lontano dalla sua terra per sfuggire al pericolo delle radiazioni e una notte sogna la nonna, il cui corpo è ancora disperso. Di fronte a tutto questo, Denko-chan, la casalinga piena di buoni propositi, ha perso. Adesso il nucleare in Giappone è tutto nelle mani di miss Plutonio.

Pubblicato il 18 marzo da Il Foglio Quotidiano

26 marzo 2012 Pubblicato da | Ambiente, Cultura, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare | , , , , , | 1 commento

“Ho lavorato una vita nel nucleare vi spiego perché voterò sì al referendum”

Oltre due decenni di esperienza nel settore, visitando una sessantina di reattori in tre continenti, con la convinzione che le precauzioni prese negli impianti rendessero impossibile una catastrofe. Poi Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima: tre disastri in meno di 30 anni…

di ALBERTO BAROCAS

Dopo essere stato allibito per l’incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell’umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo “abbastanza” a favore dell’energia nucleare.

Dopo una laurea in Radiochimica presso l’Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l’impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima.

Durante l’intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio  il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l’energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece… Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima… tre catastrofi in meno di 30 anni.

Oggi sono completamente convinto che i rischi dell’energia nucleari siano tali da consigliarne l’utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni:

a) la progettazione di una centrale nucleare avviene sulla base di dati statistici puri, cioè su una probabilità estremamente bassa di un grosso incidente, anziché basarsi sul fatto che un incidente anche imprevedibile possa avvenire (per esempio: chi avrebbe mai potuto calcolare statisticamente che otto montanari dell’Afghanistan si potessero impadronire contemporaneamente di quattro jet di linea facendoli convergere sulle Torri di New York, sul Pentagono e sulla Casa Bianca? Chi potrebbe calcolare statisticamente la possibilità dell’impatto di un meteorite?) e quindi progettando nello stesso tempo le soluzioni e le difese: naturalmente questo però aumenterebbe enormemente i costi ed allora bisogna ricordarsi che l’energia nucleare è un’industria come tutte le altre, cioè che vuole fare profitti;

b) gli effetti di un grosso incidente non sono come gli altri: terremoti, inondazioni, incendi fanno un certo numero di vittime e danni incalcolabili, ma tutto questo ha un termine. L’energia nucleare no: gli effetti si propagano per decenni se non secoli, con un disastro anche economico per il Paese colpito. I discendenti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki ancora subiscono danni. Altrimenti perché il deterrente di una guerra nucleare funziona talmente? Anche i bombardamenti “classici” causano morti molto elevate, ma non portano a danni simili per generazioni…

c) il blocco dell’energia nucleare in Italia del 1987 ha avuto il torto di fermare di botto non solo le quattro centrali in funzione (Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano) e la costruzione di Montalto con spese immani per un pazzesco riadattamento dell’impianto nucleare ad una centrale di tipo classico, ma altresì ogni tipo di ricerca nucleare, anche di eventuali impianti innovativi, creando un pericolo, dato l’impauperamento di una cultura “nucleare”: non esistevano più corsi di scienze nucleari, né tecnici, né possibilità di tecnologie di difesa da eventuali incidenti in altre nazioni. E questo non è richiesto dalla rinuncia all’uso di centrali atomiche: la ricerca e lo sviluppo del nucleare dovrebbe poter continuare;

d) la presenza di impianti di produzione di energia nucleare porta ad una militarizzazione delle zone in questione: non c’è trasparenza, ogni dato viene negato all’opinione pubblica. Anche agli ispettori dell’AIEA viene proibito di comunicare con la stampa. Lo dimostra anche quello che è successo a Fukushima: il gestore ha tenuto nascosto per lungo tempo la gravità dell’accaduto. E in un territorio come il Giappone, sottoposto non solo a terremoti ma a tsunami, il costo di una maggiore precauzione per gli impianti di raffreddamento è stato tenuto il più basso possibile senza tenere conto dei rischi solamente per fare più profitto!

e) in tutto il mondo non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie mucleari. Nell’immenso deposito scavato in una montagna di Yucca Mountain in USA si sono dovuti fermare i lavori, il maggiore deposito in miniere di sale della Germania si è dimostrato contaminato con pericoli per le falde acquifere, ecc. Il combustibile nucleare delle nostre centrali fermate è in gran parte ancora lì dopo 25 anni. D’altra parte un Paese come il nostro che non riesce a risolvere il problema dei rifiuti può dare garanzie sui rifiuti nucleari?

f) l’Italia è un paese sismico, dove l’ospedale e la casa dello studente dell’Aquila sono crollate perché al posto del cemento è stata usata sabbia. Può dare garanzie sugli impianti nucleari? E la presenza di criminalità organizzata a livelli preoccupanti può liberarci da particolari preoccupazioni nella scelta e costruzione di centrali atomiche?

g) ultima osservazione: anche se molti minimizzano gli effetti delle radiazioni nucleari, una cosa si può dire con certezza: gli effetti delle radiazioni a bassi livelli ma per tempi estremamente lunghi sugli esseri viventi non sono stati mai chiariti. Non deve essere solo il fumo a preoccupare l’opinione pubblica!

Per tutte queste ragioni penso che in Italia l’uso dell’energia nucleare non sia raccomandabile, perlomeno in questa fase della nostra storia, ed invece un miscuglio di diverse fonti di energia (eolica, solare, idrica, gas, geotermica) potrà sopperire ai nostri bisogni, accompagnato da una maggiore ricerca scientifica ed un diverso modello di vita con maggiore eliminazione degli sprechi. Io voto sì.

10 Giugno 2011

Fonte: www.repubblica.it

11 giugno 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare, Politica, Sanita' e Salute, Società | , , , , | Lascia un commento

REFERENDUM: ecco i 4 quesiti

di LUCIA PALMERINI

E’ ufficiale: il referendum sul nucleare si farà.

La Cassazione ha deciso che il 12 e 13 giugno si voterà anche per la presenza del nucleare in Italia perchè le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare. Infatti il governo aveva semplicemente postposto l’attuazione del programma sull’energia nucleare, mentre il quesito referendario lo abroga totalmente. Berlusconi in persona aveva detto:

“Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo. La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare. Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia.”

I quesiti su cui si potrà votare saranno 4 e riguarderanno 3 temi principali:

  • Nucleare
  • Acqua pubblica (2 quesiti, quindi 2 schede)
  • Legittimo impedimento

Scheda Grigia: CENTRALI NUCLEARI

Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare

Il quesito originario chiede l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera d (realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare) contenuto nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Il quesito definitivo invece chiede l’abrogazione dell’art. 1 e dell’art. 8 contenuti nel decreto omnibus (ovvero decreto legge 31 marzo 2011, n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75) recante disposizioni urgenti sull’attuazione del programma di governo sulle risorse energetiche.

In definitiva votando SI si impedisce di fatto la realizzazione di nuovi impianti nucleari sull’intero territorio nazionale.

Scheda Rossa: ACQUA PUBBLICA

Modalità di affidamento e gestione del servizio idrico

Il quesito chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato; in entrambi i casi il privato detiene almeno il 40% del capitale. Votando SI si mantiene pubblica la gestione del servizio idrico.

Scheda Gialla: TARIFFA ACQUA PUBBLICA

Determinazione della tariffa dell’acqua

Il quesito richiede l’abrogazione parziale dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, per quel che riguarda la parte che sostiene la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato “in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”. In base alla normativa vigente, un gestore può caricare sulla bolletta fino al 7% in più senza che questo venga investito per migliorie sull’infrastruttura. Votando SI si blocca questo innalzamento di prezzo.

Scheda Verde: LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Giustizia: abrogazione del legittimo impedimento per primo ministro e ministri

Il quesito richiede l’abrogazione di una delle leggi ad personam, in particolare l’articolo 1 (commi 1, 2, 3, 5, 6) della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale”. Votando SI il primo ministro ed i ministri dovranno comparire in udienza al pari degli altri cittadini italiani.

QUORUM DA RAGGIUNGERE

Devono votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto per farne valere l’esito.

L’ultima volta in cui è stato raggiunto il quorum era l’11 giugno 1995 nel referendum su tv, commercio, rappresentanze sindacali, legge elettorale per le comunali e mafia. Indubbio che la presenza del quesito sul nucleare spinga l’elettorato alle urne e che proprio per questo il governo aveva cercato di escluderlo dalla consultazione per evitare il raggiungimento del quorum.

2 giugno 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare, Interni, Politica, Sanita' e Salute, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Tre centrali nucleari sotto il mare italiano: “Più pericolose di Fukushima”

di MASSIMO MALERBA

Immaginate quattro centrali nucleari di vecchia generazione (stile Chernobyl per intenderci) che vanno a spasso per il Mediterraneo e che, di tanto in tanto, approdano nei porti italiani; poi immaginate che queste quattro centrali nucleari (dotate di sei reattori) siano mobili e pure cariche di missili Cruise o testate nucleari. Non è fantascienza, accade davvero, a pochi passi da noi, nei nostri mari, nei nostri porti. Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo, giornalista, ricercatore, uno dei massimi esperti di geopolitica mediterranea: “Fukushima? Ne abbiamo almeno quattro nel Mediterraneo”

Il sottomarino nucleare Florida nella baia di Napoli lo scorso 4 marzo

Cos’è questa storia delle centrali nucleari nel Mediterraneo?

Ne abbiamo almeno quattro, forse cinque se si aggiunge un’unità britannica di cui però non siamo certi: tre sommergibili Usa (il Provvidence, lo Scranton e il Florida) e una portaerei francese, la Charles De Gaulle. Tutte a propulsione nucleare. Pericolosissime.

Come Fukushima?

Peggio. Sono reattori di vecchia generazione, pre-Chernobyl per intenderci, tutti privi di sistemi di protezione e sicurezza e per di più impegnate in operazioni di guerra su cui vige il massimo segreto: se poi consideriamo che queste unità possono imbarcare testate nucleari e che il carico radioattivo lo portano a spasso sotto i mari. Non si sa nulla dei loro movimenti (coperti da segreto militare) ed è solo grazie alle denunce di Greenpeace e alle ricerche del professor Zucchetti del Politecnico di Torino se oggi sappiamo delle decine di incidenti che si sono verificati in questi sommergibili nucleari.

Il sottomarino nucleare Florida nella baia di Napoli lo scorso 4 marzo

E approdano nei nostri porti?

Sì, certo. Ad Augusta, provincia di Siracusa, attraccano sottomarini a propulsione nucleare (nella foto sopra lo Scranton ad Augusta lo scorso 6 marzo). Augusta è il porto principale per operazioni di rifornimento della VI Flotta Usa, è ed un pull delle Forze Nato. Ma sono coinvolti anche i porti di Napoli, Genova, Livorno, Brindisi, Cagliari. Quello che è grave è che nessun piano di evacuazione delle popolazioni da queste zone è stato mai approntato.

In quali operazioni sono impegnati attualmente queste unità?

Centinaia di attacchi aerei, vere e proprie battaglie navali, inseguimenti di sottomarini nucleari e finanche la sperimentazione di sofisticate armi a comando remoto. È quanto avviene dal 5 febbraio nelle acque siciliane del Mar Ionio con l’esercitazione aeronavale denominata ‘Proud Manta 2011′ a cui partecipano dieci nazioni della Nato

Anatomia di un sommergibile nucleare

Quali sono i pericoli concreti?

L’emissione di radioattività nei nostri mari, nello Jonio e nel Mediterraneo, è costante anche se viene ben nascosta all’opinione pubblica; Un incendio o il danneggiamento di queste unità navali possono portare a conseguenze disastrose paragonabili agli effetti di Chernobyl. Ci sono numerosi precedenti con i sottomarini russi nel Mar Baltico e nel Mar del Giappone (l’ultimo nel 2008 causato da un’avaria al sistema antincendio) ma anche da noi, in Sardegna, dove nel 2003 si sfiorò il disastro nucleare quando il sottomarino americano Hartford, a propulsione nucleare, s’incagliò nella Secca dei Monaci a poche miglia dalla base di La Maddalena.

Cosa possiamo fare?

Vietare il transito nelle nostre acque territoriali e l’approdo nei nostri porti a queste unità navali

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ULTIM’ORA- Oggi 4 aprile ad Augusta arriva un sommergibile nucleare, lo rende noto la direzione regionale di Legambiente Sicilia, ecco l’ordinanza (numero 17-2011 dell’1 aprile) della Capitaneria di Porto

Visto il vigente piano di emergenza e norme per la sosta di unità militari a propulsione non convenzionale nel Porto di Augusta emanato dal Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia; il comandante del porto ordina :

Articolo 1
Il giorno 04/04/2011 è vietato a tutte le unità navali non specificatamente autorizzate di avvicinarsi, transitare o sostare ad una distanza inferiore a 1000 metri dalla unità a propulsione non convenzionale posta alla fonda nel punto di latitudine 37° 10′ 18”N e longitudine 015° 14′ 36”E, nelle acque antistanti il porto di Augusta. (vedi mappa sottostante)

Articolo 2
In caso di avverse condimeteo, la suddetta unità sosterà all’interno della rada del porto di Augusta nel punto di fonda Y3 ( latitudine 37° 12′.270N – longitudine 015° 12′.220E). In tal caso, durante le manovre di ingresso/uscita dell’unità militare a propulsione non convenzionale dal porto di Augusta, il traffico mercantile sarà sospeso, ad eccezione di quello adibito all’assistenza dell’ unità in questione. Durante la predetta sosta, inoltre, è fatto divieto assoluto di avvicinarsi/transitare e sostare con qualsiasi mezzo navale non specificatamente autorizzato, ad una distanza inferiore a 1000 metri dalla unità a propulsione non convenzionale.

Articolo 3
I contravventori alla presente ordinanza, salvo che il fatto non costituisca reato e salvo le maggiori responsabilità derivanti dall’illecito comportamento, saranno puniti ai sensi degli articoli dal 53 al 67 del Decreto Legge n° 171/2005, se alla condotta di unità da diporto, mentre negli altri casi ai sensi degli articoli 1174 e/o 1231 del Codice della Navigazione.

Articolo 4
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di far osservare la presente Ordinanza.

Firmato il comandate CV Francesco Frisone

Fonte: violapost.wordpress.com

4 aprile 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare, Sanita' e Salute | , , , | 2 commenti

Scatole di sabbia e centrali nucleari

di FABRIZIA CICCONE

Credo che in Italia la questione – e non solo quella delle centrali nucleari – sia uscita fuori dal suo abito politico e che andrebbe piuttosto indagata sotto altri punti di vista. In questa sede vorrei provare sì ad affrontarla, ma analizzandola attraverso un concetto tipicamente sociologico: quello degli status symbol.
Semplificando potremmo parlare di manie di grandezza o di complessi d’inferiorità, che a mio avviso sono un po’ la stessa cosa. La logica è più o meno questa: «lui ce l’ha, ed io dimostro che posso averla anch’io». Un po’ come Mussolini quando tentò di accaparrarsi il suo “posto al sole” per farsi grande agli occhi della Germania e del mondo.
La grandiosa impresa africana si rivelò la conquista d’una scatola di sabbia, almeno all’epoca.

Le centrali nucleari in Italia, come anni fa lo furono le terre colonizzate, sono meri status symbol. Se si cercasse di affrontare un discorso razionale, emergerebbero tutti quegli argomenti a sfavore delle suddette centrali, dei quali si discute da anni e di cui tutti siamo a conoscenza: i tempi e l’amministrazione, lo smaltimento delle scorie, i rischi di incidenti e (non ultimi) i costi.
Dovremmo anche adattare questi problemi a quello che è il nostro Paese, calcolandone la situazione economica e territoriale, nonché la capacità d’amministrazione.

Per quanto riguarda la situazione economica, basti pensare che il problema finanziario ha dato del filo da torcere anche a Barack Obama, che l’anno scorso, dopo essersi ritrovato ad appoggiare il nucleare, ha dovuto fare i conti con dei costi esorbitanti e con la reticenza degli esperti che prevedevano il ripetersi dell’esperienza del 1980, quando i costi per la costruzione di alcuni reattori erano cresciuti talmente tanto da far abbandonare i lavori a metà (come riportato in un articolo del New York Times).

Poi, se è vero che la fissione nucleare evita l’emissione di gas serra, è anche vero che non si è mai trovata una soluzione definitiva per lo smaltimento delle scorie, tutt’ora stoccate nel sottosuolo.
Concentrandoci sempre in modo particolare sulla realtà italiana, i problemi tuttavia non sarebbero solo questi. I depositi geologici dovrebbero avere particolari conformazioni, in particolare dovrebbero garantire stabilità nel tempo (qui fonti e approfondimenti), tant’è che la maggior parte delle altre nazioni preferisce ovviamente situarli in zone desertiche, lontane dai centri abitati (è l’esempio dell’America), oppure all’estero.
Qui ci sarebbe da sottolineare non solo la particolare geografia italiana, ma anche il crescente dissenso per il nucleare delle altre nazioni, sempre più in dubbio verso le stesse centrali e sempre più recalcitranti nell’accumulare scorie nel proprio territorio. Inoltre sarebbe inutile far notare che se il territorio italiano risulta privo di zone isolate o desertiche per la collocazione di queste fosse, avrebbe invece un grande potenziale nello sfruttamento di energie alternative, in primis quella fotovoltaica, ed è stato classificato fra i quattro paesi a maggior rischio sismico (fonte).

Passando alla capacità d’amministrazione, non solo verrebbe da chiedersi quali saranno qualità ed efficienza dell’amministrazione del nucleare, ma anche e soprattutto chi sarà il soggetto amministratore. Il rischio è che anche la gestione dei rifiuti nucleari possa finire nelle mani della criminalità organizzata, come già accaduto per i rifiuti ordinari.

Se calcoliamo che i paesi con il maggior numero di reattori sono l’America, la Francia e il Giappone, è facile cadere nella tentazione di vedere il nucleare non tanto come una fonte di energia, ma piuttosto come una prerogativa essenziale per poter essere classificati a pieno titolo nella cerchia dei paesi economicamente e tecnologicamente più avanzati.

Come detto all’inizio, vorrei tornare ad una prospettiva – per così dire – “sociologica”. Date queste premesse, e sottolineando questo momento storico, un momento in cui tutti si stanno ponendo dubbi ed alcuni paesi si dichiarano pronti a fare dei passi indietro… quella italiana sarà mica ancora la sindrome da scatola di sabbia?

31 marzo 2011

Fonte: www.diebrucke.it

1 aprile 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Il dibattito sul nucleare | , , , , , , , , | Lascia un commento

«Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà»

di REDAZIONE ONLINE CORRIERE

FRANCOFORTE – «Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà». Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel, a Francoforte. La Germania è l’unica tra le maggiori nazioni del mondo ad essere determinata ad abbandonare l’energia nucleare per i rischi correlati a questa tecnologia. La maggiore economia europea sta stanziando miliardi di euro per usare le fonti rinnovabili in modo da soddisfare i suoi bisogni. Era programmato che la transizione avvenisse per gradi nei prossimi 25 anni, ma il disastro alla centrale di Fukushima ha accelerato il processo.

NUOVA ERA – Il cancelliere Angela Merkel ha detto che la «catastrofe di apocalittiche dimensioni» ha irrimediabilmente segnato l’inizio di una nuova era. La decisione di Berlino di spegnere temporaneamente 7 dei suoi 17 reattori per controlli di sicurezza fornisce un’idea di cosa cambierà per un Paese industrializzato quando, rinunciando al nucleare, si perde un quarto dell’energia a propria disposizione.

23 marzo 2011

Fonte: www.corriere.it

23 marzo 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare, Politica | , , , , | Lascia un commento

Libya: Another War, Another Pack of Lies

di TONY CARTALUCCI

The corporate-financiers are dangerously flirting with their entire official narrative collapsing, as their progressive, Peace-Prize wearing puppet President Obama and the “radical reformer” David Cameron lead yet another war based on an Iraq-style pack of lies.

After weeks of peddling a litany of verifiable lies, the West has forgone any attempt to justify or veil their actions in legitimacy and has decided to go ahead with a UN rubber-stamped “no-fly zone.” Far from having anything to do with preventing Qaddafi’s planes from flying, the no-fly zone has translated into full-scale missile and aerial bombardments across Libya aimed at turning the tide for freshly rearmed Western-backed rebels.

The pack of lies.

Indeed, the same London Telegraph now dashing across their headlines “Britain and America have rained missiles on Libya as Col Muammar Gaddafi defied the world and continued to attack civilians,” told us in the early stages of the US-backed Libyan unrest that Qaddafi had fled to Venezuela, citing “credible Western intelligence sources.”

Of course, evidence that Qaddafi has been “attacking civilians” has not yet been produced in any shape form or way with US Department of Defense’s Robert Gates and Admiral Mullen in fact, both confirming “We’ve seen no confirmation whatsoever.” Additionally, BBC made an apparently little read footnote that their reports were impossible to verify.

BBC states in their article “The difficulty of reporting from inside Libya:” “The BBC and other news organisations are relying on those on the ground to tell us what’s happening. Their phone accounts – often accompanied by the sound or gunfire and mortars – are vivid. However, inevitably, it means we cannot independently verify the accounts coming out of Libya. That’s why we don’t present such accounts as “fact” – they are “claims” or “allegations”.”

Apparently “claims” and “allegations” are all the UN needed to rubber stamp yet another globalist war of conquest as they continue to sew together their one world government.

The Russian government went as far as bringing forth evidence that suggests such air strikes never even took place. As for the globalist-run media’s claims that Qaddafi fled to Venezuela, of course, Colonel Qaddafi is still obviously in Libya.

Even the globalist International Institute for Strategic Studies (IISS) made note in their 1 hour and 20 minute military briefing, that Libya’s Qaddafi was most likely going through extraordinary measures to avoid excessive civilian loses, so as to not play into the West’s desire for military intervention.

When the globalist policy wonks speak frankly, outside the short-attention

span of the general public, they talk of Qaddafi’s professional forces taking

special care to avoid civilian casualties knowing full well it will fuel calls for

Western intervention. (@16:26)

Now, the typical ploy of accusing besieged nations of using “human shields” is already being oafishly employed by the likes of the Independent in their article “Libya: The UN strikes back.” The very title itself is misleading, as the UN was merely a tool used to justify and authorize an otherwise unacceptable war the US and UK populations would have categorically refused to enter. The ability for the US to circumvent its constitution (Article I, Section 8, Clause 11) along with the will of the American people points the finger of “illegitimacy” toward the West at least as much as it is being pointed at Libya’s Qaddafi.

What can be confirmed?

What we can confirm, is that the entire Libyan rebel movement has been backed by the US and UK for nearly 3o years. We can confirm that the initial calls for a Libyan “Day of Rage” came not from the streets of Benghazi, but from the London based National Conference for Libyan Opposition (NCLO). We can confirm that NCLO leader Ibrahim Sahad was literally sitting in front of the White House giving an interview to the Western media in the opening stages of the Libyan unrest, parroting verbatim the West’s desire to militarily intervene with a no-fly zone.

Libyan opposition NFSL/NCLO leader Ibrahim Sahad, parroting the globalist calls for intervention in Libya, sits in front of the White House in Washington D.C.

We can also confirm that confessed terrorists like Noman Benotman, who had previously consorted with both the MI6 and Osama Bin Laden, are now offering their full support for the armed rebels in Libya. Ironically, Benotman’s support for armed militant rebels, including released Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) members, manifests itself through the “Quilliam Foundation,” which was founded in part to disband and disavow armed militancy.

It is quite clear that the globalists had decided part of their US State Department sponsored “Arab Spring” would include removing Libya’s Qaddafi from power. No reality on the ground will prevent the globalists from achieving this goal, including the necessity to send troops on the ground if the current bombing and missile campaign fails to tip the balance in the Libyan rebels’ favor. The corporate owned media has descended to a new level of unprecedented, shameless propaganda to hammer their misshapen agenda into an ill-fitting reality.

Remember Fukushima

The globalist “international community” and mandate has never been more clearly illegitimate, squandered, and abused than it is now. While Japan suffers the worst catastrophe in its history, a catastrophe that includes the largest recorded earthquake in human history, a devastating tsunami and multiple nuclear meltdowns, the West pursues with the entirety of its resources, energy, and influence a war of profit and expansion in Libya – under the poorly dressed guise of “humanitarian concerns.” As it has been pointed out, such concerns are unverified and entirely based on what the BBC itself calls “allegations” and “claims.” Meanwhile, an irrefutable, unprecedented humanitarian disaster unfolds in northeastern Japan.

As if meddling in a foreign nation’s affairs based on a pack of lies isn’t bad enough, doing so when resources are desperately needed amidst a real disaster amounts to the zenith of criminal negligence. The West once again proves they are the greatest purveyors of crimes against humanity, through simultaneous action in Libya, and inaction in Japan.

Such irresponsible leadership, with such self-serving priorities that clearly leave the vast majority of humanity out in the cold does not deserve our respect, our obedience, or our support. Identify the corporate-financier oligarchs that make up this malicious self-appointed “global consensus” and put them out of business via a full-spectrum boycott and by replacing them permanently on a local level. While millions suffer in Japan and millions are in danger in Libya today, failing to strip these tyrants of their unwarranted influence will inevitably ensure the suffering and danger comes to you.

Naming Names: Corporate-Financier Oligarchs to Boycott & Replace

CFR Corporate Membership
Chatham House Major Corporate Membership
Chatham House Standard Corporate Membership
International Crisis Group Supporters
Movements.org Supporters

For more information on alternative economics, getting self-sufficient and moving on without the parasitic, incompetent, globalist oligarchs:

The Lost Key to Real Revolution
Boycott the Globalists
Alternative Economics
Self-Sufficiency

Tony Cartalucci is the writer and editor at Land Destroyer

20 Marzo 2011

Fonte: www.prisonplanet.com

21 marzo 2011 Pubblicato da | Energia, Esteri, Politica | , , , , , , , | Lascia un commento

Guerre nel mondo

di LUCIA PALMERINI

CONFLICTS IN THE WORLD THAT DO NOT HAVE US-UN-NATO-FRANCE-BRITAIN ATTENTION BECAUSE THERE IS NO OIL, OR BECAUSE THEY ALREADY CONTROL IT.

MIDDLE-EAST

1. Iraq 140.000 deads from 2003 (+4.000)

2. Israele-Palestina 7.100 deads from 2000 (+100)

3. Turchia (Kurdistan) 45.000 deads from 1984

4. Yemen (Sciiti) 16.000 deads from 2004

5. Yemen (Tribali) 300 deads from 2010

6. Yemen (Secessionisti) 200 deads from 2009

 

ASIA

7. Afghanistan 61.000 deads from 2001 (+10.000)

8. Pakistan (Pashtunistan) 31.000 deads from 2004 (+5.000)

9. Pakistan (Balucistan) 1.800 deads from 2004 (+350)

10. India (Kashmir) 68.000 deads from 1989 (+400)

11. India (Assam) 52.000 deads from 1979 (+300)

12. India (Naxaliti) 13.000 deads from 1980 (+1.200)

13. Birmania (Karen) 30.000 deads from 1988

14. Thailandia-Cambogia 20 deads from 2008

15. Thailandia (Pattani) 4.200 deads from 2004 (+700)

16. Filippine (Npa) 41.000 deads from 1969 (+350)

17. Filippine (Mindanao) 71.000 deads from 1984

18. Coree 200 deads from1953 (+50)

 

AFRICA

19. Somalia 10.500 deads from 2006 (+3.000)

20. Etiopia (Ogaden) 4.000 deads from 1994

21. R.D.Congo (Kivu) 6.000 deads from2004

22. Uganda 100.000 deads from 1987

23. Sudan (Darfur) 300.000 deads from 2003

24. Sudan (Sud) 400 deads from2011

25. Rep.Centrafricana 2.000deads from 2003

26. Ciad 2.000 deads from 2005

27. Nigeria (Delta) 15.000 deads from 1994

28. Algeria 200.000 deads from 1992

 

EUROPA

29. Russia (Nord Caucaso) 50 mila deads from 1999 (+1.000)

 

LATIN AMERICA

30. Colombia 300.250 deads from 1964

31. Messico (Narcos) 32.000 deads from 2006 (+12.500)

 

(in brackets the latest news, so you have to add the 2 amounts to have the correct one)

20 marzo 2011 Pubblicato da | Energia, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Eolico: in Germania il più grande impianto off-shore del mondo

di REDAZIONE ONLINE del Corriere.it

IL DIBATTITO SUL NUCLEARE

Ma in Italia si bloccano le iniziative, anche per motivi non tecnici

Alpha Ventus è il più grande off-shore ed il più lontano dalla costa.

Secondo uno studio l’energia dal vento riduce non solo le emissioni di CO2, ma anche i prezzi dell’elettricità

I principali Stati europei stanno puntando sull’eolico per almeno quattro motivi: riduce le emissioni di CO2, è rinnovabile, non dipende dall’estero e, soprattutto, fa abbassare i prezzi dell’elettricità. Ma sembra che l’Italia vada nella direzione opposta. Sono di questi giorni, infatti, quattro notizie di segno diverso. È stato inaugurato martedì in Germania il più grande parco eolico off-shore al mondo, in grado di fornire energia a 50 mila abitazioni. Nello stesso giorno il rapporto Wind Energy and Electricity Prices afferma che l’energia prodotta dal vento riduce non solo le emissioni di anidride carbonica, ma anche i prezzi dell’elettricità. In Gran Bretagna è stato reso noto che i parchi eolici hanno superato la soglia dei mille MW di potenza installata e il Canada (grande produttore mondiale di petrolio e uranio) potrebbe arrivare a coprire il 20% di energia con il vento nel 2025. Questo mentre in Italia un deputato del Pdl rivolge al governo l’appello per bloccare il progetto di un impianto eolico nel golfo di Oristano e la procura della Repubblica di Cagliari, dopo quella di Roma, acquisisce gli atti riguardanti le domande per progetti sull’eolico in Sardegna.

GERMANIA – Alpha Ventus, questo il nome del parco eolico tedesco, ha conquistato alcuni primati mondiali. È il più grande off-shore e il più lontano dalla costa, 45 km a nord dell’isola di Borkum. L’inaugurazione si è svolta il 27 aprile su una piattaforma nel mare del Nord. Alpha Ventus è formato da dodici torri da 5 MW ciascuna, alte tra 148 e 155 metri, che appoggiano su basi di 700 tonnellate ancorate sul fondo marino a 30 metri di profondità. Per costruire Alpha Ventus sono stati impiegati 350 specialisti dei due colossi energetici E.on e Vattenfall, assistiti durante i lavori da 25 navi. Nel 2008 i tecnici hanno dovuto interrompere ripetutamente la costruzione a causa delle onde e del forte vento. Il rincaro del prezzo dell’acciaio ha invece fatto salire i costi a 250 milioni di euro, rispetto ai 190 milioni previsti. Il governo tedesco ha già autorizzato la costruzione di altri 24 parchi off-shore per un totale di 1.650 torri, 21 nel mare del Nord e tre nel Baltico. Ci sono progetti per altri 60 impianti in mare, anche perché sono numerose le proteste dei cittadini contro la costruzione di parchi eolici sulla terraferma per il rumore e il forte impatto ambientale. Contro i parchi eolici off-shore si schierano invece gli ambientalisti, che li ritengono un pericolo per gli uccelli migratori, soprattutto di notte, mentre sott’acqua gli ancoraggi minaccerebbero i cetacei.

GRAN BRETAGNA – I parchi eolici offshore del Regno Unito hanno superato la soglia dei mille MW di potenza installata grazie all’entrata in funzione in aprile degli impianti di Robin Rigg e di Gunfleet Sands. Lo riferisce l’associazione Renewable UK. «Nei primi tre mesi del 2010 gli investimenti privati dell’eolico off-shore hanno raggiunto i 500 milioni di sterline (circa 575 milioni di euro)», ha spiegato Maria McCaffery, direttore esecutivo di Renewable UK. I progetti off-shore presentati ammontano a una potenza complessiva di circa 40 mila MW, di cui 4 mila in costruzione o già approvati. «Stiamo ponendo le condizioni per sfruttare al massimo il potenziale delle nostre risorse eoliche, in modo da creare migliaia di posti di lavoro e produrre energia pulita e affidabile con i nostri mezzi», ha affermato Ed Miliband, ministro britannico dell’Energia e ambiente.

CANADA – Il Canada nel 2025 potrebbe arrivare a coprire il 20% della domanda elettrica grazie all’energia prodotta dal vento. Lo sostiene un rapporto realizzato dalla Confindustria canadese insieme all’Associazione canadese dell’energia eolica (Canwea). Gli investimenti necessari porterebbero un indotto di almeno 3 miliardi di dollari canadesi (2,25 miliardi di euro) solo per i servizi e la manutenzione degli impianti.

RIDUZIONE COSTI – Il rapporto Wind Energy and Electricity Prices, commissionato dall’Associaizone europea energia eolica (Ewea), analizzando il mercato dell’energia in Europa e in particolare in Germania, Belgio, Danimarca e Spagna, afferma che «una maggiore presenza dell’eolico riduce il prezzo dell’elettricità». Il risparmio varia fra 3 e 23 euro al MWh a seconda del contesto e della quantità di energia eolica prodotta. «È ben noto che l’energia eolica abbatte le emissioni di anidride carbonica. Ora abbiamo prove chiare che riduce anche il prezzo dell’elettricità per i consumatori», ha commenta il direttore esecutivo di Ewea, Christian Kjaer.

ITALIA – Ma in Italia, e in Sardegna in particolare, la resistenza all’eolico è forte anche a causa di procedure dubbie e personaggi dal passato discusso. Il deputato del Pdl Mauro Pili ha rivolto un appello al governo affinché blocchi il progetto dell’impianto eolico off-shore di Alba Rossa nel golfo di Oristano: 20 torri alte 180 metri su una superficie marina totale di 6,65 chilometri quadrati. Pili il 24 aprile ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri competenti per chiedere lo stop alle autorizzazioni avviate dalla società Raddusa Energy di Bergamo. «La spregiudicatezza dei signori del vento non ha limite», scrive Pili. «Devono comprendere che la Sardegna non è una colonia» e, «se vi è unanime parere contrario» per «palese e conclamata violazione delle procedure e norme vigenti», «recedano dal malsano intento di portare avanti il progetto». Venerdì 23 aprile anche la procura della Repubblica di Cagliari, dopo quella di Roma, ha acquisito documenti relativi alla valutazione di impatto ambientale per un parco eolico in Sardegna presentato dalla società Vento Macchiareddu di Napoli. A Roma la procura indaga su episodi di presunta corruzione e al centro dell’inchiesta c’è il faccendiere Flavio Carboni. La giunta regionale sarda guidata da Ugo Cappellacci (Pdl) lo scorso anno ha bloccato le domande dei privati per parchi eolici e ha escluso la realizzazione di impianti off-shore.

28 Aprile 2010

Fonte: www.corriere.it

19 marzo 2011 Pubblicato da | Ambiente, Energia, Esteri, Il dibattito sul nucleare, Politica | , , , , , , , , , | Lascia un commento

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