Lucia Palmerini

parole in libertà … speak freely

Il super-chirurgo contro i baroni dell’università

di GIAN ANTONIO STELLA

Esperto di trapianti della mano, di fama mondiale, non ottiene la cattedra. Concorso giudicato sbagliato (pilotato)  dai giudici: storia di ordinaria università.

Marco Lanzetta

Quando inventò le Loonarie collocandole nel Pacifico sud-orientale, lo scrittore Godfrey Sweven in «Riallaro, l’arcipelago degli esilii», immaginò un gruppo di isole dove trovavano rifugio i pazzi. E come spiega Anna Ferrari nel «Dizionario dei luoghi immaginari» c’erano appunto «l’Isola degli Snob, dove tutti hanno un’aria saccente» e «l’Isola del Giornalismo, dove risiedono gli affetti da grafomania» e «Satutto, l’isola i cui abitanti credono che la loro terra sia la più fertile, ricca e invidiata al mondo» e appunto «l’isola di coloro che vivono ignorando la legalità»: Paranomia.

L’avesse saputo prima, Marco Lanzetta dice che avrebbe evitato di perdere tempo con gli avvocati. Il guaio è che, pur avendo studiato, vissuto, insegnato e operato da un capo all’altro del pianeta, dal Canada alla Francia, dall’Australia all’Africa, da dove è appena tornato dopo aver passato 17 giorni di «vacanza» tentando di ricostruire le mani a decine di bambini del Togo, del Benin, del Ghana e del Burkina Faso, non immaginava che quel luogo esistesse davvero.

Tutto comincia quando il chirurgo, dopo essersi specializzato in chirurgia della mano nel New South Wales e in Quebec, aver avuto giovanissimo la direzione della Microsearch Foundation di Sydney, aver partecipato nel 1998 a Lione al primo trapianto al mondo di una mano e avere già pubblicato molti dei suoi 190 libri, capitoli di opere collettive e articoli scientifici anche sulle maggiori riviste internazionali, decide di concorrere per una cattedra di professore di ruolo di prima fascia alla «Insubria» per «malattie dell’apparato locomotore». La materia che già insegnava come «associato» alla Bicocca: «Pareva un bando studiato per me». Errore: «Era destinato ad altri».

Come ricorda l’ultimo dei verdetti giudiziari, il tormentone comincia nell’autunno 2002. Quando, esaminati i candidati alla cattedra, la commissione giudicatrice dichiara «idonei i professori Giorgio Pilato e Paolo Tranquilli Leali e non idoneo il Prof. Lanzetta». Giusto? Sbagliato? Non ci vogliamo neppure entrare. Perché se anche Lanzetta fosse ingiustamente considerato un fenomeno nel resto del mondo ma fosse in realtà un somaro casualmente finito a fare il primo trapianto di mano al mondo e gli unici trapianti simili in Italia, il punto è quello che dicevamo: le sentenze vanno rispettate sì o no anche nelle università?

Il nodo è questo: convinto che ci fosse una sproporzione abissale fra il curriculum e la mole di lavori scientifici che aveva presentato lui (soprattutto in inglese, tra i quali due saggi su «Lancet») e quelli degli altri due concorrenti, Lanzetta fa ricorso al Tar e il Tar, sia pure con tempi biblici, nel 2006 gli dà ragione «giudicando irragionevole la valutazione negativa della commissione giudicatrice sulla particolare specializzazione del Prof. Lanzetta». I due professori premiati dall’ateneo ma non dai giudici e la «Insubria» ricorrono al Consiglio di Stato, che di nuovo dà torto a loro e ragione a Lanzetta. A quel punto cosa fa il rettore? Rinnova la «procedura di valutazione», accetta le dimissioni del presidente della commissione, lo sostituisce con un altro e conferma gli altri componenti della «giuria». La quale, un anno dopo la sconfitta in appello (che fretta ci sarà mai…) torna nel novembre 2008 a dichiarare vincitori i professori Pilato e Tranquilli Leali e a bocciare Lanzetta che ha osato contestare il loro giudizio.

La cosa è così «eccentrica» che finisce sul Corriere dove Mario Pappagallo ricorda chi è il trombato («500 interventi all’anno alla mano con il suo team dell’Istituto di chirurgia della mano di Monza, con sedi anche a Milano, Bologna e Roma»), raccoglie la sua accusa contro le selezioni nostrane («Concorsi pilotati dove già si sa chi deve vincere e si agisce per demotivare chi vuole partecipare») e scrive: «Il Lanzetta non idoneo a insegnare chirurgia della mano in Italia è una vittima illustre della demeritocrazia italiana, delle lobby delle commissioni giudicanti, del nepotismo radicato nei nostri atenei». Risultato: zero. Come a niente servono le denunce dei siti web nati contro «ateneo-poli».

Cocciuto («ormai ho chiuso con l’università italiana ma questo andazzo deve finire»), Marco Lanzetta torna a fare ricorso. E il Tar, nell’aprile 2009, torna a dargli ragione disponendo «l’annullamento degli atti impugnati». E otto mesi dopo torna a fare lo stesso, stroncando il contro-ricorso della «Insubria», anche il Consiglio di Stato. Che ordina all’università «di rinnovare la procedura di valutazione comparativa annullata e di innovare la composizione della Commissione giudicatrice» per «assicurare condizioni oggettive di imparzialità» dato che già due volte la stessa commissione non aveva rispettato ciò che la magistratura aveva stabilito.

Avete perso il conto? Lanzetta batte Insubria quattro sentenze a zero. Ma non è finita. Nel 2010 l’università rifà nuovamente la selezione: sempre promossi i soliti due, sempre bocciato Lanzetta. Il quale, mai morto, torna in tribunale per l’ennesima puntata della telenovela. Questa volta, gli si schierano contro non solo l’Insubria e i docenti promossi ma anche il ministero. E siamo alla sentenza finale. Dove la prima sezione del Tar milanese, presieduta da Francesco Mariuzzo, censura che la commissione abbia «dato positivo rilievo a una monografia del Prof. Pilato («La pseudoartrosi dello scafoide») pubblicata dopo la pubblicazione del bando di concorso». Eccepisce che di quella commissione faceva parte «il prof. Gianni Zatti che, avendo collaborato con il prof. Pilato sia in ambito universitario sia nell’attività libero professionale, sia pubblicando un’opera come coautore, sarebbe stato incompatibile alla carica». E infine scrive nero su bianco che certo, una commissione ha «ampia discrezionalità tecnica». E ovviamente «il giudice non può sostituirsi». Però «è anche incontestabile» che «egli non può esimersi dall’accertare l’eventuale erroneità dell’apprezzamento da essa condotto, ove tale erroneità sia in concreto individuabile». Per capirci, se emergono storture macroscopiche «al di fuori dell’ambito dell’opinabilità» allora il magistrato ha sì il diritto e il dovere di intervenire.

Un esempio? «La tecnica del trapianto della mano (esperienza vantata solo dal candidato Lanzetta) non appare essere stata valorizzata rispetto alle diverse esperienze degli altri candidati». Un altro? «In 13 delle 15 pubblicazioni presentate il nome del Prof. Lanzetta figura per primo» e c’è una evidente sproporzione rispetto «alla borsa di studio assegnata al candidato Giorgio Pilato dal governo giapponese».

Insomma, dice l’ultima sentenza, l’ultima selezione della Insubria «riproduce i medesimi vizi» delle altre annullate, è «in contrasto» con ciò che aveva disposto il giudice e pur eseguendo formalmente quegli ordini «tende in realtà a perseguire l’obiettivo di aggirarli sul piano sostanziale, in modo da pervenire surrettiziamente al medesimo esito già ritenuto illegittimo». Quindi l’intera procedura «deve essere annullata». Risultato finale: Lanzetta batte Insubria 5-0. In un Paese serio, davanti a un risultato così, si dimetterebbero il rettore, i commissari, i professori dichiarati vincitori, tutti. Ma questo, si capisce, in un Paese serio e non a Paranomia…

24 novembre 2011

Fonte: www.corriere.it

24 novembre 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Interni, Politica, Scuola ed Universita', Società | , , , , , , | Lascia un commento

Pubblicità ai giorni nostri

Amanda Hendrick

di LUCIA PALMERINI

Spacciare una donna anoressica per normale, farlo per soldi, per pubblicità, per business. Questo il succo della storia che ha come protagonista la modella scozzese ventunenne Amanda Hendrick ed il marchio inglese d’abbigliamento Drop Dead Clothing. Le foto sono quelle di una delle tante campagne pubblicitarie in short e bikini che sarebbero passate sicuramente inosservate se invece di avere come soggetto principale una ragazza sottopeso (giudicate voi dalle foto) ne avessero avuta una in forma smagliante.

Cosce scavate, costole in bella vista, muscoli inesistenti, braccia scheletriche, spalle appuntite, fianchi come il girovita, seno e sedere piatti. Il risultato è lo stesso di quando le bambine indossano i vestiti delle mamme: grandi, enormi, sformati, brutti. Mettere in risalto l’oggetto pubblicizzato è sempre più difficile e per questo si cerca di attraversare paesi, continenti e stati con il clamore, lo scoop, l’immagine shock o il personaggio scomodo più che valorizzando un prodotto.

Kate Moss in uno degli scatti del coca-gate

Kate Moss si è vista prima rescindere alcuni principali contratti a causa dell’uso di sostanze stupefacenti e poi ricercare a gran voce per la risonanza che ogni sua iniziativa aveva sulla stampa. Le foto mentre sniffava cocaina hanno fatto il giro del mondo, si è gridato allo scandalo, come se non si sapesse dell’uso di droga che circonda gli ambienti della moda, e se qualcuno fino a quel momento non sapeva chi fosse, Kate Moss è diventata personaggio internazionale sulla bocca di tutti; non si poteva e non si può non conoscerla. Tra chi diceva di volerle dare una seconda possibilità e chi si erigeva a crocerossina rossa, dopo neanche 12 mesi le offerte sono lievitate concretizzandosi in 18 contratti che includono: Rimmel, Agent Provocateur, Virgin Mobile, Belstaff, Beymen, Dior, Louis Vuitton, Roberto Cavalli, Longchamp, Stella McCartney, Bulgari, Chanel, Nikon, David Yurman, Versace, Mia Shvili, Calvin Klein Jeans e Burberry. Grazie al coca-gate, rossetti, mascara, borse, vestiti e chi più ne ha più ne metta, hanno triplicato i guadagni della bella modella rendendola la seconda più pagata al mondo.

Ma per restare tra le mura domestiche, basti pensare al “fenomeno Belen“: chiunque conosce la bellissima e simpatica argentina, che piace a donne e uomini. E tutti fanno a gara per averla come testimonial, per assicurarsi un servizio fotografico, una notizia o semplicemente una foto mentre fa la spesa, cammina per negozi o va a correre. Come Kate Moss anche lei spopola dagli accessori, ai trucchi, ai vestiti, all’intimo, alle suonerie per cellulari, ma sfido chiunque a ricordare i marchi per i quali lavora. Anche lei coinvolta in uno scandalo, il filmino in cui faceva l’amore forse minorenne con un suo ex-ragazzo, che non ha intaccato minimamente il suo successo, la sua popolarità, i suoi contratti. Anche lei ricercatissima da tv, pubblicitari e aziende per l’impatto che riesce ad avere sulla stampa.

Irina Shaykhlislamova

Stesso discorso per Irina Shaykhlislamova, che grazie alla sua bellezza, ma soprattutto alla storia d’amore con Cristiano Ronaldo è diventata un personaggio noto, riconosciuto dal pubblico e sempre più ricercato. Il figlio del compagno da una donna surrogata, la loro storia misteriosa tra le accuse di omosessualità fatte a lui e gli annunci di lei di un imminente matrimonio, le foto della modella in lingerie maschile appese ovunque, rendono il tutto ancora più appetibile e interessante e fanno salire le sue quotazioni.

Ma Kate, Belen e Irina costano caro, hanno cachet irraggiungibili per i più. Così si cerca l’attenzione del pubblico con qualcosa che desta scalpore, stupore, che crei la notizia, la polemica, il dibattito. Come nel caso delle pubblicità “orgesche” di alcuni importanti marchi.

Anche in quel caso in pochi si ricordano se ad essere pubblicizzato fosse un profumo, un costume, piuttosto che un vestito o un accessorio ma in molti hanno ben in mente le immagini incriminate al centro di accese discussioni e dibattiti.

Così come destarono particolare clamore le foto in cui una donna veniva sottomessa trasmettendo un messaggio esplicito di violenza. Quelle immagini hanno però accresciuto la notorietà di brand, marchi e aziende fino a quel momento nell’ombra o magari in declino. Non una pubblicità bensì lo shock di un’immagine a cui il pubblico non è abituato, che faccia clamore, sollevi proteste ed opinioni.

Nella politica dello shock rientra la campagna Unhate della Benetton contro la cultura dell’odio che vede baciarsi sulle labbra Sarkozy e la Merkel, Obama con il cinese Hu Jintao, i leader di Nord e Sud Corea, il presidente palestinese Mahmoud Abbas con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e da ultimo il Papa e l’Imam de’ Il Cairo. Quest’ultima foto è stata immediatamente ritirata in seguito alle proteste del Vaticano che l’hanno giudicata oltraggiosa, blasfema e irrispettosa del Papa e della sensibilità dei fedeli, ed anche Obama, alquanto irritato, sembra aver richiesto l’immediata rimozione delle sua foto con il presidente cinese. Non si sa se la campagna promossa dal gruppo veneto riuscirà a sensibilizzare la popolazione sul tema dell’odio, ma di certo ha incrementato la notorietà e la conoscenza del marchio

Medesima situazione per le foto della modella anoressica. Lei dichiara di non aver mai avuto disturbi alimentari e viene caldamente difesa dal proprietario del marchio per cui ha posato (tra l’altro suo ex-fidanzato) e dalla madre di lui (la ex-suocera). Il fatto che sia stata recentemente eletta la donna più elegante di Scozia agli «Scottish Style Awards» di Glasgow fa inoltre pensare ad un tentativo di attirare attenzione sul concorso fino ad ora sconosciuto ai più e suggerisce delle riflessioni sul modo con cui vengono prese certe decisioni durante queste manifestazioni legittime che assolutamente non vanno condannate ma che dovrebbero porre maggiore attenzione ai messaggi che trasmettono. Le immagini pelle-ossa in bikini e shorts hanno suscitato il clamore aspettato, sono infatti state giudicate «socialmente irresponsabili» dall’ASA (Advertising Standards Agency), il garante della pubblicità del Regno Unito che ne ha imposto la rimozione immediata ed il divieto ad un uso futuro. La notizia è arrivata in Italia, negli Stati Uniti, in Europa, in Africa, il marchio si trova sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, l’inchiostro scivola veloce e spazia dall’anoressia alla bulimia, alla responsabilità, passa per temi riguardanti l’educazione, il cibo, l’istruzione, la moda, i modelli, le modelle. Difendere la modella non comporta che maggiori attenzioni, incrementa il dibattito. E l’obiettivo è raggiunto.

16 Novembre 2011

Pubblicato da Il Fondo: www.mirorenzaglia.org

22 novembre 2011 Pubblicato da | Uncategorized | 1 commento

Cina: il prezzo del progresso

di LUCIA PALMERINI

Le immagini dei lavori dello skywalk cinese del monte Tianmen mi riportano agli Egizi, ai Romani, al passato.

Ammirando una piramide, un monumento, un obelisco, ma anche pensando semplicemente al Colosseo, mi capita di immaginare le migliaia di schiavi costretti a lavorare in condizioni disperate e pericolose.

Neri, bianchi, colorati, tutti accomunati dalla  sfortuna di essere poveri. Altri tempi, altri governi, altre storie. Oggi in una civiltà moderna nessuno stato permetterebbe determinate condizioni e situazioni, anche se bisogna sottolineare che di lavoro ancora si muore.

Non la Cina. Nazione tanto potente quanto priva di diritti e regole. Nazione che si siede al tavolo dei più grandi e decide regole, agenda e futuro. Nazione presa a modello da economisti, storici, e nostalgici di un comunismo mai esistito e comunque sbagliato. Nazione che non vuol sentir parlare di diritti e giustizia.

Gli operai dello skywalk Walk of Faith sono moderni schiavi che invece di erigere una piramide, un tempio o un anfiteatro, costruiscono un’attrazione turistica. Si muovono come equilibristi su assi di legno, senza protezioni, senza cappello, perché d’altronde un cappello è inutile quando si cade da un precipizio a quasi 1500 metri d’altezza. L’opera consiste in un pavimento trasparente di 60 metri di lunghezza, un metro di larghezza circa, a strapiombo a 1430 metri.

Le immagini mi riportano ad anni lontani, mi ricordano gli operai Italiani sulla trave di un grattacielo a Manhattan. I morti, caduti accidentalmente a causa della stanchezza o dell’altezza, sono sconosciuti allora come oggi, sconosciuti prima dell’avvento di Cristo nell’Impero Romano, sconosciuti negli anni ’50 negli USA, sconosciuti oggi in Cina.

Il progresso ha un prezzo.

16 novembre 2011 Pubblicato da | Economia e Lavoro, Esteri, Politica, Scritti da Lucia Palmerini, Società | , , , , , , | 2 commenti

stupida italiana analfabeta

di LUCIA PALMERINI

Lo spread cresce; Berlusconi deve dimettersi; Lo spread continua a crescere; Piazza Affari scende; Berlusconi è il male
Nel frattempo la Merkel piange..Sarkozy diventa padre dell’Europa, sprizza consigli ai suoi figli; le battute su Silvio continuano, è il male deve morire;
Berlusconi non rappresenta l’Italia, è stato voluto solo dal 60% degli elettori che non capiscono nulla, sono stupidi per capire chi deve eleggerli. Italiani, analfabeti, incapaci di votare il giusto: il PD ovviamente.
Berlusconi affonda Piazza Affari; la crisi mondiale economica colpa di Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Berlusconi si dimette. Dimissioni dovute alle pressioni internazionali.
Si dimette da vincente, mai sfiduciato. La sinistra riesce laddove Silvio da solo forse non ce l’avrebbe fatta: Berlusconi è un eroe.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

E’ colpa di Berlusconi, ha lasciato troppo tardi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Il salvatore viene direttamente dalla Goldman&Sachs.
Un banchiere che fa il bene dei banchieri, pardon dei cittadini.
A salvare le banche, pardon a salvare gli italiani.
Gli stessi Italiani che non capiscono nulla, che votano sbagliato.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Colpa di Berlusconi che non accetta un governo Monti incondizionato.
Colpa della maggioranza che non si fida del banchiere di turno.
Il PD vuole Letta sottosegretario.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Colpa di Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Il presidente della Bocconi presiederà il Consiglio dei Ministri ed il rettore della Cattolica sarà Ministro della Pubblica Istruzione.
Indignati ieri per la scuola pubblica, felici oggi per la scuola privata. In fondo non c’è Berlusconi.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Indignati.
Coloro che hanno votato a sinistra, la minoranza, gli intelligenti, coloro che sanno cosa è giusto fare.
Italiani
stupidi incapaci di decidere.

Lo spread cresce, Piazza Affari scende.

Fini è incollato. Alla poltrona..”erano altri tempi, periodo diverso, non mi dimetto”
Si siede a tavola con Casini e Rutelli. Presenta: Gabriella Carlucci. Ospite speciale Bersani.

Gli Italiani stupidi: ne faccio parte.

15 novembre 2011 Pubblicato da | Uncategorized | Lascia un commento

   

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 56 other followers