Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Der Spiegel, i tedeschi sono altri

di LUCIA PALMERINI

Che abbiano esagerato non c’è dubbio, che abbiano scritto delle assurdità è assodato, come è ancora più certo che non rappresentino il pensiero dei tedeschi. In Germania ci ho vissuto, paese freddino all’inizio, riservato, protettivo della privacy e delle vite dei suoi cittadini, ma caldo nell’accettare chi si integra, chi rispetta la loro freddezza e distanza. La Germania è il paese in cui ho fatto amicizia più velocemente, il paese in cui quando stavo male una ragazza tedesca mi ha dato le prime cure ed è ora una mia grande amica, non mi conosceva, non sapeva chi fossi, ma non ha esitato ad aprire alla porta quando di notte moribonda ho bussato con 40 di febbre chiedendo aiuto. Un’esperienza unica vivere in Germania, li ricordo per la fissazione delle regole, per la puntualità, uso delle cinture, richiesta dei documenti all’ingresso di ogni locale e per l’acquisto di sigarette. Ricordo la Germania come il primo posto in cui ho cominciato ad indossare un orologio, io che uscivo di casa e aspettavo a Roma  interminabili ore l’autobus per andare agli allenamenti di pallavolo, scoprivo gli orari precisi e puntuali di treni e bus. Io che non avevo idea di cosa fosse veramente la raccolta differenziata, ho imparato subito in Germania a districarmi tra le miriadi di cassonetti, dividere il vetro verde da quello blu, da quello bianco o marrone. Dividere i tipi di plastica, la carta dal cartone, e riportare le bottiglie vuote per cui era previsto il pfand al supermercato (pfand significava che riportando la bottiglia vuota indietro venivi rimborsato di un determinato ammontare).

Leggere l’articolo di Der Spiegel mi ha infastidito, non mi è piaciuto come non mi sono piaciuti gli altri articoli che lo stesso giornale ha pubblicato sull’Italia. Articoli scritti con il senso dell’odio e della superiorità, dell’ignoranza e della superficialità. Tutte caratteristiche che non sono dei tedeschi, dei miei amici tedeschi, e sono convinta che sono in pochi a condividere quelle parole, quelle frasi. Sapere che il direttore di Der Spiegel è un italo-tedesco è ancora più assurdo ma riflette quell’essere esterofili che solo noi italiani abbiamo, quel dover parlare male dell’Italia e degli italiani che ci contraddistingue e ci mette al centro delle notizie di tutto il mondo.

Noi Italiani siamo talmente innamorati del nostro paese che non riusciamo ad apprezzarlo, a proteggerlo, a salvaguardarlo. Come un uomo innamorato che non sa amare e alla fine finisce per perdere tutto. Così siamo noi italiani, ed ancora peggio se ci troviamo all’estero. Arrabbiati per non poter essere nel belpaese (arrabbiati per non poter essere con la nostra amata) ce la prendiamo con chi invece vi è rimasto.

Der Spiegel ha detto che non siamo una razza. Hitler definiva i tedeschi (gli ariani) una razza superiore, e Sallusti (direttore de Il Giornale) ha fatto bene a sottolinearlo, ma attenzione a non cadere nella provocazione, a considerare i tedeschi d’accordo con quanto scritto su di noi. Non mettiamoci allo stesso livello di uno stupidotto che ha bevuto qualche litro di birra di troppo  e non riesce a dare un senso alle parole.

Noi non siamo tutti Schettino, e loro non sono tutti Hitler.

31 gennaio 2012

Pubblicato da Il Fondo Magazine

31 gennaio 2012 Pubblicato da | Cultura, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , | 1 commento

Siena, gioiello rosso in zona retrocessione

di ALDO CAZZULLO

SIENA – Non ridono più neppure i matti. I leggendari matti di Siena, trastullo dei ragazzi ma in fondo amati, integrati: il più allegro lo chiamavano Trombetta, perché a chi lo apostrofava – «Trombettaaa!» – rispondeva ridendo «peee!». E poi Sello, che seguiva tutti i matrimoni e tutti i funerali. Benito il Diabolico, l’unico senese ad aver vinto ogni Palio: in piazza del Campo andava con i fazzoletti di ogni contrada comprese le acerrime rivali, l’Oca e la Torre, l’Istrice e la Lupa, il Montone e il Nicchio; poi si univa al corteo dei vincitori. E il Bersagliere, cui una volta annunciarono per scherzo che era stato condannato a morte, e a sorpresa non si spaventò, anzi offrì il petto: «Sono pronto! Viva l’Italia!».

Siena gioiello rosso, Siena in testa alle classifiche di ricchezza e qualità della vita, Siena paesone eppure capitale di una banca tra le più grandi d’Europa. E invece ora Siena angosciata, impoverita, di cattivo umore, da quando teme di perdere il Monte dei Paschi, che qui chiamano Babbo Monte o «la mucchina», perché tutti in qualche forma l’hanno munto: sino al 2010, oltre cento milioni di euro l’anno per il Comune e la Provincia, l’Arci comunista e la democristiana Libertas, le contrade e le parrocchie. Soprattutto, il Monte come garanzia di potenza e di serenità, il Monte che compra le partite del Siena per salvarlo dalla retrocessione – «ma se due anni fa siamo andati in serie B, dove hanno truffato noi!», sbotta il presidente della banca, Giuseppe Mussari -, il Monte onnipotente che ti assume con la qualifica di commesso, ti fa eleggere sindaco e poi ti promuove direttore generale, il Monte che governa il sistema e si costruisce pure l’opposizione interna, magari con una telefonata ovviamente intercettata tra Verdini e Mussari («ma se noi assumiamo per concorso!» assicura il presidente).

Il vero simbolo di Siena e della sua megalomania sono gli archi giganteschi e l’immensa facciata – che qui chiamano appunto il Facciatone – di una Cattedrale incompiuta. Pur di superare i fiorentini, i senesi sognarono di erigere la più grande chiesa della cristianità, di cui il vecchio Duomo sarebbe diventato il transetto. Arrivò prima la peste (maggio 1348), che dimezzò gli abitanti, riducendoli a meno di 20 mila. Della nuova Cattedrale non si parlò più. Anche in età moderna, Siena non ha perso la sua megalomania. Una città di 55 mila abitanti si concede una squadra di calcio in serie A e in semifinale di Coppa Italia, una squadra di basket che vince cinque scudetti di fila e in Coppa Campioni batte il Real Madrid a casa sua, 500 avvocati, due quotidiani, Salvatore Accardo che insegna e suona all’Accademia Chigiana, un centro di ricerche biotecnologiche con cento scienziati che tra loro parlano inglese, e una Fondazione che per anni ha controllato il 50% del Monte, e ora non più. La banca si salverà. Il vero timore è che non sarà più la banca di Siena.

Tra il Monte e la Fondazione ci sono cinque minuti, il tempo di scendere dalla Rocca Salimbeni a piazza del Campo. Nella Rocca regna l’uomo più potente della città e tra i più potenti del Paese, il presidente dell’Associazione banche italiane Giuseppe Mussari, 49 anni, che qui chiamano Belli Capelli per la capigliatura fluente. Ci riceve molto cortese e molto guardingo. Vorrebbe tranquillizzare ma si vede che è un po’ in ansia, si muove tra l’I-Pad e il computer entrambi connessi sugli scambi azionari della banca di cui tra poco non sarà più presidente. Nel suo accento calabrese – madre senese, ostetrica, padre di Catanzaro, cardiologo -, Mussari spiega che è inevitabile per la Fondazione rinunciare al 50% di una banca che non è più la sesta ma la terza d’Italia. Difende l’operazione Antonveneta, pagata 9 miliardi un minuto prima che crollasse la finanza internazionale. Avverte che la situazione è grave e seria, ma non solo per la città, per il Paese intero. Racconta come è stato scelto il nuovo direttore generale, Fabrizio Viola: sul mercato, senza consultare i sindacati, con una scelta di rottura rispetto alla prassi concertativa. Ora Viola sta cercando di evitare un nuovo aumento di capitale. In ogni caso, la Fondazione dovrà scendere, forse al di sotto del 33%, cedendo quote ai soci privati – ma Caltagirone si è appena dimesso dalla vicepresidenza e sta disinvestendo dal Monte per puntare su Unicredit -, oppure trovando un compratore esterno, di cui la Fondazione diventerebbe azionista. Qualunque sarà la strada, sostiene Mussari, Siena non ha nulla da temere, se anche per assurdo arrivasse un cinese mica potrebbe portare via la ricchezza accumulata in sei secoli dalla comunità: «Non commento le questioni della Fondazione, in ogni caso il Duomo non ha le ruote. Accardo non viene qui per i soldi, ma perché qui ha studiato, ha molti amici, si trova bene. La Novartis investe perché c’è un’antica cultura dei vaccini e i ricercatori vengono più volentieri che in altre parti del mondo. Il modello Siena resiste: qualità ambientale, arte, territorio; andiamo tutti d’accordo senza rubarci il ruolo l’uno con l’altro». E i settanta indagati per l’aeroporto, lei compreso, e per il crac dell’università? «Si può sbagliare ad applicare una norma. Ma, da quando sono qui, processi per corruzione e concussioni non ce ne sono mai stati. Di soldi ne sono girati tanti, però tra persone normali, che non vanno al mare ai Caraibi ma a Follonica, che non hanno la Ferrari ma la Panda. Io vado in ufficio in motorino». E la massoneria? «Sono a Siena dai tempi dell’università, e la massoneria non l’ho mai incrociata».

E invece è proprio il modello Siena a vacillare. Un miliardo i debiti della Fondazione, oltre 200 milioni quelli dell’università, l’ateneo di Fortini e Luperini eroso dal clientelismo, per cui ci sono più impiegati che docenti e lettori. E nella classifica delle città italiane Siena è retrocessa all’ottavo posto; il che non sarebbe poi un dramma, se settima non fosse Firenze. A sentire gli oppositori, il leghista Francesco Giusti – «io del Monte sono un operaio, mi hanno preso al call-center» – e il candidato sindaco delle liste civiche Gabriele Corradi, padre di Bernardo il calciatore, sta venendo giù tutto. Compreso il sistema per cui «anche i nobili, anche i discendenti dei Papi come i Piccolomini votano a sinistra»; il temuto blogger Raffaele Ascheri detto «l’eretico» si becca decine di querele se osa denunciare massoni e cacciatori di frodo («Cinghialopoli», lo scandalo delle battute notturne a cinghiali, daini, caprioli); i massoni sono molti di più di quelli dichiarati come Stefano Bisi direttore del Corriere di Siena ed Enzo Viani ex presidente dell’Aeroporto; il sindaco veniva pescato tra i sindacalisti del Monte e poi, a servizio reso, promosso e magari trasferito all’estero, come Pierluigi Piccini, ora vicedirettore generale di Mps France, o Maurizio Cenni, vicedirettore vicario di Mps gestione crediti. Ma «senza lilleri non si lallera», con i soldi è finita anche la festa, e basta una passeggiata in centro per rendersene conto.

Via Pantaneto, la strada dei palazzi affrescati, delle stamperie, delle antiche farmacie, è diventata una piccola kasba di negozi dell’usato, lavanderie a gettone, ristoranti cinesi. L’emporio musicale di via Montanini, dove generazioni di senesi hanno comprato i loro strumenti, ha traslocato in periferia, il suo concorrente Olmi ha chiuso. Chiusa la libreria Ticci di piazza Indipendenza, chiuso il Palazzo delle Papesse centro di arte contemporanea, chiusa la galleria di via Cecco Angiolieri, chiusa la storica cartoleria Biccherna a un passo dalla sede del Monte, dove i commercianti paventano l’apertura di un sex shop. Via di Città, la strada degli antiquari, è diventata il suk del cuoio. Racconta Emilio Giannelli – nipote e pronipote di due presidenti del Monte, Emilio ed Enrico Falaschi, a sua volta capo dell’ufficio legale prima di iniziare la nuova vita di vignettista del Corriere – che sotto casa sua, in via della Sapienza, contrada del Drago, hanno chiuso il fruttivendolo, il lattaio, il macellaio. Perché Siena «era città di soggiorno ed è diventata città di passaggio», i turisti comprano il panforte da Nannini e ripartono, e anche qui cominciano a vedersi le insegne simbolo della crisi italiana: «Compro oro», «tutto a un euro», «pizza al taglio», «sala bingo».

In centro vivono oggi 12 mila senesi, meno che dopo la pestilenza. Eppure, come rivendica il sindaco Pd Franco Ceccuzzi – finalmente uno che non ha mai lavorato al Monte -, guardingo e preoccupato non meno di Mussari, questo resta il più bel borgo medievale d’Italia, e quindi del mondo. Lunedì scorso c’è stato uno stupro, subito fuori le mura, ed è stato vissuto come una ferita dall’intera città, paginate in cronaca per una settimana. L’università sarà in rosso ma ha superato i 20 mila iscritti e secondo il Censis ha la migliore facoltà di lettere d’Italia. La linea di pullman Sita ogni giorno porta da Firenze un buon numero di pendolari, tra cui clochard che vengono a mendicare in una città più ricca, come i senesi amano raccontare con lo stesso orgoglio con cui rievocano la vittoria di Montaperti («e lo stendardo dei fiorentini fu trascinato per le strade legato alla coda di un asino…»).

Il Medioevo si respira ancora, nella surreale discussione della contrada dell’Oca sul voto alle donne ma anche nello spirito di comunità, che resiste da quando le classi sociali vivevano e morivano spalla a spalla, all’ospedale di Santa Maria della Scala si affrescavano sulle volte le anime che salgono in cielo e si gettavano nel Carnaio i morti di peste, e le ossa ancora spuntano dalla terra. Il sacro e l’esoterico convivono da sempre, nel Duomo è intarsiato Ermete Trismegisto accanto alla Vergine, e nella cella di Santa Caterina l’allarme è ora disattivato perché di notte suonava sempre, forse per un fantasma. Al ristorante storico, da Guido, convivono i vip globali e le glorie locali, Mel Gibson e Adù Muzzi capo storico della Tartuca, Tyron Power e Luigi Bruschelli detto Trecciolino che vince a braccia levate il suo dodicesimo Palio.

La campagna incantevole che si vede dal Facciatone è la stessa affrescata da Lorenzetti come esempio di buon governo, le colline levigate, le vigne e gli ulivi, un paesaggio della mente. Nudi come nel Medioevo si presentano i tetti, si è già oltre la civiltà dell’antenna, l’intera città è cablata. E si comprende bene, quassù, come Siena sia figura dell’Italia intera, Paese corporativo e viziato, spaventato dai privilegi che sfumano e dalla ricchezza che evapora, ma straordinario non solo per cultura e bellezza ma per la tenuta sociale, per la solidarietà di fronte agli eventi estremi, alla morte, alla malattia, alla fragilità umana. I senesi amano raccontare anche di puerpere trascinate di peso nottetempo da una parte all’altra del Campo perché il nascituro non fosse dell’Oca o della Torre; ma quando muore il priore o il capitano dell’Oca, in chiesa al posto d’onore c’è la bandiera della Torre, e lo stesso accade tra Istrice e Lupa, tra Montone e Nicchio. Fino a qualche tempo fa, ai funerali c’era anche il Sello. Ora non lo si vede da tempo, e neppure Trombetta e il Diabolico. Ora, nel tragitto tra il Monte e il Campo, c’è un mendicante con la barba che a tutti spiega di non essere forestiero – «guarda che io so’ di Siena» –, e ogni euro che scuce corre a giocarselo al gratta e vinci.

30 gennaio 2012

Fonte: www.corriere.it

30 gennaio 2012 Pubblicato da | Cronache, Cultura, Economia e Lavoro, Politica, Società | 1 commento

Ucciso Hassan Fantastic, giornalista somalo

di LUCIA PALMERINI

Hassan Osman Abdi, per tutti conosciuto come Hassan il Fantastico, è stato ucciso mentre rientrava nella sua abitazione da degli uomini armati. Sconosciuto alla maggior parte di noi, Hassan era assai noto e seguito nel suo paese; giornalista direttore di Radio Shabelle, un’emittente libera ed indipendente di Mogadiscio, critica verso i poteri forti, che da sempre denunciava le dilaganti corruzione ed ingiustizie presenti nel paese.

Hassan non aveva neanche 30 anni, li avrebbe compiuti il 1 luglio, ma era già direttore di una radio tanto importante quanto scomoda, 5 reporter sono stati uccisi negli ultimi anni e si tratta inoltre del terzo direttore assassinato: Bashir Nur Gedi venne eliminato nel 2007 e Mukhtar Mohamed Hirabe nel 2009.

Hassan è morto per il suo paese, per un ideale, per un sogno che continuerà a vivere con chi resta. Non possono ammazzare tutti coloro che sognano la giustizia.

29 gennaio 2012 Pubblicato da | Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Redditi ed evasione

di LUCIA PALMERINI

I dati degli studi di settore come parametro di riferimento per le imposte mostrano situazioni alquanto dubbie e che potrebbero nascondere un’evasione fiscale.

Difficile da immaginare eppure risulta che autonomi di centri estetici, di discoteche, commercianti al dettaglio di abbigliamento e di elettrodomestici guadagnano meno di 10 mila euro annui, mentre parrucchieri, stabilimenti balneari, agenti di viaggio, fotografi, esercizi alberghieri, affittacamere e case per vacanze, servizi di ristorazione, vedita di barche, orologiai e gioiellieri, tassisti e fruttivendoli si attestano al di sotto dei 15 mila euro.

Nella fascia fino a 20 mila euro troviamo invece bar, gelaterie e pasticcerie, benzinai ed agenti immobiliari, mentre al di sotto dei 30 mila euro vi sono ottici, architetti e servizi di pulizia.

La top 10, di chi dichiara di più, è rappresentata da coloro che hanno redditi al di sopra dei 40 mila euro, medaglia d’oro i notai con 281 mila euro seguiti dai farmacisti con 108 mila euro, e da medici, attori e registi che superano invece i 60 mila euro. Sempre nella top 10, ma con redditi decisamente inferiori ai primi classificati e compresi tra 40 e 50 mila euro troviamo ingegneri, consulenti finanziari, tabaccai, dentisti ed odontoiatri, avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro.

Considerando quindi che la maggior parte dei lavoratori autonomi dichiarano uno stipendio inferiore a quello di un operaio (in media 22 mila euro lorde), le indagini della guardia di finanza in corso in tutta Italia diventano legittime. A conferma della piaga dell’evasione (perché questo è il nome corretto da usare per chi non emette scontrini e fatture) vi sono anche i dati sull’esito dei controlli a tappeto della Guardia di Finanza in varie zone d’Italia: a Cortina per l’ultimo dell’anno, forse “grazie” alla presenza dei finanzieri, si sono registrati incassi mediamente superiori del 300 per cento rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente, mentre a Roma sono state riscontrate il 50 per cento delle violazioni.

Sempre a Cortina, la Guardia di Finanza ha avviato accertamenti sulle auto di lusso parcheggiate riscontrando che su 132 automobili intestate a persone fisiche, il 32 per cento apparteneva a contribuenti con un reddito inferiore ai 30 mila euro lordi annui; mentre su 119 auto intestate a società, il 16 per cento dichiaravano bilanci in perdita ed il 31 per cento denunciavano un reddito inferiore ai 50 mila euro).

Evasore. Questo il nome di chi non paga le tasse. Non esistono altri nomi.

Certamente controllare a tappeto una località, assediandola non aiuta l’economia e gli affari di chi con fatica cerca di superare la crisi lavorando sodo.
Bisogna inoltre dire che l’Italia è il Paese più tassato in Europa, con stipendi fermi da 10 anni e con tasse indirette presenti in ogni dove. Inutile dire che se la pressione fiscale non diminuirà, i possessori di capitali (anche piccoli) porteranno i loro soldi alle Isole Cayman, alle Seychelles o in altri paradisi fiscali, l”evasione fiscale diventerà la dura legge della sopravvivenza, e sarà difficile biasimare o rimproverare.

Invece di controlli spettacolarizzati e scenici, basterebbe controllare i proprietari di auto di grossa cilindrata, di yacht, di ville lussuose o di immobili di lusso. Non servono le telecamere e l’esercito della finanza ma un controllo mirato e preciso e si eviterebbe anche di far scappare i turisti.

Di seguito una tabella riepilogativa dei dati esposti.

ATTIVITÀ Redditi medi netti
Pescatori 2.500
Autonomi di centri per il benessere fisico 2.900
Autonomi di discoteche 4.500
Commercianti al dettaglio di abbigliamento 7.300
Istituti di bellezza 7.400
Commercianti di elettrodomestici 10.000
Parrucchieri 10.900
Stabilimenti balneari 11.100
Agenti di viaggio 11.400
Fotografi 11.900
Esercizi alberghieri, affittacamere e case per vacanze 13.300
Servizi di ristorazione commerciale 13.300
Vnedita di barche 13.300
Orologiai e gioiellieri 13.500
Tassisti 14.000
Fruttivendoli 14.100
Bar, gelaterie e pasticcerie 15.800
Benzinai 17.600
Agenti immobiliari 17.900
Ottici 23.600
Architetti 27.300
Servizi di pulizia 27.600
Ingegneri 40.800
Consulenti finanziari 43.000
Tabaccai 43.000
Dentisti/odontoiatri 46.000
Avvocati 47.000
Commercialisti e consulenti del lavoro 49.400
Attori e registi 61.300
Medici 68.000
Farmacisti 108.000
Notai 281.000

27 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , | 1 commento

Semplificazioni, formazione, selezione, immobili

FORMAZIONE
Verranno azzerati i fondi alle università telematiche

I ricercatori non più tutor Hanno sempre fatto discutere e negli ultimi anni si sono moltiplicate. Adesso per le università telematiche, che a distanza rilasciano lauree e pure dottorati, arriva un duro colpo. La bozza del decreto sulle semplificazioni (articolo 56 lettera e) stabilisce che vengono escluse «tutte le università telematiche dalla ripartizione di una quota dei contributi di cui alla legge sulle università non statali legalmente riconosciute». In particolare si tratta dei fondi per il merito, soldi che alle telematiche potevano arrivare grazie ad una norma introdotta dalla riforma Gelmini, ribattezzata «emendamento Cepu». Un’altra novità importante riguarda i ricercatori di tutte le università: ai ricercatori a tempo indeterminato non potranno più essere affidati «compito di tutorato e didattica integrativa». Dovranno fare ricerca, mentre fino ad oggi erano spesso utilizzati per alleggerire il carico di lavoro dei professori. Dopo le polemiche sui concorsi blitz, i bandi per i posti da ricercatore dovranno essere pubblicati in «Gazzetta Ufficiale».

SELEZIONE
I voti peseranno meno nelle graduatorie, le prove varranno di più

Non è l’abolizione del valore legale del titolo di studio ma ci somiglia. Per la partecipazione ai concorsi pubblici la bozza del decreto sulle semplificazioni prevede all’articolo 9 «l’equiparazione dei titoli di studio e professionali nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario». A parte alcuni casi come la laurea in medicina, dove esiste appunto una disciplina comunitaria, la laurea perderà peso nelle selezioni per la pubblica amministrazione. Non ci saranno punti in più a seconda del tipo di laurea (Economia o Giurisprudenza) e neanche in base al voto. Nella graduatoria finale, quindi, peseranno di più le prove del concorso rispetto ai titoli di studio. Un passo da collegare al nuovo sistema di accreditamento dei corsi di laurea: dal prossimo anno accademico tutti i corsi dovranno avere il via libera dell’Anvur, l’agenzia per la valutazione del sistema universitario. Che non si limiterà a dire sì o no ma darà anche un sintetico giudizio sul corso e quindi, indirettamente, su chi lo ha frequentato.

COSTRUZIONI
Una spinta all’edilizia. Mercato libero per i box (non vincolati alla casa)

Chi ha un box di pertinenza di un abitazione o immobile, potrà venderlo indipendentemente dall’immobile, purché il box diventi «servente» di un altro immobile o abitazione. L’articolo 11 del decreto consentirà insomma la cedibilità del posto auto indipendentemente dall’appartamento cui è attualmente collegato. Si tratta di una norma che, facendo salvo il primario interesse pubblico a un legame «pertinenziale» tra immobile e posto macchina, permetterà di movimentare molto il mercato dei box e dei garage, al contempo permettendo ai propietari che non se ne servono più (ad esempio persone anziane) di smobilizzare un bene «congelato» potendo fare cassa con la sua vendita. Al tempo stesso permetterà di ridurre la congestione dei parcheggi soprattutto nelle grandi città. Si tratta di una «piccola» norma che però potenzialmente è in grado di «muovere» un pezzo di economia, liberando risorse adesso «congelate».

27 gennaio 2012

Fonte: www.corriere.it

27 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Politica, Scuola ed Universita' | , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Fuoricorso “sfigati”, inutili e costosi

di LUCIA PALMERINI

Le parole del Viceministro del Lavoro Michel Martone sugli studenti hanno creato non poco scompiglio costringendolo anche a rettificare il messaggio per evitare troppe polemiche.

«Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa».

 Eppure non posso che essere d’accordo con il nostro viceministro. I dati parlano chiaro ci si laurea sempre più in ritardo, gli istituti professionali vedono diminuire il numero di iscritti, e mentre i laureati (soprattutto quelli fuoricorso) restano disoccupati sono sempre maggiormente richiesti lavoratori specializzati in mestieri “manuali”.

Non esiste più la garanzia di un’occupazione per chi si laurea, specialmente se la tanto acclamata laurea si ottiene fuoricorso, senza conoscere una seconda lingua, senza aver mai vissuto un’esperienza all’estero e senza aver mai svolto un cosiddetto lavoretto per mantenersi. Inutile iscriversi ad un corso di laurea se si ha l’intenzione di laurearsi con calma. Genitori mettetevi l’anima in pace, un mondo di soli laureati non esiste da nessuna parte e non sarebbe sostenibile ed i tempi del posto fisso grazie alla laurea sono finiti da troppo tempo. Fossi stata al posto del viceministro avrei usato termini diversi, invece che sfigati, li definerei sicuramente inutili, costosi ed un peso per  la società.

Vengono invece premiati quei ragazzi che scelgono il mercato del lavoro da piccoli, che frequentano istituti professionali, che decidono magari contro la volontà dei genitori che li vorrebbero laureati di andare a lavorare, e che con faticosa gavetta riescono a crearsi la loro professione, a conquistarsi i loro clienti e la loro indipendenza.

Evitiamo polemiche sterili, le parole di Martone sono corrette ed evidenziano la realtà che ci corconda. Fuoricorso non lamentatevi se non trovate lavoro a 27-30-40 anni senza alcuna esperienza alle spalle ma magari una laurea in tasca, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

24 gennaio 2012 Pubblicato da | Cultura, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Scuola ed Universita', Società | , , , , , , | Lascia un commento

Gomme bucate, camionisti costretti a scioperare

di LUCIA PALMERINI

Striscia la Notizia lo documentava già nel 2007, nulla di nuovo quindi nelle immagini della puntata di oggi sul blocco “forzato” di molti camionisti che sono stati costretti da atti vandalici ad aderire alle proteste di loro colleghi. Ruote tranciate, valvole strappate, camion rigati e manomessi, danni notevoli per i malcapitati la cui unica intenzione era svolgere il loro lavoro proseguendo lungo l’autostrada senza fermarsi ai blocchi stradali.

Eppure anche questa volta nessuno ne parla, i telegiornali tacciono e l’unica fonte di informazione è proprio Striscia.
La polizia osserva impotente, i camionisti costretti a protestare sono fermi, ma soprattutto sono in silenzio per non subire ulteriori danni.

Ma chi si nasconderà mai dietro queste proteste incivili, fuorilegge, ingiuste e senza risultati? Magari qualcuno che vuole mostrare la sua forza in un messaggio in codice? Qualche organizzazione criminale? E per i cosiddetti forconi sarà la stessa cosa?

A pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre..

23 gennaio 2011

23 gennaio 2012 Pubblicato da | Cronache, Economia e Lavoro, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , , , , , | 1 commento

il giovane imprenditore contro i forconi

di CLAUDIA CAMPESE

Forconi, la storia di Andrea Valenziani
L’imprenditore agricolo che contesta il movimento

Ha 31 anni e ha studiato fuori dalla Sicilia per poi tornarvi. Ha preso in mano l’azienda agrumicola di famiglia e le ha dato una nuova impronta, attenta all’ambiente e alla legalità. Nei giorni dei blocchi, ha fatto girare le sue denunce tra gli amici e i clienti sparsi per l’Italia. Attirando le ire di partecipanti e semplici simpatizzanti della protesta. Per i quali questo strano imprenditore non esisteva davvero. CTzen lo ha intervistato.

«Quando ho assistito a quelle scene non ho avuto pace. E’ una violenza collettiva, altro che “primavera siciliana”». Gli hanno dato dell’attore. Del finto imprenditore intenzionato a screditare le proteste. Della sua telefonata a Rai News24, in cui raccontava le intimidazioni subite dai commercianti, è stato notato più l’accento che i contenuti. Troppo poco siculo per essere credibile. Della sua nota che ha fatto il giro delle bacheche su Facebook è stata sottolineata l’assenza del nome. Più uno scrupolo dei suoi amici che la sua voglia di anonimato. Andrea Valenziani, infatti, è un imprenditore agrumicolo con un’azienda a Carlentini. Metà siciliano e metà nordico – «ma io sono nato qui», sottolinea – ha studiato fuori ed è tra quelli che sono tornati. Adesso, a 31 anni, gestisce insieme al padre e alla sorella l’azienda di famiglia. Alle polemiche sollevate dalle sue parole risponde semplicemente: «Non bisogna essere certo di razza ariana per avere un po’ di sale in zucca. E, se siamo davvero contro l’omertà, dobbiamo anche essere capaci di esporci».

Veduta Ditta Andrea Valenziani

Le sue parole non sono piaciute agli aderenti e ai simpatizzanti del movimento dei Forconi. «Ci sono tante persone che hanno visto e sentito le stesse cose che ho visto e sentito io – spiega – Ma non se la sentono di contraddire ad alta voce quest’onda». Che, per Andrea, è «pura demagogia». Un movimento rappresentativo di una sola categoria – di cui pure fa parte – e che, secondo lui, «prima di tirare fuori forche e forconi dovrebbe fare un po’ di autocritica». Secondo il giovane imprenditore, tra i pochi aperti contestatori, «la coperta è troppo corta: se anche riducessero il prezzo del carburante, da dove pensano che verrebbero presi i soldi mancanti? Non certo tra i privilegi dei politici». Ma a danno della collettività. Un problema politico, che ha radici lontane. «Forse era meglio non vendere il proprio voto per una ricarica telefonica – continua – quando ancora c’erano dei fondi pubblici da poter gestire». Più che nei blocchi per le strade e nelle serrate più o meno spontanee, per Andrea, il problema andrebbe risolto in cabina elettorale. «Di veri rivoluzionari in Sicilia ce ne sono da decenni – dice – Così rivoluzionari che farebbero impallidire Che Guevara». Ma non militano né tra i Forconi né tra gli autotrasportatori. E, soprattutto, non utilizzano metodi coercitivi. «Un’intimidazione può anche essere così velata da non saperla descrivere. Ma il siciliano la capisce».

Quando è iniziato lo sciopero, Valenziani ha solo detto ai suoi clienti: «Mi dispiace, ma non avrete le arance. Voi però dovreste dispiacervi di più per quello che sta succedendo». E così l’altra faccia dei movimenti ha iniziato a fare il giro dell’Italia. Perché i clienti di Andrea sono sparsi per la penisola. Per lo più fanno parte dei gruppi di acquisto solidale, «interessati non solo al prodotto ma anche a certi valori, come la legalità o il rispetto dell’ambiente». Ma anche singoli consumatori, insieme a piccole realtà commerciali che condividono la stessa visione dell’azienda Valenziani. Nata e cresciuta con il padre, ma adesso modernizzata da Andrea. Che ha anche convinto la sorella a unirsi a loro, lasciando il suo posto alla cancelleria del tribunale minorile di Catania. Prima, però, il giovane imprenditore ha fatto esperienza fuori dalla Sicilia. «Pensavo che qui non fosse possibile vivere in un modo diverso – racconta –, in un contesto che non ti affossa. Perché in Sicilia, se tu fai un passo avanti, gli altri non cercano di farne uno in più di te ma di farti lo sgambetto».

Eppure, adesso, i Valenziani hanno trovato la loro dimensione. Colture diversificate e raccolta su otto mesi, senza così diventare schiavi del mercato. Una «ciurma di lavoratori piccola ma costante – spiega – e che rispetta le nostre esigenze. Come non buttare i pacchetti di sigaretta per terra o mettere una certa cura nella raccolta». E poi una serie di progetti sperimentali per un’agricoltura sempre più sostenibile. Come la reintroduzione degli animali, ormai scomparsi dalle aziende agricole moderne, che per lo più importano da fuori tutti i prodotti necessari. «Io sto allevando i suini neri che ho scoperto essere degli ottimi diserbanti. E poi coltivo ai piedi degli alberi le fave. Quando crescono, concimano rilasciando azoto. Mentre a maturazione fanno da mangime per gli animali». Tutto in un unico ciclo autoprodotto.

Troppo diversa da quella dei Forconi la visione di questo strano imprenditore agricolo. Giovane, preparato, dall’accento indefinibile anche quando dice schifìo e che non ha voglia di stare su Facebook. «Ma davvero le mie parole sono state accolte così male?», si informa. La sua nota, infatti, è stata condivisa dagli amici. E la telefonata a Rai News? «Se avessero voluto un attore, avrebbero fatto meglio a chiamare Zingaretti. Almeno lui l’accento siciliano lo sa imitare bene».

21 gennaio 2011

Fonte: www.ctzen.it

23 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Interni, Politica, Società | , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Tassisti: ritiro licenza per interruzione pubblico servizio

di LUCIA PALMERINI

Continua la protesta dei tassisti che, contro le liberalizzazioni del settore annunciate dal governo Monti, scioperano e protestano in numerose città, lasciano totalmente a piedi le persone agli aeroporti, non garantiscono un servizio minimo (perché fino a prova contraria i taxi sono un servizio pubblico) occupano il Circo Massimo con relativa esplosione di mortaletti e petardi, paralizzando la circolazione.

I taxi rappresentano in Italia circa l’1 per cento dei trasporti, sono cari, pochi e soprattutto dichiarano redditi bassissimi.

Il reddito medio dichiarato da un tassista è pari a 15 mila euro, inferiore a quello di un operaio, difficile da credere eppure così risulta dalle dichiarazioni dei tassisti d’Italia, che non sembrano molto veritiere e sembrano nascondere invece una forte evasione fiscale.

I taxi sono cari, i più cari d’Europa e sicuramente carissimi rispetto agli Stati Uniti ma negano e parlano di tariffe mal calcolate che non considerano indicatori o aspetti fondamentali, sta di fatto che in Italia il solo mettere piede dentro un taxi significa partire da minimo 4-5 euro,  oppure 7-9 euro se si richiede una corsa via telefono: più si aspetta e più si paga, in parole semplici, si paga anche il disservizio del ritardo.

L’aumento del numero di taxi presenti in circolazione andrebbe a colmare la richiesta di questo servizio, con una probabile diminuzione delle tariffe dovuta all’incremento del loro uso. Inoltre la liberalizzazione  eliminerebbe il triste mercato delle licenze, che non esiste praticamente più per nessuna altra attività, un ingiusto vecchio privilegio, che li porta a guadagnare 150 mila euro vendendo una licenza che hanno ottenuto gratis.

Ben venga la liberalizzazione dei taxi, anzi propongo di ritirare la licenza ai tassisti che non la usano per scioperare impropriamente  interrompendo il servizio pubblico e causando disagi ai cittadini, e che aggrediscono e malmenano i colleghi che invece fanno solo il loro dovere continuando a lavorare.

19 gennaio 2012

19 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Interni, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , , , , , , | 1 commento

Sarkò, ride bene chi ride per ultimo

di LUCIA PALMERINI

Caro Sarkò,
te lo avevo detto che ride bene chi ride per ultimo…

Eppure nonostante la situazione della Francia fosse grave tanto quella dell’Italia, ti sei eretto a esempio per l’Europa, hai cercato di essere il Napoleone del 2000, hai dato consigli, sparso commenti, e riso, dell’Italia soprattutto.

Standard & Poor’s, colosso del rating, declassa il tuo paese, la Francia. Ovvero, qualora non sapessi il significato, la tua Francia perde la tripla A. In parole povere per S&P avete una possibilità inferiore rispetto al passato di ripagare il vostro debito

Ti do un consiglio: fattici una risata sopra, che sarà mai.

13 gennaio 2012

13 gennaio 2012 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini | , , , , , , | Lascia un commento

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